domenica 10 aprile 2011

Una proposta editoriale: Manuel Micaletto


Parte altissimo Manuel Micaletto, scovato in facebook e giovane più che mai: nel primo testo accenna alla confutazione di Hobbes a Cartesio, a proposito del rapporto fra res cogitans e res extensa, snocciolando una passeggiata-corpo di un cefalopode in una città appestata, forse presa a prestito da Camus, con sorprendenti accostamenti sintattici ("Svegliarsi allora / è medicare la stanza, sbucare nel secolo) con vocazione talvolta surrealista, talaltra barocca, laddove intreccia catene metaforiche degne del Marino, come quando nella doppia elica corpo-città malate, innerva "la sintassi / dispari" o, altrove, "la sillaba / dell'infortunio", consegnandoci una scrittura dove pensiero e materia rinviano l'uno all'altra, in uno scambio osmotico mai in equilibrio, così che ogni espressione "si sbilancia, cade a specchio, obbedisce / al suo stesso piombo". Ne consegue che la passeggiata nel bosco dell'essere, cui è invitato il lettore nella raccolta inedita Il piombo a specchio, lasci dietro di sé una scia ancora densa di senso, ancora viva, luminescente, e forse, anche, putrescente, cui continuamente tornare con la memoria e lo sguardo. Tale evenienza non riflette soltanto una visione del mondo, un preciso insegnamento pregno di pessimismo, ma è anche una dichiarazione di poetica, il procedere stesso della scrittura di Micaletto, tra purezza della riflessione e caduta dei corpi perché mortali, tra specularità luminosa e l'orrido dell'opaco, con ciò evidenziando una consapevolezza davvero rara in un ventenne, supportata da scelte retoriche evidenti eppure giocate in sordina, come nella migliore poesia contemporanea. Si veda, per esempio, l'ottimo il gioco fonetico di Benedizione del legamento ("sfasare il tetto, tramutare la cifra / in effetto). Ma come gestire le gambe, tutto ..." oppure il calembour-lapsus di Un primo niente: "non una foglia / tremò più del devoto" (con ripresa della catena pensiero-materia nell'accezione lessematica, grazie alla citazione dell'omonimo glottologo. Gioco coltissimo che tuttavia può essere negato, leggendo "devoto" nell'accezione ironico-critica: la foglia non tremò più di quanto farebbe un devoto, un fedele timorato di Dio).

Per dirla in breve, ma chiaramente: farsi sfuggire un autore così, da parte delle case editrici meglio distribuite (e gratuite, s'intende), sarebbe una vergogna...



Benedizione del legamento


Ricordo la passeggiata
di Hobbes, le strade premute come cefalopodi - soprattutto di ogni passo
l'origine, la gabbia intercostale. Poiché la secchezza delle fauci
vale come carestia
per queste vie brachiali, percorse ora a un fianco
ora in mezzo al torace, dove
il sangue è reciproco e la sintassi
dispari – il “più bel legame”, il vertice che attira
gli insetti. Un viale alberato
è un cordone sanitario
dove il centro sta per miracolo, mentre i lati
toccano alle epidemie. Per comodità, separo la predicazione
dal contagio - ma decisiva è l'inclusione, la corsa
ai linfonodi. (Le cose più piccole, per esistere
devono eccedere in numero, sfasare il tetto, tramutare la cifra
in effetto). Ma come gestire le gambe, tutto – se il corpo contiene
vuoti ricorrenti
ricavati tra le spugne – come, se accoglie
ogni schiacciamento
e teste enormi. La peste è un'unità
piramidale, installata dove tutto è più molle - è una camera
sottoscapolare, un tessuto
poroso. E raggiunta la sua sede, trema:
esattamente un budino.



Retentissement


Anche questo sonno mescola le ossa, sceglie il centimetro, la statura
dell'amnesia. Tutto è esposto
alla trazione invisibile, il fiato corto degli dei
che inalano il soffitto. A nulla vale l'agilità del telaio,
la parola al carbonio, l'acqua
senza mediazioni, nel prodigio. (Qui la fine
è una funzione del tessuto, procede dall'amido).

Dunque molte cose sono un'esplosione, più le altre
che arrivano in barella
nello spazio di un taglio. Perciò della tosse credo
più della scossa: invece si concentra il buio, la sillaba
dell'infortunio. Svegliarsi allora
è medicare la stanza, sbucare nel secolo.

