giovedì 28 settembre 2006

Eros Alesi

Non so se è un caso, ma, da quando ho aperto il blog, ho pubblicato spesso autori borderline e "già stati". Ciò non indica l'equivalenza poesia = marginalità, ma più semplicemente che ci sono poesie che meriterebbero maggiore visibilità. A che servono un blog e una rete se non a questo?


Eros Alesi nacque a Ciampino nel 1951 e morì a Roma vent'anni dopo. Non pubblicò mai poesie in vita. Scrive Franco Cordelli ne Il pubblico della poesia (Castelvecchi 2004): il suo «è un linguaggio che parla a noi da un "oltre". Ma da un oltre che è qui, non è altrove. Ha come una vibrazione fosforica, shocking. Come l'apparizione di un fantasma. È una voce, nello stesso tempo, presente e po­stuma. Postuma fin da subito. Il «Che» iniziale di ogni frase non ha solo un valore percussivo (come nella musica orienta­le): è l'elemento minuscolo e decisivo che mette tutto il di­scorso "a rovescio". Cioè lo colloca tutto intero "fuori conte­sto". A testa in giù».



*

Caro Papà,
Tu che ora sei nei pascoli celesti, nei pascoli terreni, nei pascoli marini.
Tu che sei tra i pascoli umani. Tu che vibri nell’aria. Tu che ancora ami tuo figlio Alesi Eros.
Tu che hai pianto per tuo figlio. Tu che segui la sua vita con le tue vibrazioni passate e presenti.
Tu che sei amato da tuo figlio. Tu che solo eri in lui. Tu che sei chiamato morto, cenere, mondezza.
Tu che per me sei la mia ombra protettrice.
Tu che in questo momento amo e sento vicino più di ogni cosa.
Tu che sei e sarai la fotocopia della mia vita.
Che avevo 6-7 anni quando ti vedevo Bello – forte – orgoglioso – sicuro – spavaldo rispettato e temuto dagli altri, che avevo 10-11 anni quando ti vedevo violento, assente, cattivo, che ti vedevo come l’orco che ti giudicavo un Bastardo perché picchiavi la mia mamma.
Che avevo 13-14 anni quando ti vedevo che vedevi di perdere il tuo ruolo.
Che vedevo che tu vedevi il sorgere del mio nuovo ruolo, del nuovo ruolo di mia madre.
Che avevo 15 anni e mezzo, quando vedevo che tu vedevi i litri di vino e le bottiglie di cognac aumentare spaventosamente.
Che vedevo che tu vedevi che i tuoi sguardi non erano più belli, forti, orgogliosi, fieri, rispettati e temuti dagli altri.
Che vedevo che tu vedevi mia madre allontanarsi. Che vedevo che tu vedevi l’inizio di un normale drammatico sfacelo.
Che vedevo che tu vedevi i litri di vino e le bottiglie di cognac aumentare fortemente.
Che avevo 15 anni e mezzo che vedevo che tu vedevi che io scappavo di casa, che mia madre scappava di casa.
Che tu hai voluto fare il Duro.
Che non hai trattenuto nessuno.
Che sei rimasto solo in una casa di due stanze più servizi.
Che i litri di vino e le bottiglie di cognac continuavano ad aumentare.
Che un giorno. Che il giorno. In cui sei venuto a prendermi dalle camere di sicurezza di Milano ho visto che tu ti vedevi solo. Che tu volevi o tua moglie o tuo figlio o tutti e due in quella casa da due stanze più servizi. Che ho visto che tu hai visto che eri disposto a tutto pur di riavere questo.
Che ho visto che tu hai visto la tua mano stesa in segno di pace, di armistizio.
Che ho visto che tu hai visto sulla tua mano uno sputo.
Che ho visto che tu hai visto i tuoi occhi lacrimare solitudine incrostata di sangue masochista, punitivo.
Che ho visto. Che tu hai visto il desiderio di voler punire la tua vita.
Che ho visto che tu hai visto il desiderio di non soffrire. Che ho visto che tu hai visto i litri di vino e le bottiglie di cognac continuare ad aumentare.
Che ho visto che hai visto in quel periodo la tua futura vita.
Che ho saputo che hai saputo che tuo figlio era un tossicomane che tua moglie attendeva un figlio da un altro uomo (figlio che a te non ha voluto dare).
Che ho visto che hai visto 3 anni passare. Che ho visto che hai visto che il giorno 9-XII-69 non sei venuto a trovarmi al manicomio. Perché eri morto.
Che ora tu vedi che io vedo. Che ora il 1° sei tu che giochi questo tresette col morto facendo il morto.
Ma che giochi ugualmente, che ora vedi che io vedo che ti adoro che ti amo dal profondo dell’essere.
Che ora vedi che io vedo che mia madre rimpiange. ALESI FELICE PADRE DI ALESI EROS
Che vedi che io vedo che sono fuggito ancora una volta verso la solitudine.
Che tu vedi che io vedo solo grande grandissimo nero lo stesso nero che io vedevo che tu vedevi.
Che ora continuerai a vedere ciò che io vedo

