sabato 19 gennaio 2008

Silvia Comoglio


Autrice riservatissima, Silvia Comoglio diede alle stampe nel 2005 Ervinca (LietoColle), libro di cui hanno parlato poeti autorevoli (fra i quali M. Furia e G. Lucini), sottolineando, fra l'altro, l'importanza dell'impasto sonoro, ancor prima dell'intenzione semantica. La stessa Silvia, ribadisce questo aspetto, presentandomi le poesie. Da parte mia, rilevo anzitutto due elementi palesi: l'originale scelta segnica, avanguardista, direi, che incontra un'anima immersa nel fiabesco; il ritmo artificiale che spezza il naturale decorso della frase. Ne risulta una tensione tutta interiore, che spezza quell'anima innocente e la ridisegna a partire dal frammento, dall'impossibile riunificazione dei brandelli che i versi ospitano. La musica, in questo senso, funziona da collante, da energia primeva che la parola sprigiona, così da tenere unito ciò che altrimenti sarebbe lacerato: è la testa di Orfeo, che canta magrado le Baccanti l'abbiano staccata dal corpo. Oppure, più probabilmente, è il lamento di Euridice che non si spiega perché Orfeo abbia deciso di lasciarla nella bocca dell'Ade, dopo averle promesso la vita. Forse Ervinca (cavaliere, in russo, se non erro) è appunto la combattente rimasta sola, diventata frammento dopo che l'unità (il sovrano con la sua corte) l'ha abbandonata.




Del sogno


I sogni, lervinca, sono quattro
sull'albero dei forti: quattro dove vedi
tutti i tuoi bugiardi: l'ora - e il sonno e -
dove ti ho visto ed ho parlato,
dove - ti ho visto
secondo chi ti ho fatto, secondo
cos'ho visto, e dove - ti ho parlato...

...


*
... mi baciava - di nòtte - buio e testa -
sulla barba - già cattiva: sull'ombra - a mala bestia - di
chi sogna - e mi tradisce: → Re che passa
se muori - benedetta...



*
... dòpo - dopo i tétti!
.........................vieni ancora a sogno, a –
vedérmi - dove sono → dove allungo
la tréccia - di topino! e
ti alzo come fossi
solo bacio - della carta,
..............................solo òrso - già piccino

...

Sequenza

1.

Venivi sempre con l'orso dentro al viale,
lasciando di rintocco l'acqua del padrone.
– C'era il mare. E i pini sulle stuoie. E –
sentivo che dicevi " Vedi di baciarmi

............- piano - sopra i piedi. " – Io - ti amavo.
Ma c'era l'acqua e il tuo padrone. E l'orso che sapevo
amarti dentro il cielo, amarti
dentro il cielo...

...


4.

.....io - non ti aspetto
mai alzata. Metto i funghi sopra al fuoco e -
.................................................................incido
un nano sulla bocca del dono lì vicino: la canaglia
sa bàttere il mio riso. Mi curva di servizio. Mi giura per intero
..........che mi sveglia - nella bocca. E io rimbombo
......................................[ e non ho tempo. E –
chiudo - solo il vetro -
.................................nell'orecchio, dietro il vento,

= nell'orecchio, dietro il vento



L'albero del tempo

7.

: vieni ancora, dove senti - quando torno: ho –
prìncipi di bassi
.............................òrti della vita : stucchi : e - gatti
di vigilia : àngeli-di-sogno - chini - sulla lingua...

...


Sichem

1.

Hai dato fiato al brónzo - del vitello, massaggiando
......................[ - la sua ombra - dentro al fumo, battendo
un solo auspicio di brónzo di vitello —> un buio
......................................................[ - a re di monte -
che guarda - troppo fisso: che guarda - sulla roccia –
il sónno - Tutto tondo! dell'al-bero di pioggia, dé-
ll àl-bero che suona
débole di vento, débole di resti - chiusi -
[ dentro al vento [ ]

[ ]



Silvia Comoglio (1969) è laureata in Filosofia e vive in provincia di Torino. dipinge e studia da una decina d'anni il russo.

