sabato 25 agosto 2007

Lorenzo Carlucci

Queste poesie sono contenute nella raccolta inedita Ciclo di Giuda e altre poesie. Il "Ciclo" in effetti domina la scena, con il suo "Judah" appeso, il cui nome viene riferito dalla lingua anglosassone sia all'Escariota e sia all'intero popolo giudeo, con ciò sottolineando sin da subito uno degli obiettivi poetici di Carlucci: tradurre in scrittura l'io qualunque, l'io-tu che "pende come un frutto" dall'albero dell'identità. Nota egli infatti in un commento del 24 settembre 2006 su Liberinversi, ergendo il detto a progetto: "Come individuo comprendi tutti gli individui", parafrasando forse una lettera della follia nietzscheana a Burkhard, nella quale il filosofo tedesco scrive: "io sono tutti i nomi della storia".
Questo io comune non gode tuttavia della pienezza dell'essere, ma vive una "solitudine / di spiga", e, se di pienezza si vuol parlare, occorre riferirla a quella dell'"ombra", dell'oblio, del "non essere" trafitto dal "lampo" dell'essere qui, ora, nell'oscillazione della corda tesa, nella piega del ramo. L'essere esposto del corpo di Judah aquista qui, inoltre, la condizione della totalità a-temporale: al pari dell'essere, infatti, il non-essere non si muove: "mi hai ricordato / che tu rimani fermo / e non sei mosso mai" ("tieni il contegno / di una eternità", scrive il poeta in un altro testo della raccolta). Si tratta - e mi pare che il dialogo tra i due Rabbini lo confermi - di una metafisica che pesa tremendamente sulle spalle dell'uomo, poiché si dà come macroscopia dell'impossibilità del contatto e, dunque, dell'immedicabile solitudine umana, cui i "poeti" costituiscono l'emblema. Per questo, ci suggerisce nel dialogo Carlucci, bisogna essere dolci con loro. Cosi come occorre esserlo "coi bambini", fratelli in innocenza e pena.



*

frutti di Judah, ancora.
e pure è fermo,
e fatto come un frutto
ma non permette a labbra ineducate
di disturbarlo
a Lode
né toccare



*

mentre sta lì che pende come un frutto
i venti esplorano i possibili
volumi possibili dei venti
in moto sopra i campi



*

dov’è che sboccia la radice ferma
di quest’aria?

piede innocente piede
capacità dei venti
d’essere pietra
un piedistallo vero
per un impiccato



*

la notte ha già lo zoccolo che romba
contro il tuo vuoto esposto
la clàmide di stelle che hanno stretta
l’ubiquità dei corpi che fa eco

e l’ombra è piena!
la luna è piena e chiama

la rosa canina del lampo.



*

dopo non sarai più commemorato
un angoletto del pensiero nero
ha aperto la tua solitudine
di spiga

restare ignoto
parola da non dire
l’ombra ti fa sgusciare nella scarpa
il serpentello della negazione, e ride.



*

ala di corvo, e basta
o qualche uccello nero, sfigurato
dal sole che va via

solo alle spalle, e percepito,
mi ha ricordato
che tu rimani fermo
e non sei mosso mai.


*

Primo Rabbino . la bimba piange piano.
Secondo Rabbino . si copre gli occhi con la sua manina mano.
Primo Rabbino . la pietra è una bambina.
Secondo Rabbino . l’erbetta la ricopre.
Primo Rabbino . le dita piccole ne toccano la base.
Secondo Rabbino . non hanno presa le mani dei bambini.
Primo Rabbino . ferma la presa d’Adonai, al ramo appeso Giuda.
Secondo Rabbino . non ebbe modo d’esser parte al tutto.
Primo Rabbino . ma così, non nega?
Secondo Rabbino . non nega! sembra ch’io debba incominciare una tragedia!
ma quale orrore!
Primo Rabbino . sii dolce coi poeti.
Secondo Rabbino . questa dolcezza è una rivelazione.
Primo Rabbino . libero libro.
Secondo Rabbino . sii dolce, dunque, sii dolce coi bambini.
Primo Rabbino . la pietra della tomba è una bambina...
Secondo Rabbino . ... il suo corpo non proprio sviluppato ...