***

Cara, dolce, buona, umana, sociale mamma morfina. Che tu solo tu dolcissima mamma morfina mi hai voluto bene come volevo. Mi hai amato tutto. Io sono frutto del tuo sangue. Che tu solo tu sei riuscita a farmi sentire sicuro. Che tu sei riuscita a darmi il quantitativo di felicità indispensabile per sopravvivere. Che tu mi hai dato una casa, un hotel, un ponte, un treno, un portone, io li ho accettati, che tu mi hai dato tutto l’universo amico.
Che tu mi hai dato un ruolo sociale, che richiede e che dà. Che io a 15 anni ho accettato di vivere come essere umano "uomo" solo perché c’eri tu, che ti sei offerta a ricrearmi una seconda volta. Che tu mi hai insegnato a muovere i primi passi. Che ho imparato a dire le prime parole. Che ho provato le prime sofferenze della nuova vita.
Che ho provato i primi piaceri della nuova vita. Che ho imparato a vivere come ho sempre sognato di vivere. Che ho imparato a vivere sotto le innumerevoli cure, attenzioni di mamma morfina. Che non potrò mai rinnegare il mio passato con mamma morfina. Che mi ha dato tanto. Che mi ha salvato da un suicidio o una pazzia che avevano quasi del tutto distrutto il mio salvagente.
Che oggi 22-XII-1970 posso strillare ancora a me, agli altri, a tutto ciò che è forza nobile, che niente e nessuno mi ha dato quanto la mia benefattrice, adottatrice, mamma morfina. Che tu sei infinito amore infinita bontà. Che io ti lascerò soltanto quando sarò maturo per l’amica morte o quando sarò tanto sicuro delle mie forze per riuscire a stare in piedi senza le potenti vitamine di mamma morfina.

***

O cara. O padrona morte. O serenissima morte. O invocata morte. O paurosa morte. O indecifrabile morte. O strana morte. O viva la morte. O morte che è morte. Morte che mette un punto a questa saetta vibrante.

28 commenti:

  1. La lettura mette un po' i brividi: è una sorta di urlo sincopato, un invocazione che non può mai essere tale. Mi sembra poesia davvero degna di nota. La vita vi entra come un vento di terra invernale, la scompiglia, la contorce, vi sconquassa la grammatica. E' tremenda.

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  2. Semplicemente commoventi.
    grace

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  3. è strano che Alesi non sia entrato nell'antologia "Parola plurale". forse il motivo è che un morto aiuta meno che un vivo.

    ciao grace, mi piacerebbe presentarti vocativo.

