mercoledì 16 marzo 2011

Luigi Di Ruscio


Scomparso il 23 febbraio 2011, all'età di 81 anni, Luigi Di Ruscio ci teneva a farsi conoscere dai poeti della rete. Spedì di recente queste poesie a molti di noi, raccolte ne L'iddio ridente (Edizioni Zona 2008). Il tema della morte è centrale, concepita quale "ombra", rinascita, ritorno "nel ventre d'Iddio". In queste poesie è evidente (ma anche nella prosa che sotto allego) che Di Ruscio, per l'uomo coglione, non ha più voglia di spendere una parola, non ha più speranza ch'egli si rimetta in armonna con gli astri. E se Dio se ne prende cura è, come in Leopardi, una questione di funzionamento del sistema, non di scelta.
Ci aveva scritto ancora nel luglio del 2010, chiarendo il concetto non tanto riguardo alla fiducia che egli riponeva nell'umanità corrente, bensì rispetto allo stesso strumento da alcuni pensato salvifico, la poesia: "Un professore universitario mi manda le sue poesie, non erano male e gli scrissi che la poesia è roba di disgraziati, come disse Montale in una sua intervista, basta un pezzetto di carta e una matita per scrivere dei versi, è meglio che uno dedichi la propria intelligenza in qualcosa di più utile a se stesso e alla società".
Naturalmente non sono d'accordo e, ancora naturalmente, non lo era nemmeno Di Ruscio: si dice così quando la sordità è acclarata e ci si rende conto di vivere in un budello senza uscita, in un botro infestato da idioti patentati. Come tutti sanno, egli viveva in Norvegia da 50 anni, facendo l'operaio, pur avendo avuto prefazioni di Quasimodo e elogi da Fortini. La poesia non salva la vita, insomma, né la cambia; tuttavia, come ebbe a scrivere altrove:  "Non disperate, mettetevi a scrivere le poesie, ne ricaverete rilassatezza, felicità gestuale, leggerezza nei contatti con il prossimo vostro, sentirete la presenza degli Dei in prossimità della vostra ombra, gioia lavorativa, aumento vertiginoso nella creatività in tutti i campi, sviluppo della personalità". Come dire, mettendo insiieme le due, contraddittorie, affermazioni: la poesia è una disciplina dello spirito, come la meditazione, ma nessuno dei potenti ne riconosce la forza rispetto al bene comune. L'utile artificiale cui tende la società - il potere e il profitto - non è l'utile cui tende la natura umana (la felicità, come ci insegna Aristotele). Le due forze seguono due direzioni differenti, non c'è più niente da fare. Se non morire in silenzio, mandando a fanculo tutti i poveri di spirito.


da L'Iddio ridente, Zona 2008

8


per un inverno intero una vespa
fu il nostro unico animale domestico
per nutrirla bastò
una goccia di acqua e zucchero alla settimana
con la primavera sparì per sempre
per abbeverarsi in uno zuccherificio infinito
ed oggi per passare dalla zona d’ombra
alla luce è bastato un passo solo



15

con la fine degli umani i grattacieli
si copriranno improvvisamente di licheni spumosi
gli asfalti inizieranno fioriture
che richiameranno gli insetti più luminosi
nessun gatto
rischierà di venire castrato
e nell’universo rimarrà lo splendente ricordo
di essersi visto con l’occhio umano



18

essendo il tutto scaturito
dal ventre d’Iddio
alla fine dei tempi
il tutto ritornerà nel suo ventre
niente andrà perduto
tutto sarà gioiosamente salvato


