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venerdì 23 maggio 2014

Cristina Annino legge Pietro Roversi



Nota ridotta dell’autore

Nell’estate 2012 ero a Bilbao, nei Paesi Baschi, tra il pubblico di una conferenza;
si discuteva sulla ricerca che ha confermato l’esistenza del Bosone di Higgs. Il relatore introdusse l’idea di un esperimento per capire come sia fatto un oggetto: scagliarlo contro un muro, e poi raccoglierne e studiarne i pezzi. O, ancor meglio, scagliarlo contro un altro oggetto identico: così, dopo lo scontro si troverebbero solo frammenti dell’oggetto, senza  frammenti di muro che ne confonderebbero lo studio. […]
In questo libro, scritto durante il mio soggiorno di un anno a Bilbao, si tentano due esperimenti simili: si scagliano  il presente contro il futuro e la lingua italiana contro altre lingue straniere. I pezzi che risultano da questi scontri non si possono analizzare come i frammenti di materia negli acceleratori di particelle, né apriranno visioni sulla natura dell’Universo. Sono testi che aspirano ad uno spazio minimo, per guardare dal basso al futuro della lingua, o meglio, alle forze unilaterali (e deterioranti) che agiscono nel tempo sulla lingua. Inoltre: la scienza del giorno d’oggi si scontra con le strutture di potere entro le quali opera. A differenza delle due citate prima, questa collisione, nel libro,non fa parte del metodo né dello scopo: piuttosto lo origina lo permea .[…]
Ora, uno studio basato su collisione e successiva raccolta e disamina di frammenti, sia in scienza che in poesia, può generare una certa oscurità: sia perché il metodo presuppone la distruzione delle strutture che studia, sia perché una serie di frammenti rischia di far perdere il senso dell’insieme.[…]


Recensione di Cristina Annino

Per le edizioni di Gattomerlino, Roma, è appena uscito - marzo 2014- il libro di poesie Vamosaver di Pietro Roversi. Nel 2010 lo stesso autore aveva pubblicato con l’editore Puntoacapo (Novi Ligure) la sua raccolta di esordio: Una crisi creativa.

Vamosaver è un libro che consiglierei di leggere a tutti, non solo ai poeti. Libro particolarissimo, divertente,  fuori da ogni genere, che meritava perlomeno il consiglio dell’editore di mettere come introduttiva l’originalissima nota di Roversi, sistemata invece in fondo al volumetto. Sarebbe stata utile per godere meglio questi testi che appunto schizzano su da un esperimento linguistico che non ha nulla da invidiare alla scienza, ma al quale solo uno scienziato poteva pensare.
   Consiglierei la lettura ai poeti di tanta poesia stanca, che ritengono la poesia un travaglio di parole serie, di etimologia, di comprensibile classicità (rispetto per una  tradizione dalla quale escono nudi).Queste parole che ho pronunciato tante volte, qui hanno una consistenza diversa.
Lo consiglierei ai tristi poeti che puntano solo su se stessi e sulle proprie emozioni; lo consiglierei ai poeti cosiddetti comici, per mostrare quanto sia meglio far sorridere che ridere, perché questo è troppo facile e non ci sposta dal sistema di cui è serva,  la risata, a pensarci, è sempre complice, mentre l’autore apre con  semplicità finestre alternative alla “postura” di simili autori.
Roversi solo apparentemente sembra divertirsi, con la  sua musica a volte rap, a volte meno intonata, distratta anch’essa apparentemente, oppure magari si diverte, non conta questo; conta il fatto che comunque ci offre il risultato di come situazioni o persone, possono vivere una vita traslata in poesia dopo che è avvenuto uno  scontro tra un’impostazione tradizionale e ciò che non ha più alcuna ossatura. Attua tale effetto generando un impatto  tra la sua concezione di linguaggio, e ciò che non è più lingua. Ci fa capire infatti, con una  grazia solida, che anche l’intero vocabolario italiano organizzato in componimenti poetici, ha troppo spesso la caratteristica sfortunata di non “esistere”; che la lingua può continuare a mantenersi viva solo dopo uno schianto contro qualcosa di assolutamente diverso da sé. Diventando qualcos’altro. Che questo potrebbe essere comunque un inizio. Roversi da l’avvio, è come se mostrasse la strada; poi staremo a vedere.
Di questo parla nella nota finale del libro: immagina  di usare quella parte di linguaggio che rimane dopo un esperimento provocatorio anche a fini solo scientifici. Già il pensiero di crederlo possibile, anche metaforizzandolo, da l’idea di una istallazione poetica. Oppure un immaginario happening che ci faccia vedere la nascita del suo metodo attraverso una performance attuata dalla poesia stessa.
Affascinante perché  provocatorio senza eccessi, snodato quanto lo è la musicalità con cui parla, dimostra  che l’arte è infatti il contrario esatto della codificazione, utile solo per i rapporti tra persone nella vita quotidiana, le quali ovviamente possono comunicare con un’intesa anche formalmente logica. A questo forse già molti erano arrivati e da tempo. Significativo e, a mio giudizio, importante è che lui faccia di due metodi un metodo solo. Affermando che nella poesia, come nella musica, pittura, nell’arte insomma, ogni linguaggio  d’uso comune deve spaccarsi contro la barriera di una elaborazione ritenuta decisamente contraria, quella scientifica per esempio, in una collisione che genera  soprattutto diversità espressiva. 
  
