Bacheche 2006 nasce dall'intelligenza di Gianfranco Fabbri, autorevole gestore de “
La costruzione del verso” e dalla disponibilità tecnica e competenza poetica di Giuseppe Cornacchia, gestore del sito "
Nabanassar". E' possibile scaricarlo gratuitamente
qui.
Si tatta di un e-book-antologia dei poeti più gettonati nei vari blog italiani - con foto e qualche commento incorporato - organizzati in ordine di pubblicazione nel blog di Fabbri, il quale scrive nell'introduzione: «Potrei parafrasare con poco rispetto: “In principio furono gli sperimentali”. [...] Su questo binario, insieme a voi, troverò locati sui loro assiti, Stefano Guglielmin, Massimo Sannelli, Giuseppe Cornacchia, Gabriele Pepe, Adriano Padua, Fabrizio Centofanti e Nicola Riva. [...] Della poesia di Stefano Guglielmin ho scritto in più occasioni come di poesia “singulto del segno”, di orditi a “più livelli di coscienza”. L’autore afferma di sentirsi talvolta affine ad Amelia Rosselli. Ilaria Seclì, parla di “singhiozzi ritmici e di diluizioni frante”. [...]. Di singulti si parla anche a proposito di Massimo Sannelli. [...] Le sincopi, la sintassi franta indicherebbero forse una “timidezza” di bell’efficacia; una sorta di dire & non dire – di accenno falsamente riservato-. La perizia di questo poeta ligure sta essenzialmente nel dichiararsi “vittima-carnefice” della propria tessitura tematica. Anche per tutto ciò, qualcuno vede di nuovo analogie con la Rosselli. (Un’autrice molto amata dal nostro ospite). Ma è proprio la Società, il consorzio dei compromessi umani, ad essere “laboratorio” di segni dell’esistere. Giuseppe Cornacchia –ingegnere di mente umanistica ed insieme matematica - si impegna sul fronte di un linguaggio di logica tagliente e di induzione a tutto tondo. Ciò non toglie che tali caratteristiche lo rendano anche ironico e paradossale. [...]. Un commentatore coglie l’affinità del nostro ospite con Elio Pagliarani, e suppone che il raziocinio sia come un “risultato ad effetto estetico”. Il poeta pugliese, comunque sia, porta avanti un lavoro forse non compreso da tutti, ma comunque molto incisivo ed efficace. Procedendo, inciampo su Adriano Padua, un autore siciliano di stanza a Roma, il quale ama sperimentare con forza, anche scomodando felicemente il verso chiuso. Sono leggibili in Rete alcuni suoi testi, tutti quanti scritti in endecasillabi di buona fattura. Ma il ragazzo è inquieto, e prova e ricerca, anche attraverso il frammento di prosa. Luigi Metropoli, scrivendo per “La costruzione del verso” il cappello su Padua, così afferma: “A.P. attua sperimentazioni quantitative ed è vicino a Gabriele Frasca”. Un altro critico, Fabrizio Centofanti, dichiara essere presente nei testi dell’ospite una sorta di corporeità fisiologica. «[...]. Risponde all’appello anche il romano Gabriele Pepe, [...] Metropoli lo definisce “un manierista, nell’accezione più limpida, sperimentale e positiva del termine”. Un altro componente di questa famiglia è Fabrizio Centofanti, un napoletano che vive il proprio ministero sacerdotale in una parrocchia romana. Laureato con una tesi su Calvino, egli è affine a certi esiti del Gruppo ’63. La sua vicinanza ai cosiddetti “lombardi” è talvolta corposa (in particolare a certi passi di G. Raboni). [...] Nicola Riva mi verrebbe voglia di porlo fuori dal tempo e dalle mode, a causa della sua incredibile perizia nel confezionare testi scritti in forma chiusa, con tanto di endecasillabi trés chic che fanno subito pensare a padri nobili come Leopardi e Foscolo. La sua bravura mi consiglia però di collocarlo tra i “ricercatori”, dal momento che per scrivere “pezzi” di tale perfezione, occorre proprio ricercare ed esercitarsi (anche freddamente, anche a tavolino). Questo mitissimo ragazzo lombardo ama i romantici inglesi, autori chetraduce con ragguardevole capacità.