Più alto l'incarico: tutto accade così fuori – tutto, intendo, rasoterra
in perfetta aderenza, la frizione anatomica -
non possiamo che ricevere i feriti
dove avviene l'origine e tende
a non scomparire, ma anzi a precisare la cura

questa casa ha un decorso, una condotta clinica.




Ri-capitolazione


Non si interroga un oggetto ma si collauda il vuoto
non si torna vivi tra i vivi per raccontare
come l'occhio si conclude dove
comincia la pista degli atomi e più o meno tutto si arrampica
per mai più tornare, più o meno tutto stravolto, con le zampe
che tentano un recupero, un insetto in quella frenesia
che risucchia l'aria - e la crosta pure intatta, dietro, fa a gara
col mondo, disegna una ruota, una trottola
nel cuore della corsa, un giocattolo
della fine.

L'infanzia è un ronzio di aerosol: un boccaglio spray
attrae la percentuale, la frazione curativa, il settore
che ripristina il sangue, l'acqua derivativa
ai minimi termini.




Layout


Il tempo a barre dei display
strattona il sangue nella mischia, contende la mosca
al suo dominio di centinaia
e centinaia di occhi, e centinaia ancora, la folla
si rovescia e reclama
il vuoto innocente e preme e divarica
la stanza, curva a strapiombo, rintraccia nel letto quella norma
che detiene l'origine.

Non è facile rinvenire
un altrove del centro, spiazzati
in testa al buio compatto
che si fa strada e lascia
il mondo al palo.
Così poveri di mondo, allora, staccare il testo dalla pagina e questo enunciato
che prende una strana piega, si sbilancia, cade a specchio, obbedisce
al suo stesso piombo.




Norme viventi


La sepoltura dei morti è un modo di contare l'ombra
che risale alla piena dei passi, dimezzare la parola
contro il varco o come
distribuire il dolore in parti eguali e tutti
rendere grazie al suo unico
principio di conversazione - mentre qualcosa
resiste alla vita come
a un'inondazione, una scorreria di cellule

tutto procede senza interruzioni
finché l'evento non chiede asilo al regno
degli invertebrati e in osservanza
alle leggi più abissali assume
una densità altra, sconfessa quella severità
dello scheletro per resistere
al fischio della pressione che confeziona
la silhouette in vista
dello scoppio

e l'interezza dei pesci e degli dei mirabilmente
assistono la concorrenza
di niente in vari
e pratici formati (l'idea è che le cose, nella discesa
sostituiscano al peso
un dispositivo
di sicura efficacia)

e l'evento di cui prima
semplicemente non può esistere e plana
uno strato più in basso, perviene al tappeto
del discorso, si deposita
nel vuoto



*


è dunque prassi che la stazza dei morti
sia incrementata per ragioni
di compatibilità strutturale, in adeguazione
alla morte e alle recenti norme (la prima non conosce scomparti
ma scomparsi e potete facilmente riconoscerla, enorme
e si presenta sempre tutta dunque
ciascuna morte si configura
come una strage, una frana integrale)

perciò un cadavere non conosce pace da che
inizia ad ingrandìrsi
fino a quando non spicca il volo e certamente occorre
indagare riguardo questa sproporzione
tra estensione e vita, ed è difficile in tutto questo
rinunciare a un distretto
immacolato, fare a meno del vuoto




Un primo niente


Cose durissime si opposero
all'anello terrestre, al metamero irrigato.
Nella boccia avvenne l'insperato,
la corolla d'aria: non una foglia
tremò più del devoto.

Per mezzo di grandi anfore e di
significati ancora maggiori
approntiamo il travaso di umori,
il medaglione di creta.

"Due infelici tendono in principio ad amarsi
poi a farsi dispari"

Un bilanciamento più esatto
si esprime oggi
nel lingotto di pane
che tappa la casa, imbocca il milione.

In concomitanza di niente
si avverano pietre



Un secondo -


Dicevi dei gesti
che non hanno mai conseguenze - ma gestazioni,
placente, vuoti materni. Temo l'entusiasmo
degli uomini.

Qualsiasi pioggia
ci trova sbilanciati,
conosce l'abito
fino alla carne scoperta, al segno dell'elastico.

"Diffida dei viventi
ed ama gli abitanti
poiché lo spirito di dio aleggia
in principio sulle acque, poi sulle case.

