mercoledì 28 marzo 2007

Milo De Angelis


Dobbiamo confrontarci con poesie che contano. Dobbiamo imparare. dobbiamo essere umili.



Ogni metafora

Lo stesso cielo basso
di ambulanze e di pioggia, nel turbamento
e le mani sull'inguine, chiamate dal corpo
per opporre
uno stupore minimo alle cose
mentre fuori, tra i semafori, l'europa
che ha inventato il finito
resiste
lontana dall'animale, difende
concetti reali e irrilevanti
lungo le autostrade, nel tempo lineare
verso un punto
e gli occhi non si chiudono contro le cose, fermi
dove un millennio oggi ha esitato
tra cedere e non cedere
perdendosi sempre tardi, e con intelligenza.


L’Oceano intorno a Milano

V.

Ed è Milano: silenzio che chiama le cose,
nostro diritto naturale, la stessa sensazione
degli occhi che cercano un'orbita
finché un passaggio obbligato tra le macerie
ci porta il battito
oltre l'Idroscalo, all'ombra dei reattori
ci divide in memoria e mandragola
ci sprofonda nel sangue senza musica.


VI.

Nostra Signora degli insonni,
custodisci queste vene che furono marea,
voce spartita in assemblea e inchiostro,
polvere di una gioia colpita
ad altezza d'uomo, mentre la sostanza
attraversa oscuramente la camicia,
muove il parabrezza, scatena la magia
di un'altra età.

79 commenti:

  1. a me non piace, che bisogno c'era di scrivere il tema dell'addio? e noi che bisogno avevamo di leggerlo? lo trovo vergognoso. piace a tutti ma a me no, mi spiace di non saper motivare, anche se dentro di me lo sento, se sapessi farlo lo stroncherei! :-) a.

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  2. queste sono poesie tratte da un altro libro, anzi da due. magari ti piacciono :-)

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  3. sì certo, ma numero uno m'ha dato un pochino di fastidio la tua premessa sull'umiltà presentando de angelis. numero due non si scrive una raccolta subito dopo la morte di una moglie e non si scrive in modo così chiaro ed esplicito anche per rispetto alla defunta, si scrive e s'aspetta anni prima di pubblicare, cioè si scrive e non si pubblica. secondo me. numero tre se leggo e dimentico che sono versi di questo poeta osannato e faccio finta d'averli letti in un blog di un poeta sconosciuto magari dico belli. belli sì ma non entusiasmanti, sono versi saputi, uguali a tanti già letti, per me tu sei più bravo, i tuoi versi più nuovi, più acquosi, più cristallini, ma se lo dico io non conta nulla. ma siccome a me non importa nulla se quello che dico io non importa nulla allora lo dico in nome della libertà della poesia. nessuno mi può imporre il gusto e il farmi piacere una poesia. non c'è una scala di valori buona per tutti o un punteggio da assegnare, io ho il mio e la mia personale scala, il mio piacere è il mio e non ne devo rendere conto a nessuno. ciao a.

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  4. Non comprendo come si possa dire che è vergognoso. Lei, Antonella, ha letto De Angelis, lo ha seguito? Ma chi siete! Se non le piace, stia zitta, fino a che non riuscirà a motivarlo. Ne va della sua dignità. Infine, cos'è tutto questo nascondersi dietro risolini adolescenziali?

    gildo

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    1. Chi afferma che De Angelis è un "miracolo" di poesia è in malafede, lo osanna perché sta da tempo nell'iperuranio, osannato e riverito come pochi, ma la sua poetica è costruita, malformata e sterile, si legge, come se ne legge tanta, a volte è priva di senso logico e ha vertici di spocchiosa presupponenza che fanno rabbrividire. L'umiltà non la conosce, suppone di essere il moderno Dante, per l'alterigia e la reputazione altisonanti che gli affibbiano tanti ipocriti e incompetenti. Certo che era toccante "il Tema dell'addio" come si fa a non essere sinceri e toccanti dopo una grave perdita, (almeno in quell'occasione...ma prima e dopo cosa ha prodotto, solo poesia mediocre. Eppure piace...ma si vede che quelli ai quali piace sono di basso profilo critico o amici che lo idolatrano...Sono meravigliosi incastri di opportunismo puro e semplice, rivestito di eccellenza e spudoratamente immotivato...

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    2. vorrà dire che siamo in tanti a essere incompetenti e lei è un genio della mistificazione!

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    3. Riccardo Canaletti8/9/16 14:57

      certo che dire così male di de Angelis è veramente poco nobile da parte di chi dice di capire di poesia. de angelis sta superando la prova del tempo, come Piersanti, come Fiori, come si permette di dire che la sua poesia sia sterile, ma lei cos'ha scritto? chi è lei per giudicare così un poeta di tale levatura, e chi è lei per dire che noi non siamo persone di basso profilo critico? si vergogni

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  5. Cara Antonella, come vedi Gildo ti ha letta e criticata. Il suo risentimento è comprensibile, meno l'ira con cui ti aggredisce.

    Caro Gildo, abbiamo tutti i nostri dolori; facciamo che non ci costringano ad essere più crudeli di quello che davvero siamo.

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  6. ehi antonella ti leggo agguerrita pure te, ma che sta succedendo?

    l'ultima strofa quella con

    Nostra signora degli insonni

    la trovo molto bella, ma è un giudizio viscerale, nell'insieme ritengo che siano poesie che contano, come dice bene Stefano

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  7. non so chi sia questo gildo ma mi sta aggredendo, mi sta invitando a stare zitta finchè non riesco a motivare, mi pare che un po' di motivazione l'ho data e in ogni caso non credo sia necessario motivare nel senso di giustificare un sentire personale. non mi piacciono i testi di de angelis e mi pare che sia nel mio diritto dirlo e senza motivare in quando non sono faccio critica letteraria di mestiere ma parlo come lettrice, riguardo il pubblicare il tema dell'addio ritengo sia stato "vergognoso" nel senso che diamo a questo termine i siciliani "vergognoso" nel senso di "senza pudore" il pudore dei sentimenti. mi scuso ma a volte non mi rendo conto che certi termini che io uso volendo dire una cosa per altri possono significare altro. antonella

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  8. inoltre, ma leggo già Stefano sulla stessa lunghezza d'onda, una pubblicazione può non piacere ma non si può criticare negativamente un poeta che scrive poesie per un lutto che l'ha segnato, anzi che lo faccia è assolutamente normale, mi sembra; poi si può discutere sul valore dei testi, sul fatto che se ne sia fatto così rapidamente oggetto di pubblicazione e simili discorsi che però sono altri dall'oggetto ordinario della nostra attenzione che sono i testi.

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  9. potersi confrontare con tanta "scrittura" .. mi risulta un privilegio. vero e prorpio.
    straordinarie!

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  10. Cara antonella, Gildo, quando ha scritto il suo testo, non aveva ancora letto la tua motivazione.

    lascio aperti i commenti, così vi potete confrontare.

    Ciao Ali e ciao Francesca.

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  11. quello che scrive Francesca è, appunto, quanto mi sembra necessario fare: mostrare anche i primi della classe (anche se non a tutti piacciono).

