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domenica 15 gennaio 2017
dieci anni di poesia italiana contemporanea
I due volumi di Blanc, che raccolgono il lavoro che ho svolto in questi 10 anni in rete, non sono semplicemente un'antologia con più di 300 autori italiani contemporanei recensiti. Sono invece un'idea di poetica militante, maturata da una posizione periferica (ma non per questo provinciale o di retroguardia), senza compromessi editoriali. E sono un racconto appassionato di questi ultimi 10 anni, non solamente letti in chiave estetica, dentro e fuori dalla rete.
Lo dico per chi non se n'è accorto.
mercoledì 8 giugno 2016
Blanc de ta nuque, vol.2: date di presentazione
Finalmente il libro è uscito. Grazie infinite a tutti coloro che hanno sostenuto materialmente il progetto. Il volume vi arriverà a giorni.
Ora c'è il secondo passaggio: le presentazioni
La prima è già in programma: dentro il "Piccolo festival della poesia e delle arti notturne" di NOTTURNI DI VERSI, a Portogruaro.
Presenterò l'antologia
sabato 18 giugno, alle ore 21,00 presso il Vivai Bejaflor.
Con me, ci saranno Laura di Corcia, Fabia Ghenzovich e Bernardo Pacini. Moderatore: Guido Cupani.
Qui il programma completo.
Gli altri incontri sono da progettare (direi a partire da settembre).
Ad ognuno di essi, cerco due o tre autori disposti a venire a leggere i loro testi e, meglio ancora, a trovare una sede adatta alla presentazione. La distanza che sia praticabile in giornata (penso: Padova, Venezia, Bologna, Verona, Ferrara...)
Se avete delle idee, fatevi sentire.
Ora c'è il secondo passaggio: le presentazioni
La prima è già in programma: dentro il "Piccolo festival della poesia e delle arti notturne" di NOTTURNI DI VERSI, a Portogruaro.
Presenterò l'antologia
sabato 18 giugno, alle ore 21,00 presso il Vivai Bejaflor.
Con me, ci saranno Laura di Corcia, Fabia Ghenzovich e Bernardo Pacini. Moderatore: Guido Cupani.
Qui il programma completo.
Gli altri incontri sono da progettare (direi a partire da settembre).
Ad ognuno di essi, cerco due o tre autori disposti a venire a leggere i loro testi e, meglio ancora, a trovare una sede adatta alla presentazione. La distanza che sia praticabile in giornata (penso: Padova, Venezia, Bologna, Verona, Ferrara...)
Se avete delle idee, fatevi sentire.
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mercoledì 1 giugno 2016
Blanc volume 2 è finalmente in stampa (con un inedito)
Il volume due di Blanc de ta nuque è finalmente in stampa.
La settimana prossima sarà materialmente disponibile.
Nella sezione Poesia italiana contemporanea (un punto di vista), ho scritto un testo introduttivo che cerca di fare i conti con quanto pubblicato su Blanc in questi ultimi anni.
Ne riporto alcuni passaggi, a titolo esemplare.
"Mi si chiede di approfittare dell’occasione,
organizzando una sistematizzazione degli orientamenti poetici, per una più
sicura mappatura dell’esistente. Ma come procedere? Per scansione
generazionale? Per tradizione riconoscibile? Per stile? Per tematiche? Tutto è
possibile, ma credo che, in ogni caso, il risultato sarebbe una
semplificazione. Prendiamo per esempio la linea più sperimentale che connota
questa antologia. Seguendo il filo cronologico, ci metto: Toti, Balestrini,
Blotto, Ponzio, Ranieri, Ratti, Frene, Giovenale, Insinga, Ariot, Furri,
Rizzatello, Daniele Poletti, Cava, Lorenzoni. A leggere bene, però, qui dentro
ci sono anche poeti come Bonacini, Teti e Caccia, della scuola
"Anterem"; come lasciarli fuori? A far due conti, più del 15% dei
presenti. Questo è già un dato, che tuttavia ci dice poco sulle singole
poetiche. Quale distanza c’è, infatti, tra l’esperimento di Giovenale e quello
di Toti? E tra Balestrini e Ratti? Bisognerebbe allora, entro la grande
famiglia che la tradizione chiama "sperimentale", creare dei
sottogeneri, entro i quali inserire ulteriori differenziazioni. Il rischio, a
far bene i distinguo, è di naufragare come il signor Palomar quando guarda un
prato o l’onda del mare: si entra in un insieme di insiemi, dove l’insieme base
si conserva solamente a patto di stare ad una debita distanza, che trasforma il
vero della singolarità in generale approssimazione.
[...]
Una catalogazione originale del poetico
contemporaneo potrebbe articolarsi entro questi quattro ordini, dove per
esempio lo "stile semplice" tiene i piedi fra il sensibile e
l’emotivo (quando avvicina il naif) con una dominante intellettiva, in funzione
di controllo, se scelto da autori consapevoli (penso a Fo e a Donati, per
esempio, e al secondo modo di Dal Bianco), mentre lo sperimentalismo tende a
cavalcare la realtà multi-fratta delle connessioni comunicative
trans-individuali e mass-mediatiche, fuggendo l’inganno dell’autenticità.
Ancora: l’ermetico e, in generale, il lirismo spinto, che considerano la
materia trattenuta dai sensi non abbastanza significante da meritare la
riproduzione mimetica, trasformano il reale in stile, che, della materia, è il distillato
supremo e l’emblema cifrato, la sua maschera parlante.
[...]
Per quanto mi riguarda, non è compito di Blanc
lavorare sul canone, ma, appunto, sulla poetica, la mia, che è plurale non
perché manchi di coerenza, ma perché convinta della relazione essenziale fra
parola e situazione, due costellazioni energetiche incontrollabili, dalle quali
sboccia il grumo-poesia, il mare-poesia, il tronco-poesia, la ciste-poesia, la
pozza che siamo soliti chiamare mondo".
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mercoledì 18 maggio 2016
Loredana Semantica presenta l'antologia "LA PRIMA ROSA"
Fenomenologia
o metonimia della rosa
La raccolta La prima rosa rappresenta un sunto del
lavoro svolto nel gruppo facebook segreto La
rosa di nessuno, amministrato da me, Deborah Mega e Maria R. Orlando.
I testi pubblicati nel gruppo sono organizzati nelle
seguenti sezioni
1) LA ROSA IN POESIA: poesie/testi d'autore pubblicati
nel gruppo dai partecipanti
2) LE NOSTRE ROSE poesie/testi di proprietà
intellettuale dei partecipanti al gruppo
3) ROSE DI POESIA le più belle poesie mai lette
proposte dai membri nel gruppo
Le foto/immagini che si riferiscano alla rosa sono
raccolte in due sezioni:
4) ROSE D'AUTORE: immagini/foto proprie dei
partecipanti e postate nel gruppo
5) ROSE IS A ROSE IS A ROSE IS A ROSE: immagini/foto
tratte dal web e postate dai partecipanti nel gruppo.
Il libro raccoglie
parte della produzione delle sezioni LA ROSA IN POESIA e ROSE DI POESIA, e
tutte le poesie della sezione LE NOSTRE
ROSE. Le immagini inserite nella raccolta sono una selezione esigua della ricca
collezione presente nel gruppo.