24 commenti:

  1. mi scuso con Silvia per alcuni segni che non sono riuscito a riprodurre nel testo: la sottolineatura di "dove" nella prima poesia e qualche parentesi come questa: <

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  2. Silvia Comoglio19/1/08 18:02

    Ciao Stefano!
    La tua presentazione di Ervinca è davvero bella. Mi è piaciuto molto il riferimento ad Orfeo e Euridice, alle Baccanti che hanno staccato la testa dal corpo di Orfeo. Questo considerare il canto come qualcosa che rimane e permane, un'eredità-testimone che non si dissolve e non può essere dissolta. E' vero, basta un frammento perchè il canto si levi - non importa se forte o appena percettibile - e continui.

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  3. finalmente un tocco di originalità lieve nello scorrere e denso nei significati!
    danilo

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  4. l.r. carrino20/1/08 15:57

    mortac... che bella! (commento non propriamente tecnico).

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  5. originalissimo l'utilizzo della punteggiatura!!! sarà uno spunto per me, davvero!

    la femminilità che emerge da queste poesie è qualcosa di completamente diverso, rispetto alla donna cui ci pone davanti la Cera Rosco, ad esempio.
    perdonatemi se azzardo questo paragone, ma, quasi, sembrano immagini di un libro d'illustrazione per l'infanzia. ma non fraintendetemi.

    è un procedere a tratti, a respiri irregolari, quasi d'angoscia. D'angoscia e solitudine. che, quasi, saprei immaginarmi Silvia come la principessa di una qualche fiaba, intrappolata nella più alta torre di un castello. lì, tutta vestita di bianco.

    buona domenica!

    Patty!

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  6. sogno, musica, fanciullezza e maturità; femminilità e dolcezza, forza molteplice; invito recondito e stimolo incessante; corsa e rincorsa, vita e vitalità, emozioni soffuse, correlate a stimoli per cercare e cercarsi: Testi talvolta oltre le mie forze interpretative e la mia capacità di lettura e comprensione, che "si introiettano durante la lettura", prima e più ancora di farsi leggere e comprendere". Messaggi all'intimo, che giungono a destinazione nel cuore, recapitati talvolta senza transitare attraverso l'intelletto: questa è la poesia, il carma, la forza di Silvia.
    Un prosaico ed affascinato "Cagliostro"

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  7. ricordo a tutti di firmare i commenti.

    sulla punteggiatura, io sarei prudente. E' arma che scotta.

    un saluto a tutti i commentatori e le commentratrici.

    gugl

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  8. Cara Silvia.Non bisogna mai arrendersi ma puntare in alto.. e un giorno l’ora giungerà! Allora usciranno gli gnomi, le ondine, le silfidi… e ci guarderanno, e saranno come al solito stupiti che noi non capiamo. Ci vogliono comunicare che non sono fantasmi, ma che sono realtà. Sono nostri compagni di viaggio.
    Ivo

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  9. mi associo a chi ha scritto:
    semplici parole e minime sequenze, separate da trattini, sembrano affiorare obbedendo a esigenze biologiche, più che logiche. Una scrittura enigmatica, per nulla dispersiva, racchiusa entro un guscio costruito ad hoc, l’ unico capace di contenerla.
    massimo

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  10. ...quando la musica ci pervade senza un suono nelle orecchie ma con parole nella mente il merito sta nella sorgente
    Isabella

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  11. mi fa piacere che ci siano tre nuovi ospiti in questo blog.

    un saluto.

    gugl

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  12. Un saluto e un grazie a tutti i commentatori e commentatrici che hanno voluto entrare nella dimensione di Ervinca. Ervinca nasce innanzitutto come suono che si muove in un mondo sospeso tra l’onirico, il visionario e il fiabesco.
    E’ vero, Patty!, in Ervinca, almeno in una sezione di Ervinca, è costante il rapporto con quanto della fiaba - e quindi della propria infanzia e genesi personale - si ha ricordo. Fiaba, sogno, suggestioni e ricordo si mescolano in un tempo interiore che emerge e si schiude in un testo fatto di suono e ricerca fonetica, in cui il significante ha spesso un ruolo predominante rispetto al significato.
    Mi ha colpito di Patty! il riferimento all’angoscia, alla solitudine. Se Patty! facesse ancora un’incursione mi piacerebbe sapere che cosa glieli suggerisce. In realtà non ho mai pensato di trasferire angoscia e solitudine sulla carta. E ancora, sempre Patty!, se ancora farai un’incursione, che cosa ti ha suscitato interesse nella mia punteggiatura? Perché trarne spunto?

