domenica 5 luglio 2009

Graziano Polese


L'amore fraterno ha reso possibile che queste poesie siano in rete da qualche giorno. l'amore di una famiglia che ha perduto un figlio, suicida. Un figlio che dava il meglio di sé scrivendo, forse. Se non il meglio, il pensiero più lucido. Nessuna colpa per nessuno. Semmai un accadere che non sta in nessuna spiegazione, che smentisce ogni tentativo di ricostruzione causale. "Ci vuole umiltà, non orgoglio" per farlo, scriveva Pavese poche ore prima di morire, lasciando poi questo biglietto: “Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate pettegolezzi.” L'autoironia non basta per salvarci, però rende meno doloroso il tempo a chi resta.
Le poesie di Graziano Polese - che si possono leggere  qui nel blog aperto da Daniele, suo fratello maggiore - sono gridate da uno spirito adolescenziale, un "fanciullino" già corrotto dal gelo della modernità, che non sottomette il talento alla ragione, ma nemmeno alla musica: si muove talvolta incerto, come un uccello fra le vie spigolose di una città troppo stretta, e talaltra sicuro, consapevole del proprio oggetto e della miseria che lo avvolge.



Ghiaccio e fuoco

Fa freddo in questa città, o in questa casa
che chiami giovinezza
fredde parole, freddo suono, fredde persone, freddo parlare

è freddo e nessuno se ne accorge,
carta frusciante fredda, fredde vetrine,
compro freddamente il capotto per tener lontano il freddo

e freddamente trovo una donna che non ama il freddo
anche lei tenta di proteggersi…ooops
il cappotto era per proteggermi dalla donna o dal freddo?

…In napoletano qualcuno direbbe:

“Mttite e criatur o sol pcchè anna sapè aro fa fridd e a ro fa chiù calor”

TRADUZIONE:

METTETE I BAMBINI AL SOLE PERCHÉ DEVONO SAPERE DOVE FA FREDDO E DOVE FA PIU' CALDO

Per parlare poi dei freddi treni ammassati
che si scontrano per un freddo sbaglio

non credo che la città sia fredda
non credo alle stupide dicerie che contrastano con la bellezza
di dipinti e chiese, e di storia millenaria,

ma mi chiedo, perché il mondo sappia di voi dovete gridare
altrimenti nessuno si volterà
niente nasce per caso

e niente muore per caso
un comandamento a ogni passo
una legge che sa di condanna, ma……SOPRAVVIVERE…

che rassomigli a un grido
che faccia voltare le stelle del cielo.


luce e gravità

Strani giorni, in cui si cresce
agli angoli delle strade, si rimane esterrefatti
dalla potenza dei fiori, e degli insetti saltellanti che attorno a essi girano
non c’è condizione, o posto, in cui rifugiarsi, e il potere dall’alto ride
assumendo la forma di meteorequando lo spazio non ha gravità apparente.

Conosco scarpe consumate, per riuscire a capire il perché di foglie
tanto fracassose o disubbidienti, che alle tre di notte
allarmate da troppi sentimenti, fuggono parlando dell’Inferno

o di strade che si sdoppiano.

Giorni di guerra essenziale;
giorni di morte, di assoluta circostanza;

dopo tanto sfiancante camminare, vedo dei sorrisi
rari come stelle alpine,

di colpo mi ricordo il mio, di sorriso,
forse questa generazione, ha dimenticato delle cose,
cose come l’onore, il dolore, o l’essere al mondo,

è una sorta di torpore, e di sballati vincoli che non saziano di quella fame
per poi prepararsi al botto
la nuova poesia, o la nuova morte, è questa;

svincolato dalle mani di un chirurgo troppo fiorito
giro per tutta la città, guardo il sole, sopra i palazzi,
guardo i prati curati, e dimentico labbra nere, e tatuaggi dipinti;

l’innocenza è parte integrante della colpevolezza!

così di giorno e di notte, combatto anch’io una segreta guerra, in nuove vesti,
lasciando il niente alle spalle
e alle cicatrici dell’essenza non penso.

Penso piuttosto all’enigma che in te vedo,
e la sottile domanda che ti fai ogni giorno;

la luce del sole esiste anche per me,
mentre le scarpe si consumano.