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  4. mi scuso con il morto, c'è una poetessa nuova nel mio blog, si chiama assuntina spagnoletta. :-)) vabbè va per spezzare un po', in questo blog la campana suona sempre a martello, belle le poesie però, più belle ancora se si pensa che chi le ha scritte non c'è più, fa riflettere la poesia degli andati, dei trapassati. resta la voce, il verso. ciaos a.

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  5. grazie Stefano. A me che lavoro con i "marginali" della nostra società, e con i "diversamente normali", queste due ultime di Cavallo e Alesi sono due chicche particolarmente commoventi e apprezzate. Giovanni

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  6. è vero che la campana suona a martello. deve pensare ad un post in cui suoni a falce? :)))

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  7. ste volevo dire a morte, a martello è un'altra cosa. a.

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  8. ma il "che" di Alesi,potremmo paragonarlo per sonorità al "se fossi" di Cecco Angiolieri?
    l'imposizione di un ritmo che spinge il lettore quasi a volerne sempre uno in più dopo il punto, non mi pare poi proprio una grossa bestemmia...

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  9. è proprio necessario? presentarci, dico.

    scherzo, scherzo...

    grace

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  10. secondo me il "se fossi" di Cecco sottolinea la boria del giovanotto senese incazzatissimo perché becchina non lo fila, invece qui, il "che", trascina il corpo (anche quello del lettore) lentamente verso l'inferno.

    grace sei andata nel sito di vocativo?

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  11. anto, lo so cosa significa suonare a martello:-)))

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  12. lo so che lo sai :-)) tu sai tutto. bacione. a.

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  13. Lacerante il rapporto col padre, ancor di più quello con la morfina.

    L'invocata morte.

    E poi morire a ventanni, dopo aver vissuto così, così vecchi poco più che bambini.

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  14. perchè cosa c'è nel sito di Vocativo?

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  15. ci sei tu:-)

    volevo dire che, per conoscerlo, non c'è niente di meglio che visitare il suo sito.

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  16. sul sito di Voc incidentalmente ci sono anche io, per il resto io sono sul mio sito anzi neppure

    si, fai bene a promuovere il sito di Voc

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  17. mi piacerebbe anche promuovere Grace, ma credo che lei non sia d'accordo.
    vi assomigliate voi due; per questo non andreste d'accordo:-)

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  18. Ma l'hai già fatto mi sembra, non hai inserito online il link del suo blog?

    Quanto a me ti pregherei di promuovermi altrimenti e dopo morta (tanto per riallacciarmi al discorso sul blog poetienon) sebbene questo non significhi affatto che sia una cosa prossima a venire

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  19. dopo morta? :)

    scherzo Stefano ma solo un poco, in verità volevo dire: quello si che sarà un gran giorno

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  20. ho scritto "un invocazione" senza l'apostrofo, forse pensavo ad un... vocativo!!! ahahahah

    piacere Grace, ci somigliamo? Boh! :)

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  21. no, grace somiglia a alivento.

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  22. Sto usando il nuovo storico del sito e ho scoperto Alesi.
    Nella sua poesia c'è la differenza
    tra chi la "vive" e chi la pensa.
    Niente artifici, costruzioni, voli,
    solo consapevolezza e verità.
    Poco, di "onesto" c'è nella sua vita
    e nella sua poesia, ma sotto a queste macerie, paradossalmente, sento una speranza di salvezza.

    vincenzo celli

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  23. La poesia di Alesi oltre ad essere straordinariamente toccante ha il semplice(che in realta' e' difficile a seconda del punto di vista) ma appunto straordinario pregio di trasmettere nella tragicita' che esprime un miscuglio di gioia,di speranza,di appartenenza ai valori umani che sconfinano nell'amore piu' vero,un'amore che seppur sommerso
    dagli eventi piu' crudi e per natura contrari alla medesima parola(amore) ne sottolineano l'essenza e il bisogno esasperando quest'ultimo con eccellenza;un esaltazione totale e contaria ,inversamente proporzionale ma nel contempo cosi univoca... un sottile confine tra l'odio e l'amore,nella morte che e' vita...una poesia che non puo' essere mai indifferente al cuore e agli occhi di chi la legge.
    (Atimosh Odey)