   Farei leggere questo libro di Roversi ai poeti sacri, che si impegnano di dare il massimo di dignità a un idioma che loro non sono più capaci di far muovere e non si sono ancora accorti, insisto volutamente, di quanto una sperimentazione totalmente opposta passi attraverso  un’elaborazione molto simile a ciò che dovrebbe definirsi la “poetica” di un autore. Perchè la poesia può contenere tutto, se di poesia vogliamo parlare.
“Il segreto del dogma è averlo giusto,/ quello naturale per esempio, ma/ di rado c’entra il punto chi è  così/ insicuro e vocale. Innaturale, appunto./ Bulli e pure citrulli.” pag. 21

Vamosaver è di facile lettura,  per gli occhi e per la mente di chi vuol accettare sensazioni nuove; resta più duro ricavarne un senso di unità globale. Ma forse a Roversi non interessa la progettualità del libro, interessano più le poesie che hanno, volta a volta, una  risoluzione propria. Per questo potrebbe apparire come  un gioco sperimentale. Ma non dovremmo commettere il facile errore  di definire gioco tout-court ciò che obbliga il lettore a fare un passo avanti o di lato,  che insomma lo invita a spostarsi dal suo luogo fermo. La vitalità del libro è tale che sfugge a ogni termine di contenzione, necessario per i liquidi, ma allergico per i  solidi.

   Il libro è introdotto da un saluto Aupa! e termina con un commiato Agur! in lingua basca. Già questo modo di offrire le sue composizioni, di aprirle  e chiuderle  dentro una diversità linguistica, oltre al sapore  di novità ha quello di movimento scenico. Di divertissement. Niente come il sorriso o lo sberleffo  genera pensieri profondi!
 Il corpo delle poesie è diviso in tre sezioni:  “Discendenti”,  “Vamosaver”, “Caustico incauto”, che credo alluda a quel che resta, quel che possiamo dire. E tra l’altro, possiamo affermare questo, che “I tipi poetici sono tre: fresco, surgelato e in scatola./ Prendere e mangiatene tutti, nessuno escluso, poi direte/di ognuno se credete abbia una data di scadenza e quale/ E qui un certo rischio sia pur con prudenza va preso uguale.” pag. 49

  Anche se rivolgo all’autore una domanda di sfida: quale cioè potrà essere la strada percorribile da questo organismo poetico , considero i suoi testi  un piccolo decalogo sulla scrittura. Perché non danno l’idea di una riflessione sulla poetica propria o altrui, ma  mettono in discussione o alla prova l’ars poetandi in quanto Statuto Letterario. Decalogo fitto di rime, volontariamente: in tal modo la rima si svaluta, cozza contro il muro, si sfracella cascando in terra, si definisce. Pag. 33:” Così arriva/ un’emozione dopo l’altra, olive/ ciliegie, cacio sui maccheroni,/ contrazioni, droga./ Il tutto contro il tempo. Toma!/ oppure, meglio ancora,/ contro un altro orologio, altro/ che muro! L’idioma del futuro!”

Voglio terminare questa breve nota con alcuni versi che sarebbero degni di essere messi in esergo a eventuali poesie altrui, pag 22:
Che se gli altri ci fregano?/ Se alla fine ci rubano/ gli uffici? Com’è dura/ la missione, mai fidarsi, mai fermarsi, segare/ la segatura, filtrare/ anche l’acqua ultrapura!”
Vitalità, cinismo divertito ed esperienza vitale. Qualche sprazzo di malinconia subito presa a calci da quella sua musica quasi non calcolata, messa lì come all’improvviso, e una grande curiosità nel chiedersi se noi fossimo capaci di rifare con le briciole di una collisione qualcosa di nuovo, rendono questo libro, a mio giudizio, un testo che dimostra di saper ricomporre a modo suo le varie parti dell’orologio rotto contro il muro. Facendo però girare al contrario le lancette. Perché questa è la sfida di Roversi pronunciata contro di noi: a che serve rifare nello stesso modo ciò che già esiste?




Sindrome di Adamo

I miti più commoventi
li inventi
sull’infanzia tutta
pomi, pappa e frutta
omogeneizzata e illesa.
Comandata la festa
del Sabato Santo,
al lavoro calpesti, l’attacco
la miglior difesa.
Una pulcina passione ti strapazza
di perduta perdita
(l’unica vera invecchiando
quella del fiato).

Di fatto, gli adoratori di altari,
facendosi gli affari
propri, sempre idolatrano l’altrui
ex-padre Abramo. Quanto all’angoscia
d’asilo, gli strilli,
chi aveva un filo di saggezza
era Eva, colpevole
di tacerlo a chi alleva,
ma non divaghiamo. Stringi stringi,
la vomitevole
spocchia d’angelo cacciato
tra la pazza folla, chi te la leva, io
con la faccia di tolla,
che mi ritrovo?  Che non
recrimino e non approvo?  No.

