lunedì 4 luglio 2016

Blanc va in ferie, ma torna a settembre


Riguardo alla poesia, c'è un fatto abbastanza evidente in rete, anzi due: si postano troppe poesie, specie in Facebook; i poeti si raccontano troppo (con inevitabile piglio narcisistico-ombelicale). Non c'è rimedio ad entrambe le debolezze, ma almeno se ne prenda coscienza.

In settembre blanc torna: piccolissime recensioni, qualche riflessione sulla poesia, qualche stroncatura in più.

Il resto, se c'è, si vedrà.

Buona estate!

mercoledì 8 giugno 2016

Blanc de ta nuque, vol.2: date di presentazione

Finalmente il libro è uscito. Grazie infinite a tutti coloro che hanno sostenuto materialmente il progetto. Il volume vi arriverà a giorni.

Ora c'è il secondo passaggio: le presentazioni

La prima è già in programma: dentro il "Piccolo festival della poesia e delle arti notturne" di NOTTURNI DI VERSI, a Portogruaro.
 Presenterò l'antologia
sabato 18 giugno, alle ore 21,00 presso il Vivai Bejaflor.
Con me, ci saranno Laura di Corcia, Fabia Ghenzovich e Bernardo Pacini. Moderatore: Guido Cupani.
Qui il programma completo.

Gli altri incontri sono da progettare (direi a partire da settembre).
Ad ognuno di essi, cerco due o tre autori disposti a venire a leggere i loro testi e, meglio ancora, a trovare una sede adatta alla presentazione. La distanza che sia praticabile in giornata (penso: Padova, Venezia, Bologna, Verona, Ferrara...)

Se avete delle idee, fatevi sentire.

mercoledì 1 giugno 2016

Blanc volume 2 è finalmente in stampa (con un inedito)

Il volume due di Blanc de ta nuque è finalmente in stampa. 
La settimana prossima sarà materialmente disponibile.

Nella sezione Poesia italiana contemporanea (un punto di vista), ho scritto un testo introduttivo che cerca di fare i conti con quanto pubblicato su Blanc in questi ultimi anni.

Ne riporto alcuni passaggi, a titolo esemplare.

"Mi si chiede di approfittare dell’occasione, organizzando una sistematizzazione degli orientamenti poetici, per una più sicura mappatura dell’esistente. Ma come  procedere? Per scansione generazionale? Per tradizione riconoscibile? Per stile? Per tematiche? Tutto è possibile, ma credo che, in ogni caso, il risultato sarebbe una semplificazione. Prendiamo per esempio la linea più sperimentale che connota questa antologia. Seguendo il filo cronologico, ci metto: Toti, Balestrini, Blotto, Ponzio, Ranieri, Ratti, Frene, Giovenale, Insinga, Ariot, Furri, Rizzatello, Daniele Poletti, Cava, Lorenzoni. A leggere bene, però, qui dentro ci sono anche poeti come Bonacini, Teti e Caccia, della scuola "Anterem"; come lasciarli fuori? A far due conti, più del 15% dei presenti. Questo è già un dato, che tuttavia ci dice poco sulle singole poetiche. Quale distanza c’è, infatti, tra l’esperimento di Giovenale e quello di Toti? E tra Balestrini e Ratti? Bisognerebbe allora, entro la grande famiglia che la tradizione chiama "sperimentale", creare dei sottogeneri, entro i quali inserire ulteriori differenziazioni. Il rischio, a far bene i distinguo, è di naufragare come il signor Palomar quando guarda un prato o l’onda del mare: si entra in un insieme di insiemi, dove l’insieme base si conserva solamente a patto di stare ad una debita distanza, che trasforma il vero della singolarità in generale approssimazione.

[...]

Una catalogazione originale del poetico contemporaneo potrebbe articolarsi entro questi quattro ordini, dove per esempio lo "stile semplice" tiene i piedi fra il sensibile e l’emotivo (quando avvicina il naif) con una dominante intellettiva, in funzione di controllo, se scelto da autori consapevoli (penso a Fo e a Donati, per esempio, e al secondo modo di Dal Bianco), mentre lo sperimentalismo tende a cavalcare la realtà multi-fratta delle connessioni comunicative trans-individuali e mass-mediatiche, fuggendo l’inganno dell’autenticità. Ancora: l’ermetico e, in generale, il lirismo spinto, che considerano la materia trattenuta dai sensi non abbastanza significante da meritare la riproduzione mimetica, trasformano il reale in stile, che, della materia, è il distillato supremo e l’emblema cifrato, la sua maschera parlante. 

