
Nella mitologia orfica, l'uovo cosmico rinvia all'unità originaria, a quell'indistinto dal quale prende l'avvio ogni forma visibile e invisibile dell'universo. Ma il mito è più antico, risalendo alla prima metà del II millennio A.C., quando si sviluppò in Mesopotamia. Esso è uno dei grandi miti anche della poesia contemporanea, che si rigenera attraverso il desiderio di dare alla luce la parola fondante, originaria, appunto, la parola-matrice che figlia le singolarità mondane.
Riporto un frammento tratto dagli Uccelli di Aristofane, dove tutto questo è mirabilmente raccontato:
“In principio vi era il Caos e la Notte e il nero Erebo e l'ampio Tartaro, e non vi era la Terra né l'Aere né l'Oceano; negli infiniti recessi di Erebo, generò per primo la Notte dalle nere ali un uovo senza seme, dal quale, con volgere delle stagioni, germogliò Eros desiderato splendente nella schiena per le ali dorate, simili a vortici tempestosi”
Platone, nel Simposio, ci racconta che Eros è nato da Poros e Penia, dalla mancanza e dall'ingegno... Ma è bello poterlo immaginare così splendente e tondo, mentre germoglia come una parola che salva!
(scultura: Gianpietro Carlesso, Pro-memoria, 2003)