    Ancora un grazie a tutti. I vostri commenti sono importanti. Mi aiutano a capire quanto sia praticabile questo percorso di ricerca, cosa consenta di comunicare al lettore. “Cagliostro” ritiene che questi testi arrivino direttamente al cuore, senza transitare dall’intelletto. E’ così?

    A presto

    Silvia

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  13. E' la prima volta che sento e leggo di Silvia Comoglio, grazie a stefano, e devo dire che trovo i suoi testi davvero originali e stimolanti. Devo trovare il suo libro. Un saluto a silvia.

    michele marinelli
    difficilifoglie.splinder.com

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  14. credo che un blog serva anche a questo. Grazie a te per il commento.
    E grazie a Silvia per quanto dice qui sopra. Vedrai che la Patty oggi ti risponde.

    gugl

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  15. CIAO SILVIA!!!! mi fa molto piacere avere l'opportunità di un confronto diretto con te, con la tua poesia!

    beh... riguardo l'angoscia... è appunto la punteggiatura a suggerirmela. è un incedere affannato, quasi. quasi che constringe il respiro, il fiato, a quel sincopato d'angoscia, appunto.

    la solitudine... sei una voce solista che canta di questa favola irrequieta che è il mondo ai tuoi occhi, che traslano la sciupata realtà quotidiana in queste splendide visioni trasognate di cui scrivi. ma la sento sempre lì, in bilico, l'iride tua. ad un attimo dal tornare alla nostra umana realtà abusata, perchè lì, su quei punti, su quelle parentesi chiuse e aperte e quelle parole sole, a caporiga. sole, appunto, e ad un passo, lì, tra il sogno ed il reale.

    ispirarmi alla tua punteggiatura per cosa, dici???
    beh... per le mie poesie! ho ancora tanto da imparare! 17 anni non sono poi molti... ;)

    spero d'aver espresso il mio parere in maniera sufficientemente chiara! ovviamente si tratta soltanto d'impressioni. quello che arriva al mio modo di sentire, ma, per quel che vale, permettimi di farti i complimenti, Silvia! :)

    continua così!
    un bacio, e sempre un grazie al Gugly per questo bellissimo angolo di mondo che è blanc de ta nuque!

    Patty!

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  16. Ciao Patty!
    Sono contenta di poter continuare a dialogare con te.
    Dunque è la punteggiatura - trattini virgolette parentesi - a suggerirti un senso di angoscia. In realtà la punteggiatura in Ervinca vorrebbe avere una funzione diversa. In Ervinca mi sono proposta di cercare un legame tra musica e linguaggio, di giocare, se vuoi, con la parola per provare a trovare nella sillaba la nota, il suono. Il suono è quanto struttura Ervinca. Ma il suono per me è anche qualcosa che si identifica con il tempo. Così per rafforzare la mia ricerca fonetica e il legame suono-tempo sono ricorsa a questa particolare punteggiatura, al trattino, soprattutto, che vuole suggerire la pausa, l’arrestarsi per prendere fiato, per continuare nel discorso. La punteggiatura suggerisce arresto, ritmo, andamento ma non vuole costringere il respiro, anzi vuole consentirgli di liberarsi e di continuare a dirsi. La tonalità della voce - del suono - arriva ad un punto così alto che non è possibile continuare a parlare. Se lo si facesse si entrerebbe nel campo degli ultrasuoni, e il canto si spezzerebbe. Allora occorre arrestarsi, prendere fiato per ricominciare nel canto. E trattini parentesi e virgolette sono, insomma, parte integrante del canto.

