venerdì 29 agosto 2008

Sinan Anton


Sinan Anton è nato nel 1967 a Bagdad, dopo la Prima guerra del Golfo, nel 1991, si è trasferito negli USA. È poeta, scrittore, traduttore e attualmente insegna alla New York University.
Ha scritto in arabo e inglese per le maggiori riviste internazionali, nel 2003 ha pubblicato la sua prima raccolta poetica, Mawshur muballal bi-l-hurub, mentre il suo primo romanzo I‘jam (Diacritici) è apparso nel 2004 presso Dar al-Adab ed è stato subito accolto con grande favore dalla critica: “one of the most important Arabic novels to be published in recent times… an Iraqi novel par excellence” (Al-Hayat). Le sue poesie sono comparse in inglese nell’antologia Iraqi Poetry Today e nella raccolta The Baghdad Blues (2007). La sua attività di co-traduzione poetica dall’arabo all’inglese delle opere di Mahmud Darwish è stata segnalata per il PEN Prize per la traduzione nel 2004.
Ulteriori notizie sono disponibili nel suo sito web: http://www.sinaan.com/.





Le poesie qui tradotte per la prima volta in italiano da Ramona Ciucani per Blanc de ta nuque, sono tratte dalla raccolta Mawshur muballal bi-l-hurub [Un prisma madido di guerre], al-Qahira: Merit, 2003





Phantasmagoria

Una pioggia blu
conversa con un’orchestra muta
in un mattino lontano,
il maestro inciampa
nelle scale di Mozart,
le farfalle erompono
dalle tue corde vocali
e danno l’assalto alla mia memoria.



Colore II

Ho riunito meli
tra le tue labbra
e ho emanato un decreto
per stabilire che il rosa
sia inviato tutto a me.

................Bagdad, 1990




Lacrime d’insonnia sulla fronte della notte


1.

Le dita dell’insonnia rivoltano i miei minuti
mi sfogliano.
La mia notte è un deserto
e il sonno…


nomadi in viaggio
li vedo

a.........v..........v.........i.........c.........i.........n.........a.........r.........s.........i

a......v.....v......i......c......i.....n......a.....r......s......i

a.....v.....v.....i.....c.....i.....n.....a.....r.....s.....i

a....v....v....i....c....i....n....a....r....s....i

a..v..v..i..c..i..n..a..r..s..i

avvicinarsi

per annunciare
che sono
le lettere del miraggio.


2.

La veglia è il mio cuscino,
un cuscino pregno
di migliaia di uccelli,
le loro penne si accalcano
nella mia testa
ognuna incide la mia insonnia,
e inchiostro è la notte.



3.

Due farfalle, le mie palpebre
e il buio è il loro campo.


...................Il Cairo
........................giugno 2003










Profondità

Il mare, un dizionario di blu
che il sole legge assorto,
anche il tuo corpo è un dizionario
di miei desideri,
la prima lettera
occuperà tutta la mia vita!

...........Beirut – Il Cairo
..............Aprile - Giugno 2003


domenica 24 agosto 2008

Lettera aperta di Padre Zanotelli



Napoli 12 luglio 2008


Carissimi,
è con la rabbia in corpo che vi scrivo questa lettera dai bassi di Napoli, dal Rione Sanità nel cuore di quest'estate infuocata. La mia è una rabbia lacerante perché oggi la Menzogna è diventata la Verità.
Il mio lamento è così ben espresso da un credente ebreo nel Salmo 12: "Solo falsità l'uno all'altro si dicono: bocche piene di menzogna, tutti a nascondere ciò che tramano in cuore. Come rettili strisciano, e i più vili emergono, è al colmo la feccia".
Quando, dopo Korogocho, ho scelto di vivere a Napoli, non avrei mai pensato che mi sarei trovato a vivere le stesse lotte. Sono passato dalla discarica di Nairobi, a fianco della baraccopoli di Korogocho, alle lotte di Napoli contro le discariche e gli inceneritori. Sono convinto che Napoli è solo la punta dell'iceberg di un problema che ci sommerge tutti.
Infatti, se a questo mondo, gli oltre sei miliardi di esseri umani vivessero come viviamo noi ricchi (l'11% del mondo consuma l'88% delle risorse del pianeta!) avremmo bisogno di altri quattro pianeti come risorse e di altro quattro come discariche ove buttare i nostri rifiuti.