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  12. bene, allora dico che un dolore normalmente DEVE decantare per poter essere espresso in poesia, e mi sembra che questo me lo abbiate insegnato proprio Voi, d'altra parte io dico che la poesia è un modo per far spumeggiare il dolore che abbiamo nell'anima e sublimarlo nella suprema pace dell'arte...ops forse non lo dico io ;)

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  13. où, l'ho letto e non m'è piaciuto, probabilmente il mio giudizio non è sereno perchè è inficiato da questa mia fissazione, ma non mi entusiasma per niente. punto. ali poi non capisco cosa dici, "però sono altri dall'oggetto ordinario della nostra attenzione che sono i testi" la nostra attenzione sui testi? se questo blog è una scuola ditelo che non ci vengo più. saluti e baci antonella

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  14. dico pure che un editore dovrebbe capire quando la poesia avrebbe bisogno di decantare e non sfruttare l'occasione nespa?

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  15. ora dico che non avendo letto i testi, se non qualche stralcio non sono titolata a dire niente altro

    l'operazione di rapida pubblicazione invece potrebbe dirsi, in linea con quanto esprime antonella in bilico tra l'ossequio alla cinica legge del mercato e il cattivo gusto, però, se le poesie sono belle...c'è sempre l'arte che stende lembi di cielo su tutto

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  16. (Avevo già scritto questo commento, lo riscrivo, non capisco perché non è comparso)

    Qui non c'è ira, nérisentimento, per carità. Intendo sottolineare il fatto che il livore va elaborato, custodito, non sputato. Per quale ragione De Angelis non avrebbe dovuto scrivere il suo libro dopo la morte della moglie? Che è, si vuole manipolare il dolore altrui, invece di rispettarlo? Le sue, cara Antonella, sono affermazioni razzistiche, grette, si commentano da sé. Un minimo di nettezza, che cavoli, altro che crudeltà.
    E' possibile che non si riesca a far leva sui propri valori? Sempre a gettar fango dozzinalmente sulle strade altrui. Non mi si venga poi a predicare lo spirito, quando queste sono le premesse.

    Gildo

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  17. ma no anto che non è una scuola! non per te almeno, per me si ovvio, ma per me è scuola ogni cosa non finisco mai d'imparare mai abbastanza

    quel che ho detto significava chiedere ma le poesie scritte in memoria ti piacciono? o no? e mi pare tu abbia già risposto

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  18. sig. gildo il lutto comporta l'astensione da manifestazioni pubbliche, è un modo di dire al mondo il dolore; una convenzione mi rendo conto, del resto pubblicare un libro di poesie non è andare a ballare o gozzovigliare.
    Ma è lecito sospettare che si sia sfruttata l'occasione di facile commozione per l'occasione?

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  19. mi pare che gli animi siano surriscaldati per eccesso di miopia: ci conosciamo poco, dunque rispettiamo le differenti opinioni, visto che non sappiamo fino in fondo da dove derivino.

    Non mi pare che Antonella getti fango dozzinalmente...

    Poi, se chiedete a De Angelis vi risponde che il libro non è nato dalla morte della moglie e che, in fondo, questa tragica esperienza rimane ai margini dei testi. Allora, che sia, in parte, una montatura pubblicitaria?


    gugl

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  20. Se può aiutare...su WWW.DISSIDENZE.COM reparto recensioni.
    Questo odio viscerale, Antonella, nasconde un grande amore? Non so ...
    I funerali, in sicilia, si fanno con le porte aperte. Tutti possono entrare in casa. Più vergognoso di così! Quindi il termine che usi mi sembra improprio.
    Io ho fatto di peggio, allora, perché ho scritto di mia madre mentre era ancora lì.
    E' vero quanto dice Stefano, Milo lo conosco e ci parlo. Ma poi l'ha scritto su LA BIBLITOECA DELLE VOCI che questo è il suo libro meno privato.
    Per finire; credo che i commenti siano la parte più debole di questa cosa che chiamiamo BLOG. Rappresentano un salotto privato, di pochi intimi. Spesso finiscono per essere l'effetto di una digestione riuscita male.
    Sebastiano Aglieco

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  21. Senta, gugl, rispondo per quello che ho letto in questo colonnino. Credo che sia bene stare stretti ai testi più che alle occasioni. Se lei, nella miniintro, parla di un poeta primo, una ragione ci sarà. L'opera di De Angelis l'avra letta totalmente, non si farà mica indispettire dalle solite voci di corridoio, di malignaggio che parlano di montatura pubblicitaria. Il tema è sacro, badiamo bene. Avrà pure letto il libro. Non dico che debba piacere a tutti, ma mi pare gretto e moralistico l'intervento di alivento. Anche perché la cosa potremmo leggerla diversamente: la poesia sgorga e non la raffreni, conoscenza per l'autore e per il lettore, atto d'amore purissimo, quindi grati.
    Non c'è cenere sul capo o strappamento di vesti che tenga per meritarsi la vergogna. Appunto perché e a maggior ragione di libro di poesia si tratta.

    Gildo

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  22. Negli estremi atti di forza, nelle labbra sensitive, / nell’impeto che non si fa parola, ti cerchi / e ti consumi, affiori, graffi, ti aggrappi / urlando che questo è il bene eterno, che le stelle / s’incendiano sulla fronte, che rimarremo / qui per sempre. Ti rispondo che ogni dimora / si allontana da chi l’abita, che è la nostra / ultima recita


    Non è più dato. Il pianto che si trasformava / in un ridere impazzito, le notti passate / correndo in via Crescenzago, inseguendo il neon /
    di un’edicola. Non è più dato. Non è più nostro / il batticuore di aspettare mezzanotte, aspettarla /
    finchè mezzanotte entra nel suo vero tumulto,/
    nella frenesia di tutte le ore, di tutte le ore./
    Non è più dato. Uno solo è il tempo, una sola/
    la morte, poche le ossessioni, poche/
    le notti d’amore, pochi i baci, poche le strade/
    che portano fuori di noi, poche le poesie.

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  23. Contare i secondi, i vagoni dell'Eurostar, vederti/
    scendere dal numero nove, il carrello, il sorriso,/
    il batticuore, la notizia, la grande notizia./
    Questo è avvenuto, nel 1990. E' avvenuto,certamente/
    è avvenuto. E prima ancora, il tuffo nel Ticino,/
    mentre il pallone scompariva. E' avvenuto./
    Abbiamo visto l'aperto e il nascosto di un attimo./
    Le fate tornavano negli alloggi popolari, l'uragano/
    riempiva un cielo allucinato. Ogni cosa era lì,/
    deserta e piena, per noi che attendiamo.



    Nell'estate del tempo umano, nell'ultima estate,/
    c'erano tutte le strade. La Prenestina/
    con le sue tangenziali raggiungeva il mare/
    di Taranto vecchia e i giardini di Porta Venezia,/
    geografia di unioni insperate, tempo che non si perde,/
    tutte le strade, tutti gli amori immersi in uno solo/
    e rinati, tutti i passi davanti al portone, gli sguardi/
    sul citofono, tutte le voci, tutti gli accenti, le sillabe,/
    tu che uscivi sorridente con il tuo colbacco/
    e camminavi decisa verso un autobus.