Un marcio rammarico imperversa.
Un maschio come te è una causa persa.


Repressione

Dice: Cristo era eversivo.
Forse, ma chi fa il catechismo
fa bere ai bimbi detersivo
(molti perché non possono farsi
chierichetti). Confeziona
manicaretti morali magari ma
getta carte di caramella, e preferisce
la Coca Cola alla cannella. Colleziona
cicche false, pontifica, si contraddice,
mi cita Sant’Ignazio non Galileo,
(come dire, preferire
allo spazio un matroneo), vanta
en passant grandi scopate
e non s’avvede che mente
giustificando il cosmo
col ruolo dell’uomo. Fa l’anta
sopraffino, mi lascia
il suo telefonino “Chiama te”.


L’uomo sin más

Incolore, insapore, inodore,
oremus!
Tutto casa pote pintxo e chiesa,
senza offesa, ma oggigiorno
più del crocifisso
amo lo stoccafisso,
meno morboso più gustoso,
se anche si deve
togliergli il sale
mettendolo a mollo,
io il mio lo inzuppo
dove so. Además,
dell’uomo sin más
meglio quello con gas,
il peloso del liscio,
dell’acqua distillata
il piscio, lo sgrollo.


Anello, corpo, campo

Aziono il telecomando del teletrasporto:
s’approssima a fiato grosso,
gira, prende ai fianchi, mette la mente
di schiena contro il muro.
Accelera il futuro, poi
rallenta. Di buona lena
mette sotto il presente.
Manomette le leve,
si arrampica, non dà
scampo, si scatena.

Io elenco mentalmente l’alfabeto
da meno A a meno Z: arrivato
a reni senza freni, con un grido
s’impenna, trema. Si quieta.
Dice “Siamo a cavallo”, condivido.
Ridiventa una bestia mansueta.


Semu chiddi ca semu

Scontata dell’età la perentoria
certezza, sta tuttavia sulle spine
della protezione
della prole
in stato di ebbrezza, dove loro
ammiccano e i colori sgorgano
dalla spatola nottambula,
in calzoncini pieni. Una quasi
catastrofe. Salvano per fortuna
pittura scrittura lui me
nell’ordine, sicché ancora
le forze non ci calano.

E a proposito di Montalbano, a mare
siamo troppo pigri per andare,
colpevolmente, di colpe in ogni caso
esistiamo, ancora una volta sul filo
dell’emozione, questa droga gratis
(chi ama dona il proprio corpo,
ma in vita non all’Aido, all’Avis).

Poi si chiacchiera del più e del
meno laido, osservando la tecnica
dei quadri notturni.
Scartando una banale cinema-
tografia, scopriamo
che la vita avuta in sorte
è migliore di quella immaginata,
e che nell’altra eravamo
un cespuglio di spine
nell’Asia Centrale:
il cielo ci sovrastava,
i cavalli brucavano in pace.
Questa serenità proiezionista
non ci convince, però ci accontentiamo.

Certo, un attico pieno di luce
per dipingere, una volta in pensione
non sarebbe male, un ricordo
estremo. E una puntatina
lontano dagli occhi nemmeno,
giusto per il momento in cui vedremo
tutta la nostra vita
passar loro davanti,
reale virtuale e marginale,
in un unico finale,
essere stati chi siamo.


Quattro formaggi

Un fatto accade,
un fattone
si fa. Del resto
se ne fa a meno, di una
buona metà.

Per vostra enorme regola,
ed eccezionalmente,
non si ha scelta, si taglia
roba scelta, stracchino.
Del reale si fa realtà.

Credete a me, che
faccio testo, spaccio
ovvietà.


Tropi-xxx

Lamenta un maldicapo e un poco questo commuove.
Rimane il fatto che la pigrizia deteriora, a prescindere
da quel che s’aspetti, la pietra filosofale o l’ovetto Kinder.
Allora come toccasana gli diamo una buona lavata di capo.


Pietro Roversi è nato nel 1968 a Novara da famiglia emiliana. Cresciuto  tra Carpi e Verona, ha studiato prima per una laurea e poi un per un dottorato in Scienze Chimiche (1987–1997) all’Università Statale di Milano. Nel 1993–1994 ha prestato un anno di servizio civile presso la Cooperativa Lotta contro l’Emarginazione di Sesto San Giovanni (Mi). Durante il dottorato si è trasferito in Inghilterra, a Cambridge (1995–2003) e a Oxford, dove vive e lavora come biologo strutturale presso il Dipartimento di Biochimica dell’Università. È un anarchico tradizionalista, un rivoluzionario conservatore e un iconoclasta benigno.
È coautore di più di 70 articoli in riviste scientifiche internazionali. Nel 2010 ha pubblicato il suo primo libro di poesia, “Una crisi creativa”, presso Puntoacapo (Novi Ligure). Altri suoi testi sono apparsi su riviste in rete/blogs e in varie antologie.



mercoledì 22 febbraio 2012

Poeti di Blanc per regione



(aggiornato il 4 settembre 2014)

Ho voluto ordinare per regione di nascita gli autori postati da Blanc de ta nuque e quelli presentati in Senza riparo, così da verificare la visibilità dei poeti secondo area geografica. L’obiettivo è sollecitare gli operatori culturali, i critici e i poeti delle regioni meno presenti (Trentino, Umbria, Abruzzo, Molise, Basilicata, Calabria, Sardegna) a farsi avanti in rete, per far conoscere i loro autori più importanti. Una mappatura degna di questo nome non può infatti prescindere da circa 40% del suo territorio italiano!