I poveri di Korogocho, che vivono sulla discarica, mi hanno insegnato a riciclare tutto, a riusare tutto, a riparare tutto, a rivendere tutto, ma soprattutto a vivere con sobrietà.
È stata una grande lezione che mi aiuta oggi a leggere la situazione dei rifiuti a Napoli e in Campania, regione ridotta da vent'anni a sversatoio nazionale dei rifiuti tossici.
Infatti, esponenti della camorra in combutta con logge massoniche coperte e politici locali, avevano deciso nel 1989, nel ristorante "La Taverna di Villaricca", di sversare i rifiuti tossici in Campania. Questo perché diventava sempre più difficile seppellire i nostri rifiuti in Somalia.
Migliaia di Tir sono arrivati da ogni parte di Italia carichi di rifiuti tossici e sono stati sepolti dalla camorra nel Triangolo della morte (Acerra-Nola-Marigliano), nelle Terre dei fuochi (Nord di Napoli) e nelle campagne del Casertano.
Questi rifiuti tossici "bombardano" oggi, in particolare i neonati, con diossine, nanoparticelle che producono tumori, malformazioni, leucemie...
Il documentario Biutiful Cauntri esprime bene quanto vi racconto.
A cui bisogna aggiungere il disastro della politica ormai subordinata ai potentati economici-finanziari. Infatti questa regione è stata gestita dal 1994 da 10 commissari straordinari per i rifiuti, scelti dai vari governi nazionali che si sono succeduti.

È sempre più chiaro, per me, l'intreccio fra politica, potentati economici-finanziari, camorra, logge massoniche coperte e servizi segreti!
In 15 anni i commissari straordinari hanno speso oltre due miliardi di euro per produrre oltre sette milioni di tonnellate di "ecoballe", che di eco non hanno proprio nulla: sono rifiuti tal quale, avvolti in plastica che non si possono né incenerire (la Campania è già un disastro ecologico!) né seppellire perché inquinerebbero le falde acquifere. Buona parte di queste ecoballe, accatastate fuori la città di Giugliano, infestano con il loro percolato quelle splendide campagne denominate "Taverna del re".
E così siamo giunti al disastro! Oggi la Campania ha raggiunto gli stessi livelli di tumore del Nord-Est, che però ha fabbriche e lavoro. Noi, senza fabbriche e senza lavoro, per i rifiuti siamo condannati alla stessa sorte.
Il nostro non è un disastro ecologico - lo dico con rabbia - ma un crimine ecologico, frutto di decisioni politiche che coprono enormi interessi finanziari.
Ne è prova il fatto che Prodi, a governo scaduto, abbia firmato due ordinanze: una che permetteva di bruciare le ecoballe di Giugliano nell'inceneritore di Acerra, l'altra che permetteva di dare il Cip 6 (la bolletta che paghiamo all'Enel per le energie rinnovabili) ai 3 inceneritori della Campania che "trasformano la merda in oro- come dice Guido Viale - Quanto più merda, tanto più oro!".

Ulteriore rabbia quando il governo Berlusconi ha firmato il nuovo decreto n.90 sui rifiuti in Campania. Berlusconi ci impone, con la forza militare, di costruire 10 discariche e quattro inceneritori. Se i 4 inceneritori funzionassero, la Campania dovrebbe importare rifiuti da altrove per farli funzionare. Da solo l'inceneritore di Acerra potrebbe bruciare 800.000 tonnellate all'anno!
È chiaro allora che non si vuole fare la raccolta differenziata, perché se venisse fatta seriamente (al 70%), non ci sarebbe bisogno di quegli inceneritori. È da 14 anni che non c'è volontà politica di fare la raccolta differenziata.
Non sono i napoletani che non la vogliono, ma i politici che la ostacolano perché devono ubbidire ai potentati economici-finanziari promotori degli inceneritori. E tutto questo ci viene imposto con la forza militare vietando ogni resistenza o dissenso, pena la prigione. Le conseguenze di questo decreto per la Campania sono devastanti. "Se tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge (articolo 3 della Costituzione), i campani saranno meno uguali, avranno meno dignità sociale - così afferma un recente Appello ai Parlamentari Campani.