    Camminavi con la coscienza del sangue/
    e l'attimo strappato al suo giorno,/
    mia arciera, mia trafitta/
    che ogni notte ti accendi nel cielo/
    ora che il corpo si è fatto musica/
    delle sfere, voce consacrata, silenzio.

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  24. Ci ritorno ... potendo

    ché poi, bisognerebbe discernere ... il nostro ... da ciò che altri, muove.
    Il condivisibile, è assolutamente una soggettività troppo labile, per farne una critica. Ricercare, invece, l'origine, lo trovo molto più costruttivo. Si scrive per svariate ragione e spesso per un sola: narcisismo. Non vedo ragione per cui discriminare le mille a quell'unica. comune a tutti.
    Scusate l'invasione di parole ... ma sono punti a cui tengo.

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  25. accetto il gretto e meschina e me lo tengo chè mi riconosco, sig. anonimo e a lei lascio la nobiltà che le sta d'incanto.

    Aglieco, ho scritto di morte per una morte d'altri ho scritto di morte mia immaginandola mille volte e desiderandola pure, un poeta scrive sempre/spesso di morte, talora penso che di fronte alla morte non potrei che scrivere poesie e se ne scrivo è invece perchè, evidentemente, sono ancora viva. Quanto al dire, sapere, criticare cosa sono i blog si legga più sotto.

    per finire, sig. anonimo, estimatore di de angelis, grazie di aver trascritto testi di sua poesia di de angelis, li leggerò, non ora però

    e per rifinire, lo sapete perchè i toni si scaldano? perchè si hanno o si crede d'avere certezze, rileggete ciò che ho scritto forse si capirà che io non ne ho alcuna.

    Cari saluti al salotto vado ad attendere ai miei doveri umani.

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  26. Credo che Antonella abbia tutto il diritto di esprimere le sue valutazioni per dure che siano mica siamo all'asilo no?
    Per me De Angelis è uno dei pochissimi grandi poeti che l'Italia può vantare infatti sono veramente rari oggi quelli alla sua altezza.
    Poi esistono particolari gusti, inclinazioni, aspettative di ognuno che possono coincidere avvicinarsi oppure no ma quando la qualità dei testi è lampante non si può fare a meno di prenderne atto anche se non se ne condividono gli orizzonti.
    Io devo solo che imparare.
    pepe

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  27. Scusate mi sono dovuta allontanare per motivi culinari. I funerali in Sicilia si fanno a porte aperte, anche se quello che si è celebrato nella mia famiglia per nostra scelta si è celebrato a porte chiuse. Sebastiano Aglieco parli sempre d’amore ma poi ti comporti in modo diverso, io non odio nessuno, non ho livore e rabbia verso nessuno, penso con la mia testa anche se posso pensare in modo sbagliato in ogni caso in quello che dico e penso non c’è odio ma un grande amore per tutti e per la vita altrimenti caro Sebastiano non mi sarebbe consentito vivere poiché è l’amore che muove i miei passi e non l’odio. Tu Sebastiano Aglieco, invece, non ci sei mai ma sembra che sei messo lì a vedere cosa e dove scrivo io perché dove sono io ci sei tu pronta a controbattere. Detto questo ribadisco che il tema dell’addio non mi ha entusiasmata, sarà perché ne avevo sentito parlare benissimo da tutti e mi aspettavo chissà che, insomma le mie aspettative sono state deluse. trovando che le poesie in esso contenute siano lontane dal de angelis di tentato suicidio (T.S.) o della disadorna. Penso che una certa editoria ha sfruttato l’occasione, la morte fa vendere, il lutto fa vendere. Hanno fatto il libro della franzoni, welby non era ancora morto è già c’era il suo libro in libreria, in televisione ci fanno vedere le storie strappalacrime perché il dolore fa audience, di questo parlo e parlo inutilmente perché vengo tacciata di razzismo. E’ la legge di mercato. Tu hai scritto di tua madre mentre era ancora lì e non ci vedo niente di strano, la poesia sgorga ed è consolazione ma questo non vuole dire niente. Se de angelis, che non conosco, ti ha detto che questo è il suo libro meno privato allora è stata tutta una montatura pubblicitaria perché sul risvolto di copertina c’è scritto: partendo da una drammatica vicenda, dalla prematura scomparsa di una persona amata. non parlo mai ma quando parlo scateno un putiferio, guardate che la mia non una voce autorevole state tranquilli dunque. ciao a tutti antonella

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  28. ciao pepe. grazie antonella

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  29. io la mia opinione su De Angelis l'ho espressa chiaramente: è un grande poeta italiano contemporaneo (e aggiungo: anche Giovanna Sicari lo era. Forse un gradino sotto) Sebastiano e Alivento hanno detto - su De Angelis - la stessa mia cosa. Antonella ha criticato l'osanna al suo altimo libro, elogiandone altri. Non vedo dunque il contenzioso.

    sì sa che i commenti sul blog prendono la mano e la lingua.

    gugl

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  30. a riprova, si legga il post del 7 ottobre 2006, dal titolo "provocazione"

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  31. mi rendo conto che siamo arrivati al punto che non si può dire che un poeta osannato non piace (anche non dando motivazioni critiche, perchè no? non basta dire che se lo prendo e comincio a leggerlo mi viene il sonno e preferisco leggere ungaretti o il mio amato eliot? Non è nel mio diritto?) che non si può dire che si sospetta che si è sfruttato il momento per vendere più libri, che si viene tacciati di odio e di razzismo. Immagino una grande fotografa che fotografa l’agonia del proprio uomo che ama tanto, attimo per attimo, fa delle fotografie che sono delle opere d’arte, che esprimono tutto il suo amore per questo uomo morente, qualche mese dopo le vende ad un giornale. Non so, ci si deve pensare. Ci devo pensare. mi sono scusata per l'inopportuno vergognoso gradirei che il signor gildo anonimo si scusasse per avermi accusata di razzismo, ma se non si scusa campo lo stesso, era per dire, tanto lo so che non lo sono. ali scusami se non ti rispondo magari ne parliamo un'altra volta. un caro saluto al padrone di casa. antonella

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  32. sebastiano aglieco28/3/07 22:47

    Cara Antonella Pizzo, io parlo di amore perché lo conosco e lo pratico tutti i giorni. Con i fatti, non con le parole che parlano di amore. E per amore ci si può anche incazzare. Non ho intenzione di infastidirti, stai sicura, ma forse dovresti un po' misurare i commenti perché mi sembrano fuori tono, sia in questo che in altri spazi. Poi allora non ti devi meravigliare se ti si risponde per le rime. Dire che il libro di De Angelis è vergognoso, non è una considerazione critica nè estetica, né umana, è semplicemente una considerazione "vergognosa". Pensa se tutti i critici si dovessero esprimere in questi termini di un libro. Detto questo, visto poi che scriviamo, io personalmente non so per quanto se queste sono le tue posizioni, su un blog dove la Bellezza dovrebbe salvare il mondo, mi sembra che non ci sia bellezza nelle tue parole. Una cosa mi dispiace molto: sei siciliana come me. Ma si sa che i siciliani usano ancora le lupare, quando ne sentono il bisogno. Con questa differenza profonda; te in sicilia ci abiti ancora; io me ne sono dovuto andare via perché avevo bisogno di lavorare, e vivo in una terra che non amo e che maledico tutti le mattine che mi alzo dal letto. Quindi fammi il piacere a non sentirti perseguitata da me. Ognuno ha le sue croci. Amen.
    Sebastiano Aglieco

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  33. e insisti ancora su questo vergognoso dopo che mi sono scusata due/tre volte, quando mi accorgo di aver sbagliato chiedo scusa perchè sono umana e spesso sbaglio, ma vedo che le scuse non ti bastano, mi dispiace, cosa devo fare? mi devo flagellare? diciamo che trovo di cattivo gusto la pubblicazione e qui mi fermo. dici che la mia partecipazione al blog che citi stona? chiedi a fabry di cancellarmi può essere che t'accontenta.