Lorenzo Carlucci è nato nel 1976 a Roma.
1999 laurea in filosofia (spec. logica matematica) a Pisa.
2000 diplomato alla Scuola Normale Superiore di Pisa.
2006 dottore di ricerca in matematica a Siena.
2006 phd in informatica alla University of Delaware, USA.
Dal 2007 assegnista di ricerca in informatica alla Sapienza di Roma e research fellow presso la classe di lettere della Scuola Normale Superiore di Pisa.
Pubblicazioni in poesia: raccolta Semeyazah - il mio nome ha visto (1994)in "playOn poetry", con testi di Ricciardi, Scharpf, Mazzi, Yang Lian, ed. ADR, 2002; estratti da newark concrete in "If music be the food of love,play on", con testi di Ricciardi e Scharpf, ed. Scheiwiller 2004; raccolta la comunità assoluta segnalata al premio Montano nel 2004. Finalista al premio De André 2006. Presente nell'antologia Da napoli/verso, a cura di A. Spagnuolo e S. Di Spigno, ed. Kairòs, 2007.

qui trovate la foto dell'autore e l'intera raccolta.

51 commenti:

  1. non è che non voglio commentare è che blogspot non me lo permette :P

    è bellissimo questo post, anche la poesia, non solo in sè e per sè ma per la luce che essa acquista (ma acquista non si scrive così?)con questo commento sentito fin dentro le ossa.

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  2. talvolta capita che blogspot faccia questi scherzi. scusa.

    ciao e grazie.

    gugl

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  3. interessante....dove l'hai scovato? Nel Deleware? :-) GTZ

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  4. Carlucci è un assiduo e lucido commentatore dei blog di poesia.
    Fra l'altro una sua recensione è stata pubblicata su "L'Indice" di maggio.

    gugl

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  5. questo è tra i post che ho amato più leggere qui da te, Gugl.
    Un autore che della parola ha fatto l'anima di tutte le anime, delle cose e di come esse siano, fuori.
    Sono oltremodo felice di essere passata di quale d'aver atteso il primo nuovo post dopoferie :-)

    lo rileggero ancora...

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  6. grazie Francesca. Anche la poesia che hai postato nel tuo blog è molto bella.

    gugl

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  7. grazieeeee Gugl
    ... e aggiungici la faccina arrossita ... che nn so come si fa qui :-)

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  8. qui non ci sono faccine arrossite. solo sorridenti. :-)

    gugl

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  9. Gran bella proposta, Stefano, di assoluto valore. Pensa che il Lorenzo Carlucci lo avevo "in caldo" (o "in fresco"?) per settembre, ma lui ha preferito "tradirmi" (sic!): lo "perdono" (sic!!), ma solo perché lo "ha fatto" con te, altrimenti lo avrei già "diseredato" (sic!!!).

    Bando agli scherzi: si tratta di un poeta che meriterebbe ben altra visibilità, anche sotto forma di pubblicazione in volume, stando a quanto ho potuto leggere di suo finora, e non è poco.

    Il "Ciclo di Giuda", da cui prima o poi "attingerò" anch'io, credo sia nato in inglese, e questi testi dovrebbero esserne la traduzione ad opera dello stesso autore. L'originale è, per me, ancora più "bello". Sarà, forse, perché in quella veste l'ho letto per la prima volta.

    Un caro saluto ad entrambi.

    fm

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  10. Un saluto anche agli altri commentatori, in particolare alle due gentilissime.

    fm

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  11. sì, il ciclo è nato in inglese.