Ciò che è definito "tossico" altrove, anche sulla base normativa comunitaria, in Campania non lo è; ciò che altrove è considerato "pericoloso" qui non lo sarà. Le regole di tutela ambientale e salvaguardia e controllo sanitario, qui non saranno in vigore. La polizia giudiziaria e la magistratura in tema di repressione di violazioni della normativa sui rifiuti, hanno meno poteri che nel resto d'Italia e i nuovi tribunali speciali per la loro smisurata competenza e novità, non saranno in grado di tutelare, come altrove accade, i diritti dei campani".
Davanti a tutto questo, ho diritto ad indignarmi. Per me è una questione etica e morale. Ci devo essere come prete, come missionario. Se lotto contro l'aborto e l'eutanasia, devo esserci nella lotta su tutto questo che costituisce una grande minaccia alla salute dei cittadini campani. Il decreto Berlusconi straccia il diritto alla salute dei cittadini Campani.
Per questo sono andato con tanta indignazione in corpo all'inceneritore di Acerra, a contestare la conferenza stampa di Berlusconi, organizzata nel cuore del Mostro, come lo chiama la gente. Eravamo pochi, forse un centinaio di persone. (La gente di Acerra, dopo le botte del 29 agosto 2004 da parte delle forze dell'ordine, è terrorizzata e ha paura di scendere in campo).
Abbiamo tentato di dire il nostro no a quanto stava accadendo. Abbiamo distribuito alla stampa i volantini: "Lutto cittadino. La democrazia è morta ad Acerra. Ne danno il triste annuncio il presidente Berlusconi e il sottosegretario Bertolaso." Nella conferenza stampa (non ci è stato permesso parteciparvi!) Berlusconi ha chiesto scusa alla Fibe per tutto quello che ha "subito" per costruire l'inceneritore ad Acerra! (Ricordo che la Fibe è sotto processo oggi!).

Uno schiaffo ai giudici! Bertolaso ha annunciato che aveva firmato il giorno prima l'ordinanza con la Fibe perché finisse i lavori! Poi ha annunciato che avrebbe scelto con trattativa privata, una delle tre o quattro ditte italiane e una straniera, a gestire i rifiuti. Quella italiana sarà quasi certamente la A2A (la multiservizi di Brescia e Milano) e quella straniera è la Veolia, la più grande multinazionale dell'acqua e la seconda al mondo per i rifiuti. Sarà quasi certamente Veolia a papparsi il bocconcino e così, dopo i rifiuti , si papperà anche l'acqua di Napoli. Che vergogna!
È la stravittoria dei potentati economici-finanziari, il cui unico scopo è fare soldi in barba a tutti noi che diventiamo le nuove cavie. Sono infatti convinto che la Campania è diventata oggi un ottimo esempio di quello che la Naomi Klein nel suo libro Shock Economy, chiama appunto l'economia di shock!
Lì dove c'è emergenza grave viene permesso ai potentati economico-finanziari di fare cose che non potrebbero fare in circostanze normali. Se funziona in Campania, lo si ripeterà altrove. (New Orleans dopo Katrina insegna!).