Piemonte

Giorgio Barberi Squarotti, Bianca Dorato, Giancarlo Albisola, Aldo Ferraris, Carlo Molinaro, Luisa Pianzola, Silvia Comoglio, Pier Maria Galli, Massimo Orgiazzi, Roberto Bertoldo, Augusto Blotto, Laura Liberale, Laura Caccia, Francesco Terzago, Davide Castiglione, Pietro Roversi



Lombardia

Campo Cristina, Alberico Sala, Giulia Niccolai, Alberto Cappi, Marina Corona, Giulio Stocchi, Fabrizio Bianchi, Ida Travi, Luigi Cannillo, Marta Rodini, Maria Pia Quintavalla, Marcella Corsi, Sandro Sardella, Aida Zoppetti, Dario Villa, Gianmario Lucini, Marta Fabiani, Giulia Dalaj Comenduni, Gabriela Fantato, Nadia Agustoni, Ivan Fedeli, Iole Toini, Daniela Cabrini, Andrea Raos, Paolo Fichera, Fabiano Alborghetti, Silvia Monti, Alessandro Broggi, Tiziana Cera Rosco, William Stabile, Simone Cattaneo, Gianmaria Giannetti, Stefano Salvi, Valentino Ronchi, Stefano Lorefice, Luca Ariano, Jacopo Galimberti, Cristina Alziati, Corrado Bagnoli, Gabriele Gabbia, Camillo Pennati, Anna Maria Carpi, Cristiano Poletti, Beppe Ratti, Marco Bellini, Alessandra Paganardi, Annelise Addolorato, Nanni Balestrini, Mia Lecomte



Liguria

Caldelli Angela, Lucetta Frisa, Elio Grasso, Marco Furia, Lorenzo Pittaluga, Massimo Sannelli, Chiara Daino, Laura Acerboni, Manuel Micaletto, Enrico Testa, Federico Scaramuccia,


Veneto

Maria Marchesi, Cecchinel Luciano, Luciano Troisio, Flavio Ermini, Gianluigi Cannella, Fabia Ghenzovich, Roberto Capuzzo, Antonio Facchin, Piccoli Giuseppe, Pasquale di Palmo, Stefano Guglielmin, Roberto Ranieri, Roberto Cogo, Fabio Franzin, Francesca Ruth Brandes, Giovanni Turra Zan, Armando Bertollo, Stefania Crozzoletti, Silvia Zoico, Andrea Ponso, Erika Reginato, Erika Crosara, Danni Antonello, Alessandra Conte, Piero Simon Ostan, Luca Rizzatello, Thomas Schneider, Alfredo De Palchi, Giovanna Frene, Giovanni Borriero, Gio Ferri, Stefania Bortoli, Stefano Dal Bianco, Sergio Marinelli, Giulia Rusconi, Mariasole Ariot



Friuli

Gabriella Musetti, Gian Mario Villalta, Maurizio Mattiuzza, Michele Obit, Francesco Tomada, Pierluigi Cappello, Vincenzo Della Mea, Giovanni Fierro, Luigi Nacci, Giacomo Vit, Davide Maria Turoldo, Guido Cupani


Trentino Alto-Adige

Giovanna Fozzer, Chiara Cavagna, Ranieri Teti, Alessandro Assiri



Emilia Romagna

Nella Nobili, Corrado Costa, Patrizia Vicinelli, Benzoni Ferruccio, Paolo Badini, Paolo Valesio, Mariangela Gualtieri, Giorgio Bonacini , Massimo Scrignoli, Mara Cini, Giuliano Mesa, Paolo Donini, Davide Rondoni, Alessandro Assiri, Stefano Massari, Stefano Leoni, Roberta Bertozzi, Chiara De Luca, Matteo Fantuzzi, Matteo Zattoni, Marco Bini, Elio Pagliarani, Matteo Bianchi, Roberta Sireno, Gian Ruggero Manzoni, Giusi Montali, Andrea Lorenzoni, Riccardo Martelli



Toscana

Magdalo Mussio, Cristina Annino, Paolo Albani, Carifi Roberto, Gabriella Sica, Rosaria Lo Russo, Francesca Monnetti, Elisa Davoglio, Massimiliano Chiamenti, Gabriel Del Sarto, Francesca Matteoni, Alessandro Ceni, Alessandro Polcrì, Alba Donati, Bernardo Pacini, Veronica Tinnirello



Umbria

Patrizia Cavalli, Paola Febbraro, Anna Maria Farabbi, Camillo Pennati, Paolo Pistoletti



