martedì 16 dicembre 2014

Stefania Bortoli su "Gli Eletti" di Erika Reginato


La visione, l’ascolto delle voci degli eletti, il viaggio interiore, sono le misteriose presenze del nuovo libro di Erika Reginato  (poeta italo - venezuelana), intitolato appunto Gli Eletti - Los Elegidos (Raffaelli 2013, pref. di Milo De Angelis).
Invisibile e visibile, vita e morte nella loro complementarietà, ricevono e danno vita alla dimensione visionaria dell’esistenza attraverso la poesia. La poesia che getta un ponte tra l’origine, noi, l’Altro.
In questo cammino silenzioso e solitario si delinea una mancanza dolorosa. Quella mancanza che prende corpo nelle voci interiori che abitano i luoghi dell’anima. Quest’anima abitata da due paesi lontani, il Venezuela e l’Italia, che tracciano il percorso dell’esistenza. Danno respiro alla delicata e profonda poesia di Erika che parla del suo viaggio di ritorno lungo i sentieri della vita e delle persone incontrate, lasciate e amate.
Talvolta siamo in una prospettiva temporale e spaziale che rimane sospesa. Forse l’attesa dell’angelo: “un sottile silenzio” custodirà il mistero e l’età delle ferite. La figura dell’angelo appare spesso nel libro ed è presente anche nella raffinata incisione della pittrice Graziella Da Gioz, scelta per la copertina.
Spazio e tempo si intrecciano tra l’origine e gli arcani legami “con gli spiriti antichi, con gli antenati, con i portatori di una suprema saggezza: gli eletti, coloro che sono stati scelti per indicarci la via dell’amato, coloro a cui ci volgiamo per placare la nostra sete”, come scrive Milo De Angelis nella prefazione.

Nella poesia d’esordio leggiamo:
“Gli Eletti/sanno a che ora danzano le spighe,/il viso del vento,/quelle delle fiere.
[...] Gli Eletti viaggiano senza corpo.”

La ricerca poetica custodisce questo misterioso cammino degli eletti, che si svela nell’istante dell’apparizione. Parole, figlie e sorelle dell’acqua, che annegano e rinascono a contatto con la natura e il respiro del mare.
Leggere “Gli Eletti” è come immergersi in un mondo d’acqua, materno, femminile, sacro. Troviamo frequenti parole liquide: mare, marea, oceano, mare dei Caraibi, grotta d’acqua, delta del fiume, e altre ancora.
L’acqua, la luce, il vento sono alcuni elementi vitali e vibranti delle sue liriche. La percezione visiva e uditiva si offre al respiro dei versi lievi e assorti che fluiscono come l’acqua lasciando passare “la forza del vento” e il respiro dell’aria.
Poesia dell’ascolto di un silenzio che scorre tra le immagini e gli occhi del poeta che vede l’invisibile nel visibile; sono i luoghi dell’anima che tracciano corrispondenze emotive “e l’orizzonte sommerso/degli abitanti dell’acqua.”
Se la memoria dell’acqua e dell’origine non ancora alla terra, il luogo dell’anima è impermanente e nomade, altrove e ovunque.
Lo evidenzia bene Santos Lopez, che viene ricordato in “Manto d’acqua”, l’ultima sezione del libro:
“L’istante della vita è quello, acqua luminosa.”

E nella poesia “Rivelazione” leggiamo questi splendidi versi di Erika:

“La mia casa è di neve,
si trova sulla cima dell’albero,
nel percorso di un fiume.”

Come la fragilità della condizione umana ha molti volti e stati d’animo, la poesia che parla della fragilità appartiene alla vita e alle emozioni fragili che la attraversano: attesa e inquietudine, gioia e dolore del corpo nell’anima.
Il suo sguardo visionario sfiora l’indicibile e l’invisibile che risuonano tra i confini dell’esistenza. La natura interagisce con l’umano che sente “il sottile silenzio” e la solitudine feconda del vero ascolto. Come nell’esperienza mistica che accoglie una differente prospettiva temporale e spaziale dove rivivono le ombre e il dialogo con Dio.
In questo prezioso libro non mancano ispirati cromatismi che diventano specchio dello sguardo interiore e delle apparizioni. Vengono invocate nell’attimo dove tutto va oltre , al di là. L’eco di significati ulteriori scorre nella luminosità dell’oro, non soggetto all’ossidazione, materiale nobile, che contrasta con l’opacità del bronzo.
La visione, il cromatismo, quel torrente di voci che evoca anche Dino Campana, poeta straordinario ricordato da Erika Reginato, in epigrafe alla prima sezione del libro intitolata “Porte di bronzo”.