E per farci digerire questa pillola amara, O' Sistema ci invierà un migliaio di volontari per aiutare gli imbecilli dei napoletani a fare la raccolta differenziata, un migliaio di alpini per sostenere l'operazione e trecento psicologi per oliare questa operazione!! Ma a che punto siamo arrivati in questo paese!?! Mi indigno profondamente! E proclamo la mia solidarietà a questo popolo massacrato! "Padre Alex e i suoi fratelli" era scritto in una fotografia apparsa su Tempi (inserto di La Repubblica). Sì, sono fiero di essere a Napoli in questo momento così tragico con i miei fratelli (e sorelle) di Savignano Irpino, espropriati del loro terreno seminato a novembre, con i miei fratelli di Chiaiano, costretti ad accedere nelle proprie abitazioni con un pass perchè sotto sorveglianza militare.
Per questo, con i comitati come Allarme rifiuti tossici, con le reti come Lilliput e con tanti gruppi, continueremo a resistere in Campania. Non ci arrenderemo. Vi chiedo di condividere questa rabbia, questa collera contro un Sistema economico-finanziario che ammazza e uccide non solo i poveri del Sud del mondo, ma anche i poveri nel cuore dell'Impero. Trovo conforto nelle parole del grande resistente contro Hitler, il pastore luterano danese, Kaj Munk ucciso dai nazisti nel 1944. "Qual è dunque il compito del predicatore oggi? Dovrei rispondere: fede, speranza e carità. Sembra una bella risposta. Ma vorrei dire piuttosto: coraggio.
Ma no, neppure questo è abbastanza provocatorio per costituire l'intera verità... Il nostro compito oggi è la temerarietà perché ciò di cui come Chiesa manchiamo non è certamente né di psicologia né di letteratura. Quello che a noi manca è una santa collera".
Davanti alla menzogna che furoreggia in questa regione campana, non ci resta che una santa collera. Una collera che vorrei vedere nei miei concittadini, ma anche nella mia chiesa. "I simboli della chiesa cristiana sono sempre stati il leone, l'agnello, la colomba e il pesce-diceva sempre Kaj Munk-Ma mai il camaleonte".
Vi scrivo questo al ritorno della manifestazione tenutasi nelle strade di Chiaiano, contro l'occupazione militare della cava. Invece di aspettare il giudizio dei tecnici sull'idoneità della cava, Bertolaso ha inviato l'esercito per occuparla. La gente di Chiaiano si sente raggirata, abbandonata e tradita.
Non abbandonateci.
È questione di vita o di morte per tutti. È con tanta rabbia che ve lo scrivo. Resistiamo!

Alex Zanotelli

lunedì 18 agosto 2008

Alberico Sala

Nella costellazione della scuola lombarda, Alberico Sala ha uno spazio tutto suo, tra Luciano Erba e Vittorio Sereni, che la critica accademica fatica ancora a riconoscergli. Se cerchiamo "maestri" occorre cercarli nei classici: la bussola sul fare contemporaneo ne trarrà giovamento. E dunque: dalla koinè lombarda, che cosa abbiamo da imparare? L'uscita dall'ermetismo, per esempio (anche se De Angelis, declinandolo nel tragico, lo rende categoria imprescindibile della modernità). E poi: la forza delle cose nominate (e Sala ce le fa tastare, persino), l'antiretorica, l'ironia pacata (di radice illuminista), la città con le sue pieghe, e un'idea del tempo mutuata probabilmente da Montale, lettore dei crepuscolari. Alberico Sala, di suo, vi aggiunge il piacere dell'elencazione, la particolare atmosfera malinconica e - qui ho riportato un solo esempio - il fascino della lingua straniera, il francese in particolare - che d'improvviso lacera il verso, ottenendo effetti fonetici originalissimi, come la quasirima "dangereux - giro".

Credo che gli editori farebbero bene a raccogliere le sue poesie, visto la loro pressoché totale irreperibilità.


da Chi va col lupo (Rusconi, 1975)

Sui rami della folgore

Nella corte le foglie ancora verdi,
pieni i limoni centenari. Nella casa bresciana
la mia stessa carne si corrompe.
Altre stanze, per noi, nella pianura, alberi
e cavalli, conigli e galletti (nella gabbia
le tortore si dolgono della luce che sgronda
con la pioggia). Da tempo la siepe t'annoiava;
partivi, ti rifugiavi tra gli oggetti consunti
(la passione antiquaria), tentavi di sfuggire,
all'indietro, ai tiri dalle gramaglie fitte
del roccolo. Potessi mondarti; cerco parole
fra i tuoi libri scoperti sotto gli spari,
il tarlo dell'aereo rapace fra le colline,
sul lume distratto, l'operaio in bicicletta,
lungo il ciglio del sentiero. Le stesse mura
che guardi assente, mi nascosero ( il pane
sulla brace, il formaggio stillato dalle garze).
Tu no, la talpa nera ti ha scovato, percorre
le tue ossa, non c'è trappola. La vergogna
è dell'uomo pioniere sulla luna, sconfitto
in terra.
Il temporale si lacera: due ragazzi
in piedi sulla tua dimora di mattoni vecchi
alzano voci bianche, il prete contadino
parla d'altri raccolti. Chi c'era lo sa:
una rondine guizzò dalle bocche dei loculi,
sparì lungo i rami della folgore.