    Una cosa mi dispiace molto: sei siciliana come me. Ma si sa che i siciliani usano ancora le lupare, quando ne sentono il bisogno.


    bella frase, neppure replico a una frase come questa, ho come l'impressione che mi stai dicendo che mi comporto da mafiosa. nooo, non ci posso credere. non ho mai visto una lupara in vita mia e da noi non ammazzano la gente nelle strade, la sicilia non è tutta uguale, tu di dove sei? certo se la finissimo di litigare sarebbe bello, non può essere che litighiamo perchè siamo siciliani?

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  34. bello questo scambio. A me, che faccio anche il conduttore di gruppi di auto mutuo aiuto per persone che hanno avuto lutti, interessa. Il lutto non è "privato", se non nella degenerazione contemporanea dei legami comunitari. Ho comperato e letto Tema dell'Addio che non sapevo nulla di De Angelis. Ho intuito che proveniva da un luogo dove ero stato anch'io e, onestamente, non mi è venuto da andare a vedere nè quante copie ha venduto, nè quanto prima era morta sua moglie. Ho trovato il libro di De Angelis emotivamente intenso e veicolo di turbamento, angoscia, tenerezza e pace allo stesso tempo: proprio come le emozioni vissute da chi ha avuto un lutto grave. Che mi frega di quanto ha venduto? Cosa c'entra la vergogna? nel paese dove vivo tutti sapevano cosa era accaduto a mia moglie e a me, ed il fatto che tutti sapessero è stato fonte di un significativo sostegno comunitario al mio lutto "privato". Cosa che ne ha aiutato l'elaborazione ed il processo di distacco emotivo. Ho vissuto in una solitudine non solitaria, aperta al mondo. nella solitudine, non nell'isolamento. Nella dignità del dolore, non nella "privatezza" dei sentimenti, che ho condiviso con chi aveva amato, con me, la mia compagna. Avrei scritto delle poesie su questo, subito dopo la morte di mia moglie? No. perché non sapevo farlo. però ho dipinto, ho suonato, ho ballato e se avessi potuto farlo "pubblicamente" lo avrei fatto. lo avrei condiviso. Tema dell'Addio può essere bello o brutto. Può piacere o non piacere Può essere utile o inutile. Dire che sarebbe stato meglio "aspettare" prima di scriverlo....chi può dirlo? E' come se io dicessi ad una persona che viene al gruppo, che sarebbe meglio aspettare prima di esprimere il proprio dolore in forma artistica, e condividere questo con altri. Da che pulpito? Scrivere di questo è operazione di ANIMA (in senso junghiano). Condividerlo e Pubblicarlo è un atto dell'IO. Se IO riesce a stare in contatto con ANIMA e a guidarne la danza, non v'è controindicazione. Un lutto si elabora anche così. E poi....che ne sappiamo del rapporto che c'era tra Milo e Giovanna? Un saluto, Giovanni T.Z.

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  35. allora proprio non mi so spiegare, di lutto so tutto e so anche come si elabora. certo che gli altri aiutano, senza gli altri non se ne esce. mi dà fastidio però l'idea che si possa sfruttare a fini economici il dolore della gente. non è vero che la gente tutta condivide, c'è morbosità a volte. c'è chi va ai funerali per curiosità, per assistere allo spettacolo, pensate che quando muore un vip, tutta la gente che assiste al funerale assiste per condividere il dolore? antonella

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  36. aspettare a pubblicarlo

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  37. sebastiano aglieco28/3/07 23:47

    Antonella, mi fai arrabbiare perché mi sembri ingenua. Riguardo la lupara, è chiaro che mi riferivo anche a me, ma non l'hai colto. Riguardo al blog, mi riferivo ancora a me, perché comincio a sentirmi fuori luogo. Non a te. Detto questo. Punto. Una cosa vorrei aggiungerla, in generale: sta cambiando, e ne sono contento, la mia percezione della comunicazione in Rete. Non mi sembra vero che un mezzo riesca molto a cambiare gli stili, se non addirittura, la sostanza della comunicazione umana. Mi sembra, invero, che ne acuisca la violenza, la sudditanza al potere della parola. Farò tesoro di questo, e certo, il mio modo di lavorare in Rete cambierà drasticamente. Probabilmente in questo senso: si scrive per lanciare messaggi in bottiglia; forse qualcuno li raccoglierà. Forse no. Ma i commenti non mi sembrano più necessari. La mancanza di commenti rimanda a una rielaborazione più personale, in un tempo e in uno spazio non pubblici. Caro Stefano, proverò a sintetizzarlo il 28 aprile, a Bazzano
    Condivido pienamente quanto detto da Giovanni Tz. Mi piacerebbe approfondire.
    Sebastiano Aglieco

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  38. bene, ora sapete che sono l'unica persona al mondo a cui non è piaciuto il tema del'addio, un libro che mi ha dato molto fastidio e scusate se ho dato fastidio. buona serata e un saluto a tutti antonella

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  39. non può essere che sono veramente ingenua? anzi sono scema altrimenti non mi impelagherei in queste discussioni da cui poi non so uscire e che mi fanno male. ho letto che sei di sortino, io di palazzolo. ciao antonella

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  40. Giovanni, trovo il tuo intervento bello e condivisibilissimo, per quanto io abbia una visione del dolore meno compartecipata e più tendente all'isolamento, non credo sia questo l'unico modo di viverlo pur ugualmente intensamente pur ugualmente con autenticità in entrambii casi.
    Di mio non è che tolleri molto l'ipocrisia.
    Ciò che ho inteso riferire sopra con il commento che mi ha conquistato sì tanto garbati apprezzamenti era quel che comunemente si pensa sullo stato di lutto.
    Ho inteso dire pure che ciascuno è libero di metabolizzare questa esperienza come meglio crede, anche scrivendo poesie anche pubblicandole.
    Sul fatto che gli editori ci marcino, mi dispiace, ma non riesco ad apprezzare granchè la condotta.
    Invece trovo che sia nella piena e autorevole libertà di un lettore, a maggior ragione se poeta e/o critico dire che una certa raccolta di poesie non gli è piaciuta.
    Anto, noi possiamo parlare ogni volta che tu lo desideri.
    Ciao Stefano, ciao a tutti gli altri.

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  41. Testi bellissimi di uno dei più grandi poeti italiani, se non del più grande...