    Finché ci contendiamo autori di valore, mi pare che la lotta sia nobile e valga la pena di sostenerla.

    un caro abbraccio

    gugl

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  12. Chiaramente, i "sic" e le "virgolette" sostituivano gli emoticon, tipo quello con "strizzatina"... ;-)

    La "lotta" di cui parli, Stefano, dovrebbe essere l'impegno di tutti quelli che hanno a cuore la (buona) poesia. Tutto sta a vedere quanti hanno tempo, e soprattutto voglia, di impegnarsi in questo compito.

    A proposito di Carlucci (che, a quanto vedo, "latita"), hai avuto modo di leggere i suo "mitico" S.P.E.R.M. su Absolute? Veramente geniale.

    fm

    p.s.

    Per domani ho in serbo un regalo (seminuovo) per te, spero ti faccia piacere. Era già programmato da qualche giorno, comunque.

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  13. l'avevo letto a suo tempo e direi che è perfettamente nelle corde del Carlucci (che non è un terrestre dal carattere facile, per quel che ne so).

    aspetto la sorpresa di domani.

    ciao
    gugl

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  14. lorenzo carlucci28/8/07 11:43

    ciao a tutti scusate la latitanza ero "fuori rete".

    ringrazio molto guglielmin: le note che ha scritto per presentare questi testi colgono il senso della raccolta con una chiarezza davvero impressionante, il legame così preciso tra questo giuda e le mie ciance recenti di "io-tu generico" non erano tanto chiare neppure a me!

    a proposito, guglielmin, non v'era parafrasi consapevole della frase di nietzsche "sono tutti i nomi della storia" ma questa cade di certo a pennello nella "linea" che segue giuda. pensa che una raccolta molto più vecchia (adolescenziale) si chiamava "semeyazah - il mio nome ha visto" e questo "semeyazah" era proprio inteso come "tutti i nomi della storia" o "come il primo simbolo, anche l'ultimo nome". dunque, che dire? esattissime note.

    e grazie a fm, altro (primo!) che come guglielmin ho conosciuto litigandoci (cosa che prova la levatura di questi individui - come se a ciò non fosse sufficiente il fatto che apprezzano e comprendono la mia poesia ;);) (argh)).
    [mi è stato impossibile avvertirti in tempo che guglielmin voleva postare questi testi, mi dispiace davvero per questa mancanza!]

    poi beh grazie a francesca pellegrino, che si sbilancia così bellamente! mi chiedo se ha letto altre mie cose ho dice "un autore che della parola ha fatto l'anima di tutte le anime, delle cose e di come esse siano, fuori" (quanto basta per nutrire l'ego di un artista per un paio di mesi) puramente in base alla lettura di questi testi.

    ciao!
    lorenzo

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  15. grazie Lorenzo per l'intervento. Graditissimo.

    gugl

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  16. no, non ho ancora letto altro di te, se non queste poesie proposte da Stefano. E' qualcosa a cui devo porre rimedio :-)
    Lo slancio del mio commento è puramente dettato dalla sensazione immediata alla lettura dei tuoi versi. E sebbene non conosca ancora tutta la tua produzione artistica, so che la forza poetica sarà la medesima, riscontrata qui.
    Mi slancio molto facilemte io, diversamente non so fare. E' così perchè amo godere appieno delle cose belle. E la poesia è la passione ...
    A rileggerti con estremo piacere

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  17. Ciao Lorenzo, piacere di leggerti "qui", in uno dei più bei siti della rete.

    I miei "rimproveri" sul "tradimento" erano un modo scherzoso per rompere il ghiaccio con un commento "diverso".

    La stima, come ben sai, è totalmente ricambiata.

    @ Francesca

    Credo tu abbia visto giusto,anche sul resto che ancora non conosci: "La comunità assoluta", ad esempio, contiene pagine di grandissima poesia.