Con
la raccolta dal titolo La prima rosa e col gruppo facebook La rosa di nessuno prende corpo un’idea che risale a molti anni fa,
quando nella ricerca ch’è propria di ogni artigiano della parola, mi accorsi di
quanto essa fosse inadeguata a comunicare pienamente ciò che albergava nella
mente, non solo nell’ordinarietà del conversare giornaliero, non solo
nell’esporre saggistico o filosofico massimamente esplicativo di sistemi,
ordini e orizzonti, ma anche e specialmente, quando il nucleo fosse così profondo
e potente da invadere in afflato anche cuore, polmoni, ventre.
Noi
ci rivolgiamo ai segni, ai suoni, ma nella traduzione del pensiero è
inevitabile che si perda la portata più profonda e complessa del messaggio,
similmente a quando si ascolti una voce riprodotta invece che dal vivo, o si
dipinga una tela rispetto all’immagine reale, oppure si modelli la materia in
una forma che non è quella di carne e sangue.
Tutto
questo lo dice con splendida sintesi Giorgio Caproni nella sua poesia dal
titolo
Concessione.
Buttate
pure via
ogni
opera in versi o in prosa.
Nessuno
è mai riuscito a dire
cos’è,
nella sua essenza, una rosa.
Ecco
la parola, i suoni, i segni non hanno abbastanza vita, perché nonostante ogni
nostro sforzo noi uomini non siamo la natura e nemmeno Dio, non siamo artefici
del tutto e della vita, siamo parte della natura e, per chi crede, prodotto del
respiro di Dio, non siamo l’assoluto ma solo una sua infinitesima e transitoria
particella.
La
presa di coscienza di tutto questo può avvenire propriamente dopo molteplici
sforzi comunicativi più o meno fallimentari nell’attimo in cui ci fermiamo in
silenzio e osserviamo con una speciale attenzione una forma che sia quintessenza
di perfezione. La rosa è approdo di tanto navigare, oggetto ideale
d’osservazione, catalizzatore del pensiero.
In
tutto questo florilegio di rose il rischio tuttavia era quello del saggio che
indica la luna mentre tutti guardano il dito, cioè che l’oggetto che voleva
essere segno diventasse estetica
contemplazione dello stesso, nel trionfo
della fenomenologia della rosa anziché nell’affermazione della metonimia della
stessa.
Qualcuno
avrà anche messo in gioco più o meno consapevolmente il pregiudizio. La rosa nell’idea
popolare è roba da donne, come tutti i fiori del resto. Si regalano fiori forse a un uomo? Delicata e romantica,
la rosa è simbolo di bellezza, di passione, delle rose si fa gentile omaggio a una
bella donna, un fascio di rose rosse magari per esprimere passione, bianche per
la purezza, gialle come la gelosia, ma certo per noi della rosa di nessuno la
rosa non parla solo un linguaggio di colori, né il loro messaggio è così
semplice e immediato e, più in profondità,
nemmeno tanto gentile.
Un’altra
critica potrebbe essere mossa all’inutilità di rivolgersi alla celebrazione di
bellezza, armonia e grazia, mentre intorno soffiano venti di odio, di povertà, mentre
i popoli si spostano in massa in quelle che nei titoli di stampa sono migrazioni,
quasi si trattasse di animali in transumanza e non di popoli in fuga, ma che la
storia tramanderà come esodi, mentre gli attentati fanno stragi, i tagliagole
impazzano e i governi annaspano nel governare la confusione, dove il
capitalismo ha mostrato tutti i suoi limiti, le economie boccheggiano, incapaci
di risorgere, nella quale poteri occulti muovono per lo scontro e non per la
pace, dove tutti siamo vittime di qualcuno e non padroni delle nostre vite.
Sì,
ci rendiamo conto che sono obiezioni possibili, ma d’altra parte, replichiamo
che occorre vivere finché la morte non
bussa alle porte, occorre sperare finché non tutto è perduto, è necessario proporre
modelli, anelare ai sogni, costruire bellezza, rivolgersi ad essa. La rosa di nessuno si propone d’essere la
nostra Arcadia, un luogo di armonia,
bellezza e perfezione, dove si cerca l’incanto della vita e non la sua piaga,
si condivide piacere e non ansia e angoscia. Come i dieci giovani del
Decamerone, mentre fuori infuria la peste, si riunirono attendendo di superare
le crisi, similmente noi proponiamo un luogo di piacevole evasione, che diventa
l’arma con cui le rose si oppongono al vento di disgrazia che soffia sulla
terra, la bandiera della la propria ribellione, della propria resistenza alla
brutalità e alla bruttezza del mondo.
Potremmo
dire allora con Fedor Dostoevskij “la bellezza salverà il mondo”? In
verità noi abbiamo una sola certezza ed è che la bellezza esiste, mentre
dubitiamo che essa possa la salvezza, perché non può esservi alcuna certezza di
fronte all’orrore del mondo, al suo scempio, alla tragicità della condizione degli
uomini ingabbiati nell’odio, vittime e carnefici in preda alla violenza.
Consapevoli
dell’affanno dell’esistenza, acquista senso l’aver scelto La rosa di nessuno come nome del gruppo facebook, traendolo
dall’omonima raccolta di Celan dove è inserita la bellissima “Salmo” dello stesso
Celan.
Salmo
Nessuno c'impasta di nuovo, da terra e fango,
Nessuno insuffla la vita alla nostra polvere.
Nessuno.
Nessuno insuffla la vita alla nostra polvere.
Nessuno.
Che tu sia lodato, Nessuno.
È per amor tuo
che vogliamo fiorire.
Incontro a
te.
È per amor tuo
che vogliamo fiorire.
Incontro a
te.
Noi un Nulla
fummo, siamo, reste-
remo, fiorendo:
la rosa del Nulla,
la rosa di Nessuno.
fummo, siamo, reste-
remo, fiorendo:
la rosa del Nulla,
la rosa di Nessuno.
Con
lo stimma anima-chiara,
lo stame ciel-deserto,
la corona rossa
per la parola di porpora
che noi cantammo al di sopra,
ben al di sopra
della spina.
lo stimma anima-chiara,
lo stame ciel-deserto,
la corona rossa
per la parola di porpora
che noi cantammo al di sopra,
ben al di sopra
della spina.
La
rosa vuol dunque essere anche simbolo della ricerca profonda e intima dell’
assoluto, di quel Nessuno che dà senso
al nostro andare, origine e meta dei nostri passi.
Rosa
paradiso, rosa mistica, rosa divina, rosa creatura, rosa bellezza. Come non
ammirare lo splendore e la freschezza dei petali di una rosa, il suo vellutato
colore, il composto e misterioso raccoglimento verso il cuore dei fogli
sovrapposti dei petali, labirinti avvolgenti e curvi quasi a racchiudere il
mistero dell’universo, l’origine della vita, l’occulto, l’incomprensibile, il
nascosto. Il sentimento che pervade l’attento osservatore di una splendida rosa
è l’ammirazione, ma insieme a quello un altro si fa subito strada, s’insinua
sottile e non appariscente soppiantando il primo moto semplice e immediato di
ammirazione, ed è un sentimento di angoscia che deriva dall’impossibilità di
afferrare, possedere, penetrare, trasmettere, creare, diffondere e far
prevalere quell’ineffabile bellezza della quale la rosa è forma sontuosa.