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  42. Condivido molto (cosa da me già detta su questo stesso blog, se non ricordo male nel post su Ramona Monamour o successivo...) le riflessioni di Sebastiano su blog e commenti, sull'acuirsi delle conflittualità (e sull'impossibilità della mediazione e della trasformazione del conflitto....) lì dove la comunicazione è senza corpo. Godo molto dei post e dei commenti del padrone di casa, che mi aiutano a conoscere, ad ampliare. Ma per i commenti (se proprio proprio si ritengono ontologicamente sostanziali al "blog"...) occorrerebbe quantomeno consensuare una "etiquette", uno stile che non faccia sentire nessuno un@ incompres@, o, peggio, un@ indesiderat@. Saluto tutte/i, Giovanni Turra Zan

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  43. Cara ALivento, ho detto che il suo intervento è gretto, potevo anche scrivere dagli orizzonti limitati, non ho scritto meschino, né che lei sia gretta o meschina, rilegga. Nessuno ha certezze. Certo, però, non si può passare come carri armati e con nonchalance, specie ad una certa età, su argomenti delicati. Si stava a notare un atteggiamento sopra le righe e ingiurioso, ridolinoso della Antonella.
    Ricapitolando: Antonella, credo che lei parli invece troppo e in talune occasioni la spari proprio grossa. Inoltre penso che sia razzista e dispotica nei modi; non ho da scusarmi, piuttosto si rilegga, ritorni con calma nei fondamentalistici blog spirituali(di cui uno ormai accoglie tutto e il contrario di tutto, davvero imbarazzante, diventando un luogo di ricreazione) e si rilegga. Poi dica un padrenostro e una ave maria, faccia penitenza, si confessi col prete di turno, quindi si faccia staccare il cavetto dal marito. Fine.
    Badi pure che non interessa a nessuno che a lei Tema dell'addio non sia piaciuto. E' importante il rispetto e l'educazione che si esprimono prima di tutto.

    Gugl, lei scrive:" si sa che i commenti sul blog prendono la mano e la lingua", d'accordo, ma lei, invece di guardarsi la scena, rendendosi complice di beceraggine, faccia il moderatore, amministri il suo spazio, invece di far spazio al "volemose bene".

    Gildo

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  44. qui come al solito la gente che aggredisce in primis e poi denuncia di venir aggredita, non manca.
    bello l'impasto dei tuoi lettori stefano!
    ti invidio perchè chi litiga sempre in fondo in fondo "crede"... ed è importante!

    il sorriso di sempre,
    a.

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  45. Mah non riesco proprio a comprendere il perché di tanta acredine sarò, anzi sicuramente lo sono, un povero idiota ma mi sfugge il senso di tutto questo livore, boh...
    Ma che siete parenti di De Angelis? Antonella sarà pure stata dura nel suo commento ma voi avete fatto di peggio: vi siete scagliati contro con una furia che mi lascia perplesso.
    pepe

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  46. ah riguardo al poeta... che poi ho pensato solo ai lettori e mi sono persa...
    credo di aver letto dei suoi versi migliori di questi altrove, però mi piace il suo modo di esprimersi.
    non riesco ad affermare che sia banale la sua pena come qualcuno ha scritto. e non riesco nemmeno a voler credere che una morte sia una trovata "pubblicitaria": sinceramente qui mi viene più da dubitare delle persone che lo credono, che del poeta stesso.
    la morte spesso e volentieri può causare differenti reazioni nelle persone: non sempre quello che noi riteniamo opportuno per un'altra persona lo sia e viceversa.
    trovo anche che la morte sia un bocciolo pronto a schiudersi in poesia, dando nascita a molte emozioni contrastanti; quindi induce a scrivere e anche tanto.
    non vedo quindi perchè la pubblicazione, la manifestazione quindi di un dolore aperto con l'anima, quasi a volerlo estirpare da se stessi, possa diventare nelle bocche altrui qualcosa di dannoso per chi è morto. io dubito che chi muore venga "deturpato" nella memoria da questo: il poeta ha bisogno della parola e anche degli occhi di chi la legge. trovo quindi la scrittura e la pubblicazione poi come una liberazione, un negare che morte porti solo "vuoto": anche il vuoto, per un poeta può parlare.
    trovo vergognoso quindi che si pensi il contrario!

    in bocca al lupo a m. de angelis

    nulla più

    a.

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  47. signor anonimo gildo, vedo che mi segue e segue i fondamentalistici blog spirituali anche se afferma che:(di cui uno ormai accoglie tutto e il contrario di tutto, davvero imbarazzante, diventando un luogo di ricreazione) credo d’aver capito, il suo problema è questo e de angelis è solo un pretesto. sorrido e chiudo. antonella

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  48. gabriele ho già risposto nel commento precedente, de angelis non c'entra niente, questo è un attacco alla persona, tant'è che non è bastato che mi scusassi per quel vocabolo, non è bastato che spiegassi che il senso era un altro, si fa finta di niente. mi scuso con gugl per questo parapiglia e lo ringrazio per l'ospitalità. pepe grazie sei un tesoro. antonella

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  49. io dico solo questo: voglio bene a Antonella e mi dispiace che qualcuno la offenda. mi dispiacerebbe anche se non la conoscessi. anche se non le volessi bene.

    Non mi interessa fare il moderatore: ogni si assume le responsabilità di quel che dice.

    Poi: il mezzo "commento blog" va pensato in termini che stanno fra il Della Casa e Zanzotto: "galateo in blog" è un libro ancora da scrivere, ma, forse, necessario.


    Infine: bellissimo testo Giovanni, bellissimo tu.
    (un grazie a tutti per la partcipazione)


    gugl

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  50. Credo che certe uscite non possano passare inosservate, talmente sono bieche. Questo è il punto, questa l'aria che viene fuori da certi commenti, sparsi anche nei luoghi dello spirito. Forse lei è ingenua, la punta di un iceberg ben più radicato, quindi ciò che esprime grettamente risulta eclatante e ridicolo a leggersi. Ma, contestualizzando, non ha importanza la sua supposta ingenuità. Agli atti rimangono parole e toni irriguardosi; diverso sarebbe impostare il discorso su di un altro piano, vedete Mesa in "Biografie perdute" sull'ultimo numero di "Per una critica futura" http://www.cepollaro.it/poesiaitaliana/CRITICA/crit003.pdf
    ad esmpio.
    Dunque si convinca pure, Antonella. Ma tutto è concatenato, De Angelis non è un pretesto.
    Ci sono delle responsabilità. Se volete movimenti d'opinione, millenarismi vari, fate pure. Invece se cercate l'apertura, abbiate onestà intellettuale. Ché gridare all'offesa è poca cosa, se per primi e a piè sospinto siete i primi a mancare di galateo e poi a chiedere scusa per una parola o un aggettivo usato. E basta, per carità. Ha dell'insopportabile e dell'infantile, il giochetto, eh!
    Non è buon gioco rintuzzare dicendo che la si ha con voi. Siete o non siete portatori di idee? Se lo siete controllatevi; se non lo siete continuate a giocare, ché tanto, in nome dell'affetto, scherani arrivano a bizzeffe, a difesa, come se tutto finisse nel personale o come se quello fosse il fine dell'attività critica, della dialettica.