    Un saluto a tutti.

    fm

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  18. Diamine, sono l'unico che a quanto pare ha cominciato ad apprezzare Carlucci senza aver cominciato litigandoci! Beh, c'è sempre tempo, visto il temperamento di entrambi...

    Bella scelta, Stefano. Carlucci cresce col tempo in modo evidente a mio parere, per giunta con una grande capacità di gestire registri diversi, come le saturae di S.P.E.R.M. dimostrano. E sempre con una nota profonda di necessità, e naturalmente intendo una necessità non autoreferenziale. "Ne vale la pena?" sempre sento riecheggiare questa domanda a se stesso dietro i versi Carlucci, come se la penna fosse stata impugnata soltanto dopo che questa domanda ha avuto una risposta impietosa. Tante altre volte, sempre più spesso, invece si leggono versi, o prose poetiche (tornano di moda a quanto pare) e alla fine la domanda sorge a noi: "Sì, vabbè, ma... chi se ne frega?".

    Un caro saluto anche a Francesco, che fa sempre piacere leggere, anche quando la corrispondeza dei sensi è silenziosa.

    Martino

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  19. Martino (Baldi) benvenuto. E' la prima volta che passi di qui?

    Grazie per il commento.

    gugl

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  20. Ciao Ste. Naturalmente non è la prima volta ma, come avrai visto anche altrove, mi sono dato a un silenzio quasi totale salvo quando c'è da celebrare qualcosa che fa veramente piacere incontrare o, al contrario, da polemizzare un po', tanto per non perdere l'abitudine. Per il resto, lascio fare a chi sa più di me.

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  21. credo che il silenzio, nei blog, sia spesso oro. hai ragione.

    gugl

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  22. ritorno in queste lande intangibili dopo un bel po' di polverizzazione della mia presenza in rete.

    Carlucci lo vedo spesso dibattere con un caratterino niente facile, anzi spesso provocatorio e talvolta volutamente (immagino) antipatico. Naturalmente non lo conosco che per queste incursioni sui blog, specie su Absolute.

    Le poesie mi sembrano reggersi su una solida intelaiatura, essenziale e senza fronzoli, dove sembra vivere una sospensione-annichilimento (impiccagione?) della parola e della dicibilità. Gli agenti della natura vivono inesorabilmente su questa sospensione (l'appeso). Le "labbra ineducate" reclamano infatti dolcezza, ma forse soprattutto silenzio.
    Mi sembrano molto interessanti.

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  23. Ciao, Martino, ben ritrovato.

    Ci sono "presenze" che si avvertono anche quando non parlano, perché valgono e "significano", per noi.

    Però è anche bello, ogni tanto, sentirsi. Coscienti, comunque, che la stima "vera" è già un comune sentire, e non teme nessuna "distanza": anzi, la "medica".

    Un caro saluto a te.

    fm

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  24. E un affettuso saluto anche a Voc.

    Comune sentire è anche comunione di tempi.

    fm

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  25. caro martino, volutamente (immagino) simpatico (...) prima o poi dobbiamo litigare perché altrimenti ci verremo in odio. potremmo inscenare una romanza a porcapoesia, con capelli strappati (i miei, necessariamente) e coltellini. mi fa piacere che tu ci veda un senso di necessità, o non gratuità. forse è soltanto insofferenza (naturalmente verso me stesso in questo caso).

    rileggo il commento di guglielmin e mi trovo limitato ad annuire: la metafisica che pesa, la macroscopia etc. anche il testo di giuda è come bloccato in un annuire o penzolare, è tutto lì. c'è una lieve componente grottesca che appare poco nei testi scelti, e che ho marcato più in italiano che in inglese (o in modi diversi, ché in inglese la lingua è quasi parodistica). mi veniva dalla lettura della tetralogia di giuseppe di thomas mann, capolavoro sulla formazione dell'identità (di Dio). un'altra cosa è che i testi - tanto l'inglese che l'italiano - sono stati scritti quasi en impromptu, ormai mi sembra impossibile scrivere altrimenti, voi che dite?