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  24. Pasticca era lo pseudonimo di Eros Alesi, nato a Ciampino nel 1950 o 1951 e morto suicida appena ventenne a Roma nel 1971. Alla cava di “Mondo Beat”, nel 1967, lo chiamavamo “Pasticca” perché, come dopo faceva al campeggio al Vigentino, era sempre alla ricerca di pasticche di anfetamina, allora soprattutto il Maxiton, usate anche dagli studenti prima degli esami e ancora in vendita libera nelle farmacie, come peraltro il Romilar. Poeta e tossicomane, Eros Alesi non ha mai pubblicato poesie in vita. Alcuni scritti sono apparsi nell’“Almanacco dello Specchio” (2, 1973), con presentazione di Giuseppe Pontiggia. Frammenti, composti presumibilmente tra la fine del 1970 e l’inizio del 1971, sono stati riportati nell’antologia di Antonio Porta, Poesia degli anni settanta, Milano, Feltrinelli, 1979. Eros Alesi è stato antologizzato fra i poeti degli anni Settanta da Giorgio Manacorda in Per la poesia. Manifesto del pensiero emotivo,Roma, Editori Riuniti, 1993. La poesia "Caro papà" è stata ripresa in "Capelloni e Ninfette", a cura di G. De Martino, Costa e Nolan, Milano, 2008. La sua poesia rimane impressionante, può essere consideratoil Rimbaud italiano. E per il ritmo quasi blues, se non beat e singhiozzante che sa imprimere ai suoi versi, attingendo a una zona assolutamente reale dell’esperienza, potevadiventare, se non fosse stato travolto dai suoi dèmoni, il Ginsberg italiano.
    Scrive Franco Cordelli in Il pubblico della poesia (Roma, Castelvecchi, 2004): il suo “è un linguaggio che parla a noi da un ‘oltre’. Ma da un oltre che è qui, non è altrove.
    Ha come una vibrazione fosforica, shocking. Come l’apparizione di un fantasma. È una voce, nello stesso tempo, presente e postuma. Postuma fin da subito”.

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  25. Marzo 2013, Olginate, Lecco, Festa della Poesia.
    Un reading abbastanza grottesco, il direttore artistico all'ora dell'evento monta la pedana, poi se ne va a prendere un'ospite cubana. Si comincia con un'ora di ritardo. Non mi aspetto molto di buono: autori locali, buona volontà ma poco talento...
    Sono fra i pochissimi (due, tre?) anziani spettatori di una sala con poche persone, tutte coinvolte nel reading.
    Mi chiedo perché sono lì, piove, potevo rimanere a casa a leggere...
    Poi un ragazzo legge questa poesia di Eros Alesi...
    e non mi pento di essere venuto.
    Ora cerco di capire di più di Eros, trovo questo blog, rileggo la poesia. La sensazione iniziale del talento poetico è confermata.
    Non scrivo mai sui blog. Forse perché Eros non c'è più devo scrivere cosa mi ha lasciato, condividere con altri la sensazione di avere incontrato per caso un essere che, come direbbe De Andrè
    "col suo marchio speciale di speciale disperazione
    e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
    per consegnare alla morte una goccia di splendore
    di umanità di verità"

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    1. è così la poesia o niente (o quasi niente, forse)

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  26. un verso che si inabissa, che continua ad inabissarsi, ma in forme armoniche e l' unica armonia dell' abisso è nel suo inabissarsi...ma la bellezza resta, e l' amore, anche per la vita, e la voce si sente come
    se fosse viva, pura, essenziale, forte come quella dei grandi lirici latini, che parlano di morte con un 'intensità tale, con una misura tale, che non moriranno mai..grandissimo talento poetico.

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