[...]

Per quanto mi riguarda, non è compito di Blanc lavorare sul canone, ma, appunto, sulla poetica, la mia, che è plurale non perché manchi di coerenza, ma perché convinta della relazione essenziale fra parola e situazione, due costellazioni energetiche incontrollabili, dalle quali sboccia il grumo-poesia, il mare-poesia, il tronco-poesia, la ciste-poesia, la pozza che siamo soliti chiamare mondo".


martedì 31 maggio 2016

Alessandro Fo su "Ciao cari"



Riporto una noticina di Alessandro Fo postata in questi giorni sulla sua pagina facebook:

"Stefano Guglielmin ha appena pubblicato per La Vita Felice un bellissimo libro di poesie, dal delicato titolo "Ciao cari": liriche sui suoi affetti, incontrati (a volte forse solo in un libro) e, per lo più, perduti. Il gesto amichevole del "ciao", l'apostrofe così 'veneta' con il "cari", suonano in apparenza quotidiana leggerezza, e dicono invece commossa e duratura profondità, in benvenuto e congedo. Auguri, Stefano, per questa piccola e preziosa raccolta, di cui oso proporre qualche pagina per invogliare a trovarla..."

venerdì 20 maggio 2016

Il primo post non si scorda mai. I 10 anni di Blanc



Sono passati dieci anni dal primo post di Blanc.
C'è la foto di un disegno fatto al computer da mio figlio Elia
e non c'è assolutamente l'idea di dove quel post mi avrebbe portato.

Ora il cerchio si è concluso e si trova, intero, in due volumi
l'ultimo dei quali uscirà fra una decina di giorni. Quasi seicento pagine
complessive, più di 250 autori italiani recensiti.

Ora sto riflettendo sulla formula 2.0 di Blanc: sarà all'insegna della
decrescita felice, con post più leggeri e brevi commenti ai libri,
spunti di riflessione e altro (lo capirò in corso d'opera)

Grazie a tutti per l'interesse dimostrato, anche impegnandovi
a sostenere il secondo volume di Blanc, edito da Dot.com Press
di Fabrizio Bianchi e curato, come il precedente, da Sergio Rotino.

Grazie anche a loro e a tutti quelli che hanno lasciato dei commenti
(circa 13.000: se ne potrebbe fare un terzo volume, ma credo che
editore e curatore mi manderebbero a quel paese!).

Stefano gugl Guglielmin

mercoledì 18 maggio 2016

Loredana Semantica presenta l'antologia "LA PRIMA ROSA"

Fenomenologia o metonimia della rosa

La raccolta La prima rosa rappresenta un sunto del lavoro svolto nel gruppo facebook segreto La rosa di nessuno, amministrato da me, Deborah Mega e Maria R. Orlando.

I testi pubblicati nel gruppo sono organizzati nelle seguenti sezioni
1) LA ROSA IN POESIA: poesie/testi d'autore pubblicati nel gruppo dai partecipanti
2) LE NOSTRE ROSE poesie/testi di proprietà intellettuale dei partecipanti al gruppo
3) ROSE DI POESIA le più belle poesie mai lette proposte dai membri nel gruppo 
Le foto/immagini che si riferiscano alla rosa sono raccolte in due sezioni:
4) ROSE D'AUTORE: immagini/foto proprie dei partecipanti e postate nel gruppo
5) ROSE IS A ROSE IS A ROSE IS A ROSE: immagini/foto tratte dal web e postate dai partecipanti nel gruppo.

Il libro raccoglie parte della produzione delle sezioni LA ROSA IN POESIA e ROSE DI POESIA, e tutte le poesie della sezione  LE NOSTRE ROSE. Le immagini inserite nella raccolta sono una selezione esigua della ricca collezione presente nel gruppo.

Con la raccolta dal titolo La prima rosa  e col gruppo facebook La rosa di nessuno prende corpo un’idea che risale a molti anni fa, quando nella ricerca ch’è propria di ogni artigiano della parola, mi accorsi di quanto essa fosse inadeguata a comunicare pienamente ciò che albergava nella mente, non solo nell’ordinarietà del conversare giornaliero, non solo nell’esporre saggistico o filosofico massimamente esplicativo di sistemi, ordini e orizzonti, ma anche e specialmente, quando il nucleo fosse così profondo e potente da invadere in afflato anche cuore, polmoni, ventre.
Noi ci rivolgiamo ai segni, ai suoni, ma nella traduzione del pensiero è inevitabile che si perda la portata più profonda e complessa del messaggio, similmente a quando si ascolti una voce riprodotta invece che dal vivo, o si dipinga una tela rispetto all’immagine reale, oppure si modelli la materia in una forma che non è quella di carne e sangue.