    ciao,
    lorenzo

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  26. Consideravo come, nell'interazione col poeta, il commentare prende subito nuova vita, ricambio i saluti del sempre gentile Fancesco,
    ciao Stefano, saluti a carlucci, alla dolcissima Francesca, a Voc (bentornato!) ed a GTZ.
    a presto

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  27. Non potevo rompere il lungo digiuno blogorroico che per il satanasso, in senso buono, Lorenzo che ho sempre apprezzato, anche se la cosa non è reciproca ma che ci vogliamo fare non sempre le frecce si incrociano, e per il grande gugl.
    Veramente incredibili questi versi sei allo stesso tempo: appeso, frutto e corda strangolatrice, ma la voce si leva nonostante tutto.
    Cmq sono arrivato alla conclusione che scrivere poesia sia una perdita di tempo, parlo per me s'intende, molto meglio salvare qualche gattino sull'albero o qualche vita dispersa nel vuoto del presente umano a cominciare dalla mia.
    Un saluto a tutti gli amici di tanto in tanto cercherò di esserci tanto per non dimenticarvi... :o))
    pepe

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  28. in effetti, Lorenzo, la componendo grottesca l'ho glissata perché il genere lo considero minore, ma qualcuno, altrove, mi ha già detto che sbaglio.

    un caro saluto anche agli altri ospiti. Bentornati.

    gugl

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  29. Conoscevo già Carlucci per i suoi commenti spesso caustici, così avevo cercato di lui su google e quando l'ho trovato ne sono stata piacevolmente sorpresa. mi fa piacere quindi trovarlo qui. se vuole venire su viadellebelledonne (http://viadellebelledonne.wordpress.com) a commentare lucidamente e assiduamente ne saremo liete nonchè molto molto grate giacchè essendo tutte belledonne tendiamo ad avere una visone forse un pochini falsata dei nostri testi. forse forse - salutoni a tutti ma in modo particolare a pepe che è tanto che non vedevo in giro. antonella

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  30. Secondo me, siete state colpite soprattutto dalla foto :-)))

    gugl

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  31. io la foto non l'ho ancora vista, ora vado, ma in ogni caso non torno, se rimango colpita così non si sa, però lo invito anch'io su VDBD...in ogni caso

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  32. salve caro pepe novello rimbaud che abbandona l'arte io credo che scrivere testi non impedisca di salvare un gattino o di provare a salvare un uomo la mente umana è sempre in moto non escludo che una suora di calcutta in una periferia rumena possa scrivere qualche poesia - bella. questo si collega forse alla domanda che avevo azzardato circa l'impromptu e la (mia) impossibilità a scrivere altrimenti. forse si collega anche alla necessità di cui parlava baldi. non saprei. ma porsi dilemmi etici di questo genere ed essere pronti a modificare la propria vita in base alla risposta che si sceglie è necessario e ti fa onore pepe. se scriverai ancora ne risentirà positivamente la tua scrittura, se invece no ne risentirà positivamente il testo della tua vita.

    antonella, la ringrazio per l'invito a fla^ner in una via di belle donne ma purtroppo proprio ora sto intraprendendo un percorso terapeutico di disintossicazione per compulsive poetry bloggers. donne che hanno la (rara) coscienza della propria bellezza di certo avranno anche la coscienza dei difetti dei propri versi, qualora ve ne fossero ;).

    gugliemin, non intendevo affatto dirti che sbagliavi per aver glissato su alcuni toni grotteschi, parodici o tragicamente giocosi (o giocosamente tragici) di questo giuda. l'ho detto così tanto per aggiungere qualcosa. non credo sia un aspetto imprescindibile.

    grazie davvero e ancora,
    lorenzo

    p.s. quella foto lì è vecchia di tre anni :)

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  33. Sì, avevo capito, ma con te non si sa mai, per cui calcavo la giustificazione :-)