    Gildo

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  51. n. 1 lei parla di responsabilità e scrive in anonimato, si nasconde dietro un nick
    n. 2 mi ha dato della razzista e ho porto l'altra guancia secondo gli insegnamenti del mio credo
    n. 3 ho espresso alcune opinioni, dei dubbi, non delle certezze, c'ho messo dei bei punti interrogativi

    che bisogno c'era di scrivere il tema dell'addio?
    e noi che bisogno avevamo di leggerlo?

    n. 3 ho espresso certezze personali
    a me non piace

    n. 4 ho espresso il mio pensiero che qui riassumo spiegando il senso del mio "vergognoso"

    penso che i media facciano del dolore uno spettacolo, penso che de angelis senza volerlo e senza renderse conto sia stato sfruttato dai media. le posso assicurare che i media sono come degli avvoltoi che piombano in casa quando ancora il morto è in casa, senza avere rispetto per nessuno, approfittando del fatto che la gente in lutto ha bisogno di parlare e di sfogarsi e non si rende conto di essere sfruttata. non è per soliderietà e affetto che vengono in casa, che ti chiedono come ti senti o ti chiedono poesie, è una questione di audience, di soldi, di denaro. ciò è vergognoso. spero di essere stata chiara. ci rifletta signor gildo anonimo. antonella

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  52. stefano ti ringrazio per il tuo affetto, è importante per me, e mi scuso nuovamente per tutto ciò che è successo, non era mia intenzione. antonella

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  53. Antonella, se Gildo non capisce il tuo grido, lascia perdere.

    Gildo, abbiamo capito il suo messaggio. La ringrazio per la sua onestà intellettuale e per i valori che ci indica.

    Adesso sono libero di proseguire per la mia strada?

    gugl

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  54. Ma via, smettiamola con questa farsa...

    State bene,

    Gildo.

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  55. Mi complimento con anila per l'equilibrio del suo intervento, specialmente per il pensiero circa le poesie del "Tema dell'addio", tuttavia voglio aggiungere qualcosa in replica sulla parola vergognoso e i commenti che l'anno cassata.
    Essa si riferiva alla gestione del lutto ed alla pubblicazione dopo pochi mesi dal lutto. Ebbene non tutti elaborano questa esperienza nello stesso modo. E' evidente che Antonella ritiene necessario un periodo di metabolizzazione dell'evento in tutta riservatezza e si vergognerebbe di fare diversamente.
    Altri invece possono avere bisogno di liberare altrimenti il loro vissuto luttuoso, anche pubblicamente. Ai funerali tra i familiari stretti c'è chi piange, c'è chi sta serio e composto, chi non ha la forza di partecipare, chi non vuole vedere nessuno, chi non riesce a sopportare e grida tutto il suo dolore.
    Anila, in effetti non conosco neanche un editore, quindi il mio giudizio sul loro comportamento umano è arbitrario, dettato dalla disillusione delle condotte che vedo spesso tenere a chi gestisce un potere di qualunque genere e natura. Nulla impedisce però che un uomo possa essere di potere e, nel contempo, un signore.

    Sig. Gildo Lei ha tanto l'aria di un anonimo di tanto tempo fa, si l'avevo notato subito la critica si riferiva a ciò che avevo detto e non alla persona, sono io che ho trasposto consapevolmente. Peraltro lo penso davvero sa, sono una donna e dunque vuole che non abbia mai peccato di grettezza, moralismo, orizzonti limitati? Sarà pure accaduto talvolta, magari non proprio questa, magari mi sforzo pure d'evitarlo. Per la verità io ieri conversavo amabilmente, analizzando il problema da ogni punto di vista, come sono solita fare per mia natura, senza pensare minimamente di urtare la suscettibilità di alcuno, nè di offendere il poeta che comunque dubito ci legga.
    Ci terrei che leggesse il mio commento al post successivo.
    Ciao Stefano, ciao a tutti.

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  56. lì sopra in quinta riga è "l'hanno cassata" naturalmente.
    Scusate

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  57. Amici indispensabili, dico la mia, sebbene con circospezione, temendo di essere criticata rispetto al concetto di lutto che sto per esprimere: mentre mia madre era in semi-coma ho registrato con un vero registratore, e ho trascritto a mano su un block notes, tutto quello che ella mi diceva, in automatismo, ogni singola sillaba, per me preziosissima: nulla è andato perso.

    ho pubblicato tutto quello che ho raccolto ed elaborato. Per me, era un tributo dovuto, sentito, uno tra i pochi che sapessi autenticamente offrire alla mia madre-lingua.

    questo è stato non il mio lutto, ma la mia necessaria elaborazione del lutto, che è cosa ben più essenziale del lutto come espressione formale di un dolore ben più atroce, asfissiante.

    Non sento sia giusto, da cristiani, ovvero non credo da laica sia umano dire a qualcuno che è a lutto cosa sia giusto o non giusto fare, giusto o non giusto dire nell’elaborazione che una persona fa, o tenta, del dolore spirituale atroce, incomparabile, causato dalla perdita di una persona cara come una madre, una figlia.

    Ognuno dovrebbe potere idealmente e liberamente cercare il modo per sé giusto di elaborare questi cordogli al fine di emergere dalla pulsione suicida che ci potrebbe assalire nell’essere privati dell’amore di chi si adora o ci adora.

    Insomma, credo sia bene sempre comprendere (e non solo 'tollerare') le diverse espressioni del dolore altrui, per quanto strane, anomale, perché soprattutto non ci è dato, da persone fallaci quali tutti siamo, additare e giudicare gli altri - che nell'etica cristiana si traduce: “Non trovare il bruscolino nell’occhio degli altri quando hai una trave nel tuo…”

    (suona più o meno attendibile questa mia citazione? me ne scuso, ma ne ho un vago ricordo...dal catechismo)


    spero di non arrivare troppo tardi per dire la mia, stefano anche rispetto al tema del post...ma i testi di milo de angelis mi hanno incantata. è un poeta dal linguaggio sublime dal mio punto di vista.

    erminia

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  58. >Se non le piace, stia zitta, fino a che non riuscirà a motivarlo.

    che vuol dire? si devono forse motivare i gusti personali??? inoltre, non gradire un autore, anche un colosso, non vuol dire non riconoscerne l'importanza... cos'è una forma di censura? a me, quel poco che ho letto di de angelis non fa impazzire, ma lo conosco poco... ma non ho problemi a dirti che non mi piacciono molti altri, che pure hanno avuto un ruolo di primo piano nella storia.
    Qualche nome? Pascoli, Carducci, Saba... ovviamente non tutto, ma gran parte dell'opera loro non mi piace. Devo dire perché? perché non dovrei dirlo? forse, semplicemente non li sento vicini a me, forse non li ho capiti, forse non lo so: ma per piacere non ditemi che devo motivare... l'arte, per fortuna, non è filosofia, non deve necessariamente essere logicamente motivata, anzi, spesso, fa leva sull'irrazionale, quindi perché dovrei sentirmi obbligato a razionelizzarla per dire che non mi piace un'opera? temo che i critici a volte calchino troppo la mano, e vogliano piegare alla loro arte i poeti, che non coincidono coi critici... io mi arrogo il diritto di dire "mi piace" e anche "non mi piace"; e se per qualcuno devo stare zitto, che sia lui a tapparsi le orecchie!
    ciao,
    alessandro

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  59. 'motivare' il proprio disaccordo, è vero, non è un 'obbligo', come sottolinea lei, alessandro, e nemmeno è giusto intimare il silenzio a chi non è d'accordo con noi, come sembrerebbe fare gildo rivolgendosi ad antonella . ("stia zitta!").

    se posso permettermi di dire come la penso, è desiderabile, idoneo e opportuno sapere motivare il proprio rifiuto, altrimenti si cade nell'eccesso opposto del difetto dei critici, ovvero di non sostanziare comprensibilmente le proprie ragioni ai fini della comunicazione agli altri del proprio pensiero.

    non basta, in una sede di confronto e discussione come questa, dire: "no, non mi piace".


    non c'è confronto di idee senza spiegazione, espansione dei concetti che sono dietro le proprie opinioni, e dietro i "likes and dislikes".

    erminia

    RispondiElimina
  60. Erminia, quello che lei ha scritto mi piace, non so dirle perché... ma mi piace!!!