Marche

Luigi Di Ruscio, Remo Pagnatelli, Filippo Davòli, Giovanni Nuscis, Alessandro Ghignoli, Manuel Cohen, Cristina Babino, Lara Lucaccioni Franca Mancinelli, Davide Nota, Alessandra Cava, Alessandra Carnaroli, Renata Morresi



Lazio

Fernanda Romagnoli, Marina Mariani, Gianna Serra, Giacomo Bergamini, Eros Alesi, Victor Cavallo, Alberto Toni, Marina Pizzi, , Gabriele Pepe, Valerio Magrelli, Alberto Cioni, Lidia Riviello, Vaan, Fiorella D’Errico, Lucianna Argentino, Faraòn Meteosès, Tiziana Colusso, Marco Giovenale, Jacopo Ricciardi, Viviana Scarinci, Francesca Sallusti, Lorenzo Carlucci, Leopoldo Attolico, Antonella Anedda, Matilde Tobia, Gianni Toti




Abruzzo

...


Molise

Adam Vaccaro



Campania

Antonio Spagnolo, Gino Scartaghiande, Francesco Marotta, Rosa Pierno, Bianca Madeccia, Lello Voce, Stelio Di Spigno, Nicola Ponzio, Claudia Ruggeri, Domenico Cipriano, Mario Fresa, Guglielmo Aprile, Graziano Polese, Mimmo Cangiano, Anna Ruotolo, Daniele Santoro, Rita Pacilio, Cristina Bove, Giannino di Lieto, Raffaele Marone, Davide Racca, Luigia Sorrentino, Marisa Righetti, Lina Salvi



Basilicata

Vito Riviello, Rocco Brindisi, Gennaro Grieco, Raffaella Spera, Beppe Salvia, Rosa Salvia,



Calabria

V.S. Gaudio


Puglia

Matteo Bonsante, Salvatore Toma, Annamaria Ferramosca, Sergio Rotino, Giacomo Leronni, Giuseppe Cornacchia, Francesca Pellegrino, Ilaria Seclì, Andrea Donaera, Caterina Davinio



Sicilia

Edoardo Cacciatore, Iolanda Insana, Marco Scalabrino, Antonella Pizzo, Alivento, Piera Isgrò, Graziella Isgrò, Sebastiano Aglieco, Sergio La Chiusa, Francesco Balsamo, Saragei Antonini, Alessandra Palmigiano, Gianluca D'Andrea, Angelo Rendo, Giuseppe Samperi



Sardegna

Fabrizio Pittalis

inoltre: Danilo Dolci (Sesana, Slovenia) Amelia Rosselli (Parigi), Fabio Pusterla (Mendrisio, Canton Ticino), Victoria Surliuga (Londra)

martedì 15 novembre 2011

Il libro di Blanc de ta nuque

                                                                               copertina di Nicoletta Ceccoli

Le Voci della Luna sono liete di presentare

BLANC DE TA NUQUE. Uno sguardo (dalla rete) sulla poesia italiana contemporanea (2006-2011), a cura di Sergio Rotino, Collana Segni, volume n. 7, pp. 272, euro 15,00

 
Il libro raccoglie 6 anni di lavoro in rete, ordinato come segue:
 
Soglia

Spazio pubblico p. 9
I “segreti” perché del libro di “Blanc” p. 10
In principio p. 11

Poesia & Blog
Canone e autorevolezza della rete p. 15
Meetings p. 20
Vita di un blog p. 22
Vimercate, poesia a caldo p. 24
I commenti nei poeblog e loro destino p. 26
La natura della rete: tra pesciolini di plastica e ossi di seppia p. 28

Quattro interviste e due domande solitarie
Christian Sinicco in “Absolutepoetry” (dicembre 2006) p. 33
Saba e i contemporanei (Luigi Nacci) p. 38
La parola ai poeti (in “Poesia 2.0” - agosto 2011) p. 41
Mario Fresa per le Edizioni dell’Arca Felice (novembre 2011) p. 47
Domanda solitaria 1 p. 50
Domanda solitaria 2 p. 52