Tutto questo lo dice con splendida sintesi Giorgio Caproni nella sua poesia dal titolo 

Concessione.

Buttate pure via
ogni opera in versi o in prosa.
Nessuno è mai riuscito a dire
cos’è, nella sua essenza, una rosa.

Ecco la parola, i suoni, i segni non hanno abbastanza vita, perché nonostante ogni nostro sforzo noi uomini non siamo la natura e nemmeno Dio, non siamo artefici del tutto e della vita, siamo parte della natura e, per chi crede, prodotto del respiro di Dio, non siamo l’assoluto ma solo una sua infinitesima e transitoria particella.

La presa di coscienza di tutto questo può avvenire propriamente dopo molteplici sforzi comunicativi più o meno fallimentari nell’attimo in cui ci fermiamo in silenzio e osserviamo con una speciale attenzione una forma che sia quintessenza di perfezione. La rosa è approdo di tanto navigare, oggetto ideale d’osservazione, catalizzatore del pensiero.

In tutto questo florilegio di rose il rischio tuttavia era quello del saggio che indica la luna mentre tutti guardano il dito, cioè che l’oggetto che voleva essere segno  diventasse estetica contemplazione dello stesso,  nel trionfo della fenomenologia della rosa anziché nell’affermazione della metonimia della stessa.

Qualcuno avrà anche messo in gioco più o meno consapevolmente il pregiudizio. La rosa nell’idea popolare è roba da donne, come tutti i fiori del resto.  Si regalano fiori forse a un uomo? Delicata e romantica, la rosa è simbolo di bellezza, di passione, delle rose si fa gentile omaggio a una bella donna, un fascio di rose rosse magari per esprimere passione, bianche per la purezza, gialle come la gelosia, ma certo per noi della rosa di nessuno la rosa non parla solo un linguaggio di colori, né il loro messaggio è così semplice e immediato e, più in profondità,  nemmeno tanto gentile.
Un’altra critica potrebbe essere mossa all’inutilità di rivolgersi alla celebrazione di bellezza, armonia e grazia, mentre intorno soffiano venti di odio, di povertà, mentre i popoli si spostano in massa in quelle che nei titoli di stampa sono migrazioni, quasi si trattasse di animali in transumanza e non di popoli in fuga, ma che la storia tramanderà come esodi, mentre gli attentati fanno stragi, i tagliagole impazzano e i governi annaspano nel governare la confusione, dove il capitalismo ha mostrato tutti i suoi limiti, le economie boccheggiano, incapaci di risorgere, nella quale poteri occulti muovono per lo scontro e non per la pace, dove tutti siamo vittime di qualcuno e non padroni delle nostre vite.

Sì, ci rendiamo conto che sono obiezioni possibili, ma d’altra parte, replichiamo che occorre vivere  finché la morte non bussa alle porte, occorre sperare finché non tutto è perduto, è necessario proporre modelli, anelare ai sogni, costruire bellezza, rivolgersi ad essa. La rosa di nessuno si propone d’essere la nostra Arcadia, un luogo  di armonia, bellezza e perfezione, dove si cerca l’incanto della vita e non la sua piaga, si condivide piacere e non ansia e angoscia. Come i dieci giovani del Decamerone, mentre fuori infuria la peste, si riunirono attendendo di superare le crisi, similmente noi proponiamo un luogo di piacevole evasione, che diventa l’arma con cui le rose si oppongono al vento di disgrazia che soffia sulla terra, la bandiera della la propria ribellione, della propria resistenza alla brutalità e alla bruttezza del mondo.

Potremmo dire allora con Fedor Dostoevskij la bellezza salverà il mondo”? In verità noi abbiamo una sola certezza ed è che la bellezza esiste, mentre dubitiamo che essa possa la salvezza, perché non può esservi alcuna certezza di fronte all’orrore del mondo, al suo scempio, alla tragicità della condizione degli uomini ingabbiati nell’odio, vittime e carnefici in preda alla violenza.

Consapevoli dell’affanno dell’esistenza, acquista senso l’aver scelto La rosa di nessuno come nome del gruppo facebook, traendolo dall’omonima raccolta di Celan dove è inserita la bellissima “Salmo” dello stesso Celan.

