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giovedì 22 febbraio 2007

Uovo Cosmico e Eros


Nella mitologia orfica, l'uovo cosmico rinvia all'unità originaria, a quell'indistinto dal quale prende l'avvio ogni forma visibile e invisibile dell'universo. Ma il mito è più antico, risalendo alla prima metà del II millennio A.C., quando si sviluppò in Mesopotamia. Esso è uno dei grandi miti anche della poesia contemporanea, che si rigenera attraverso il desiderio di dare alla luce la parola fondante, originaria, appunto, la parola-matrice che figlia le singolarità mondane.

Riporto un frammento tratto dagli Uccelli di Aristofane, dove tutto questo è mirabilmente raccontato:

“In principio vi era il Caos e la Notte e il nero Erebo e l'ampio Tartaro, e non vi era la Terra né l'Aere né l'Oceano; negli infiniti recessi di Erebo, generò per primo la Notte dalle nere ali un uovo senza seme, dal quale, con volgere delle stagioni, germogliò Eros desiderato splendente nella schiena per le ali dorate, simili a vortici tempestosi”
Platone, nel Simposio, ci racconta che Eros è nato da Poros e Penia, dalla mancanza e dall'ingegno... Ma è bello poterlo immaginare così splendente e tondo, mentre germoglia come una parola che salva!
(scultura: Gianpietro Carlesso, Pro-memoria, 2003)

domenica 25 giugno 2006

Sophia


Akhamoth è parola d’origine semitica; significa “saggezza”. Sophia (in greco: sapienza), nello gnosticismo diventa appunto Akhamoth oppure Prunikos: lascivia. Grazie a Prunikos, ella s'abbandona alla seduzione dell’altrove; mentre, per merito di Akhamoth, ella ha saputo guardare dentro di sé, per ritrovare la via del Principio. Sophia, in questo senso, è saggezza ma anche lascivia, giustezza del fare, ma anche cedevolezza e disargine. Nella Sophia gnostica convivono, in conflitto, entrambe le accezioni, lasciando così ad intendere che il sapere ha un legame stretto con il fare e la materia, ma anche con il piacere e il superamento del limite.