lunedì 29 settembre 2014

Niccolò Furri


Niccolò Furri, poeta totalmente inedito, ha nel cassetto Senza un buon prodotto o (colonnine infami), un’opera davvero interessante che, liberando la parola al suo destino provvisorio, ce la consegna infettata da alcuni dei presenti più sgradevoli (il sistema bancario predatore, fra gli altri), così che precarietà semantica e instabilità morale diventino tutt’uno. Il lavoro del poeta in questo inedito consiste nel costruire un collage ricavato da innumerevoli fonti (dai bugiardini medici a Rimbaud, dalle informazioni pubblicitarie a Foucault) mettendo in conflitto anziutto la struttura – organizzata verticalmente come uno scontrino o il cippo manzoniano – con il messaggio, per dare forma a un tessuto sconnesso, nevrotico, nato tuttavia, fra le altre, dalla comunicazione persuasiva e apparentemente senza crepe delle agenzie finanziarie. La composizione-scomposizione dei piani, in principio di natura economico-persuasiva, si complica con tasselli di guerriglia urbana e schegge semantiche care a Nanni Balestrini. Direi anzi che Furri è tra i migliori allievi del novissimo, presentando una poesia engagèe, dove la voce narrante schiva il facile ideologismo e rinuncia a farsi riflessione, preferendo montare il molteplice mass-mediale sporcato dalle lingue tecniche legate alla moneta e allo scambio: l’effetto è dirompente, nella misura in cui ci dà l’intreccio imprendibile della comunicazione del potere, con le sue sottigliezze retoriche e la sua violenza implicita. La pestifera colonna manzoniana diventa “colonnina”, ma testimonia ugualmente dell’infamia del grande capitale, che ci tiene alla gogna con il consumo forzoso e l’idea che il capitalismo sia un processo naturale, l’unico praticabile oggi. Furri non crede nemmeno alla possibilità di rivoltare il sistema, di cambiarlo in meglio. Come un personaggio beckettiano, lecca invece una strada disseminata di scorie, ne mostra gli effetti sulla propria lingua dopo il mancato tentativo di digerirle. Urge editore.


nella rete

e quindi sì sì se c'impi
ccassimo coi cuori ricol
mi di centri commerciali
consonante denaro e case
lla vocale ho un sonno u

n suono un cono con sono
quindi consumo i modi di
privatizzare gli utili s
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numerosi sistemi di vide
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ire la crescita l'equità
e il consolidamento dell
a composizione delle imm

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ella rete fotografate le
orecchie con lo smartpho
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a vita degli uomini qua


non crederete davvero di darcela a bere – part. 1 casa

che si realizza integral
mente nello stato in qua
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ogni campagna elettorale è sparsa per terra

portami in negozio c'è u
n regalo che vive tra la
gente offre posti di lav
oro corsi di formazione
per pizzaioli per il nos

tro quartiere per quel c
ommercio che noi che sia
maschio per città per i
l nostro bene di dio can
didato che vive batte la

crisi impara e scrivi la
manna non rubare per amo
re meno televisione aper
ta offerta speciale sper
anze entusiasmo energia

il futuro è fatto di tan
ti doner kebab se oggi p
ossiamo cambiare si camb
ia chiama subito posti l
imitati insieme tu ed io

dobbiamo proseguire insi
eme in comune gioca con
moderazione fai vincere
solo per pochi giorni le
persone di tutti i fac s

imile trasparente e di q
ualità una professione c
he non conosce crisi pot
rai chiamarci ogni saba
to pomeriggio per segnal

arci i problemi una scel
ta libera la pizza più p
iù più noi ci saremo sem
pre attenzione parcheggi
o non custodito



Niccolò Furri è nato a Negrar (VR) il 02/02/1981. Precario, ha compiuto studi più o meno regolari tra Bologna e Verona. Una manciata di suoi testi sono apparsi, sotto mentite spoglie, sulla rivista “Argo” e sul foglio di scrittura “Pagina/13”. Selezionato per l'antologia “Registro di poesia #6” di prossima pubblicazione per le Edizioni d'if e segnalato alla XXVII edizione del Premio Montano, è autore del blog il mattatojo n°5 e ha curato, assieme a Le Nevralgie Costanti, la fanzine autoprodotta “Corpus emeticum”.