Per
questa via oscura la rosa suscita anche la malinconia del sapere che quel vertice di perfezione,
quella forma di bellezza indicibile è inevitabilmente destinata a sfiorire, a
piegare il capo allo scorrere del tempo, perdere freschezza, morbidezza,
raggrinzire in un corpo secco e morire.
Perciò
con Rainer Maria Rilke, citando il suo perfetto epitaffio, riconosciamo alla
rosa il segno della predestinazione, le stimmate della contraddizione, diamo infine
alla rosa anche una simbologia antinomica da anelito di salvezza a ineluttabilità
della fine; rosa, stupenda ed effimera,
i cui petali, come palpebre innumerevoli chiudono gli occhi a tutti gli uomini
nel sonno condiviso di nessuno.
Rosa, contraddizione pura, piacere
d’essere il sonno di nessuno
sotto sì tante palpebre.
d’essere il sonno di nessuno
sotto sì tante palpebre.
La
rosa nella sua essenza celebra il fallimento del desiderio che la bellezza
pervada il mondo e lo salvi, ma nel contempo, con la sua presenza è
testimonianza che la bellezza vive e respira, che si lascia possedere almeno dai
sensi e, quando l’anima è particolarmente in sintonia con l’universo, una rosa
cosparsa di gocce di rugiada che riflettono la luce e i colori del mondo
circostante regala lo stesso ineffabile piacere che genera l’osservazione del
cielo stellato, dal quale scaturisce un senso di ringraziamento di esistere:
creatura tra le creature viventi e benedette dell’universo.
giovedì 5 maggio 2016
Volume 2 di Blanc de ta nuque: modalità di acquisto
Gentili tutti,
indico i 2 modi in cui è
possibile acquistare il volume nuovo di
Blanc de ta nuque
1 • Pagamento tramite
bonifico bancario intestato a:
Dot.com Press di
Fabrizio Bianchi –
Cod. IBAN:
IT61E0200801616000101345932
IT61E0200801616000101345932
2 • Versamento/ricarica a distanza sulla
Carta PostePay n. 5333
1710 0156 3457 intestata a Fabrizio
Bianchi.
In qualsiasi ufficio
postale sono disponibili i moduli per farla. Con accredito immediato e
immediatamente verificabile. Se dovessero chiederlo, il C.F. del beneficiario
è: BNC FRZ 46S17 B188Z.
- inviare a info@dotcompress.it una mail di conferma del o dei volumi acquistati e del tipo di pagamento scelto con l’indicazione dell’indirizzo postale dove far recapitare i libri.
La spedizione verrà effettuata immediatamente come piego libri, con costo a carico dell’editore.
Per l’acquisto di un volume: euro 15
Per l’acquisto di due volumi: euro 25
Per l’acquisto di tre volumi: euro 30. Ogni volume successivo: euro 7,50.
Per l’acquisto di due volumi: euro 25
Per l’acquisto di tre volumi: euro 30. Ogni volume successivo: euro 7,50.
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martedì 3 maggio 2016
Blanc de ta nuque volume 2. INDICE
Uscirà nelle prossime settimane il
volume 2 di Blanc de ta nuque
(Dot.com Press Edizioni)
(Dot.com Press Edizioni)
Sono circa 310 pagine: un lavoro impegnativo, come sa bene chi frequenta questo luogo.
Indice
Titubanze
Anonimo Saputello Qualsiasi
Blanc de ta nuque, volume
primo
POESIA ITALIANA CONTEMPORANEA (un punto di vista)
David
Maria Turoldo (p.), Gianni Toti (), Giannino Di Lieto (), Camillo Pennati (), Augusto Blotto (), Nanni
Balestrini (), Matteo Bonsante (), Luciano Troisio (), Anna Maria Carpi (),
Adam Vaccaro (), Cristina Annino (), Cristina Bove (), Alessandro Ricci (), Annamaria
Ferramosca (), Leopoldo Attolico (), Marisa Righetti (), Francesco Dalessandro
(), Sergio Marinelli (), Fabia Ghenzovich (), Chandra Livia Candiani (),
Gianmario Lucini (), Valeria Rossella (), Agostino Contò (), Laura Caccia (), Beppe
Salvia (), Rosa Salvia (), Mario Benedetti (), Giorgio Bonacini (), Alessandro
Fo (), Enrico Testa (), Paola Febbraro (), Daniela Raimondi (), Corrado Bagnoli
(), Roberto Bertoldo (), Caterina Davinio (), Alessandro Ceni (), Gian Ruggero
Manzoni (), Margherita Rimi (), Riccardo Martelli (), Ranieri Teti (), Gian
Mario Villalta (), Fulvio Segato (), Villa Dominica Balbinot (), Lina Salvi (),
Luisa Pianzola (), Raffaele Marone (), Stefania Bortoli (), Stefano Dal Bianco
(), Alba Donati (), Mauro Caselli (), Nicola Ponzio (),Luigia Sorrentino (), Alessandro
Assiri (), Loredana Semantica (), Roberto Ranieri (), Alessandra Paganardi (),
Roberto Cogo (), Cristina Alziati (), Rita Pacilio (), Laura Liberale (), Beppe
Ratti (), Marco Bellini (), Francesca Ruth Brandes (), Nadia Agustoni (), Paolo
Pistoletti (), Raffaele Castelli Cornacchia (), Mia Lecomte (), Francesco
Tomada (), Alessandro Polcrì (), Giovanni Borriero (), Nino Iacovella (),
Giovanna Frene (), Marco Giovenale (), Silvia Comoglio (), Fernando Lena (),
Maria Grazia Insinga (), Renata Morresi (), William Stabile (), Federico
Scaramuccia (), Giuseppe Cornacchia (), Francesca Matteoni (), Daniele Poletti
(), Annelisa Addolorato (), Cristiano Poletti (), Nader Ghazvinizadeh (),
Alessandra Carnaroli (),
Veronica Tinnirello (), Fabrizio
Pittalis (), Mariasole Ariot (), Nicola Furri (), Gabriele Gabbia (), Franca Mancinelli (), Guido Cupani (), Laura Di Corcia (), Ambra Simeone (), Saverio Bafaro (), Luca Rizzatello (), Alessandra Cava (), Giulia Rusconi (), Andrea Lorenzoni (), Giusi Montali (), Francesco Terzago (), Francesco Maria Tipaldi (), Matteo Bianchi (), Roberta Sireno (), Bernardo Pacini (), Luca Buonaguidi (), Giuseppe Nibali ()
DUE ANTOLOGIE
Ottaviano Targioni Tozzetti Antologia della poesia italiana
Matteo Fantuzzi (a cura di) La
generazione entrante.
SULLA POESIA E SULL’EDITORIA ITALIANA
Sui libri di cui taccio
Serve leggere ai poeti?
Ma scherziamo?
L’arte, l’artista e l’archetipo del doppio
Sulla crisi dell’editoria italiana
Buongiorno editori!