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  34. l'ultimo commento è mio, naturalmente.

    gugl

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  35. [ho ripensato a questo, partendo dalle note di guglielmin: che mostrano come questo testo si possa "situare" immediatamente nella scacchiera della cultura del Novecento. è per questo che il testo può piacere? perché ha le istruzioni scritte sopra? come i mobili dell'ikea? offre qualcosa di più oltre a questa specularità d'amorosi sensi? forse, probabilmente, no. se non la debole idea che il testo mostra già questa specularità, che il testo è la cassa di risonanza di se stesso, che il pendere e lo stare immobile, l'essere vivo e impiccato, sono il tentativo di un disperato bootstrapping (tirarsi su dai lacci delle proprie scarpe, come il barone di munchausen).

    scusate le riflessioni a voce alta.

    lorenzo]

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  36. @ Lorenzo

    "un'altra cosa è che i testi - tanto l'inglese che l'italiano - sono stati scritti quasi en impromptu, ormai mi sembra impossibile scrivere altrimenti, voi che dite?"

    - Benvenuto nel club! Credo di non aver mai scritto in modo diverso. Almeno per quanto riguarda quello che Wallace Stevens chiama "the central poem". L'impromptu, dal mio punto di vista, è il sintomo più evidente della "necessità" della scrittura, della "vocazione" del verso a "essere".

    Per quanto riguarda, poi, la tua "riflessione a voce alta":

    - l'aderenza, o meno, a un canone, la volontà di andare immediatamente alla ricerca delle "istruzioni per l'uso", di fronte a un testo (nel quale cerco di individuare un "varco", capace di immettermi "nel vivo" di quella necessità realizzata in corpo segnico), è davvero l'ultima delle mie preoccupazioni di lettore e di scrittore. Per dire: nei tuoi versi, en impromptu, quella necessità si concretizza, e il corpo, semplicemente, "é", non chiede altro che il riconoscimento di questa condizione.

    Ma il problema che, sotto traccia, tu poni, è molto più sottile, essenziale. Butto lì, sperando non manchino occasioni per riprendere l'argomento: dico che, su canoni e canonizzazioni, il panorama sarà più chiaro solo quando qualcuno si prenderà la briga di individuare le "scritture" che, realmente, hanno traghettato la poesia fuori dall'orizzonte novecentesco. E non sto parlando di "rifiuto" o di "cancellazione" (ci siamo immersi ancora fino al collo), quanto piuttosto di superamento: "dialettico", se l'aggettivo ha ancora cittadinanza nel nostro operare concreto (e non solo come poeti).

    Ad maiora.

    fm

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  37. "dialettico" in effetti, è un aggettivo che il novecento ha usato come un grimaldello e che forse, dopo i filosofi francesi che ben conosciamo, appare obsoleto.

    Comunque una tradizione non coincide con lo scavallamento del secolo, anche perché, nel nostro caso, significherebbe uscire dalla modernità, che c'è almeno dal barocco. Dopo Copernico, Kant e Freud siamo inguaiati nella periferia di ogni cosa. Se torniamo al centro torniamo indietro (e fingiamo che sia possibile), se accettiamo il tutto siamo nel postmoderno (e la cosa disturba mezzo mondo): forse, parafrasando benigni e troisi, non ci resta che scrivere.

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  38. Sono d'accordo, Stefano.

    E, inoltre, aggiungo, a chiosa della tua considerazione, che un ritorno al Kant della "Critica del giudizio" non ci starebbe male. Magari sulla scorta degli studi di Emilio Garroni. Per fortuna c'è già chi lo fa, nei "suoi" termini, ma lo fa (cfr. Giovenale, ad esempio).

    Ma tu m'insegni che, in Italia, fa molto chic parlare di opere che non si sono mai lette, o far riferimento ad autori che si conoscono solo per reminiscenze scolastiche.