«E’ giunto il momento di passare ad un altro accorpamento –quello che, a mio avviso, raggruppa i nomi di Marco Ricci, di Salvatore Della Capa, Luca Ariano, Mimmo Cangiano, Giacomo Cerrai, Francesca Serragnoli, Luca Frudà, Filippo Amadei, Matteo Zattoni e Roberto Ceccarini. Qualcuno si chiederà del perché di questo nutrito assemblaggio. Rispondo dicendo che questi autori sono, più di altri, vicini emotivamente alla temperie del secolo appena trascorso. Marco Ricci dà subito l’idea dell’umbro Sandro Penna e del primo Ungaretti, rispettivamente per la levità espressiva e per il versicolo che spesso utilizza. [...] Un analogo percorso, anche se puntato su altri poeti, se lo propone pure Salvatore Della Capa –giovane napoletano residente da anni a Imola -, il quale amerebbe forse definirsi “portatore sano di arie novecentesche”. Egli usa un linguaggio ora basso ora alto, a seconda del bisogno. La sua giovanissima età lo fa essere poeta che “non si lamenta”, poeta chetesse nella quiete quadri di “parole forti in cornici quotidiane”, come un commentatore ha scritto. [...] Si può scrivere un romanzo anche con dei semplici frammenti; mi piacerebbe che gli scampoli usati all’interno delle bacheche riuscissero a tracciare luoghi e temperie. Un compito simile se lo prefigge Luca Ariano, specialmente dopo il giro di volta che ha dato di recente alla sua produzione. Infatti, da un tipo di scrittura decisamente ruvida e novatrice, egli è giunto ad un tipo di verso plastico, che pare richiamare direttamente atmosfere alla Bertolucci. (Qualcuno, in un commento, parla di Gatto). Sarà forse la sua nuova città di residenza, Parma, ad avere stimolato questo cambio di registro. [...] Su posizioni non poi tanto dissimili è il casertano Mimmo Cangiano, un autore dotato di un’ottima padronanza dello stile. C’è chi lo avvicina a Caproni, ma non è difficile scorgervi altri autori di primo livello. L’ospite è anche pervaso da un forte empito civile, per cui, oltre che qui, bene figurerebbe pure tra i novatori. [...] Viene da chiedersi dunque di come sia salita in palcoscenico la vita reale, la vita dei comuni mortali; un’esistenza dipinta senza artifici e senza sciatteria. Ce lo insegna anche il più maturo del gruppo, Giacomo Cerrai, di Pisa –autore raffinato, colto e di diamantina sensibilità -. La sua è poesia meditativa e di alta consapevolezza. Poesia filosofica, anche se tende a non darlo a vedere. Pure qui si ha l’occasione di leggere versi dettati in un linguaggio minimale, con l’aggiunta della sapienzialità dell’autore ricco d’esperienze. [...] Il Novecento fa capolino anche per mezzo della penna femminile. E’ quindi la volta di Francesca Serragnoli, la giovane autrice bolognese che mi induce a pensare a Elsa Morante. Colpa della carnalità; colpa anche del sottile senso di tragedia greca (certamente più filtrato nella nostra ospite). Siamo di fronte ad un caso di profondo dolore, di estrema carnalità. Un commentatore parla di una spiccata vocazione alla “volontà di perdersi”. Di Luca Frudà verrebbe da porre in evidenza la sua aspirazione ad essere considerato un neo-classicista. Autore in progressiva crescita, negli ultimi inediti a me presentati egli si confessa però in gran parte minimale e figlio del secolo appena trascorso […] Qui vedo bene anche il forlivese Filippo Amadei, un autore che per certi versi è da accostarsi a tematiche corazziniane e gozzaniane. Amadei offre in pasto a chi legge uno stile che mette in evidenza la timidezza adolescianziale del tempo relativo alle prime formazioni. Usa un dettato ossequioso alla temperie novecentesca, dalla quale mutua pure una sottile ironia. […] Più complesso e irriverente è l’altro forlivese inserito in bacheca. Il suo nome è Matteo Zattoni, personaggio già esperito di buone relazioni nel mondo della poesia. Egli, cogliendo un gioco più congruo a livello di felice ambiguità letteraria, si presenta qui con un corredo di testi ben organizzati, tra l’altro ispirati alle metamorfosi ovidiane. […] Roberto Ceccarini, di Latina, invece possiede note sensuali e non aggressive. Sempre ortodosso sul piano stilistico, egli sa infondere al dettato una certa dolcezza, laddove il contingente forse richiederebbe note ruvide. Noto, a parte una cifra sotterranea di ironia, una certa affinità con Della Capa. […]