    Scherzi a parte,lei ha ragione a dire che "non mi piace" non sia un gran contributo... ma forse, a volte, una voce fuori dal coro, anche non spiegata può servire a mettere dei dubbi, a far riflettere... io non voglio polemizzare contro i critici, che fanno il mestier loro: quello che non accetto sono gli atteggiamento censorii.

    ciao,
    alessandro

    ps se posso chieder una modesta cortesia a Lor Signori, non mi diano del lei: così mi sento vecchio! sono ancora giovane!

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  61. la mia esperienza, sugli autori, è che bisogna studiarli bene. Se sono veri autori, si ameranno comunque perché si scoprirà lo stretto legame tra la loro vita e la loro scrittura.

    gugl

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  62. stefano vedo che il legame "vita personale-scrittura" ti attira parecchio. è una parentesi che esce sempre dalla tua penna...

    riguardo alle parole di ali...risposto di là...ma comunque per un tratto mi ha fatto anche sorridere pensando al mio essere sempre impulsiva :-)
    si vede che sto imparando l'equilibrio :-)

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  63. la biografia contiene la grafia, si vede anche ad occhio! :-)

    ciò non significa che la esaurisca, naturalmente.

    ciao Anila, buona giornata.

    gugl

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  64. mi fido di quello che dici gugl, il de angelis non l'ho studiato, l'ho solo letto, se un libro di poesie mi piace, lo sento dentro, se mi parla, mi muove, mi cambia, mi arricchisce, mi fa pensare, mi insegna qualcosa, mi suggerisce, mi intriga, mi rende gioiosa, mi incuriosisce, mi mostra luoghi, colori, odori, profumi, paesaggi, mi fa sentire rumori, mi porta indietro nel tempo o nel futuro, mi fa viaggiare lo leggo e lo rileggo, questo l'ho letto e l'ho posato, evidentemente non ho sentito il bisogno di rileggerlo, seguirò il tuo suggerimento, mi sforzerò di rileggerlo, di fare una lettura più approfondita, magari cambio idea. contributi alla critica non ne posso dare perchè non sono una studiosa e una critica, sono una lettrice sui generis, niente di importante, quello che dico io non conta niente, ho tutto da imparare, sono una finta critica, perchè prendersela tanto? come dice alessandro ghia mi pare sia nel mio diritto dire mi piace o non mi piace senza stare tanto a motivare, proprio perchè non sono una critica, non ho ruolo riconosciuto, non sono una voce autorevole. come dice ali: chi sono io? che tu erminia abbia registrato ogni parola detta da tua madre in punto di morte non significa che quello che hai fatto è ciò che debbano fare tutti, è una cosa tua, molto personale, hai sentito di fare così e lo hai fatto, giusto o sbagliato nessuno ha diritto di dirlo, di giudicare. però mi pongo delle domande. che bisogno c'è? che necessità c'è? una poesia autobiografica è necessaria? i miei lutti, i miei dolori stesi sulla carta sono necessari? sono necessari certamente a me per chiarire certi aspetti, per fare ordire, ma poi? A qualcuno interessa che mi fa male la pancia? forse interessa se il mio mal di pancia è raccontato in modo che anche altri sentano il mio stesso mal di pancia? il mio personale mal di pancia diventa un mal di pancia universale? che bisogno c'è che anche altri sentano il mio stesso mal di pancia? non basta che lo abbia solo io? l'elaborazione del lutto è un percorso personale e non c'è legge che possa imporre i tempi e i modi, non ho parlato di questo, dicevo che esiste uno spettacolo del dolore ai fini economici, mi riferivo ai mezzi di informazione, uno sfruttamento del dolore per far soldi, questo è inaccettabile per me. mi congedo e tolgo il disturbo perchè ho mal di pancia e con gioia dell'anonimo gildo mi zittisco perchè ho già troppo disturbato. saluti a tutti antonella

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  65. alessandro Ghia scrive:
    "io non voglio polemizzare contro i critici, che fanno il mestier loro: quello che non accetto sono gli atteggiamento censori."


    Ale, se non ti piacciono gli atteggiamenti censori, allora il dire in un commento su una poesia (e non su un salame) "Non mi piace, stop!" non dovrebbe piacerti, essendo un atteggiamento censorio, come un altro, solo non strutturato.

    anche rispetto a cibi e vini in un sito specialistico non ci si accontenterebbe di un secco. "Non mi piace! (e non mi interessa spiegarne la ragione)". Si trovano mille ragioni e motivazioni per bocciare un dato vino e una data pietanza, e il linguaggio che accompagna queste stroncature ( o lodi) come sapete e dei più articolati, anche se formulaico.

    Dunque, a maggior ragione, chi ha a che fare con la parola poetica dovrebbe elaborare un discorso sulla negazione del valore di un autore comprovato, almeno tanto quanto si spera che gli altri facciano verso la propria poesia.

    a tutti offenderebbe avere verso i propri versi una risposta secca di rifiuto, risposta preconcetta o insostanziata rispetto all’avere affrontato un dato tema in un dato modo che non garba a qualcuno.

    Ok, io e stefano siamo professori di letteratura e porre attenzione al testo e all’analisi del testo è il nostro mestiere, che cerchiamo di insegnare agli altri nella sede deputata, non qui sui blog…è il nostro mestiere come per il ragioniere la contabilità, l’esperto di computer l’informatica. Ma non è detto che il professore sia più censorio di altri, anzi si può dire il contrario, conoscendo una data materia come la critica in ogni sua sfumatura.

    censorio è il rifiuto a giustificare le proprie ragioni e se ci aggiungi che potrebbe apparire una forma di disimpegno dettata da qualche forma di disprezzo verso una data scelta tematica di un dato autore, capisci che bisogna andarci ancora più cauti. milo de angelis è una voce autoriale di tutto rispetto, vale la pena perderci qualche riflessione articolata, se si desidera bocciarlo.

    saluti a tutti e soprattutto all'amabile padrone di casa, erminia

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  66. grazie Erminia per le coccole :-)

    Io penso che De Angelis sia imprescindibile per comprendere la poesia italiana di oggi, così come è imprescindibile Sereni. E Ciò indipendentemente dal piacere che mi danno le loro opere.

