Mi si chiede di specificare meglio perché, nel post precedente, ho parlato di "feudalesimo lamaista". A tal proposito, visto che in rete non ho trovato informazioni adeguate, riporto una pagina tratta da Segreto Tibet, di Fosco Maraini. A detta dell'autore, questa organizzazione politico-economica sopravvisse sino al 1959.
"Non bisogna dimenticare che nel Tibet solo un decimo della popolazione (percentuale già altissima) è legata professionalmente alle varie chiese; e che, se il Dalai Lama è capo dello stato e del governo, se il Panchen Lama ed i trul-ku («Corpi fantasma») hanno voce in ogni decisione di qualche importanza, anche i laici occupano posti di grande conseguenza nella condotta degli affari pubblici.
Al Dalai Lama fanno capo tanto gli affari ecclesiastici che quelli civili. Immediatamente sotto di lui stanno infatti i due principali organi di governo, da una parte il Concilio Ecclesiastico (Yik-tsang) di quattro membri del clero, dall'altra il Consiglio dei Ministri (Kashag) di quattro membri detti Sha-pe, tre laici ed uno religioso. Fra il Dalai ed i due consigli fanno da intermediari, per quello religioso (Ytk-tsang) un Primo Ministro Ecclesiastico (Cbikyap Chempó), per quello civile (Kashag un Primo Ministro di stato (Lón-chen); queste due figure però sono meno importanti di quanto potrebbe sembrare; la vera sede del potere è nei due consigli. I Ministri (Sha-pe) del Consiglio laico (Kashag) non hanno portafogli distinti, esercitano un controllo generale su tutti gli affari politici, giudiziari e fiscali del Tibet. Recentemente è stato creato un Ministero degli Esteri, retto dal Chigye Lòn-chen, ma pare abbia funzioni soltanto consultive. La politica estera è stata sempre condotta direttamente dal Dalai Lama o dal Reggente.
Esiste infine un'Assemblea Nazionale (Tsong-du) che si raduna solo in casi gravi od importanti; ne fanno parte una cinquantina di personaggi fra i più influenti di Lhasa. [...]La centralizzazione del potere è dunque fortissima.
Nelle province il governo è rappresentato da cinque Chikyap; U-Tsang (Lhasa e Shigat-se), Gartok (Tibet occidentale), Kham (Chamdo, Tibet orientale), Chang (Nagchu-ka, Tibet del nord), Lhoka (Lho-dzong, Tibet del sud). Dai Chikyap dipendono poi tutti gli Dzong-pòn («capitani di fortezza»). Le funzioni dello Dzong-pòn sono, da una parte, quella di mantenere l'ordine, dall'altra, quella di versare all'erario, per lo più in generi di natura, il gettito fisso delle tasse locali. Gli Dzong-pòn hanno grande indipendenza; non solo, ma tutto ciò che riescono ad incamerare oltre il limite fissato dal governo per le tasse, è loro proprietà personale. Per questo i posti vacanti vengono ceduti all'asta! Ricordo ancora che i funzionari tibetani nei posti importanti, lontani da Lhasa, sono sempre due, in modo che uno sorvegli l'altro.
Oltre i monaci, la classe più importante nel Tibet è quella dei proprietari terrieri (gyerpa), i quali costituiscono la nobiltà, piccola e grande. E molto interessante notare che, in teoria, il loro possesso della terra non è assoluto; prima condizione da rispettarsi è questa, che la famiglia fornisca regolarmente uno o più dei suoi membri al servizio governativo. Il giovane nobile segue per alcuni anni l'apposita scuola a Lhasa, dove completa la propria istruzione, poi viene ammesso in uno dei «ministeri»; se ha qualità necessarie potrà salire rapidamente dal settimo grado, con cui principia il suo servizio, ai gradi più alti (De-pòn, Sha-pe, Chikyap, ecc.). Nella storia tibetana si ha un solo caso di laico che sia divenuto per breve periodo Reggente. Se un ragazzo appartenente alle classi più umili (contadini, artigiani) desidera farsi strada nel mondo ha sempre aperte le vie della chiesa; entra in un monastero e, se si fa notare e benvolere, verrà inviato ad una scuola speciale per funzionari ecclesiastici in Lhasa. I funzionari di governo (eccetto gli Dzong-pòn) ricevono una piccola paga annuale (che può andare dalle 100.000 alle 150.000 lire), per il resto si suppone che provveda la famiglia, o che il funzionario stesso integri accettando doni e mance, normalissimi, anzi d'obbligo, nel costume degli affari tibetani.
La nobiltà più importante del Tibet è costituita da un numero limitato di famiglie. Un nucleo chiuso ed antico è quello dei discendenti dai re del Tibet (VI-Vili secolo); a questo gruppo appartengono i Lhagyari, i Rakashar ed alcuni altri, i cui capi hanno diritto ad onori non solo civili ma religiosi. Poi vi sono le famiglie fondate da uomini di umili origini che resero, in vari periodi, grandi servizi allo Stato e che ricevettero come compenso terre, nome e rango; alcune sono Un terzo gruppo di famiglie nobili è costituito dai discendenti di famigliari del Dalai Lama. I Podrang, per esempio, discendono dal fratello del settimo Dalai Lama (1708-1758), i Pùnkang, dal fratello del decimo (1819-1837); i Lhalu (una delle famiglie più influenti) dall'unione di due ceppi, uno discendente dalla casa dell'ottavo, l'altro da quella del dodicesimo Dalai. Un'unica famiglia per ora, quella di Pangda-tsang, ha ricevuto i privilegi dei gyerpa in seguito all'importanza che aveva assunto nei commerci. Oggi i Pangda-tsang sono, si può ben dire, i banchieri del Tibet; la recente Missione Economica tibetana negli Stati Uniti (1948) è stata un'iniziativa di Pangda-tsang; nelle loro mani sta, per gran parte, la lucrosa esportazione della lana".
La conclusione è chiara: "La vita tibetana nel suo insieme ci offre un quadro tipicamente medievale. Prima di tutto: prevalenza della chiesa e della nobiltà. Poi fondamenti economici: l'agricoltura e la pastorizia, qualche attività commerciale, l'artigianato. Del medioevo europeo nei suoi modelli più perfetti (Borgogna, Francia) vi sono il colore e le incredibili superstizioni, ma vi sono anche la fede, la visione dell'universo come un vastissimo dramma in cui atti terreni si alternano ad atti celesti, in cui esiste una gerarchia che sale, sale, si accentra in un uomo, passa all'invisibile, alla metafisica, come un grande albero solenne con le sue radici fra le pietre e le fronde perdute nell'azzurro; e vi sono le feste, le cerimonie, lo sporco, i gioielli, i cantastorie ed i supplizi, i tornei e le cavalcate, le principesse e i pellegrini, i briganti e gli eremiti, i signori ed i lebbrosi, le rinunce, le ubriacature, i maghi, i menestrelli, i profeti.