«Una volta esaurita la scorta di poeti della famiglia in odor di ‘900 è bene che mi diriga verso un luogo abitato da tre autori che, se non fosse per l’elevato gradiente di ironia e di paradosso, poco avrebbero in comune. Faccio così l’incontro con Giovanni Tuzet, Vittorio Pergola e Danni Antonello. Giovanni Tuzet è un docente universitario di raffinata cultura e scrive prose poetiche gustosissime, figlie dirette – come ammette lo stesso autore- di Queneau. (Ma l’autore si apparenta anche a Palazzeschi[…] Vittorio Pergola è invece più adagiato sulla china italiana del sarcasmo (Flaiano e Longanesi), ma non è meno caustico di Tuzet. Romano, di nascita e di residenza, Pergola accoglie la vita in presa diretta, con tutti i disincanti del caso. I suoi testi hanno il sapore dell’aforisma e dell’epigramma. Il suo pregio sta nel condurre il lettore all’interno di un’autenticità senza infingimenti. […] Danni Antonello, infine, potrebbe prestarsi ad una analogia con la figura di Giano Bifronte; egli, infatti, ad un colloquiare piano ed elegante, oppone, come seconda natura, un’energia sulfurea, satura e di riuscito sarcasmo. Ne risulta una lettura godibile sotto molti punti di vista: da quello del paradosso, a quelli della dolcezza e della felicissima cattiveria. Incontro adesso i rappresentanti della “poesia essenzialmente civile”. Eccoli: sono Davide Nota, Daniele de Angelis, Matteo Fantuzzi, Fabiano Alborghetti, Antonella Pizzo, Christian Sinicco e Paola Turroni (la quale, però, è fortemente reclamata dai componenti di una delle prossime famiglie). Davide Nota è marchigiano (vive ad Ascoli Piceno) e possiede uno stile di buona consistenza, considerando anche la sua giovane età (1981). Egli si muove con disinvoltura tra felici quartine di versi scelti (più adatti allo scandaglio introspettivo) e versi più ampi, nei quali espande il dettato, creando in tal modo pezzi di autentica poesia civile[…] Anche Daniele de Angelis proviene da Ascoli Piceno e condivide molti punti tematici con l’amico Davide, ovvero una potente narrazione sociale e politica, attraverso un ordito piano e nel contempo ruvido. Lo stesso Nota parla di lui come il titolare di un dire colto e severo. Francesco Marotta è invece convinto che Daniele sia intriso di un sentire montaliano, mentre di sé l’ospite afferma di sentirsi vicino alle posizioni di Vittorio Sereni. […] Matteo Fantuzzi non nega le sue forti analogie con il primo Elio Pagliarani. La poetica di questo giovane autore bolognese vira decisamente verso le narrazioni di personaggi che stanno sempre sotto la soglia dell’adattabilità. Il linguaggio di Fantuzzi attinge, però, anche a quello di autori stranieri, come ad esempio Simon Armitage, ed altalena tra dramma, melanconia e sarcasmo. […] Non poteva mancare il milanese Fabiano Alborghetti, uno dei poeti più esposti all’impegno civile, se stiamo attenti alle sue raccolte edite: “L’altra riva” e “Registro dei fragili”. Pure qui è dato di leggere un verso lungo che civetta con il respiro narrativo, sempre di sicura presa sul fruitore. I temi sono molto spesso attenti ai drammi di chi fatica ad esistere, di chi non ha cittadinanza. Adesso volo in Sicilia, dove incontro Antonella Pizzo, una poetessa che potrebbe benissimo figurare anche in altre categorie, dal momento che è ironica, grottesca, tragica e godibile. In realtà la Pizzo riannoda, con il suofilo tematico, il lato più nascosto di sé: quello inerente al senso della sottrazione e della perdita. Ad unatale, dolorante inevitabilità, la nostra ospite attua efficaci esorcismi, allo scopo di toglier traccia dell’ossessione che la tortura. […] Un altro autore con l’occhio rivolto alle istanze del sociale è il triestino Christian Sinicco, un giovane sorretto da un tono fortemente dinamico e tutto portato all’esterno, in una specie d’accumulo continuo. Il verso è lungo e predisposto sia alle introspezioni che agli ampi ventagli di narratività. […]. L’assemblaggio termina con Paola Turroni. Quella di Paola è una poesia civile a tinte forti, fatta di denuncia, ma è pure un insieme di testi viscerali, scritti col sangue e con la carne, ed espressi con l’esasperazione di chi preferisce l’oggettività al particolarismo lirico e intimistico.