In maniera non difforme
ogni azione è feroce
e solo un'idra
prepara gli esami"

"Non impareremo mai a legare
che sia la scuola, o le scarpe"

"Ti attribuisco i morti e un cappotto
analogo alle mosche"

Uno stagno
bastò a scoperchiare il nome
esatto delle tartarughe.
Da cui tutte le cose docilmente
discendono - con il carapace
e il liquore inattingibile.

Che possa
questa giaculatoria
esorcizzare l'inevitabile, la pozza in pieno viso.




Un niente ancora precedente


L'analogia del piombo
così vicina agli scatti, alla pressione
immersa nei quattro circoli del latte
nella tazza che inquadra piccolissimi naufragi
dove qualcosa ancora annaspa

Mentre il cucchiaio percorre vortici
in ordine sparso
registro questa mania
di capovolgermi (come una vocazione
alle ruote di tortura)
e il cuoio flessibile dei demoni, già di ritorno
- qui sono tutti sconosciuti, fermiamoci

Non vedere i sigilli lucidi,
i binari inarcati, sollevati dall'incarico – è solo per rigenerarsi
a più riprese ci mostrano
come il mistero sia una genìa lenta,
una specie di ritardo

(i sacchi del sacro
li hanno già ammassati, uccisi
sulla via di Damasco)

Non c'è niente di umano - vi prego - in quel gonfiore
nel profilo gravido
riempito di morte, scoppiato
sprofondato, infine,
per abitudine, solidarietà,
per pietà delle rette



L'autore scrive di sé:


Manuel Micaletto nasce il 4 agosto 1990, a Sanremo, e si chiama Manuel Micaletto. E ha 20 anni (di cui almeno 16 consecutivi). Sanremo. Non riesce a farsi una ragione dell'acqua. Ama i letti, soprattutto se sono libri. I suoi morti preferiti sono, in ordine sparso: Cioran, Schopenhauer, Kierkegaard, Borges, Leopardi, Benn, Bene, Unamuno, Landolfi, Blanchot. Ma i morti gli piacciono un po' tutti, e fantastica un giorno di adottarne moltissimi e giocare con loro e vederli crescere e iscriverli al college. Questo vale per tutti i morti, tranne che per Wallace. E' felicemente spossato, è magro e anche carino, 3403456789. Ha conseguito la maturità classica e frequenta la facoltà di Lettere Moderne all'università Statale di Milano. Però non è vero, non frequenta. E' astemio, non si diverte, e nemmeno voi dovreste, a pensarci bene. Giura, inoltre, che non è solito parlare di sé in terza persona. Continua a non capacitarsi dell'acqua.

44 commenti:

  1. Luca Rizzatello11/4/11 13:27

    Eventi come questo fanno un'epoca.

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  2. condividi il mio giudizio? Mi fa molto piacere.

    ciao e grazie per sabato!

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  3. Una proposta originalissima, e già molto definita. Bravo a te e a Manuel.

    Francesco t.

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  4. Certi passaggi mi ricordano "Schedario". Di solito non mi sbilancio, ma sono i testi migliori che leggo da un sacco di tempo a questa parte. C'è una densità linguistica perfettamente controllata che davvero sorprende.
    Federico F.

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  5. Chiara De Luca11/4/11 22:32

    davvero bravo, complimenti Manuel(bella anche la bio)

    Chiara

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  6. Manuel Micaletto12/4/11 00:26

    Intanto: grazie a Stefano. E pure a tutti gli altri, perché no.
    Due parole sulla contrapposizione res cogitans-res extensa, puntualmente individuata da S., tra le altre cose. (Non di più, che parlarsi addosso sta male).
    Io sono all'incirca della stessa opinione di Malebranche: le cose sono sulle ginocchia, si reggono in piedi per miracolo, e davvero sono tenute insieme dallo sputo\spunto di un dio-stampella. un dio tentacolare, un mollusco che schiuma bava madreperlacea di lumaca, un Azathot del millimetro, capillare (mi viene in mente il dio spinoziano e le sue increspature, quasi una creatura acquatica). Il muco che impasta il romanzo, la tragedia del fenotipo nella palude di Benn. Una cabala ottusa che annoda il mondo e lo spinge verso il basso, come catturato da un'orbita ctonia. "Fedeltà alla terra", scriveva Nietzsche. E in questi termini ha senso.
    "Le parole sono pietre", "se scagli una poesia contro una finestra deve sfondarla", etc etc
    Quel che conta è che, troppo spesso, se le cose cadono è per colpirci.