Poesia italiana contemporanea
Alberico Sala (57), Maria Marchesi (58), Marina Mariani (59), Giorgio Bàrberi Squarotti (59), Luigi Di Ruscio (60), Amelia Rosselli (60), Antonio Spagnuolo (62), Bianca Dorato (64), Matteo Bonsante (65), Luciano Troisio (67), Alberto Cappi (67), Adam Vaccaro (69), Cristina Annino (70), Giulio Stocchi (73), Annamaria Ferramosca (74), Fabrizio Bianchi (76), Paolo Badini (76), Flavio Ermini (78), Ida Travi (79), Gabriella Musetti (81), Gianluigi Cannella (81), Marina Corona (82), Lucetta Frisa (82), Luigi Cannillo (83), Marcella Corsi (84), Gabriella Sica (84), V.S. Gaudio (86), Fabia Ghenzovich (86), Gino Scartaghiande (87), Elio Grasso (88), Mariangela Gualtieri (88), Aldo Ferraris (89), Marta Rodini (90), Maria Pia Quintavalla (90), Marco Furia (93), Marco Scalabrino (93), Roberto Capuzzo (94), Gennaro Grieco (95), Dario Villa (96), Gianmario Lucini (96), Francesco Marotta (97), Alberto Toni (98), Antonella Pizzo (99), Marina Pizzi (101), Giulia Dalaj Comenduni (102), Gabriele Pepe (102), Giuliano Mesa (103), Fabio Pusterla (105), Ranieri Teti (107), Giovanni Nuscis (107), Pasquale di Palmo (108), Sergio Rotino (109), Anna Maria Farabbi (111), Rosa Pierno (112), Tiziana Colusso (112), Luisa Pianzola (113), Vaan (115), Nicola Ponzio (116), Daniela Cabrini (116), Stefano Leoni (117), Alivento (117), Lucianna Argentino (118), Paolo Donini (118). Pier Maria Galli (120), Bianca Madeccia (120), Alessandro Assiri (121), Chiara Cavagna (122), Giacomo Leronni (123), Roberto Cogo (123), Piera Isgrò (125), Fabio Franzin (126), Francesca Ruth Brandes (129), Giovanni Turra Zan (129), Ivan Fedeli (130), Davide Rondoni (130), Nadia Agustoni (131), Filippo Davòli (132), Iole Toini (133), Armando Bertollo (133), Faraòn Meteosès (134), Maurizio Mattiuzza (136), Michele Obit (137), Francesco Tomada (137), Stefania Crozzoletti (138), Pierluigi Cappello (138), Lorenzo Pittaluga (140), Manuel Cohen (141), Alessandro Ghignoli (143), Claudia Ruggeri (144), Vincenzo Della Mea (145), Sergio La Chiusa (146), Andrea Raos (146), Giovanni Fierro (147), Silvia Zoico, (148), Stefano Massari (150), Silvia Comoglio (151), Francesco Balsamo (152), Fabiano Alborghetti (152), Domenico Cipriano (154), Silvia Monti (155), Gabriel Del Sarto (156), Victoria Surliuga (157), Roberta Bertozzi (157), Paolo Fichera (158), Viviana Scarinci (159), Alessandra Palmigiano (159), Mario Fresa (160), Alessandro Broggi (160), Giuseppe Cornacchia (163), Massimo Sannelli (164), Saragei Antonini (165), Massimo Orgiazzi (166), Simone Cattaneo (166), Francesca Pellegrino (167), Lara Lucaccioni (168), Stelio Di Spigno (169), Stefano Salvi (170), Francesca Matteoni (170), Andrea Ponso (171), Chiara De Luca (172), Gianluca D'Andrea (174), Cristina Babino (175), Jacopo Ricciardi (176), Francesca Sallusti (177), Valentino Ronchi (178), Lorenzo Carlucci (179), Erika Reginato (180), Stefano Lorefice (180), Erika Crosara (181), Guglielmo Aprile (183), Danni Antonello (184), Luigi Nacci (185), Alessandra Conte (185), Matteo Fantuzzi (186), Graziano Polese (187), Luca Ariano (187), Piero Simon Ostan (189), Matteo Zattoni (189), Franca Mancinelli (190), Chiara Daino (192), Mimmo Cangiano (194), Jacopo Galimberti (195), Davide Nota (196), Luca Rizzatello (198), Marco Bini (199), Anna Ruotolo (201), Giuseppe Carracchia (201), Manuel Micaletto (202), Oboe Thomas Schneider (203).

Su alcune Antologie

Corporea. Il corpo nella poesia femminile contemporanea di lingua inglese p. 207
Vicino alle nubi sulla montagna crollata p. 207
La linea del Sillaro p. 208
By Logos. Espo-esproprio transpoetico p. 209
Versi tra le sbarre p. 209
Incroci di poesia contemporanea p. 210
La Biblioteca delle voci. Interviste a 25 poeti italiani p. 211

Il mondo, fuori
Le mosche del capitale p. 217
La democrazia e i suoi nemici p. 218
Questione Dal Molin p. 219
Ultime e ultimissime sul Dal Molin p. 222
TV: la scatola che ci plasma e ci svuota p. 224
Tre pensieri sulla scuola e una domanda p. 225

Sul fare poesia e sulla poesia da fare
L'improvviso e il lucente p 233
La natura scandalosa della poesia p 236
Superare Leopardi? p 239
Dialogando con Marco Giovenale p. 241
Ma le recensioni servono? p. 254
Poeti senza pubblico p. 255
Editori p. 256
Tassonomia del poetico italiano p. 258
Labor limae p. 259
Confessioni e sfondo p. 262
Linee d’ombra p. 263

Nota bibliografica p. 266

Nota biografica p. 267

***

Per l’acquisto:

- pagamento tramite bonifico bancario intestato a Dot.com Press - Cod. IBAN:
IT34B0200801602000101345932

- oppure versamento/ricarica a distanza sulla Carta PostePay n. 4023 6004 6123 1013 intestata a
Fabrizio Bianchi. In qualsiasi ufficio postale sono disponibili i moduli per farla. Bisogna avere con sé un proprio documento valido. In questo caso l'accredito è immediato e immediatamente verificabile.