I giovani poeti e i concorsi di poesia
I “commenti” nei poeblog
Per i posteri e per i poster (oralità e scrittura)
Sulla poesia del Friuli Venezia Giulia
Europen Poetry Tournament (terza edizione)
Note su una poesia di Silvano Martini
Su Cristina Annino (dopo aver letto Linguaglossa)
Klaus Kinski poeta
Serve leggere ai poeti?
Ma scherziamo?
L’arte, l’artista e l’archetipo del doppio
Sulla crisi dell’editoria italiana
Buongiorno editori!
I giovani poeti e i concorsi di poesia
I “commenti” nei poeblog
Per i posteri e per i poster (oralità e scrittura)
Sulla poesia del Friuli Venezia Giulia
Europen Poetry Tournament (terza edizione)
Note su una poesia di Silvano Martini
Su Cristina Annino (dopo aver letto Linguaglossa)
Klaus Kinski poeta
SAGGISTICA (recensioni a)
Tiziano Salari, Essere e abitare. Da New York a Parigi
Enio Sartori, Tra bosco e non bosco
Flavio Ermini, Il secondo bene
Marco Ercolani, Lucetta Frisa, Il muro dove volano gli uccelli
Daniele Maria Pegorari, Il fazzoletto di Desdemona
SOCIETA’
Modernità e lotta armata
Mameli
Ricordare lo sterminio attraverso la poesia di G.Vit e D. Santoro
Per una scuola nuova: l'esempio di don Milani
Sulla volgarità italiana
LETTERE DAL FRONTE
Croce e delizia
Cari tutti
Omaggio ad Alfredo de Palchi
INTERVISTA
Nota
Scheda bio-bibliografica
[in copertina Katherine, di Nicoletta Ceccoli]
Scheda bio-bibliografica
[in copertina Katherine, di Nicoletta Ceccoli]
[Nei prossimi giorni indicherò le modalità di acquisto. Grazie in anticipo]
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martedì 1 settembre 2015
Sto pensando di pubblicare il secondo volume di Blanc de ta nuque
Sto
pensando di pubblicare il secondo volume di Blanc de ta nuque, con i
poeti che ho recensito dal 2011. L’editore, Fabrizio Bianchi, è con me. Si può
fare, ma ne parleremo ancora.
Per il
momento mi limito a postarne l’elenco. Sono 91 poeti, in ordine anagrafico. Altri ne verranno, non
tanti, qualcuno. Poi forse è il caso di smettere.
David Maria Turoldo,
Gianni Toti, Giannino Di Lieto, Camillo Pennati, Augusto Blotto, Nanni Balestrini,
Matteo Bonsante, Luciano Troisio, Anna Maria Carpi, Adam Vaccaro, Cristina
Annino, Cristina Bove, Annamaria Ferramosca, Lopoldo Attolico, Marisa Righetti,
Sergio Marinelli, Chandra Livia Candiani, Gianmario Lucini, Agostino Contò, Laura
Caccia, Beppe Salvia, Rosa Salvia, Mario Benedetti, Giorgio Bonacini, Antonella
Anedda, Alessandro Fo, Enrico Testa, Daniela Raimondi, Corrado Bagnoli, Roberto Bertoldo, Caterina
Davinio, Alessandro Ceni, Gian Ruggero Manzoni, Riccardo Martelli, Ranieri
Teti, Gian Mario Villalta, Lina Salvi, Luisa Pianzola, Raffaele Marone,
Stefania Bortoli, Luigia Sorrentino, Stefano Dal Bianco, Alba Donati, Nicola
Ponzio, Alessandro Assiri, Loredana Semantica, Alessandra Paganardi, Roberto
Cogo, Cristina Alziati, Rita Pacilio, Laura Liberale, Marco Bellini, Francesca
Ruth Brandes, Nadia Agustoni, Paolo Pistoletti, Mia Lecomte, Francesco Tomada, Alessandro
Polcrì, Giovanni Borriero, Giovanna Frene, Marco Giovenale, Silvia Comoglio,
Fernando Lena, Renata Morresi, William Stabile, Federico Scaramuccia, Francesca
Matteoni, Daniele Poletti, Annelisa Addolorato, Cristiano Poletti, Nader Ghazvinizadeh, Alessandra Carnaroli, Veronica
Tinnirello, Fabrizio Pittalis, Mariasole Ariot, Nicola Furri, Gabriele Gabbia, Franca
Mancinelli, Guido Cupani, Ambra Simeone, Saverio Bafaro, Luca Rizzatello,
Alessandra Cava, Giulia Rusconi, Andrea Lorenzoni, Giusi Montali, Francesco Terzago,
Francesco Maria Tipaldi, Matteo Bianchi, Roberta Sireno, Bernardo Pacini,
Giuseppe Nibali
venerdì 10 ottobre 2014
"Sono ormai tante le antologie della nostra poesia"
Nell’Antologia della poesia italiana,
compilata da Ottaviano Targioni Tozzetti nel 1884 per le edizioni Giusti, lo
studioso toscano inaugura la prefazione con una captatio benevolentiae frequentissima anche ai giorni nostri: “Sono
ormai tante le antologie della nostra poesia, che a volerne aggiungere una
nuova a quel numero pare proprio necessario che se ne chieda prima scusa alla
gente.” Quest’approccio la dice lunga sul sommerso antologico presente nelle
patrie lettere già a partire dall’unità d’Italia, sommerso che il T.T.
definisce “moltiplicarsi di libri inutili in tanta penuria di libri buoni”.
Altro ‘già sentito’ contemporaneo. Anzi, a scartabellare antologie e riviste
del secolo XX, direi pure luogo comune costante di chi non vede perché non
cerca o, peggio, di chi cerca la via vecchia perché non sa capire la nuova.
Nuova che si apre a ventaglio, a radice contorta, a raggiera; nuova e perciò
invisibile o, perlomeno, non immediatamente chiara nel suo essere pregna di
presente e di futuro. E, sia ben chiaro, a questa miopia nessuno sfugge (vedi
per esempio il fraintendimento totale di Pasolini verso la poesia di Eros Alesi,
per altro lungimirante nel riconoscere i felici esordi della Rosselli e di
Massimo Ferretti).
Un
secondo aspetto di questa antologia che mi preme sottolineare è la scelta del
canone, in chiara dipendenza dallo spirito del tempi, per quanto il
Risorgimento sia finito da quasi tre lustri: per il Targioni Tozzetti i poeti
del XIX secolo sono tutti portavoce di un entusiasmo politico-civile, per
quanto poi sia impossibile, anche per lui, scartare capolavori oggi indiscussi.
Rientra in questa prospettiva ideologica la scelta del frammento dei Paralipomeni della batracomiomachia, “Morte
di Rubatocchi”, e l’esclusione de “L’infinito” e di “A Silvia”, i due idilli
del recanatese oggi più conosciuti.
