"Charles Simic è nato a Belgrado nel 1938. Nel 1954, a sedici anni, si è trasferito negli Stati Uniti. Ironico, sferzante, giocoso, Simic è un maestro della lirica breve e della sprezzatura. La sua malattia è l'insonnia, la sua patria il territorio incerto fra sonno e veglia, incubo e contemplazione. È da quel paesaggio lievemente allucinato che Simic invia i suoi reportage poetici, fatti di inquadrature scentrate dove i dettagli più familiari si rivelano d'un tratto alieni. Autore di numerose raccolte di versi e prose saggistiche, Simic insegna Letteratura inglese all'Università del New Hampshire. Nel 1990 ha vinto il premio Pulitzer."
Macelleria
Qualche volta cammino tardi la notte e
mi fermo davanti a una macelleria chiusa.
C'è una luce sola nel negozio
come la luce in cui il forzato scava il suo tunnel.
Un grembiule pende dall'uncino:
il sangue lo macchia con la mappa
dei grandi continenti di sangue,
i grandi fiumi e oceani del sangue.
Ci sono coltelli che luccicano come altari
in una chiesa buia
dove portano lo storpio e l'imbecille
ad essere curati.
C'è un ceppo di legno dove vengono rotte ossa
ben raschiato - un fiume disseccato
fino al suo greto dove vengo nutrito,
dove profonda nella notte sento una voce.
Madre lingua
È quella che il macellaio
avvolge in un giornale
e getta sulla bilancia arrugginita
prima che tu la porti a casa
dove una gatta nera salterà
giù dalla stufa fredda
leccandosi i baffi
al suono del suo nome.
Poesia d’amore
Spolverino di piume.
Gabbia d'uccelli fatta di bisbigli.
Coda di un gatto nero.
Sono un bambino che corre
con le forbici aperte.
Ho gli occhi bendati.
Tu sei un cuore che batte
nella tenebra di una foresta.
L'urlo sulla ruota panoramica.
Proprio così, bruja
che batti il piede
con le mani ai fianchi.
Notte sulla fiera.
Orchestra di legni.
Due tagliaborse ciechi nella folla.
Solitudine
Ecco, quando la prima briciola
Cade dalla tavola
Pensi che nessuno la senta
Mentre tocca terra,
ma già da qualche parte
le formiche mettono
il cappello da quacchero
e si preparano a farti visita.
da Hotel Insonnia, trad. A. Molesini, Adelphi 2002
Singolare che l'ultima strofa di Macelleria, nella versione adelphiana reperibile in internet, suoni così:
C'è un ceppo di legno dove vengono rotte ossa
tirato a lucido - un fiume disseccato fino al suo letto
dove vengo nutrito,
dove profonda nella notte sento una voce.