- inviare a info@dotcompress.it una mail di conferma del o dei volumi acquistati e del tipo di pagamento scelto con l’indicazione dell’indirizzo postale dove far recapitare i libri.

La spedizione verrà effettuata immediatamente come piego libri, con costo a carico dell’editore.

Per l’acquisto di due volumi: euro 25
Per l’acquisto di tre volumi: euro 30. Ogni volume successivo: euro 7,50.



martedì 29 dicembre 2009

Autori Blanc 2009




Totale post 71 dei quali:



38 con poeti italiani:

Erika Reginato, Erika Crosara, Anna Maria Farabbi, Mimmo Cangiano, Lucetta Frisa, Gabriela Fantato, Cristina Annino, Alberto Cappi, Victoria Surliuga, Fabiano Alborghetti, Silvia Monti, Giacomo Leronni, Francesca Sallusti, Ida Travi, Beno Fignon, Giulia Dalaj Comenduni, Francesca Ruth Brandes, Giorgio Barberi Squarotti, Stefano Leoni, Graziano Polese, Ivan Fedeli, Massimo Orgiazzi, Giovanna Fozzer, Alessandra Conte, Pietro Simon Ostan, Iole Toini, Thomas Schneider, Stefania Crozzoletti, Gianluigi Cannella, Viviana Scarinci, Roberto Cogo, Maria Pia Quintavalla, Davide Rondoni, Giovanni Fierro, Gino Scartaghiande, Guglielmo Aprile, Marco Scalabrino, Alivento.



5 con poeti stranieri

Rafael Castellar des Neves, Haneen Homar, William Wall, Abd Assalam Misbah, John F. Deane


Ringrazio gli autori e i lettori che hanno partecipato alla vita di Blanc de ta nuque e, augurandovi buon 2010, vi do appuntamento ai primi di gennaio con nuove letture.

giovedì 2 aprile 2009

Gianluigi Cannella



Gianluigi Cannella segue da alcuni anni i miei corsi di poesia presso l'associazione culturale vicentina Artemis. Dall'inzio in pratica. Non per questa ragione la sua poesia merita di essere conosciuta, bensì perché ha raggiunto una maturità certa.
Connotata da numerosi segnali paratestuali (numero assoluto, titolo, data e, talvolta, ora), che la incorniciano sia rispetto ad un inizio creativo di cui si è perduta la memoria e sia in relazione ad un hic et nunc carico di drammaticità, questa poesia procede per sintagmi analogicamente combinati, ma non lasciati all'arbitrio indiscusso dell'inconscio. con esso dialoga infatti l'intenzione morale, la lucidità intellettuale che guarda e seleziona la materia incandescente, così da fissarla ad una temperatura internamente ancora ricca di calore, ma solida in superficie. Come ho scritto nella prefazione al volume "Orizzonte terraqueo", curato dal Laboratorio di Lettura e Scrittura Poetica di Artemis e da Pittori in Acqua, nel 2008, "i versi di Gianluigi Cannella, veri e propri sentieri per viaggiatori che non temono l'ignoto", rinnovano la coscienza, "così che la conoscenza del mondo sia più profonda, meno prigioniera dei luoghi comuni. [...] In essi, infatti, nulla è scontato: né il paesaggio né il soggetto che lo nomina, con ciò tenendo il lettore sul filo del dirupo, là dove conta il pensiero mai pensato e il gesto creatore"



1729 SENTENZA


In direzione delle emozioni l’innocenza di un dio adulto
quello di una fede ipotecata fuori dalle sfere rotonde
che vuole incontrarla solo all’inizio della fine
facendo gossip da luoghi instabili attraverso la crocifissione di natale.

domenica 18 marzo 2007 - h. 01.50



1748 ESISLIO


In esilio per non morire camminare sui vivi
attraversando la libertà su un marciapiede che non sopporta il silenzio
profeta sopravissuto all’estinzione perché vivi uomini diversi
immortali per chi confonde il chi come dove quando
con i perché degli innocenti
con i mai dei colpevoli confusi dalla vista
dal tatto
dall’olfatto per il gusto della morte
nutrita dai corpi rimasti normali anche nei giorni diversi.

giovedì 9 agosto 2007




1759 OSSIGENO

Procurami ossigeno è diventato un mestiere mi assale la morte ascetica
l’avvicinarsi davanti all’entrata della via lattea
di una famiglia sintetica incriminata dal figlio prediletto costringe
l’uomo nella camera iperbarica sventrato dal buio solido.
Depredare la verità dalla parola dove inizia la figura di venere
con giove protettore complice il dio della guerra che si suicida
tra falene palafitte e caverne di vetro narcotizzate
non dormo mai fino alla fine del silenzio.