Gussago, Vailate, novembre 1970


Benedetta giovinezza


Benedetta giovinezza: a due passi dal bar
sulla via d'autocarri del console Emilio,
la neve a Palermo sfarinata sulle teste,
i mandorli ghiacciati nel video, una muta
di vent'anni corre sulla brina dell'oratorio.
I jets striano la sera lombarda calando
sotto il quarto di luna; i ragazzi si passano
le maglie scombinate nel lume dei riflettori.
Saltelli fra i pali della porta, controlli
il pallone, la mia immagine sottovetro
nella casa del curato. All'intervallo ti sporgi
dalla rete, divori il fuoco della sigaretta.


San Giuliano milanese, 2 marzo 1971



Un altro mondo


Sento la pioggia trepida sui tegoli
(i passi il becco del passero errabondo)
della mansarda, il vecchio abbaino dei famigli
spolverato dall'architetto nature. Sarà neve
se il vento rinforzerà dai monti, il lupo
scoprirà un altro mondo. I ragazzi
di maglie e pelo di coniglio l'annunciano
chiassosi lungo il viale. Le pecore ritrovate,
una folata più calda nella nebbia,
nella stalla ruminano quiete,

Dicembre 1971


Non sanno, fanno


Un meteorite così, di mezzo chilo,
è niente, ma è caduto in un cortile
di Lodi (le case rosse, i fieni, il latte,
la bicicletta greve di classici).
Io torno
da bastioni di vento e pioggia, statue
di luce azzurra e rossa al Forte, pianeta
di Giotto e Michelangelo, isola di Pasqua.
In treno ho guardato per cento chilometri
il massacro a colori di An Loc, un cesto
rovesciato d'avanzi di verdura, e mani
contadine.
.......Nell'orto lombardo misuro
la pazienza della foglia: vecchio Ho,
non è vero che «la rosa s'apre, la rosa
appassisce senza sapere quello che fa»,
gli uomini non sanno, e spensierati fanno.

Giugno 1972


Improvviso il vento


Le donne di casa si chiedono perché
mi ostini con le finestre chiuse al sole
che spinge le gemme fra le spine, i bambini
fra le primule degli argini. Non sanno,
temo il crollo improvviso del vento
dai colli, che disperda il tuo odore,
ti scompigli dimenticata nelle stanze.

Febbraio 1973



Nunc


Almeno questo è certo, è primavera
da me e da te, nella gola delle primule,
e nel vaso sul davanzale della tua stanza
verboten (anche programmare i giorni).
Al contrario di me che debbo uscire
per vivere dal nunc, spingermi avanti
anche se è dangereux.
....................Faremo il giro
del mondo, può darsi, per ritrovarci.

22 marzo 1973


La sabbia rossa


L'Africa che inseguivi con le rondini,
la freccia madida nel bungalow (primizie
sono rimaste nel ventre dell'isolotto),
è arrivata con la pioggia sul terrazzo.
Sabbia rossa del Sahara, petrolio e sangue.
Ha volato sette giorni. Ora, blocca le uscite,
minaccia la moquette, da asciugare con il fon.
Nella notte ambrosiana, presso la luna,
bruciano i fari della torre di guardia.


Maggio 1973


Avanti, indietro


La ragazza con la minigonna azzurra
espone il fuoco di due giorni al mare,
fra siepi di polvere metallizzata. Il fragrante
«gaudio della carne che appena sopporta
la sua pienezza», profumato ondeggia;
ed io nella sua scia non vado più
avanti, ma indietro, verso la gioventù.


Agosto 1973



Dalla nostra parte


Dalla mia noce di cocco che galleggia
sulla domenica ambrosiana, o dalla sauna
dell'Hilton; dalla tua stanza sgombrata
dal commando imberbe giù per gli spioventi,
sulla rosa spaesata, non c'è pericolo d'errore,
siamo noi due, i soli abitatori del mondo
non cancellato dall'ira e dall'ignoranza.

Il vento asciuga la riviera, porta
profumi da socchiuse serre nel buio.
Fra le lance dei cactus (foglie e rami
secchi stridono contro le porte), per anni
m'hai atteso.
................Sono qui, rifugiato
in un albergo tra vecchie immerse
nel siero del video, che stinge i guai.
L'Europa esplora le caverne, smura i camini.
Tra queste pensioni soffocano un'estate.
L'whisky a gogò (nome di mercenari in Africa,
coloni impudichi), è sbarrato. Mia sorella
guardava le barche raccolte nel recinto
d'acqua; poi, è passata sull'altra sponda.
La stagnola delle foglie dei salici,
dagli orti ferroviari nella sera acidula
di vinacce, è riversa dalla nostra parte.