14 commenti:

  1. ma quegli andare a capo, sono voluti?
    interessante innovazione!
    un ritmo serrato, faticoso ...
    (sembra un rap :-)

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  2. in poesia anche il caso è necessario :-) Comunque credo che siano voluti (anzi ne sono sicuro)

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  3. sì, molto balestriniano a livello formale, viola

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  4. il visivo spienge il sonoro (la lettura anche silenziosa) a un ritmo /in/naturale. interessante, qualche dubbio sulla resa 'emotiva' (se resa vuole l'autore). l'"inciampo" diviene alla fine normativo, insomma scoperto il gioco, c'è forse il rischio di non interessarsi del dire.

    un abbraccio

    alessandro ghignoli

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  5. Grazie mille, Stefano, per aver ospitato queste [mie] piccole cose (-ine, infatti). Che nonno Nanni sia un punto di riferimento, un faro in questo “vasto oceano tempestoso” non posso che confermarlo. A livello formale, di sicuro, anche se soprattutto per l’indicazione dei mezzi con-positivi, più che per l’utilizzo degli stessi. Non è il solo corpo celeste nella costellazione, c’è tutta una tradizione (novecentesca e anni zero) di montaggi (testuali e non) che preme, alle spalle. Ma Balestrini è il meno letterario (ovvio: prendetela con le pinze), il più intransigente, il più fur(r)ioso e quindi quello più consono al mio gusto, ma ci dividono la mia pigrizia, la sua erudizione, le differenti posizioni all'interno (?) dell'industria culturale e la temperie (“il letamaio”) nella quale la mia generazione è cresciuta. Condizioni oggettive che, temo, rendano più enragé che engagé quanto scrivo. Un lavoro da scavenger, nell’epoca del consumo compulsivo, massivo e ubiquo, che produce ogni sorta di rifiuti, di scorie, materiali (tutti, dagli scarti di produzione a quelli simbolici) e perciò da trattare allo stesso modo: disarticolando, triturando i rapporti di potere (non messaggi subliminali o poteri occulti) d/nel/i linguaggio/i in essi agenti.
    La questione della struttura, degli a capo, va in questa direzione: uno dei pochi “marcatori del poetico” che rimane e che ha il compito di frammentare un discorso già frammentato/frammentario con una regola arbitraria (come arbitraria - o meglio basata su rapporti di forza - è ogni regola) imposta. Che possa servire a qualcosa? Non credo. Che funzioni? Non so. Un ritmo scazonte è già una resa, ma incondizionata. Se per resa emotiva si intende la ricerca di un qualche coinvolgimento compiacente di un possibile lettore, allora no, non la ricerco né ne sarei lusingato. Punterei piuttosto ad una ricezione fredda (mcluhanianamente ed emotivamente parlando), qualcosa, se posso esprimermi con un'immagine, di simile ad una scheggia sotto un'unghia, qualcosa di più di un semplice fastidio o di un gioco. qualcosa di cui prender atto, prima di cercare una soluzione. Sinceramente, non so dire se la cosa riesca. La perdita d'interesse è una variabile che non ho tenuto in considerazione, confidando in un'immediata repulsione. :)
    (L'accostamento al rap mi sorprende, mai cercato in quella direzione. Ma Cystema Solari dei Uochi Toki è il miglior disco uscito in Italia quest'anno)

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  6. p.s.: mentre stavo scrivendo queste convulse notarelle ho ricevuto un sms da una finanziaria che mi proponeva l'ennesimo prestito..

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  7. Grazie Niccolò per questa risposta articolata che fa capire quanta consapevolezza ci sia neella tu scrittura. motivo in più per incoraggiarti a proseguire nella tua ricerca.

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  8. Grazie a voi (e a te in particolar modo) per l'interesse. E per la costrizione all'analisi della vulnerabilità di questa scrittura che, per pigrizia (o accidia) intellettuale, avrei lasciato in uno stato ancor più evanescente di questo.

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  9. non toccarla, tuttavia. Semmai usa queste nuove acquisizioni per le prossime poesie. ciao!

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  10. Senza il poetico nella poesia si vive meglio!

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  11. Ero Il fu GiusCo. Ciao gugl

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  12. è tanto libbberatorio! ;)

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