Salmo

Nessuno c'impasta di nuovo, da terra e fango,
Nessuno insuffla la vita alla nostra polvere.
Nessuno.

Che tu sia lodato, Nessuno.
È per amor tuo
che vogliamo fiorire.
Incontro a
te.

Noi un Nulla
fummo, siamo, reste-
remo, fiorendo:
la rosa del Nulla,
la rosa di Nessuno.

Con
lo stimma anima-chiara,
lo stame ciel-deserto,
la corona rossa
per la parola di porpora
che noi cantammo al di sopra,
ben al di sopra
della spina.

La rosa vuol dunque essere anche simbolo della ricerca profonda e intima dell’ assoluto,  di quel Nessuno che dà senso al nostro andare, origine e meta dei nostri passi.

Rosa paradiso, rosa mistica, rosa divina, rosa creatura, rosa bellezza. Come non ammirare lo splendore e la freschezza dei petali di una rosa, il suo vellutato colore, il composto e misterioso raccoglimento verso il cuore dei fogli sovrapposti dei petali, labirinti avvolgenti e curvi quasi a racchiudere il mistero dell’universo, l’origine della vita, l’occulto, l’incomprensibile, il nascosto. Il sentimento che pervade l’attento osservatore di una splendida rosa è l’ammirazione, ma insieme a quello un altro si fa subito strada, s’insinua sottile e non appariscente soppiantando il primo moto semplice e immediato di ammirazione, ed è un sentimento di angoscia che deriva dall’impossibilità di afferrare, possedere, penetrare, trasmettere, creare, diffondere e far prevalere quell’ineffabile bellezza della quale la rosa è  forma sontuosa.

Per questa via oscura la rosa suscita anche la malinconia  del sapere che quel vertice di perfezione, quella forma di bellezza indicibile è inevitabilmente destinata a sfiorire, a piegare il capo allo scorrere del tempo, perdere freschezza, morbidezza, raggrinzire in un corpo secco e morire.

Perciò con Rainer Maria Rilke, citando il suo perfetto epitaffio, riconosciamo alla rosa il segno della predestinazione, le stimmate della contraddizione, diamo infine alla rosa anche una simbologia antinomica da anelito di salvezza a ineluttabilità  della fine; rosa, stupenda ed effimera, i cui petali, come palpebre innumerevoli chiudono gli occhi a tutti gli uomini nel sonno condiviso di nessuno.

Rosa, contraddizione pura, piacere
d’essere il sonno di nessuno
sotto sì tante palpebre.

La rosa nella sua essenza celebra il fallimento del desiderio che la bellezza pervada il mondo e lo salvi, ma nel contempo, con la sua presenza è testimonianza che la bellezza vive e respira, che si lascia possedere almeno dai sensi e, quando l’anima è particolarmente in sintonia con l’universo, una rosa cosparsa di gocce di rugiada che riflettono la luce e i colori del mondo circostante regala lo stesso ineffabile piacere che genera l’osservazione del cielo stellato, dal quale scaturisce un senso di ringraziamento di esistere: creatura tra le creature viventi e benedette dell’universo.


giovedì 5 maggio 2016

Volume 2 di Blanc de ta nuque: modalità di acquisto

Gentili tutti,

indico i  2 modi in cui è possibile acquistare il volume nuovo di 
Blanc de ta nuque

1 • Pagamento tramite bonifico bancario intestato a:
Dot.com Press di Fabrizio Bianchi –
Cod. IBAN:
IT61E0200801616000101345932


2 • Versamento/ricarica a distanza sulla
Carta PostePay n. 5333 1710 0156 3457 intestata a Fabrizio Bianchi. 
In qualsiasi ufficio postale sono disponibili i moduli per farla. Con accredito immediato e immediatamente verificabile. Se dovessero chiederlo, il C.F. del beneficiario è: BNC FRZ 46S17 B188Z.


- inviare a 
info@dotcompress.it una mail di conferma del o dei volumi acquistati e del tipo di pagamento scelto con l’indicazione dell’indirizzo postale dove far recapitare i libri. 

La spedizione verrà effettuata immediatamente come piego libri, con costo a carico dell’editore. 

Per l’acquisto di un volume: euro 15
Per l’acquisto di due volumi: euro 25
Per l’acquisto di tre volumi: euro 30.   Ogni volume successivo: euro 7,50.