    Ad ogni modo, mi ostino a intendere la poesia come crampo del discorso, spasmo, accento del muscolo, rafforzativo dell'organismo-linguaggio, *contrazione* - ma non in quanto azione contraria a-, piuttosto come ribaltamento dell'azione, in alcuni casi azione allo specchio (perciò sia ribaltamento sia contemplazione e reiterazione: quanto dell'immagine sopravvive al gesto).
    Più in generale, atto contrario (se ne esiste uno) alle gite scolastiche, le cene di classe, le corse nei prati, gli erasmus e, estesamente, alla vita.

    (Ho una "cattiva" opinione della poesia - che nel profondo, annotava Milosz, "nasconde qualcosa di indecente" , ma neanche così in profondità e così bene; ed un'opinione ancora peggiore della vita. Figurarsi dell'accostamento poesia-vita (che va sempre fortissimo), e di quelli che la vita devono infilarcela dovunque e a tutti i costi, come se non ci pensasse da sé a infiltrarsi. Se esiste una poesia impastata alla vita, *compromessa* con la vita, allora bisogna ammettere che può esistere una poesia che della vita fa a meno, se non altro in via ipotetica. La possibilità sarà pure remota (e ancor di più straordinaria), ma se la poesia ci permette di lasciare, una volta tanto, la vita alla soglia: beh, perché non approfittarne. "Chi non grida è complice").

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  7. Questa visione clinica della divinità, questa teologia/anatomia del corpo del dio (si nasconda esso nel muco che cattura e dà consistenza alla polvere, o in un buco/varco a elaborare la propria bava), la percezione di una contrazione linguistica, o di una vibrazione elettrica nei meccanismi dell'organismo/linguaggio, mi mettono molto a mio agio, pur partendo da presupposti diversi.
    In particolare condivido la necessità di lasciare (almeno in certe occasioni della scrittura) alla vita la fatica di rappresentarsi. Di non tirarsela dietro/dentro/da dentro a forza. E non è che ciò avvenga per amore del paradosso: le cose, in fondo, accadono da sé, scavalcando le mille inerzie del linguaggio. "Dio integra empiricamente", diceva Einstein. C'è forse anche una scrittura "empirica" in questo senso.
    L'occhio aperto è fuori del controllo della mia volontà e registra la luce.
    La difficoltà della rappresentazione non risiede solo nel registrare e conservare un'immagine delle cose, ma proprio in ciò che essa ha veramente a che fare con il mondo là fuori. Anche la poesia, come una pietra (una delle cose del mondo), dovrebbe perciò accadere.
    Per questo ho stima del tuo punto di vista.
    Federico F.

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  8. E' davvero interessante trovarsi in un luogo dove le reazioni vengono descritte con tanta precisione, mi dà l'impressione di poter quasi "misurare" la mia distanza sopra direttrici interessanti. Consumatore di poesia in modalità omeopatiche, mi spazientisco facilmente e non riesco davvero a proiettare, sopra questi surrealismi linguistici, le abissali ed imperdibili intuizioni che altri qui intravedono. Forse perché non le aspetto da un ventenne, per quanto "smart" (la disinvoltura "autobiografica" mi suona un po'eccessiva: l'autoironia raddoppiata e quindi annullata). Insomma lo trovo pretenzioso, e sull'antipatico.

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  9. Cari tutti, ottimi commenti, grande pensiero. Elio è prudente forse perché la giovinezza, che è vita, ha vita in esubero, al punto da potersi snobbare (e con ciò, umiliare chi della vita sa la precarietà essenziale, il filo di voce che è la vita quando scopre di essere colpevole: penso ad Edipo o al dio di spinoza, al soffio esile che è).

    tuttavia, a sostegno di Manuel, porto la sua capacità di coniugare intelligenza e viscere, con un distacco dannunziano, forse, irritante, dunque, ma che mi tocca.

    un abbraccio!

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  10. Manuel Micaletto12/4/11 17:22

    @elio: ma sei grasso? certo, ad avere un cognome davvero buffo potrei fare anche a meno di essere autoironico (perché "doppiamente", addirittura, lo sai solo tu). basterebbe annunciarmi.
    per finire: temo che l'"omeopatia" non goda di grande considerazione in ambito scientifico. figuriamoci in quello poetico.

    sull'antipatia ci hai preso, se non altro.

