
Zaher Rezai era un bambino-saldatore afgano, fuggito da casa per salvarsi, e morto, invece, il 10 dicembre a Mestre, schiacciato involontariamente dal Tir al quale si era legato nel sottopancia. La storia è stata ripresa da molti giornali e siti web. Il suo bagaglio stava in un sacchetto trasparente, con dentro quattro animali giocattolo (un uccellino, un leone, una giraffa e un'alce), il foglio di espulsione dalla Grecia, una scheda telefonica e un taccuino scritto in persiano antico. Semianalfabeta, Zaher Rezai aveva imparato a memoria, e poi trascritti sul suo taccuino, dei versi antichi, che lo rassicuravano nei momenti di paura. Questi:
Foglio 9
Tu porti il profumo delle gemme che sbocciano,
sei come un fiore di primavera
Mi faccio per te inebriato e felice
quando vieni a cercarmi
È dolce il tuo affetto
amo parlare con te
Tu porti il profumo delle gemme che sbocciano,
sei come un fiore di primavera
Mi faccio per te inebriato e felice
quando vieni a cercarmi
È dolce il tuo affetto
amo parlare con te
Foglio 8
e anche quando mi togli la parola
il tuo pentirti è bello
Tu sei un amico incantevole
sei una seta di passione e bellezza
Ora vediamo fino a quando
t’accorderai col cuore mio
Foglio 11
Questo corpo così assetato e stanco
forse non arriverà fino all’acqua del mare.
Non so ancora quale sogno mi riserverà il destino,
ma promettimi, Dio,
che non lascerai finisca la primavera.
Oh mio caro, che dolore riserva l’attimo dell’attesa
ma promettimi, Dio, che non lascerai finisca la primavera.
Foglio 13
Tanto ho navigato, notte e giorno, sulla barca del tuo amore
che o riuscirò in fine ad amarti o morirò annegato.
Giardiniere, apri la porta del giardino; io non sono un ladro di fiori,
io stesso mi son fatto rosa, non vado in cerca di un fiore qualsiasi
BUON NATALE