Altra
osservazione: a chiudere la nona edizione del libro (1904) è Maria Aliuda Bonacci
Brunamonti (1841 – 1903), della cui poesia Pino Fasano, nel Dizionario biografico degli italiani (1969)
metteva in luce negativamente l'intonazione
“etico-riflessiva irrimediabilmente provinciale” oltre che l’aspetto
didascalico e religioso, evidentemente poco in sintonia con gli anni della
contestazione giovanile globalizzata e laica in cui il Fasano, eccellente
italianista, si trovò ad operare. Il Targioni Tozzetti aveva forse inserito
altri suoi contemporanei (non ho per le mani la prima edizione dell’Antologia e le note del curatore della
nona edizione, Francesco C. Pellegrini, sono insufficienti a capire chi è
rimasto fuori); pare anzi che sia stato quest’ultimo a inserire la Bonacci
Brunamonti, per salutare la recentissima morte della poetessa umbra, con buona
pace del Targioni Tozzetti, morto pochi anni prima. Sta di fatto che fa
impressione leggere le poesie degli autori tardo ottocenteschi (ad esclusione
del Carducci, che fu maestro per tutti) e confrontarle con quelle degli
Scapigliati, di Pascoli, di D’Annunzio, autori che scrivevano proprio durante
(o quasi) la compilazione dell’Antologia.
C’è un salto epocale sia sotto il profilo stilistico e sia degli ideali tra il
Tommaseo, il Giusti, lo Zanella e la nuova schiera di poeti che chiuderà
l’Ottocento, inaugurando il Novecento. Potremmo anzi dire che la poesia
italiana moderna comincia dove finisce questa antologia, tutta pregna –
inevitabilmente – di retorica risorgimentale mista a cattolicesimo civile:
niente di male naturalmente, eppure lontanissimi entrambi da quella solitudine
di massa, da quell’antisublime che saranno la cifra del XX secolo e forse anche
del principio del XXI. Resta da capire, oggi, se siano giunte alla fine anche
queste condizioni della modernità o, forse meglio, in che modi solitudine e
antisublime si stiano coniugando nella poesia italiana contemporanea. Forse il
lungo elenco dei poeti di Blanc qualche risposta la dà.
domenica 29 giugno 2014
“Traversi” al Piccolo festival della Poesia e delle arti notturne
Nata dalla passione e
dalla competenza di Marco Scarpa,
dalla lungimiranza delle Edizioni Prufrock
spa
e dall’accoglienza di Ca’ dei Ricchi, a Treviso,
che ha ospitato 18 poeti
italiani nella prima metà del 2013,
l’antologia Traversi
sarà presentata al
Piccolo festival della Poesia e delle
arti notturne
il 2 luglio, ore 21,30 a Portogruaro.
Ogni autore – fra questi
Cristina Alziati, Gian Mario Villalta e Ida Travi – viene presentato senza
tecnicismi da Scarpa, giovane poeta e singolare organizzatore di eventi.
venerdì 25 aprile 2014
Père Lachaise antologia. Racconti dalle tombe di Parigi
Sta per uscire, bilingue italiano e romeno, Père Lachiase. Racconti dalle tombe di Parigi, a cura di Laura Liberale ed edito della casa editrice romena Ratio et Revelatio di Oradea, al confine nord con l’Ungheria.
Scrive Raluca Lazarovici Vereș: “Io e mio
marito siamo i titolari Insieme a una piccola e valorosa
squadra con ottime credenziali, abbiamo iniziato la nostra avventura
nell’editoria romena ed europea come traduttori (tra l’altro sono la
traduttrice ufficiale in romeno di Massimo Carlotto - ho già tradotto Il
fuggiasco e Arrivederci
amore ciao, pubblicati nel
2009, e nei prossimi mesi tradurrò Cristiani
di Allah per Ratio et
Revelatio – e di Fabio Geda, del quale ho tradotto Per
il resto del viaggio ho sparato agli indiani, pubblicato sempre nel 2009;
recentemente ho tradotto il libro di Enzo Bianchi, Uomini
e animali, per Ratio et Revelatio), redattori, curatori,
autori. Quello a cui miriamo è, da un lato, il recupero dei valori del
classicismo filosofico antico e medievale (specialista mio marito, teologo e
filosofo di discreta fama), dall’altro la proposta di una visione della
letteratura contemporanea (io sono di formazione contemporaneista, laureata in
Lettere a Padova nel 2004 e addottorata in Romanistica all’università di Torino
nel 2009) che sia all’altezza del progetto europeo comune – la letteratura non
ha frontiere, i valori europei contemporanei sono più simili di quanto i
localismi di oggi vorrebbero ammettere.
La nostra idea è
questa: libri che appaiano in più paesi europei allo stesso tempo, prodotti
editoriali romeno-italiani, romeno-tedeschi, romeno-inglesi, ecc. (sperando poi
di rimescolarli grazie ad accordi con distributori, editori locali, agenzie
letterarie), che taglino trasversalmente l’Europa. Vorremmo così poter
contribuire a contrastare il crollo odierno della fruizione dell’arte in
generale e del libro scritto in particolare. Per formazione e passione noi
viaggiamo molto e non abbiamo infatti trovato un solo posto nelle grandi
capitali/metropoli europee in cui non si senta l’allontanamento innaturale del
lettore dal testo scritto, dagli autori, dalle librerie.
Come iniziare?
Con un progetto pilota basato su un gruppo di quattro libri a mio avviso
emblematici:
1) l’antologia Père
Lachaise. Racconti dalle tombe di Parigi, a cura di Laura Liberale
(con la partecipazione di 23 autori italiani), tradotta contemporaneamente in
romeno. Parigi a Bucarest? Voglio ricordare che la Bucarest interbellica era
chiamata dai viaggiatori stranieri “la Parigi dell’est”, oppure “la Piccola
Parigi”. I legami della Romania con la Francia sono secolari, si pensi all’alto
tasso di francofonia della Romania attuale, agli scambi interculturali,
agli studi alla Sorbonne (io stessa ho conseguito una specializzazione
post-laurea in Diritto internazionale all’università parigina nel 2006-2007, e
mia sorella è psicologo-psicoterapeuta a Parigi).
2) il romanzo in
italiano (con traduzione in romeno) Sottobosco di Simona Castiglione, ottima
scrittura sul mondo femminile e sull’immigrazione dalla Romania e Moldova degli
ultimi anni. Eccezionale abbattimento degli stereotipi da parte di chi ha
vissuto in prima persona l’esperienza della vita e la sorellanza con
una colf\ baby sitter moldava romenofona. Per la scrittura del romanzo
l’autrice ha viaggiato per tre mesi in Moldova.
3-4) Due fiabe
italo-romene – in edizione bilingue: La favola della piccola ape (testo e illustrazione di Letteria
Giufrè Pagano, regista teatrale e artista che tiene numerosi laboratori presso
le scuole della Toscana, sposata con un romeno, studioso e traduttore dello
storico delle religioni Mircea Eliade per svariate case editrici italiane) e Il
Sogno vero, di Laura Boerci (artista poliedrica di grande talento,
scrittrice, regista teatrale, pittrice, nonché assessore del proprio comune nei
pressi di Milano. Laura Boerci è disabile e le sue opere vengono realizzate
esclusivamente con la bocca. Il suo lavoro artistico è da sempre volto alla
lotta contro la discriminazione della disabilità e della diversità in genere).