    @federico: dici bene, "lasciare (almeno in certe occasioni della scrittura) alla vita la fatica di rappresentarsi". almeno quella. che la vita non abbia vita facile in quei territori che originano da una sua "sospensione".
    non intendo evasione, sia chiaro: piuttosto l'instaurarsi di una dialettica parola-vita che conservi un momento repulsivo più che *esclusivo*, e non si riduca solo ed unicamente a quello inclusivo.

    per il resto:

    all'effetto urticante della mia poesia non avevo mai pensato, in effetti. (stefano, quando dici "irritante" ti riferisci alla pretesa di scollarsi\scrollarsi la vita di dosso, o quantomeno impedire che contamini liberamente in lungo e in largo il corpo del discorso?). e apprendo con piacere che un po' della mia indisponenza si conservi, per vie traverse, anche in quello che scrivo. cosa che non avrei sospettato. spesso tuttavia, a quelli che "la poesia è uno sfogo", ho risposto sì, può darsi, un'irritazione cutanea, un contrasto della superficie.
    quindi restiamo nei paraggi.

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  11. Manuel - rilancio - tre volte autoironico, quattro se necessario12/4/11 18:05

    (niente, credevo che Elio fosse Elio Grasso - e non grasso. Magari è un altro Elio, invece. Magari Copetti)

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  12. caro Manuel, qui va bene rispondere, però il rispetto per tutti è dovuto. Non siamo in guerra, ma fra amici.

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  13. non è facile comunicare in rete. però bisogna cominciare. Imparare a farlo, a partire dal fatto che, dietro le parole, ci sono persone che, venendo qui a commentare, dedicano del tempo agli altri.

    Accettare le critiche ci differenzia dai dittatori, che hanno sempre ragione. La democrazia non è una dote naturale, ma una conquista culturale, il risultato di un percorso dove l'altro mi completa.

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  14. Hai ragione. Non darò più del Copetti a nessuno, d'ora in poi.

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  15. e magari potresti anche scusarti con Elio, che è persona preparata e sensibile.

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  16. Con Elio potrei pure valutare di scusarmi. È con Copetti che proprio, come dire, no. Non uso scusarmi coi cognomi.

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  17. Un pensiero anche agli studiosi di omeopatia tutti. Vi porto sempre nel cuore.

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  18. :-) no no dai, non sento alcun bisogno di scuse, anche perché adesso non lo trovo più antipatico, e questo per merito del malinteso, che me lo ha rivelato un po' più.. beh.. vulnerabile. Comunque in genere metto elio_c, ogni tanto mi scappa l'abbreviazione.
    Un caro saluto.

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  19. Sì, sono parecchio vulnerabile. Per questo aspetto con ansia la prima critica organica o quantomeno non sgangherata. Sono qui, pronto a capitolare.

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  20. margherita ealla15/4/11 21:52

    Evvai (evado) con l'analisi
    a parte il sorriso (dovuto al piacere dell'incontro con la poesia di Manuel)
    queste poesie presentano (ottimi) punti di accumulazione (semantica), che siano “vertice” “scossa” “crosta”, “trottola” “ronzio” , “mischia” “folla” “strapiombo”, “origine”, “un altrove del centro” ,...
    ottenuti dal restringersi, o dal ridursi delle distanze
    delle differenze incrementali, fra le immagini, per es,, ma anche fra i singoli lemni (per es. “inarcati, - incarico”)
    differenze che tuttavia permangono, e bene questo, come scarto semantico che consente di sfuggire, virare, alla e dalla completa conversione (convergere in),
    Insomma avverto preponderante il senso di una compressione, sfregamento, “frizione anatomica”, che può essere anche focaia, di parola,,
    che può in certi momenti assumere l'aspetto di un “travaso”, un rovesciarsi (della folla) , “uno sbucare nel secolo”,
    ma che al max è un divenire “scoppiato” “sprofondato, infine, /per abitudine, solidarietà, /per pietà delle rette”
    quasi mai una dispersione aerea, chiara, anche se “la folla / si rovescia e reclama /il vuoto innocente”.

    Complimenti a Manuel, grazie gugl della proposta
    Ciao!