    Il fatto che tu ti voglia ispirare alla mia punteggiatura mi lusinga. Mi permetto però di dirti questo. Bisogna leggere, capire i percorsi di ricerca che altri stanno seguendo. Si può anche provare a scrivere in altro modo, vedere se è possibile far emergere il proprio pensiero con strumenti diversi. Però è importante trovare una propria tonalità, un proprio modo di scrivere, di fare e essere canto. Ed è importante - per me lo è sempre stato - leggersi e riconoscersi, non tradirsi.

    Patty! un abbraccio e un grazie a Gugl che ci ha fatte incontrare.

    Silvia

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  17. sono qui per questo :-)

    gugl

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  18. capisco. in effetti, l'intento con il quale utilizzi la punteggiatura è decisamente più affine al tipo di immagini del testo che presenti.
    ma, sai com'è... a volte leggiamo nella poesia ciò che vogliamo sentirci suggerire, ciò che ci aspettiamo di leggere. nelle sfumature in cui è possibile farlo, chiaramente. ogn'uno secondo il suo sentire. lo saprai meglio di me, di certo. non è scienza esatta, questa, ma oggetto di splendidi fraintendimenti.

    rileggendoti, non riesco ad evitare di percepire quella sincope. trovo talmente innaturale questo tipo di punteggiatura che non mi riesce di non essere irrequieta. ma di un'irrequietezza quasi infantile. davvero. come se avessi sognato gnomi, orsi, topini e principesse dalla lunga treccia... anzi, mentre leggo è come se li stessi sognando. con quell'andatura irregolare, che ha i respiri del sonno di una bambina, persa nei meandri di una fiaba, che, a volte, fa un po' paura.

    perdonami se mi ostino a leggere i tuoi testi secondo la mia chiave di lettura, che non è propriamente la tua, ma troverei sbagliato sforzarmi di fare diversamente.
    ma non è che ci sarebbe modo di avere Ervinca? vorrei leggerlo da cima a fondo, come si deve!!!

    riguardo le mie poesie... credi, mi sto guardando attorno: una panoramica che spero di riuscire a portare fino a 360gradi. raccolgo un po' qui e un po' là, cercando di capire e filtrare. per poi rielaborare secondo la mia natura e le mie inclinazioni. i tuoi testi, graficamente, mi hanno immediatamente sorpresa ed interessata... e sono cose che si conservano...

    grazie per questa conversazione, Silvia. spero ci saranno altre occasioni di confronto!

    buona serata! :)))

    Patty!

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  19. ma che dite, una punteggiatura così la possiamo usare tutti o appartiene solo a Silvia? Perchè è arma che scotta?
    Tamara

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  20. Si possono dare delle indicazioni di lettura, certo, ma credo che inevitabilmente un testo diventi anche di chi lo legge. Il testo viene filtrato dal proprio modo di sentire e percepire. E’ materia che si presta a chiavi di lettura diverse. A me personalmente piace vedere come il lettore si accosta ai miei testi e come li interpreta. E mi capita di rimanere sorpresa e affascinata, di scoprire - diventare consapevole - che, è vero, c’è anche questo aspetto. Quindi, Patty!, continua a leggere e a percepire i miei testi esattamente come senti di farlo. Quanto ho scritto, nel momento in cui lo leggi, diventa anche tuo.

    Un saluto a te e a Michele Marinelli, che ringrazio per il suo commento

    Silvia

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  21. secono me, è arma che scotta perché, nel momento in cui abbandoniamo la regola grammaticale, rischiamo di incontrare l'artificio. Credo che questo sia il rischio, solo parzialmente superato, da Silvia.

    gugl

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  22. si, isabella, qui immagini e parole sono pura musica per e nella mente. roberto

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  23. vedi roberto che è bello scoprire nuove dimensioni. benvenuto nel mondo dei blog.
    isabella

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  24. mi fa piacere che la poesia faccia incontrare le persone sensibili e intelligenti. In fondo, a che cosa serve, se non a questo?

    vero anche, il limite che ciò comporta: chi salverà i gretti e gli stupidi? Forse la politica?

    gugl

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