    Bien (si fa per dire!): meglio la "periferia", allora, la scrittura in bilico, sghemba, frammentaria: sui margini.

    Ciao.

    fm

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  39. d'accordissimo, con ciò accettando d'essere tardomderni, satellitari al senso compiuto.

    gugl

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  40. "Essere satellitari al senso compiuto", è un'espressione che mi piace molto.

    Diciamo che, prima o poi, te la rubo.

    Aggiungiamo che l'ho già fatto. Proprio stamattina (ma citando correttamente la fonte).

    fm

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  41. vado a vedere se non mi imbrogli! :-)

    gugl

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  42. sì, ma dove?

    gugl

    RispondiElimina
  43. Stefano, l'ho usato in un testo che sto preparando, a commento di una serie di poesie di Giorgio Bonacini tratte da Anterem. Prima o poi ne farò un bel post.

    fm

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  44. bene, mi piace stare nella stessa pagina di Giorgio (che spesso passa anche per questo blog, anche se non commenta)

    gugl

    RispondiElimina
  45. 2006 dottore di ricerca in matematica a Siena.

    2006 phd in informatica alla University of Delaware, USA.


    solo una domanda a Carlucci: come si può fare un dottorato di ricerca in Italia e un PhD in USA oltretutto in due università diverse e nello stesso anno? è la prima volta che sento una cosa del genere.

    lo stesso corso di studi postlaurea, tradotto o solo un typo concernente le date?

    scusate il dilemma. ma in genere una tesi di dottorato (italiano o PhD) assorbe tante e tali energie che farne due solo un genio se lo potrebbe concedere.

    saluti affettuosi.

    e.

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  46. gentile erminia, nessun typo, e purtroppo, nessun genio.

    le rispondo in dettaglio in privato.

    se ha tanto interesse pel mio lavoro scientifico quanto ne ha per quello poetico posso spedirle hardcopies delle mie tesi.

    saluti,
    lorenzo

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  47. la ringrazio del pensiero, Lorenzo, ma sono negata in matematica.

    :O

    e.

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  48. prego.

    ne approfitto anche per ringraziare e salutare di nuovo guglielmin, marotta, e tutti gli intervenuti.

    ho avuto la testa in stand-by nei giorni scorsi e non ho potuto rispondere a marotta e guglielmin sul canone, la dialettica, la periferia.

    spero se ne riparlerà in futuro.

    per il "canone", in astratto è un giusto souci, d'altra parte non deve e non può determinare un pessimismo, una depressione, questa assenza di "maestri" e canonizzatori. un po' di coraggio non guasta, forse anche forme più aspre, di tipo essenzialmente "ascetiche", per citare scharpf giovinetto "bisogna saper gettare il proprio canto ai cani", ma questo con gioia, godersi un po' di questa libertà, pure con allegria.
    la strategia alga-sullo-scoglio non ha molte prospettive, no?

    quanto alla "periferia": "tutto è periferia", come ricordi, guglielmin, dunque il concetto perde ipso facto di contenuto, non serve più a discriminare questo da quello. è una liberazione dal concetto, non può tradursi in una coscienza malata e in una schiavitù, o no? altrimenti è masochismo, gioco di ruolo, schiavi e periferici rispetto a un centro che non si dà.

    sulla "dialettica": ... alla prossima!

    ciao,
    lorenzo

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  49. come dici, Lorenzo, se manca il centro assoluto manca anche la periferia assoluta. rimangono tanti piccoli centri, inevitabilmente, attorno ai quali costruire, senza l'ansia moderna, qualcosa di buono.

    grazie a te per le poesie e gli interventi.

    gugl

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  50. Contenta di trovare qui una voce tanto eloquente e incontrato piacevolmente tra le Tue proposte Margherita Rimi che stimo ed amo.

    Un saluto e grazie

    Lucia Pinto

    http://blog.libero.it/indissolubile/

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