da Cristi polverizzati, Le Lettere, 2009

Parto difficilissimo, spesso si nasce venendo stritolati, lo shock dell’aria freddissima rispetto al calore del ventre materno, la luce vivissima, i rumori assordanti, la poesia retrocede verso la prima angoscia, potevano immaginare che l’elettroshock rimettesse le cose al loro posto perché era come se lo shock iniziale si ripetesse, l’angoscia di rimanere rinchiusi in un ventre per sempre, l’essere che dilegua nel nulla è il passare e morte, il nulla che dilegua nell’essere è il sorgere e la nascita, la morte è un ritornare nella condizione prenatale, quando ero il niente che viveva il niente e di questa condizione mai nessuno si è lagnato. Certi nascono da una vagina apertissima ed escono come imperatori dalla porta sacra tutto oliato e pronto per l’esposizione. Certi come ghigliottinati e fucilati morivano al centro di un festoso cerimoniale. Ero immerso nelle acque fetali, sono immerso in questa acqua sociale. Certi con rendite stupefacenti morivano torturati da costosissimi interventi chirurgici, straziati da speculate operazioni chirurgiche, certi muoiono agli angoli delle strade avvolti da una calma stupefacente. Siamo nati e poteva anche non nascere niente, una volta mia moglie mi disse che non dovevo disperarmi tanto, noi siamo nati e tanti neppure riescono a nascere. Mi è stato raccontato che prima di nascere eravamo nel pensiero d’Iddio, poteva non nascere niente, non facciamo confusioni tra il niente e il vuoto, il niente non può essere neppure riempito. Il niente può solo trapassare nell’essere più spettacoloso. Oppure come nelle bellissime svalutazioni quando milioni si tramutano in milioni di niente. Mia moglie rimaneva continuamente incisa, incinta, nonostante che non facevo che adoperare gomme di tutti i tipi conosciuti e pensavo di chiamare la mia ultima raccolta dentro il ventre del mostro, chiuso per sempre nella società dello sfruttamento e dei mangiatori di uomini. Gli eletti, i migliori si divertivano in bellissimi massacri, se non appartieni al popolo d’Iddio sarai prima o poi un assassino, se appartieni ad un popolo separato sarai prima o poi assassinato, così vedevo le cose ed invece era tutto più complicato e terrificante, non è detto che la vittima sia una persona per bene, tante volte prima d’ammazzarli li abbrutiscono e perdevo tempo con poesie che sembravano macchinette verbali produttrici di niente. Tentare di cambiare il mondo con una forsennata scrittura, anche questa cazzata ho immaginato, a Milano perfino l’aria è diventata pericolosa e pensano alle poesie, per la mancanza di aria respirabile non ci saranno proteste, potremo agitarci solo per i mali immaginari. Nonostante che mai ho avuto un’auto e spengo a sproposito i radiatori e non consumo neppure l’energia della dinamo della mia bicicletta. Siamo tutti peccatori e il miracolo della vita in questo pianeta non è cosa eterna e un miracolo sarà necessario per la sopravvivenza degli insetti più corazzati e il sottoscritto inabile in tutto può permettersi il lusso di scrivere le poesie.

10 commenti:

  1. margherita ealla17/3/11 11:26

    naturalmente sono d'accordo
    (non a priori eh! :))
    con te gugl e il tuo ottimo saggio-tratteggio su Luigi di Ruscio.


    "niente andrà perduto
    tutto sarà gioiosamente salvato"
    beh, qui la fiducia nel salvifico va anche oltre la poesia -ci sto - anche se a me viene piuttosto in mente, molto più prosaicamente, il detto di Lavoisier-
    per quanto riguardo "gioiosamente" sono più sul modo indifferente di questa salvazione, (più su una "divina indifferenza" giusto per tirare per la giacchetta Montale..)

    Molto bella la "lettera" "da Cristi polverizzati" che hai riportata.

    un saluto (gioioso),
    ciao

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  2. sulla salvazione, mi soffermerei sul "gioiosamente", che ricorda la volontà di potenza nietzscheana o l'energia distruttrice-creativa di Shiva. Dopo, bisognerebbe fare i conti con la cultura da autodidatta di Di Ruscio, per capire da dove esce quel concetto.

    ciao!

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  3. da tanto vorrei leggerlo.
    saluti,
    g

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  4. margherita ealla17/3/11 16:47

    oh sì "gioiosamente", nel modo della gioia (oltre che con gioia), gioia come causa (non tanto come effetto). al presente.

    di nuovo ciao

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  5. Ho letto Di Ruscio solo negli ultimi anni (meglio tardi che mai) e ne sono rimasto ovviamente molto colpito. Non si può non essere d'accordo con il tuo commento, Stefano. L'apparente contraddizione che tu sottolinei va forse anche motivata con una sorta di "istrionismo privato" che credo gli appartenesse, un gusto della provocazione non esibito ma nemmeno nascosto, che immagino basasse solidamente sulla propria personalità e sulle esperienze coerentemente vissute. Ma la mia, dato che non lo ho conosciuto personalmente e ne ho sfiorato la produzione solo negli ultimi anni, non è una considerazione, quanto una domanda per te che di certo ne sai di più.

    Francesco t.

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  6. Grazie, Stefano, perché mi fatto venire la voglia di leggere per davvero la poesia di Di Ruscio, che ad oggi conosco poco. Ciao e buon finesettimana, luisa p.

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  7. Caro Francesco, riprendnendo queste parole (mie) si evidenza che non è una contraddizione, appunto:
    "la poesia è una disciplina dello spirito, come la meditazione, ma nessuno dei potenti ne riconosce la forza rispetto al bene comune. L'utile artificiale cui tende la società - il potere e il profitto - non è l'utile cui tende la natura umana"

    dopo, che De Ruscio fosse istrionico cred osia vero, anche se nemmen oio l'ho conosciuto personalmente. A me sembrava un poco acido per i riconosciment iche non arrivavano.

    ciao!

    ciao anche a Luisa

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  8. A parte il grande talento che conosciamo , colpiscono le scelte editoriali di Luigi , che si è guardato bene - come ha fatto qualcuno - dal lisciare Comunione e Liberazione per arrivare a Mondadori.
    Piccoli cabotaggi che sono sotto gli occhi di tutti ; antitetici alla splendida anarchia di questo artista con gli attributi , indimenticabile

    leopoldo attolico

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  9. il commento ricevuto ieri è stato, per errore, cancellato.
    Se comunque vuole trovare libri di di Ruscio, metta il nome del poeta nello spazio "libreria universitaria" (in altro a destra in questo blog) e troverà ciò che cerca. grazie.

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