Questi sono i
quattro libri che vedranno la luce nella primavera del 2014.
Ci sono poi i
nostri libri in romeno, che vorremmo distribuire in Italia per venire incontro
alla necessità crescente di un nuovo e numeroso pubblico lettore romenofono.”
Qui per l'acquisto
Qui per l'acquisto
Gli autori di Père Lachaise: Francesco Abate, Chiara Baldini, Francesca Bonafini, Claudia Boscolo, Simona Castiglione, Laura m. De Matteis, Caterina Falconi, Loretta Franceschin, Sara Gamberini, Mauro Graiani, Stefano Guglielmin, Riccardo Irrera, Janis Joyce, Paolo Logli, Gianluca Minotti, Gianluca Morozzi, Antonio Paolacci, Andrea Ponso, Paola Ronco, Paolo Zardi, Heman Zed, Giovanna Zulian.
giovedì 6 dicembre 2012
La generazione entrante
Ne La generazione entrante. Poeti nati negli anni Ottanta (Giuliano Ladolfi Editore, 2011) c'è uno spostamento significativo rispetto all'operazione dello stesso Ladolfi quando curò L'opera comune. Antologia di poeti nati negli anni Settanta (Edizioni Atelier1999): là si metteva al centro l'opera, il "comune" che i nati negli anni 70 stavano edificando; qui si mette l'accento sulla "generazione", sul movimento che questa compie: è "entrante" ossia si affaccia anzitutto nella società letteraria, portandosi, scrive Ladolfi, un carico di spaesamento e di angoscia, sconosciuti "durante l'intera Modernità". L'assunto è provocatorio, storiograficamente fragile (si pensi all'angoscia già fortissima nei vociani o, per fare un salto di almeno sessant'anni, al tragico in Milo De Angelis e alla disperazione di Simone Cattaneo, incluso nell'Opera comune); l'assunto è provocatorio eppure sensato, a patto che si riconosca lo "smarrimento tragico della figura paterna" non come una scelta consapevole dei singoli poeti, un rifiuto a inserirsi in una tradizione, ma quale effetto inedito dell'abbandono dei padri nei confronti di questa generazione: mai come ora, infatti, la giovinezza è in pericolo in termini di garanzie sociali e professionali.
Più che di parricidio, parlerei dunque di sentimento
dell'orfanità, che attanaglia questi giovani, collocandoli in un limbo dove il
presente è tutto ciò che procura dolore e gioia gestibili, una volta compreso
che sul futuro non si può più scommettere e che il passato è responsabile di tutto
questo. E' la politica e l'economia a lasciarli soli, non tuttavia la
tradizione, la cultura, e almeno per due ragioni: 1) Ladolfi stesso se ne
prende cura, li studia, li indirizza, evidenziandone, in questa antologia fili
comuni e differenze. E così fanno i poeti chiamati a fare da padrini (Antonella
Anedda e Anna Maria Carpi, tanto per fare due nomi autorevoli). Per non dire di
Matteo Fantuzzi (classe 1979), curatore e sponsor morale dell'iniziativa. 2)
l'antinovencentismo è senz'altro un padre presente in queste poetiche del
quotidiano e degli affetti familiari, privati tuttavia dell'elemento militante,
che costituì la scelta antilirica, per esempio, dei crepuscolari. Oltretutto,
questi giovani poeti, ciascuno a proprio modo, si riagganciano a tradizioni
europee prima che al dibattito italiano del XX secolo, e, di quest'ultimo,
accolgono l'opera anziché l'assunto polemico. Ecco allora che Saba, Penna,
Caproni e certi stilemi della linea lombarda incontrano la canzone d'autore e
un inevitabile egocentrismo postadolescenziale; per non dire dell'importanza
del cinema e, più in generale, della cultura dell'immagine, due esperienza con
le quali sono cresciuti, mangiando nutella e fumetti, maneggiando videogame
prima che fionde o rane nei fossi.
La natura postideologica
della loro parola li porta a entrare senza far clamore, a smarcarsi
senza rivendicare una giustizia comune o un posto al sole nelle antologie
future; a smarcarsi affinché la loro singola voce risalti al meglio, con
urgenza esistenziale ben controllata dallo stile, tendenzialmente asciutto ma
non ermetico, dove le cose hanno il loro peso così come le emozioni, talvolta
in uno scambio reciproco di proprietà, dove è lo spazio a dominare, mentre –
come detto – il tempo sembra scomparso, se non nella sua forma minimalista, di
"piccolo fatto vero" come direbbe Sanguineti, eppure tremendamente
significante.
Bene dunque l'operazione culturale messa in piedi da Ladolfi e Fantuzzi, con l'invito semmai a decidere se credono davvero al quantum generazionale, visto le infinite pinze con cui il curatore tratta l'oggetto (Fantuzzi: "gli autori si giudicano attraverso le opere e non mostrando la carta d'identità"), oppure se la scelta degli under 30 non sia funzionale a un'idea di poesia, quella appunto fortemente emotiva prima che comunicativa (non sono tutti poeti di facile lettura quelli scelti), esperienziale prima che gnoseologica e/o metaliguistica.
Bene dunque l'operazione culturale messa in piedi da Ladolfi e Fantuzzi, con l'invito semmai a decidere se credono davvero al quantum generazionale, visto le infinite pinze con cui il curatore tratta l'oggetto (Fantuzzi: "gli autori si giudicano attraverso le opere e non mostrando la carta d'identità"), oppure se la scelta degli under 30 non sia funzionale a un'idea di poesia, quella appunto fortemente emotiva prima che comunicativa (non sono tutti poeti di facile lettura quelli scelti), esperienziale prima che gnoseologica e/o metaliguistica.
Contiente
testi di: Dina Basso, Marco Bini, Carlo Carabba, Giuseppe
Carracchia, Tommaso Di Dio, Francesco Iannone, Domenico Ingenito, Franca
Mancinelli, Lorenzo Mari, Davide Nota, Anna
Ruotolo, Giulia Rusconi, Sarah Tardino, Francesco Terzago, Matteo
Zattoni (in rosso gli autori
già presenti su Blanc de ta nuque).
Dina Sasso, da Uccallamma
(Voci della Luna, 2010)
Aju na vina
ca sutta a carni nun ci vola
stari:
suli nunn’i pò pigghiari
e idda,
buttana,
acchiana a picca a picca,
picchì vola a luci e u caudu.
Ju a chiamu “l’autostrata”
e u dutturi ha dittu
ca ccon paru di ’gnizioni
si nni cala n’atra vota;
ju però ma scantu:
e suddu fussa a vina poetica
e ddopu nunn’a scrivu cchiù?
[[
Ho una vena / che sotto la carne non ci vuole stare: /
sole
non ne può prendere / e lei, / puttana, / sale a
poco
a poco, / perché vuole luce e caldo. / Io la chiamo
“l’autostrada”
/ e il dottore ha detto / che con un paio
di
punture / si sgonfia un’altra volta; / io però mi
spavento:
/ e se fosse la vena poetica / e dopo non
scrivo più? ]]
Marco Bini, da Conoscenza del
vento (Ladolfi, 2011)
Ogni volta è come mandare un
vetro in frantumi
in un dato frangente, di
fronte all’evidenza
di una rotazione nuova della
Terra, e fuggire
non si può all’infinito,
sgattaiolare come Ottobre
Rosso, sotto il pelo della
notte; e perché non farsi ago
da sotto la trapunta,
trapassare una molecola
alla volta, spuntare dalla
parte del sonno
più sconvolta per disarmarsi
nel mattino?