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  21. ma lo sai che hai un cervello da formula uno? :-)

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  22. Trattandosi di Manuel, e non di un pesciolino rosso qualunque, io lo accetterei così com'è.
    Cinico, ironico, tagliente, sorprendente, antipatico, narcisista, in pratica: geniale.
    Io l'ho conosciuto da pochissimo,
    anche se ne avevo sentito parlare, e, a parte la sua intensissima e originale scrittura, piena di riferimenti, di concause interne, di moti propiziatori volti a scagionare e sorprender il nulla ma soprattutto la potenza "scenica" della parola; a parte tutto questo, abbiamo in comune molti gusti e poeti, e dietro questa facciata, è una persona disponibile, dal piglio effervescente, e un gusto per il grottesco, oltre che la passione per il calcio, quello strampalato.
    L'unica sua pecca è questa inspiegabile juventinità che lo pervade :-) ma appunto, come dicevo, dovessimo stare dietro alla sagoma uomo che nasconde il sangue dell'artista ....
    Dovreste cogliere la sua ironia, anche se a volte pare sfrontata.
    Ma dio mio signori, questa freschezza "letteraria", questa spontaneità d'anima, nel vero senso, nell'etimo, questo humus sorprendente che porta dentro un bagaglio di letteratura enorme, dovrebbe solo giovare ad un ambiente formato da troppi "dinosauri" antologizzati, sottospecie di poeti claustrofobici e davvero "noiosi e prevedibili" di cui la poesia è colma. Non mi ammazzate la purezza di questo grande poeta, per favore.
    È volutamente lui, un "Enfant terrible",
    un ragazzo che riversa tutto nella "mistica" e nella "meccanica" della parola; due concetti che sembrano scontrarsi, ma che invece manuel utilizza sapientemente, e ok, mi faccio condizionare dalla sua età, ma solo perché nel 2012 non siamo più abituati a persone speciali che sbocciano al primo cambio di numero binario anagrafico. ma io non voglio pensare all'uomo/ragazzo, ma alla sua poesia, ai suoi testi. Dovessi pensare a tutti gli uomini (e cioè la parte meno attrattiva) che ci sono dietro al mistero della poesia (che è la parte segreta, che non si sa da quale forza misteriosa viene e invade) allora dovrei gettare via tanti dei miei "santini" letterari, a cominciare da C.B.

    Poi posso capire che per internet i fraintendimenti siano molto facili, però insomma... viva questa poesia, viva manuel.

    Grazie a Gugl per la proposta e mi scuso per il ritardo.

    Antonio Bux

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  23. caro antonio, ritratto potentissimo del nostro poeta. condivido pienamente ciò che dici. e, credo, lo condividano anche i lettori visto che questo post è tra i più letti dell'intero Blanc!

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  24. Roberto B.15/4/12 18:29

    Il commento di Luca lassù in cima può sembrare troppo enfatico ma mi sento di sottoscriverlo, mi sembra che siamo di fronte a un talento eccezionale.
    Un particolare antipatia io non l'ho notata, ma anche se fosse sarebbe comunque uno dei rari casi in cui l'autore può permettersela.
    Complimenti a Manuel anche per la lista dei morti preferiti, che condivido in massima parte.

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  25. Anch'io mi sono svegliato
    tardi.
    Buongiorno.

    Un saluto e complimenti a Manuel e a Stefano che propone...

    mm

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  26. geniale.
    e non c'è altro da dire.

    Sara

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  27. Manuel è un ridicolo poser, ma scrive meglio degli altri. La cosa sarebbe sufficiente per giustificarlo qualora venisse a uccidere nel sonno i vostri figli. Figuriamoci il fatto di essere un ridicolo poser.

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  28. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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    1. Calvino non è maestro per tutti, evidentemente :-)

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  29. queste "poesie" non significano niente, sono dei simpatici giochi di parole. qualunque imbecille che abbia letto un sunto di filosofia liceale potrebbe scriverle. non so, prova con un bel manabile di fisica, magari prendi il nobel.
    ps: leggo che sei astemio e non ti diverti: potresti provare ad ubriacarti e rileggere le tue poesie, le troveresti divertentissime.

    un etilico saluto, ed un delicato invito ad esplorare altre frontiere. ippiche magari.

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    1. difficile che una poesia non significhi niente. Invece è l'anonimato che toglie credibilità al messaggio, ma capisco che micaletto spaventi (e qualche volta irriti).