Domenica 28 ottobre 2007



1803 ARREDAMENTO D’INTERNI


L’edera soffoca più veloce di un cuore a sonagli
dichiarazioni d’intenti di guerra di pozzanghere d’acqua nera
biasimare tanti perdoni interno terra-pieno
ipermercato dove metti i piedi arredamento d’interni
sembrano gli stessi piedi da questa parte del viaggio
non valgo soldi valore di un amore graffiato dagli orologi
dell’ultimo bicchiere di tè aspirato dall’acqua piovana
con la possibilità di annegare se allargo le braccia
per nuotare potrei essere appeso al solaio vecchio
fuori all’aria resto fermo se mi muovo
se non fossi mai tornato mano a mano che il prezzo lievitava
alla borsa dell’anima di notte passo dopo passo
il fuoco affoga l’acqua non si fermano le mani
accavallate sulla lingua nera sporca la pioggia sui piedi nudi.

Mumbai sabato 14 giugno 2008



1787 ANIMA ANALFABETA


Questa sera voglio che mi trovi sveglio come un santone
in un cucchiaio di fame, per un urgenza
per un’attesa insolita rimasta ferma
nella corte moderna del sonno
dove il dio algoritmo e androgino con l’ anima analfabeta
organizza nuclei di scorribande religiose
zero preti, zero due e zero zero, al traguardo
altre sottovoci zero virtù.
Questa mattina voglio che mi ritrovi addormentato sulla guerra
senza fame, reclutando una sedia qualsiasi
per una donna vista una volta per sempre da uno mai incontrato
superando tutti i santi del calendario.
Mi sono svegliato in un bicchiere di acqua vuoto senza sete
immaginando giardini pensili promessi da altri almanacchi senza rito
senza numeri senza parole combattendo una guerra di codici criptati
dove ci siamo promessi di non vivere mai da soli
al di fuori di questa vita.

domenica 20 gennaio 2008 h. 02.37




1790 NOI


Quando non c’è, io
quando, quanto donna
perché sempre conto il tic dei nervi
la voce bassa, io crudo grido che cuoce
parlo silenzio non vedo il tu che tace
animale che posseggo il tuo segreto che ascolti
tu parola.

mercoledì 20 febbraio 2008




1805 DENTRO L’ALBERO BAMBINO


Il sonno se fosse fame aritmetica
prendo il verbo essere senza oscurarlo
non abbaiare e poi sciolto il sapere dei silenzi intatti
silenzio rigido incorruttibile complice del buio
di traverso quanto un amore che mangia l’area quadrata del tempo
lo spazio l’ovale delle forme ambigue e quelle precise
di un altro passato
trangugia un futuro più che da indovinare da costruire
verità virtuale a velocità del silenzio virale
un contratto di luce bianca
con l’amore fregiato di eccesso ordinato con catene di cotone
colare come miele sopra gocce di saliva
dentro un focolare lento all’apice dell’incendio
e dentro l’albero di natale da lacerare vivo
toccare e prendere in mano la corteccia dura
far cadere a terra la linfa senza farsi male
due occhi grossi caduti dalla sedia alta sull’angolo del camino
cancellare le frasi d’amore dalle fotografie ingiallite
tagliare i sostantivi consumati dall’attesa
in una fossa comune, dove sei, quello che cerco
lungo fossati svestiti sulla tavola rotonda dove un posto vale l’altro
è la che si curva la mente rimasta senza racconti
dei vecchi si ha la tenera età del sapere invano
prima di avere voglia di vivere ancora tutto
tutto il resto che suggerisce la terra.


giovedì 21 agosto 2008




1816 AMORE CANE


All’ordine del giorno amore cane arresto il cuore
lo porto nel labirinto osé del cervello, lei l’amore che non è
vado lontano arriva prima l’ombra poi l’oggetto
il soggetto la forma più riconoscibile non si riconosce
sotto una luce accecante non conosco nessun animale
che faccia l’amore guardando negli occhi
ma tu che mi guardi non ti ho detto sì.

lunedì 12 gennaio 2009



Gianluigi Cannella, nato il 30 dicembre 1949 e risiede a Castelgomberto (Vi). Scrive poesie dal 1968 e dedica una breve parentesi alla pittura tra il 1966 e il ’72. Fotoamatore, ha sempre associato la poesia alla fotografia, ritenendoli due «luoghi di ricerca dove posso star bene, ritrovarmi e ritrovare le cose di ieri, vedere meglio le cose di oggi». Frequenta il Laboratorio di poesia condotto da Stefano Guglielmin da otto anni; ciò gli ha «permesso di entrare dentro la poesia e capirla, capire non tanto cosa si vuole dire, ma come dirlo, farla diventare una comunicazione emozionale». Nel 2005, la personale poesia-fotografia Dalla nascita alla vita, racconta le stagioni di un uomo, che sarà presto presentata su Magazine periodico online del forum italiano dei fotografi del sistema reflex, 4/3 photographers di Olimpus. La personale fotografica Bianco Colore, imperniata sul viaggio fatto in Perù nel 2006 e realizzata nel febbraio 2007 presso Palazzo Pisani a Lonigo, è ancora motivo di “ricerca poetica”. Nel 2008 esce nell'antologia Orizzonte terracqueo. Cannella è ancora inedito in volume autonomo.