Perché quel che ti tocca è
incontrare ancora la luce,
quel che ti importa che il
giorno non sia troppo castigo.
Carlo Carabba, da Gli anni della pioggia (PeQuod, 2008)
So, well go no more a-roving
so late into the night
G.
Byron
Sono passati gli anni della
pioggia
e non ho moglie o botte,
siedo allo stesso lume,
dove di notte scrivo, se non
esco.
All’università ho trascorso i
pomeriggi,
qualche mattina — era gennaio
e il bar era deserto,
raccontavi
del modo in cui era morto tuo
marito
(tuo figlio era presente) e io
ascoltavo.
Lo scorso settembre, in
campagna,
la festa dell’inizio
dell’autunno, come
l’avevano chiamata
“che non andremo più la notte,
ecc.”.
Abbiamo litigato in macchina
incerti se partire
quasi un’ora di strada fosse
un viaggio.
Ridevamo al ritorno a cuore
pieno
come se poi davvero
fosse l’ultima volta
e non andremo più la notte.
Da qui sono partito
qui dove non arrivo.
Giuseppe Carracchia, da La virtù del chiodo (L’arca felice, 2011)
A te che cima di bellezza e
mondo
per prima hai colto con mano
sul mio
volto a premura di madre che
va
in fondo e non invano rendo
grazie
al tuo universo, tu seconda
persona singolare che m’hai
preso
ed immerso feconda compagna
universale in te ritrova
grazia
il disperso che impara
il buon uso del sale:
rinsalda a condimento la
ferita
ed evita di confondere il male
col rosso che disinfetta la
vita.
Tommaso Di Dio, da Favole (2003 -2009)
A
volte ho talmente paura di cavare
tutto
dal quadro che lascio delle
ombre,
che hanno l’unico scopo di
chiarire
il concetto della mia luce. Sono
le
ombre della mia paura. La paura che
non
rimanga nulla se non il deserto.
Mario
Deluigi favola
Quando vi incontro tutti,
vorrei dire cose per la strada.
Fermarvi, seguirvi nei vostri
cerchi di pelle.
Erano gli alberi forti, nei
boschi, cortecce e tronchi
crescere di radici;
incontrarsi per le strade
è come cercare le braccia
dentro la terra
scavare fino alla faccia. Io
voglio vedere
come guardate la paura di
stare tutti insieme
qui, nello stesso posto; cosa
è che fa
di un ammasso di tronchi
un bosco.
Francesco Iannone, da Poesie della fame e
della sete (Ladolfi, 2011)
Spesso si viaggia ininterrottamente
seguendo
la circonferenza minima
tracciata
dalla dispersione di una
goccia sull’asfalto.
Come quella volta, era passato
qualche tempo,
tu venivi tirandoti appena la
sciarpa sul collo
i seni li affliggevi con il
peso delle braccia
poi la pioggia colpiva me
che portavo fuori un poco il
naso dalla finestra.
Spesso si viaggia solo se
arriva un vento
a sollevare via dai cardini le
porte
e si ritorna al passo, quello
fisico che lascia
sgonfi i muscoli delle gambe e
strappate le ginocchia.
Sfinito tutto, così, e io,
lieto, contento.
grāmmatologia del possesso
Segnala il complemento oggetto
determinato
strāna cosa questa particella persiana
posta oltre la parola, rā,
to- rā mikhaham, come dire
tu- rā voglio, un modo insolito forse
antico
per dirti che ti voglio
pur reggendo sincero il
TU del volerti intatto da
questo senso
del possesso che nella mia
lingua
gelosamente macchia la tua
bocca.
Oscillano litigiosi i
grammatici
a definire con rinnovatā scienza
la grāmmatica del rā,
che io quando è buio e poche
son
le cose che prendono ad ardere
nella notte
proverò a dirti, rā dell’ineffabile,
come “oro attorno alla parolā”
del possesso così sei trāsmutata alchimia della voce
che mai rāggiunge il nome per intero.
E s’accorda il nome purāmente immerso
nell’oro che l’avvolge
all’oggetto mai a fuoco nella
lingua
nel fondo della gola.
Faremo presto quindi a rāccoglierti
senza macchiarti con le mani,
sottile bocca di rubino,
estrātta da un più antico tempo
che indicare era sublime
solamente con un guizzo dello
sguardo.
Ma cosa sanno i tristi grāmmatici
del disamore di questa luce
che trāspone e srādica
l’Oggetto dalla casa nel suo
luogo
come una bellezza intatta che
mai sprofonda
nel buio della voce?
Cosa saprete mai voi mercanti
di facili illusioni
d’imprigionare il Nome
in una nicchia senza luci?
Parlerò allorā di quest’oro attorno alla parola,
e di come impedirā a me
di dire per intero il tuo
petto d’argento,
pur senza toccarti con le dita
delle labbrā
potrò così infine
accenderti e purificarti nel
fuoco vivo.
Ma queste son cose d’altri
tempi,
e non ci accoglie più la gente
quando spargiamo
magia
per le strāde.
Franca Mancinelli, da Mala kruna (Manni, 2007)
e la ragazza arco
appoggia un piede in aria e
congiunge
costellazioni di non generati
al grido che ha rotto ora le
acque,
appesa la pelle a un ramo
cattura
il vento, è una busta della
spesa
di desideri altrui
svaniti in uno sguardo
nel treno del mio sangue
salite
Lorenzo Mari, da Minuta di
silenzio (L’Arcolaio, 2009)
per Umberto Bellintani
Chiaro rifugio
l’ansa della
parola
la casetta
dispersa
il grande fiume
che va lento
verso casa —
non si capisce
senza l’ardire
di appiccare il
fuoco
in questa golena
(e poi fuoco,
e poi acqua)
l’impossibilità di
dire con secchezza
il momento, di
vivere
il disastro
completo
con poco, eppure
contestare — amare
e a tempo
presente.
Davide Nota, da Battesimo (LietoColle, 2005)
Fui iniziato all’arte
nell’illusione
di portare un po’ di luce a me
medesimo ed al mondo; mi sbagliavo.
Non so di preciso cosa ho
sbagliato:
se certe letture o
quell’erudizione
che ricercavo in biblioteche e
scuole
tralasciando l’intensità che
duole
ad ogni passo sulla riva
impura.
Ma il duri finché dura la
costanza
è già finito, consunta quella
rabbia
aristocratica che mi portavo
sulla
schiena, come un masso, quella
teatrale
messa in scena che è la vita e
non è
la vena, né la poesia…
Ma in questo dopo dopo dopo
guerra,
dove la terra è fragile ed i
piedi
esausti, a prima mattina serra
la voce un diniego soffuso
sotto
pelle, nella carne ardente. E
come
vedi non scrivo più poesie
d’amore,
né rubo rose alle coltivazioni
industriali per donarmi in
qualche modo
un breve lapsus accidentale.