    Antonella prova a leggerti l'antologia deangelisiana, "Dove eravamo già stati", Donzelli 2001.

    gugl

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  67. cara antonella , scusa, perdona se ti cito:
    " però mi pongo delle domande. che bisogno c'è? che necessità c'è? una poesia autobiografica è necessaria? i miei lutti, i miei dolori stesi sulla carta sono necessari? sono necessari certamente a me per chiarire certi aspetti, per fare ordire, ma poi? A qualcuno interessa che mi fa male la pancia? forse interessa se il mio mal di pancia è raccontato in modo che anche altri sentano il mio stesso mal di pancia? il mio personale mal di pancia diventa un mal di pancia universale? "

    tutto questo per dirti: se tu neghi questo valore comunicativo imprescindibile dell'arte, delle arti, dovresti non avere nessuna motivazione a scrivere. la comunicazione dei propri sentimenti attraverso la forma scelta è il nucleo di ogni azione, pensiero, senso artistico. l'arte insegna comunicando. il lettore e lo spettatore attende questo scambio.

    non c'è bisogno di doverlo ripetere: l'arte, ogni arte, nasce da una curiosità e da un dono di sé, di ogni aspetto di sé, che è reciproco a livello genetico, quasi. vale a dire che nella forma artistica c'è iscritta una missione: il suo messaggio che da qualcuno (o da molti) verrà e deve necessariamente essere colto perchè l'intertestualità continui.

    c'è una differenza, vedi, anto, a diventare consapevoli di questo scambio, e nel non vederlo. ovvero rifiutarlo.

    cmq, anto, mi meraviglio assai. proprio tu che scrivi tanto dell'esperienza della morte per il poeta, proprio tu che hai riposto in questo tema un valore così forte, comunicativo, non solo, espressivo, alle fondamenta.

    che c'entra, scusami, il 'tempo' di elaborazione, prima di scriverne: un giorno, un mese, un anno, un decennio, o mai...?

    che c'entrano queste misure temporali, cronologiche?

    si scrive dell’amore come della morte, dell’olocausto come della gloria dei cieli quando si sente di farlo, anche rispetto al lutto personale: la dinamica non cambia.

    Ci sono delle tue poesie sulla morte rispetto alle quali le registrazioni delle mie parole di mia madre sono un diversivo. come fai, proprio tu, adesso a negare il senso di quello che fai, quando scrivi di questo tema nel modo forte che hai scelto?

    Non mi pare che tu ti sia posta in senso autoinibitorio il problema dell’effetto (e che senso ha per me come lettore il nesso tra l’evento tragico in sé e la tua elaborazione scritta) artisticamente ed emotivamente scioccante sul lettore del tema del lutto e della morte per il modo (e non i tempi della tua biografia, a noi sconosciuta) con cui lo tratti?

    Per milo de angelis (il valente) vale la tua stessa libertà e autoelaborazione artistica dell’evento autobiografico da dare alle stampe.

    un abbraccio (se ne capiamo tutti il senso, come spero) erminia

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  68. grazie gugl per il suggerimento, lo leggerò. grazie anche ad erminia, ci rifletterò. ora saluti cari antonella

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  69. io direi che ciascuno si porta a casa qualcosa con questo post, qualcosa su cui riflettere.

    Ora mettiamoci una pietra sopra, come direbbe Calvino (Italo).

    ciao

    gugl

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  70. comunque erminia qui il lutto non c'entra niente e neppure l'arte, il discorso che facevo riguardava lo spettacolo del dolore da parte dei media, lo spettacolo del dolore per fare soldi. e ora una pietra sopra, ora e per sempre. a.

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  71. Erminia, quanto si valutano dei cibi, l'esperto non valuta la bontà, ma il rispetto di determinati parametri.
    ora, nella poesia moderna i parametri non esistono, perlomeno non a priori, quindi dare giudizi è assai più difficile. dire "non mi piace" non è censorio, non è neanche svalutazione di un autore: molto spesso equivale a dire: "non ha colpito la mia attenzione" e purtroppo quando ciò capita, si legge qualcos'altro... c'è un infinità di poesia da leggere e quando devi scegliere cosa, scegli spesso senza una vera consapevolezza. Poi è vero che molto spesso si scartano cose che poi si impara ad apprezzare e penso che sia capitato a tutti: la prima volta che lessi una poesia di Zanzotto ('oltranza oltraggio' da 'la beltà'), pensai qualcosa del tipo: "ma che è 'sta ciofeca?" (molto peggio di "non mi piace"); ora
    penso che quella stessa poesia sia geniale, così come il suo autore...
    Quindi quando dico: "non mi piace, ma non so perché" di sicuro non faccio della critica, ma esprimo un'impressione, null'altro. Nessun disprezzo.
    ciao,
    alessandro

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  72. da "La vita digitale", di Vittorino Andreoli :

    "L'uomo di superficie è l'espressione adeguata di questo mondo, della sua stranezza e della sua completa incomprensibilità.

    E viene in mente il vecchio detto per cui chi crede di sapere è un ignorante e allora basta con le sentenze sapienti, apocalittiche e asfittiche.

    Si abbia il coraggio di dire che la stupidità deve essere il modello di comportamento e che vivere in superficie permette di evitare persino di percepire le problematiche tristi che magari ci mettono davanti a un destino drammatico che termina con la morte, con il : un'atmosfera da apocalisse, mentre è bello vivere, provare a vivere e credere di poter vivere meglio in virtù di ciò che può capitare senza nemmeno volerlo.

    Elaborare programmi rallenta la storia del singolo e il flusso delle esperienze possibili.

    La stupidità degli uomini esemplari di oggi evita persino di considerare il sapere e la meditazione.

    L'interiorità è un termine sparito dalla lingua parlata e dai vocabolari.

    Tutto si riduce a superficialità, senza avere nemmeno il minimo rimorso per non aver sviluppato l'intelligenza, la saggezza, dal momento che non servono e che, pur non avendole mai coltivate, si è giunti lo stesso, anzi, meglio, al successo"

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  73. siccome nel web ogni volta che appare una voce dissidente oppure semplicemente anticlericale (mezza popolazione italiana lo è) si pensa a me e a me soltanto, magari celata sotto uno pseudonimo o nick - cosa che sta rasentando il RIDICOLO fino al punto che su Nazione Indiana, ho scoperto solo di recente dietro indicazione di un amico - mi si attribuiva, il primo dell'anno, identità 'Una e Trina', (e non dico chi lo ha fatto), fino a smentita da parte di vari bloggers nello stesso post - vorrei precisare ad antonella ed altri che io erminia passannanti mi firmo solo ed unicamente con i seguenti nomi (erminia, ermi, e., erministra)

    e con questo spero di avere messo per sempre fine al giochetto ormai divenuto stantio, e perfino stancante per gli altri, oltre che per me, giochetto che non tollererò più, di allusione a me, al mio nome e cognome, ogni qualvolta ci sia un laico che vi venga o contro o addosso.

    sto facendo cancellare ogni singolo posto dove questo stolto giochetto ha avuto luogo ai miei danni, e provvederò a farlo in futuro, dovessero queste scemenze continuare a darmi molestia.

    dico in inglese, a questi molestatori: "Get a life!"


    con qusto saluto cmq affettuosamente amici e affini, erminia

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  74. http://lellovoce.altervista.org/spip.php?article941

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