sabato 6 gennaio 2007

Ferruccio Benzoni (1949 - 1997)


Uscito nel 2004 per le cure di Dante Isella il Canzoniere infimo e altri versi (Ed. San Marco dei Giustiniani) contiene la prima produzione di Benzoni, credo la migliore. Le sue poesie stringono una tradizione che va dal tardo Sereni ai Crepuscolari, passando per il Caproni metricamente più ricco, quello del Passaggio di Enea. Ferruccio Benzoni è stato un poeta degli affetti familiari, del lutto e del paesaggio meno scontato di Cesenatico, un provinciale, insomma, in forte contrasto con lo snobismo cittadino.
Nel 1972, Benzoni, Stefano Simoncelli e Walter Valeri (fondatori l'anno successivo della rivista "Il porto. Del fare cultura in provincia") parteciparono a Cervia a una serata di Potere Operaio contro la guerra in Vietnam. Salirono sul palco e recitano ‘Signora Felicita’ di Guido Gozzano. Furono fischiati e cacciati.

Malgrado gli amici eccellenti (Raboni, Fortini e Sereni) incontrati poco dopo, a partire dagli anni ottanta, Benzoni inizia una 'vita da poeta' in perpetuo esilio maledetto, fra alcool e solitudine, esilio risolto sposando Ilse Maier, nel 1995: troppo tardi per salvargli la vita.




Azzurra e fosca


II mare è quella cosa azzurra e fosca
che tu e io navigammo un giorno
e altri incanti poi, naufragi e tenerezze
a noi sparendo torbidamente avvolse.

Non reciti più "mi sento idiota e stupidosa" e io,
io (è sabato) più oltre sparirò nell'agro del mio cuore.
Berrò vino a frodo fra i vapori e ancora
sospirerà mia zia, dirà "porti su le gocce?".
Più non vivi di me l'iddio e la rabbia, quel sogno
(ricordi?) di topi in soffitta, di cartone e travi.


Altri sogni ormai ti faranno stornare ma
azzurro e fosco il mare (l'amore) perché
non muore mai - quella cosa che eri tu sola in me
tanto vasta, troppo, elementare.


Confessioni per un autoritratto

sui muri in fuga delle vecchie case
il vento perlustra i rovinosi crepi,
la calce viva, la muffa vile infradicita.
Qui ho vissuto e un male d'ombre ha attecchito
qui devo finire con la mia sete intatta.
A ingigantire è una segreta ombra che avanza
defilandomi: io vivo di profilo.


.......................................................Dell'amore
amo la mancanza di libertà l'infinito
possesso, l'oscura cecità soave. M'angoscia
il viscido muschio che gli amanti schiumano
quando il riso muore con la carne ed è carie
la dolcezza, una sbadata bava. Così
la pelle tua franta a febbraio al muro di una
casa dalle marcite gronde.

(Intenerire era sapere più a fondo di più
l'effimera ferocia della mia verità).


*

Ah, non lo dice l'amico ma in silenzio
preferisce i miei versi notturni, l'acre
elegia dei risvegli tristi in periferie
desolate dove a pena s'ode tarlato
un limpido canto raschiato come la voce
che in dissonanze a volte mi si screzia.
Nulla più del suo affetto m'addolcisce
tenace come di ragnatela ai piccoli soffi
di chi spegne fiammileri al buio.
A lui questi altri versi dedico tracce
di devozioni nuove nuovi ardori rinati
su quel campino dove tra le maglie rosse
e furenti dei giocatori a moscacieca giocava
ridendo la mia docile follia d'essere al mondo.


*

II mattino color seppia un sogno.
Ah sì, stefano dribblava i bambini e carla,
la occhiazzurri, guatava come una stella mancina.
Nella scuola fra i campi, era maggio, la rosa pungeva...
Ma poi la bidella nera suona la campana; e ecco
s'apre il giorno simile a un lago
inerte, di stagnola. Infine non mi sfugge
impettita chi traghettasse nella galleria nel buio.

17 commenti:

  1. la spaziatura tra un verso e l'altro va letta regolare (qui talvolta appare doppia per una difficoltà dei impaginazione), mi scuso con i lettori.

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  2. Capirai leggere poesie a un convegno di potere operaio e poi del "borghese" Gozzano! Mamma mia che tempi di furore ideologico e pensare che tra quei fischiatori oggi ce ne saranno molti che sentenziano contro i comunisti dalle parti del berlusca... ;o))
    pepe

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  3. molto probabile, anzi sicuro: qualcuno lo conosco pure.
    ottimi versi.sempre bravo a scovare
    "poeti".
    ciao
    R.

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  4. guai a chi mi tocca la signorina Felicita! :)

    Non mi entusiasma patricolarmente ma per me vale come l'Ave Cesare dei romani, così infatti salutò il mio approdo a questi lidi il grande Gugl. Ricordi?

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  5. direi "fulgore ideologico!"

    :) erminia

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  6. Erminia, dove vedi l'ideologico?

    Ali, non ricordo, ma leggiti bene questi versi: c'è tutto il novecento. Non è poco.

    ciao Red,ci sentiamo a metà settimana... :-)

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  7. Stefano erminia si rifriva al mio commento.
    pepe

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  8. vocativo8/1/07 18:13

    Leggere Gozzano ad una serata di Potere Operaio è talmente straniante che diventa ancor più dissidenza e opposizione, dal lato dell'intelligenza più che dell'ideologia.

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  9. "Dell'amore
    amo la mancanza di libertà l'infinito
    possesso, l'oscura cecità soave..."

    un verso su tutti, ma altri mi hanno colpita.
    una poesia che schiocca nella dolcezza un amaro suono di vita.

    grazie per questi poeti che altrimenti per me rimarrebbero sconosciuti.
    ciao. iole

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  10. ciao iole, anche per me resterebbero sconosciuti se non fossi stimolato da persone come te a cercarli.

    caro voc, hai perfettamente ragione. potremmo tradurre con: la leva cambia a seconda del contesto.

    Gabriele, sei sicuro?

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  11. versi notevoli srtefano mi accodo a Iole ringraziandoti per il prezioso lavoro di riesumazione.. Poi si dice che i blog sono futili!
    luca paci

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  12. grazie Luca. i blog li fanno gli autori e i lettori, come ben sai tu di Erodiade (che consiglio di andare a leggere).

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  13. Penso di sì visto che sono stato io a parlare di furore ideologico il riferimento mi sembra chiaro.
    Vero voc peccato che all'epoca in pochi l'hanno capita... :o))
    Grazie anche da parte mia Stefano per questa tua preziosa escavazione.
    pepe

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  14. graie a te per l'assidua presenza.

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  15. avevo lasciato un commento qui ieri sera, non so per quale misteriosa ragione google ha deciso di non renderlo noto, probabilmente i misteri sono pasticci con le password

    comunque dicevo che la poesia di Benzoni l'avvevo letta già con attenzione, più che le note di provincialismo vedevo esaltato l'intimo e il senso del finire, la capacità di rendere descrittivamente il particolare.
    Ci sono alcuni versi che sento vicini:
    "Intenerire era sapere più a fondo di più
    l'effimera ferocia della mia verità"
    ma anche "io vivo di profilo" e poi "dell'amore amo la mancanza...". Tutta.

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  16. condivido. "provinciale" è un termine che egli stesso si era dato.

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