Nel viola della notte odo canzoni bronzee.
La cella è bianca,
piena di un torrente di voci che muoiono
nelle angeliche cune.”

L’origine, la visione, il viaggio interiore ci prendono per mano ...
“Per essere più che un ricordo/un uccello di mare nella memoria”.


Erika Reginato è nata a Caracas, Venezuela, nel 1977. Figlia di padre italiano.E' Poeta, saggista, traduttrice. Si è laureata in Lettere presso l’Università Centrale del Venezuela. Ha pubblicato: Campocroce (Archivio della Poesia del ’900, Mantova 2008); Día de San José (Caracas  1999), Campo Croce, Antologia poetica 1999-2008 (Venezuela 2008). Il saggio Cuatro estaciones para Ungaretti (Caracas 2004). Ha tradotto: Antologia poetica di Milo De Angelis, (Monte Ávila 2007), Caminos del agua. Antología de poetas italianos del segundo Novecientos, (Monte Ávila 2008), El bar del tiempo y otros poemas de Davide Rondoni (Monte Ávila 2008), El trazo infinito del universo. Antología de poetas italianos contemporáneos (Ventotto poeti italiani contemporanei, Monte Ávila 2013). Sue poesie sono state tradotte in catalano, libanese, inglese e italiano.

5 commenti:

  1. non conosco l'autrice, perciò difficile averne un'opinione.. :)
    leggo, quindi questa recensione e mi soffermo sui versi citati:

    “La mia casa è di neve,
    si trova sulla cima dell’albero,
    nel percorso di un fiume.”

    e mi chiedo se tre preposizioni col senso di specificazione, in tre versi consecutivi non appesantiscano o se abbiano un senso nell'interezza del testo..

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  2. Cara Stefania, la tua è una lettura davvero profonda, sottile e intensa. Molte cose che io, nella mia recensione uscita nel Giornale di Vicenza, non ho potuto mettere a fuoco per motivi di spazio o perché non avevo ancora trovato le parole giuste per esprimerle adeguatamente, tu le hai colte benissimo. Ho trovato ad esempio illuminante l'idea che il libro è un'immersione in un mondo liquido, fatto d'acqua, materno e femminile. E poi l'immagine finale, quella "dell'uccello di mare nella memoria", che hai giustamente messo in rilievo, sintetizza perfettamente la poetica di Erika.
    Finalmente, nelle ultime settimane, il libro di Erika ha ricevuto la giusta attenzione che merita.
    Fabio Giaretta

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  3. Cara Stefania, non conosco l'autrice, ma conosco la tua profondità, la tua sensibilità e la tua capacità di cogliere i significati. Colgo nelle tue parole anche le affinità fra te e l'autrice. Il tema dell'ascolto, che non manca mai nella tua poetica, così come il silenzio e il femminile....
    L'acqua....un elemento della natura che ci riporta ai luoghi dell'anima.
    Tutti riferimenti a me familiari.
    Rinnovo la mia stima per te anche in questa occasione.
    Paola Tegner

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  4. La mia casa di neve..l'acqua parla e anche gli angeli...è come quel paese mai trovato da Ungaretti...é si la poesía non sarebbe coperta di mistero...ma che poesía sarebbe? amici lettori...amici poeti, amici e,terni, amici veri dico che ogni poesía è un atto creativo per questo niente si debe capire ma solo sentiré...tutto puo avere un valore dentro te, o dentro me...per quello il mio amante sparisce e sempre ritorna alla mia isola...alla metá del mare conosciuto ...da dove ho iniziato il mio viaggio tra strade e continente, storie di antenati e le mie radici sud-americane.

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  5. Grazie Erika per questo sentito commento.

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