Si va, anzi, si va nell’acqua
sporca,
si continua la ricerca nell’epoca
delle fermezze, delle
decisioni
inesorabili, mentre
inesorabile
per noi è solo il mattino, è
questo
scarno tentativo che nel
sangue
cerca di salire alle arterie,
al cuore.
Ma è un’aspettativa
schizofrenica
che in fondo il fondo di
rinuncia sfiora
spesso, quando a sera per
esempio guarda
il popolo rientrare dalle
feste
al mare, dagli chalet che si
riempiono
di luci e battiti animali: che
si vive
giovani per già dimenticare
qualche
cosa di non visto, non
vissuto.
Eppure il trauma ce lo
troviamo impresso
dentro, come un marchio a
fuoco,
come un battesimo insaputo
che soltanto a tarda notte
conosciamo.
Anna Ruotolo, da Tuttitudine (2009-2011)
Dovremmo parlarne con una
lingua diversa,
o-c-e-a-n-i-c-a
che lasci filtrare cose grandi
e cose piccole
attraverso i cassetti del
mondo.
Questa sarebbe la via migliore
per tutto il tempo.
Qualcuno dice via, way, noi maniera.
Loro vanno, noi abbiamo il
dare da una rete di mani
toglierci qualcosa, aspettare
il ritorno,
il contraccambio. È che ci
trattiene la mano
tesa, le mani nelle mani. Mano
che finisce
e non corre in strada. Mano
che finisce per restare.
Giulia Rusconi, da l’altro padre (2010)
Per Giovanni
seduto
su una panchina nel campo del Ghetto.
Eloì,
Eloì, lemà sabactàni?
Tutti mi dicono che sono una donna
e bella e che ho spalle ampie
gambe robuste di ferro.
«Cammina da sola ora».
Io non cerco che una mano
grande che mi copra tutta la
faccia
non mi faccia invecchiare.
Sarah Tardino, da I giorni della merla (Lietocolle, 2011)
Sono la merla e i suoi giorni,
la maga e l’ombra della rosa,
l’aprile della vendetta sotto
mentite spoglie,
la vita che assalta con un
segno,
il baro salvato dall’ironica
sorte,
la ruota da cui nessuno ha
scampo:
sono la fedele assassina!
A chi darò il mio canto se non
torna Atlantide
dalla schiuma delle finzioni?
Sono la rapina
L’ape regina che divora
Casanova
con un pungiglione di amplessi
e ne fa miele e menzogna per
animare eserciti
di plastica alle porte della
risacca.
Francesco Terzago
Dedica
Cercare
e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo
all’inferno,
non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio
Italo
Calvino,
Le
città invisibili.
Mia nonna mi chiamava tesoro,
lipscén
diceva e mi appoggiava una
mano sulla testa
e mi diceva che era stanca.
Vedi lipscén le stelle
che sono sopra di noi, il
cielo, — l’universo che
non ha confini pensa — a tutte
le cose che ci sono
dentro pensa agli anni che ci
separano e pensa
a quante persone, in questo
preciso momento,
ed è possibile che sia così —
tesoro, lipscén si
staranno parlando delle stesse
cose, e ci sarà una
brutta donna come me che
piange dicendo al nipote
cose come queste. Lassù
vorticando su delle
pietre azzurre come la terra —
che è una pietra azzurra
anche se il suolo è velenoso e
non devi mettertelo
in bocca quando fai i tuoi
giochi, mi raccomando
lipscén, tesoro, e pensa che
siamo degli atomi
tenuti assieme senza un
apparente motivo, perché
siamo fatti così? Fatto sta
che lo siamo. E che
questi atomi ci saranno
sempre, — questi atomi
ci saranno, anche quando io
non ci sarò più, —
in questo modo — e non mi
potrai parlare né
ascoltare. E non ricorderai
più il timbro della mia voce
che ora ti è così familiare, —
né questo volto rugoso
con cui ti addormenti. Perché
mi sarò fatta cremare.
E mi si potrà tenere in una
scatola per le scarpe
se lo vorrai. Ma quegli atomi
lipscén, tesoro, chissà
che il tempo non passi per
essi a una velocità differente,
che per loro il tempo sia ben
poca cosa, almeno
a confronto del nostro. E io
ti aspetterò in una sala
come questa o migliore. E ci
sarà un momento in cui
questi atomi si riuniranno e
io sarò di nuovo qui
e anche tu lo sarai, che nel
frattempo avrai fatto la tua vita,
anche tu morto, passato per la
vecchiaia —. E sarai
di nuovo. E ci troveremo
assieme da qualche parte,
appunto. Tu, io, tua mamma,
tutti quelli che vorranno.
Tutti assieme. E capendo la
cosa incredibile che ci è successa
potremo stare assieme e non
incontrare più la tristezza
di questa vita o il
disfacimento. Sonomolto stanca lipscén,
tesoro. È tardi, sono molto
stanca. O forse saremo
gli stessi. Un’altra volta
come questa,ma non ci ricorderemo
nulla di quello che siamo
adesso. E non avremo da passare
assieme che il tempo che già
abbiamo avuto, e faremo
gli stessi discorsi
rammaricandoci di avere poco tempo,
io ti parlerò per l’ennesima
volta di queste cose, e questo
inverno passerà ancora. E
qualcuno ti chiamerà un giorno
che sarai lontano. Ti chiamerà
per dirti che sono morta.
Ma sarai abbastanza cresciuto
per affrontarlo,
quella voce ti dirà che ho
deciso di farmi cremare.
Prenderai questa notizia come
tutte le cose inaspettate e,
arrivato a casa, ti siederai
da qualche parte pensando
a queste parole che ora ti sto
dicendo. Ho tanto sonno,
mio tesoro.
La tapparella abbassata sta
vibrando e il chiarore
che la attraversa mette un
abaco sul grande tappeto
che ha portato dal magazzino
di sua madre. Lei ora non c’è,
così posso fare i conti con i
miei novemila giorni di vita.
Mi sembra una cosa ridicola.
Un numero tanto grande
per qualcosa di tanto piccolo.
La plafoniera sospesa sul
nostro letto
è un mondo di freddo sporco,
una molle sfera di polvere
inchiodata al soffitto. Su
quella calotta una bufera silenziosa
si flette su un gruppo di
nomadi vestiti d’azzurro,
li vedo lì tutti i giorni, che
non avanzano di un passo.
Matteo Zattoni, da L’estraneo bilanciato, Stampa 2009.
La disperazione di mio
padre
La disperazione di mio padre è
anche la mia
lo ripeto anche in quella, non
inventa nulla
ancora stavolta, la mia testa
trattenuta
come una palla, dalle mie mani
incapaci
di farla scorrere entro la
pista dei birilli
sono finito in corsia e pulsa
il fotogramma
cappello semplice calato e
sciarpa alta
mentre esci borbottando uno
pensa
di arrivare tranquillo alla
vecchiaia e invece…
l’ingiustizia è tutta lì, ma
l’angelo
vendicatore che è in me
se ne sta in un angolo,
acquattato
s’intestardisce ancora a
capire il mondo, lui.
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