Musa

Disperazione è il mio grido, ora lo so
non ti conoscevo, o credevo a un’ immagine
Condizione: rincoglionimento totale

disperazione, o disperazione, quanto mi sei mancata!
Credevo a me, a me, e a me
l’infinito Me

non ascoltavo voci
Il lato oscuro dell’amore
io non ti ho cercata nel mio abisso, non avevo soldi da spendere

O disperazione… quante sere siamo stati a letto insieme!
Ora so dell’intrigo
e dell’annata d’oro
ora so di te e della maschera di cera costosa, eh?
È questo giorno, un giorno come il Sole
solo come il Sole

non mi piace parlare di me
non mi piace parlare di me
non mi piace parlare di me

non al supermercato…


Discorso

Ehm…
…e sapete, ho visto i vostri marciapiedi puliti
a lavarli erano le lacrime di madri troppo discrete
che credono a un mondo diverso ogni volta che il loro figlio abbassa la testa tra quattro mura
…e ho visto i marciapiedi del sud zozzi, difficile non rimanerne unti
sotto c’erano lastricati romani e spesso si ha paura solo a nominarli,
lì ci sono madri che urlano e piangono tirandosi i capelli, nessuno se ne accorge…

forse le rivoltelle allo stomaco alleviano il peso
di famiglie troppo discrete…il dolore non è tanto per la bara e i fiori…
ma quella maledetta stanza vuota: lo chiamavi amico, ora lo chiami morto…

…e sapete, ho una storia da raccontare per quanto mi riguarda,

ho visto una rosa su quei marciapiedi, il lavoro è molto meticoloso
staccare i petali con un ago volta per volta
e infine tranciarle la testa e lasciarla lì, sotto un cielo, quello degli angeli

mia madre ha conservato la rosa e l’ago destinato
gli dava acqua quando si contorceva, e poi ha lasciato che i petali diventassero forti,
mentre correva ottocento chilometri via

e allora l’ago si mise a correre come un pazzo in Cadillac,
mutando e assumendo cruna, l’inseguiva in sartoria dove lei lavorava, gli raccontava i suoi perché
e la madre capiva, assieme al padre operaio, schegge di ferro nelle forti mani…
forse erano dell’ago

quando la madre capiva l’ago, c’era qualche lacrima sul raso, che lei teneva nascosta ai capi,
ma i capi vedevano la polvere di diamante che impreziosiva la sorte,
capiti i perché, l’ago rimase a farle compagnia,

la rosa tra le mani di un angelo ora luccica
i suoi occhi come zirconi attenti
e non spenti

…e sapete, a volte, solo a volte, la vita è meravigliosa
chiedi il perché, quando ti regalano una rosa…



Graziano Polese, nato a Benevento il 22 Gennaio 1979, consegue il diploma di perito elettronico nel 1999 ; il suo approccio alla poesia comincia in giovane età influenzato dalle letture beat che accompagnano la sua adolescenza. Studia per qualche anno recitazione a Benevento.Ama il fumetto, di cui colleziona rarità. All’età di 22 anni è costretto a causa delle sue condizioni di salute a trasferirsi a Padova, dove ha l’occasione di presentare per la prima volta le sue poesie e i suoi scritti. Pubblica nel 2006 “Poesie dell’attimo” (Ibiskos). Intanto deve fare i conti con un nuovo peggioramento del suo stato di salute. Nel giorno del suo ventinovesimo compleanno, Graziano decide di porre fine alla sua vita.

8 commenti:

  1. Ciao, conoscevo questo giovane e promettente autore.
    Complimenti a te per il lavoro ed il blog!

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  2. lo conoscevi di persona?

    grazie per l'attenzione.
    ciao!

    gugl

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  3. Grazie, Stefano, per questa proposta. Questi testi possiedono una lucidità disarmante. Ghiaccio e fuoco, in particolare, è davvero bella, forte...
    Un caro saluto
    stefania c.

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  4. Conosco alcune poesie di Graziano Polese grazie all’affettuoso lavoro di diffusione del fratello. Il niente nasce per caso/e niente muore per caso di Polese, a posteriori, risuona più di qualsiasi luogo comune. La sua poesia parla da un limitare che di rado si accosta così materialmente, la poesia/vita che il poeta sa di dover accogliere come fosse un comandamento a ogni passo/una legge che sa di condanna,(…) ma che rassomigli ancora a un grido/che faccia voltare le stelle del cielo. Così Polese riesce a vedere Giorni di guerra essenziale;/giorni di morte, di assoluta circostanza; e anche vede che l’innocenza è parte integrante della colpevolezza, per via di quella réversibilité dell’angelo sano che conosce le febbri, che parifica gli opposti quando le estremità di una condizione sono quotidiane. E lo fa anche se non c’è consolazione in questo.
    Viviana

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  5. cara Viviana, meglio di così non si poteva dire.

    ciao Stefania, bentornata!

    gugl

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  6. Vorrei ringraziare il professor Guglielmin per aver selezionato ed ospitato sul suo blog queste poesie, e voi tutti per la partecipazione ed il commento.
    Ho ancora tante poesie da pubblicare, e lo farò poco per volta sul blog, quindi se di tanto in tanto vi trovate a passare date un'occhiata.

    Ancora grazie.

    Daniele

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  7. sono poesie molto belle, davvero.
    terribile leggere che avesse neanche 30 anni..

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  8. hai ragione.

    gugl

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