«Il recipiente è quasi pieno; rifrangono dalle sue pareti le storie multiple, gli infiniti assoluti e relativi. Codifico epoche e tarli; rive e riviere; lutti e parvenze. Sono alle ultime battute, ma pre-sento un finale assai poco scontato, tant’è che il gruppo che ora mi viene incontro è posizionato su una specie di sciarada. La mia sciarada, sia ben chiaro. Noto quindi Cristina Babino, Alessandro Ramberti e Massimo Orgiazzi – tre poeti diversi tra loro, non fosse per quella difficoltà di catalogazione che li lega assieme - Nei testi di Cristina Babino, ad esempio, sono usati equamente diversi registri: da quello minimale a quello “smart”; da quello ricco di pianezze sintattiche all’altro, dal sapore europeo. Ne risulta così una specie di caleidoscopio in cui ogni cosa pare centrifugarsi in una miscela di polivalenze. […] Alessandro Ramberti, invece, gestisce la propria poetica attraverso l’uso di un dettato classico, espanso spesso su di un verso lungo, molto adatto alla narrazione. Ma il nostro ospite, in altri punti, è pure capace di scomodare registri innovatori, facendo ricerca tramite il sonetto e la forma chiusa. […] Il caso di Massimo Orgiazzi non è molto diverso da quello dei suoi colleghi di stanza. Egli infatti usa un linguaggio tecnico e scientifico in cui si possono isolare cellule di ironia. Massimo abbassa talvolta il linguaggio secondo l’esigenza del situazione minimale e talvolta anche lui dà l’impressione di essere poco italiano (noto però qualche coloritura alla Giudici). Ce n’è abbastanza per essere diviso in più “città”. […]
«L’ultimo accorpamento vede in pista i poeti Tiziana Cera Rosco, Sebastiano Aglieco e Sabrina Foschini (autori che parrebbero reclamare anche la presenza di Paola Turroni, come accennato in precedenza). La ragione di questo assemblaggio è da ricercare soprattutto nel bagliore carnale dei sensi (siano essi i sensi della passione fisica o piuttosto quelli della passione del “sentire” la morsa del mondo). Tiziana Cera Rosco è rivolta con decisione allo svolgimento del tema viscerale, da qualunque punto lo si guardi. A tale riguardo è emblematico il titolo di una sua raccolta edita: “Il sangue trattenere”. Questa autrice si dota di una svettante prima persona per evocare i nervi a fior di pelle della sua condizione femminile, sulla strada tracciata dalla Plath. […] Sebastiano Aglieco, invece, è il più “greco” di tutti i poeti ospitati in bacheca. Lo è in virtù delle sue origini siciliane, ma non solo. In lui è presente lo strappo del lutto, l’inevitabile mitizzazione del dolore e l’aspro mistero della carnalità, calda e reattiva alle provocazioni dell’esistenza. Partitura istintiva, essa accoglie con naturalezza le componenti femminine e quelle maschili, e le fonde potentemente con le note del suocanto. […] La chiusa tocca infine a Sabrina Foschini, poetessa romagnola la cui voce è molto “data” all’oracolo. Detta condizioni e protocolli di stampo classico (E se dicessi Saffo?). Francesco Marotta la definisce autrice priva di melense effusioni sentimentali, e in effetti è vero. Alle note dolciastre, la Foschini preferisce i versi piani, ma nel contempo duri e riflessivi».
Buona lettura!