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    2. "nessuno gli fa notare che, se vuole scrivere poesie, sta andando nella direzione sbagliata"-> guess why. lo so, stellina bella, te ne hanno dette tante tante: lo stesso dovrebbero fare con me, vero cuoricino? perché i tuoi sogni di tramonti e gabbiani li hanno spazzati via, e queste cose geroglifiche qui no? la verità è semplice: tu eri il cavallo sbagliato su cui puntare. tranne se: puntare, fuoco. s'intende.

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    3. ma guarda, la risposta del principino mi era sfuggita. beh, vedo che sei molto soddisfatto di te, la cosa mi rallegra. e mi rallegra ancora di più che sei convinto di "non essere stato spazzato via". goditi il tuo momento allora, non hai che quello. certo è un peccato che nessuno ti annovererà tra i suoi morti preferiti, ed ancora di più se, non avendo futuro, come dici "non bevi e non ti diverti". be happy ;)

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    4. comunque non è vero che non beve, eh: beve eccome, e va a figa, ma non lo dice in giro ; )

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  30. proprio perch'è difficile che una poesia non significhi niente ho messo "poesie" tra virgolette.
    per quanto riguarda l'anonimato, beh, non mi conoscete, quindi che vi cambia sapere il mio nome?

    ps: il ragazzetto conosce la lingua italiana, non c'è dubbio...ma finché ci sarà gente come voi che gli dà corda quando scrive giochi di parole senza senso, non pregredirà mai. non è paura, più che altro rammarico perché nessuno gli fa notare che, se vuole scrivere poesie, sta andando nella direzione sbagliata

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    1. lasciamolo nella sua palude allora. Verso dove dovrebbe andare?

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  31. sedile in pelle con tigre modificata9/1/13 16:05

    Senso e progresso? Sicuro di non esserti gettato un sorpasso alle spalle?

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    1. sono certo di "non arguire il senso recondito" della domanda. è probabile che tu, mio caro poggiatesta da decappottabile, faccia riferimento a determinati modelli letterari che in qualche modo hanno reso "superflua", o "surclassata" la mia osservazione. se è così, insomma dai, fatti una vita, credo tu abbia passato troppo tempo sui libri.

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  32. Credo che non ci sia nulla di nuovo nella poetica di questo autore, al quale peraltro va riconosciuta la capacità di accostare le parole in maniera superba, generando, come detto sopra, una accumulazione lessicale e semantica tale da far venire il capogiro.
    Ma è sul "semantico" che mi vorrei soffermare, e non solo per parlare della poesia di Manuel ma anche della poesia contemporanea. Dal Simbolismo ad oggi, in poesia mi sembra si sia ampliato lo scarto che c'è tra significante e significato, privilegiando l'aspetto corporeo della parola alla sua capacità di produrre senso nel discorso. Leggendo queste poesie (ma anche quelle di autori più affermati)ho come la sensazione che il significato sia rintracciabile solo come spettro, fantasma, e che lo "sfregamento" non avvenga tra corpi vivi di parole ma, al contrario, tra cadaveri.

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  33. Indubbiamente bravo, ma non nuovo nella sua poetica: il processo di accumulazione di significanti e significati, l'accavallamento di corpi/parole è presente in moltissimi autori contemporanei. Ciò che stupisce è il dato anagrafico.
    Quanto poi all'atteggiamento dell'autore non c'è giustificazione che tenga: dire è un genio, quindi se lo può permettere, mi sembra davvero puerile. Non c'è nessuna genialità nella superbia, nessuna eccezione alla regola, dato che la regola è l'arroganza stessa.
    Sarò ingenuo, moralista, ma il clichè dell'enfant terrible proprio non lo digerisco, così come non digerisco una critica letteraria, sempre così attenta a non sporcarsi le mani con la banalità, che puntualmente però abbocca all'amo del più comune dei luoghi comuni, ovvero il binomio genio e sregolatezza, adottandolo persino come giustificazione.

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  34. la firma non dispiace a nessuno, specie al gestore del blog.

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  35. Negare la genialità di Manuel non migliora la nostra sopravvivenza: la sua poesia, perfetta nella musica, è una sfida altissima all'indicibile. Il significato è probabilmente da ricercarsi, se ci tenete, nella smascherata vulnerabilità di cui sopra.
    Bravissimo
    Roberto M.

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