Dicembre 1973


Alberico Sala nasce a Vailate, paese della Gera D’Adda, nel 1923. Studia a Venezia e a Milano. Poeta, narratore, giornalista, critico cinematografico, autorevole critico d’arte e letterario. Giornalista fin dal 1945, dopo una parentesi bergamasca e un’altra romana, passa a Milano e a vent'anni è il più giovane redattore capo della stampa italiana. Fonda il premio letterario S. Pellegrino di poesia e nel 1946 la rivista internazionale di letteratura Misura. Nel 1957 pubblica il suo primo libro di poesie Epigrafi e canti. Seguiranno Sempre più difficile (1960), Un amore finito male (1963), Senza malizie (1968), Il giusto verso (1970), Chi va col lupo (1975), Fino all'ultimo (1979), Il pantano di Waterloo (1982), La prova del nove (1988), La sera prima (1991). Come scrittore ottiene prestigiosi premi e menzioni speciali. Muore a Vailate nel 1991

domenica 10 agosto 2008

Amore e Psiche


Renata è una donna e un'insegnante: lo si capisce subito leggendo Diciche, il suo blog. E poi ama la vita, davvero. E conosce se stessa. Tante buone ragioni per ospitarla qui.


Scrive oggi, per esempio:


"Non esistono cronache possibili per la felicità. Nella felicità io non ci credo, non ci ho creduto mai. Ma nel sollievo sì, quando qualcosa si apre per afferrare leggere, piccole fessure, fessure di luce, fessure di voce, fessure di pelle, fessure di caramelle e di topolini, fessure di pianto buono, fessure di te, di te che non esisti, eppure a te io riservo sempre le mie battute migliori.
E se ti metti a dormire all’una e trenta, se ti svegli alle 5, non credi all’inizio che il giorno potrà mai essere una fragola o una ciliegia, una marmellata fatta in casa o un retrogusto dal sapore di fiore.
Invece no, ti alzi da sola, la morsa che da mesi attanagliava tutta la parte sinistra del tuo corpo, dalla testa al braccio, dalla mano al piede, quella morsa fastidiosa e pungente ora non c’è più. La mente è limpida e tranquilla, le scale abbordabili, la gamba destra si solleva un po’ di più e Sali con meno fatica, senza volare, Sali. I tuoi ancora dormono, ti avvicini al lavello, lavi la macchinetta del caffè, te ne prepari uno dei tuoi, forti forti, sono almeno 6 mesi che non fai questa cosa qui, almeno 6 mesi. Poi ti siedi, mangi la pizza della sera prima, perché stamattina te la meriti proprio una grande trasgressione, sì.
Vai in bagno, solo con il bastone, gli altri si alzano, ti guardano stupiti e tu sorridi, vorresti fare da sola, ma ti lasci aiutare, docile docile come non sei mai stata, mai. Spalanchi la finestra, l’aria è tersa, le montagne parlano, si allungano verso il sole che non si vede ancora. Ti trucchi, ti pettini, ti metti degli orecchini lilla, tiri fuori da una busta decine di rossetti, scegli quello più luminoso, la mano è più forte, il colore non sbava neanche un po’. A guardarti nello specchio, non sei mica male male, no no, con questo corpo ritrovato, solo un po’ più fluido, solo un po’. Scendi, scendi nella tua casa piccola, scendi da sola. E aspetti con fiducia l’infermiere che ti infilerà per il terzo giorno consecutivo quel veleno forte forte e necessario nelle vene, ora ti è assai chiaro, assai, come persino il veleno possa farti ritrovare parti di te che credevi perdute, difficili da far rivivere anche nel ricordo.
Non credi nella felicità, non ci hai creduto mai, sfilano sempre i soliti nani a ricordarti quello che non hai avuto, quello che non avrai. Ma il sole è alto, le tue mani leggere giocano con la tastiera. Non è mica finito tutto. Chissà, forse un giorno, per una volta ancora, tu canterai".