giovedì 29 marzo 2007

Galateo


Scrive il cardinale Giovanni Della Casa, intorno al 1550: "Non si dee adunque l'uomo contentare di fare le cose buone, ma dee studiare di farle anco leggiadre. E non è al­tro leggiadria che una cotale quasi luce che risplende dalla convenevolezza delle cose che sono ben composte e ben divisate l'una con l'altra e tutte insieme: senza la qual misura eziandio il bene non è bello e la bellezza non è piacevole. E, sì come le vi­vande quantunque sane e salutifere non piacerebbono agl'invi­tati, se elle o niun sapore avessero o lo avessero cattivo, così sono alcuna volta i costumi delle persone, comeché per sé stessi in niuna cosa nocivi, nondimeno sciocchi ed amari, se altri non gli condisce di una cotale dolcezza, la quale si chiama, sì come io credo, grazia e leggiadria."



Dunque: la verità e la bellezza meglio si tramandano se condite con grazia e leggiadria. Se nel '500 questo atteggiamento doveva essere etichetta, convenzione, oggi - chiedo - possiamo sceglierlo per principio e così farci leccare la mano dalla bestia che siamo, anziché esserne divorati? E ancora: quando Leopardi, nella Ginestra, addita le "nobili nature" in quelle anime che "tutti abbraccia / con vero amor", non invita ad addomesticare l'animale che è in noi senza togliergli quel guizzo leggiadro, che lo distingue dalla cocciutaggine della ragione?

19 commenti:

  1. Vorrei comunicare una perdita importante per la poesia, ieri ci ha lasciati Ariodante Marianni, colui che mi ha fatto amare Dylan Thomas e Yeats.
    In questi giorni in cui non si parla altro che di vallette e fotografi, mi piacerebbe si onorasse questo grande traduttore.

    RispondiElimina
  2. non lo conoscevo. Cercherò di leggerlo. grazie.

    gugl

    RispondiElimina
  3. qui si trovano anche alcune sue poesie, che vale la pena di leggere.

    http://www.letteraturaalfemminile.it/ariodantemarianni.htm


    gugl

    RispondiElimina
  4. A questo punto ti conviene mettere anche l'etichetta, con tanto di slittamento semantico, di Zanzotto :)

    così con un pizzico di autoironia si trova anche grazia e leggiadria...

    RispondiElimina
  5. Ma tu conosci e citi solo Zanzotto, Voc? Questo non è leggiadro nelle lettere.

    Pasquale

    RispondiElimina
  6. e hai ragione, la mia è una malattia.

    RispondiElimina
  7. chè uyno magari non lo conosceva, come me, d'altronde, e se lo va a cercare ... e trova ... cose di tal fatta. Ché poi ditemi come si fa ... a nn restarne attaccati.

    L’amore e' una guerra
    di Ariodante Marianni


    L’amore è una guerra, vuoi convincermi,

    con qualche tregua, con qualche armistizio,

    e io devo essere un cattivo soldato

    se vengo a te allo scoperto, senza difese,

    a te che sai combattere bene, e colpisci

    duro, ogni volta (ne porto i lividi

    per giorni). Così elaboro tattiche,

    complicate strategie: ma a che servono?

    Come ti vedo, alzo le braccia, sventolo

    un bianco sorriso; e non ti piace, lo so.

    Ma forse è questa la mia inconsapevole

    rappresaglia: eludere i tuoi piani,

    sventare gli attacchi, rendere inutili

    le armi, toglierti, insomma, ogni gloria.


    p.s.ché poi uno dimentica anche "grazia e leggiadria"

    RispondiElimina
  8. una cosa che dico conversando e (s)parlando di altri è ad esempio "è una persona amabile, oppure ha modi di fare amabili"
    Ecco i modi amabili sono cosa che io apprezzo, la gradevolezza del fare senza per questo essere affettati, e la fermezza, quando occorra. Ecco sono tutte belle doti e non tutti le possiedono. Altre volte ascolto distaccata i battibecchi altrui, appena si alzano i toni e prende avvio l'affondo di uno, l'altro reagisce sulla base dell'assunto mentale, talora anche espresso "ma chi si crede di essere questo?" e il gioco è fatto, è già nato un litigio.
    Ecco perchè ho imparato a cedere subito le armi appena si alzano i toni. Nella mia mente subito si oforma il pensiero opposto "ma in fondo io chi sono?". Funziona sempre. Questo naturalmente vale nei battibecchi di poco rilievo.
    Come quello di ieri.

    RispondiElimina
  9. basterebbe trovare forse un bilancio tra l'essere amabili e l'essere umanamente detestabili...che è ciò che affligge la maggior parte della gente? io delle volte ci riesco. ma non sempre, non sempre!
    :(

    erminia

    RispondiElimina
  10. ...anzi, no, ho deciso di fare un sorriso, alla faccia dei difetti umani...

    :)

    erminia

    RispondiElimina
  11. l'umiltà, come dicevo nel post precedente...

    l'umiltà salverà il mondo, non la bellezza. ma questo l'ha già detto Cristo. allora facciamo: l'umiltà potrebbe salvare il mondo, se la vanità della bellezza non le imponesse di tacere.

    Good morning Vietnam!

    gugl

    RispondiElimina
  12. L'ultimo tuo commento, Stefano, mi riporta alla mente anche un famoso passo dell'Amleto, sul rapporto, stavolta onestà-bellezza:

    HAMLET
    That if you be honest and fair, your honesty should
    admit no discourse to your beauty.

    OPHELIA
    Could beauty, my lord, have better commerce than
    with honesty?

    HAMLET
    Ay, truly; for the power of beauty will sooner
    transform honesty from what it is to a bawd than the
    force of honesty can translate beauty into his
    likeness: this was sometime a paradox, but now the
    time gives it proof. I did love you once.

    RispondiElimina
  13. ah! l'umiltà: che sia un miracolo?

    RispondiElimina
  14. però Amleto era in malafede rispetto ad Ofelia (io parteggio per lei, e tu?)

    Cara Francesca, mi sa che hai ragione.

    gugl

    RispondiElimina
  15. Non ho capito a cosa miri questa ‘misleading’ citazione della scena dell’incontro tra amleto ed ofelia rispetto al nesso tra amabilità e sincerità discusso in questo post. nesso pescato ad arte per introdurre qualche elemento misogino che ci mancava.

    .... identificare bellezza e disonestà davvero con ofelia? Quale superficiale lettura!

    le intenzioni di accusa dietro le parole di amleto non si applicano al soggetto ofelia, tutti gli studiosi di shakespeare lo sanno.

    le offese di amleto vanno a colpire l'odiato e sciocco polonio. non sono indirizzate alla giovanetta amata, figlia di questi!

    Sono inoltre indirizzate alla coppia tramante ‘claudio - polonio’, che manipolano la bellezza di ofelia, ignara e impotente, per estorcere ad amleto la verità sulla sua presunta follia e sui suoi piani di vendetta.

    Amleto sfrutta similmente ofelia in questa scena, e le sue parole sono retorica rivolta al nemico, non alla ragazza amata, a cui in quel momento anche lui attribuisce la funzione di filtro per le sue simulazioni.

    la bellezza di ofelia è maltrattata da amleto come paravento dietro il quale si nasconde il nemico, la disonestà non è di lei, ma di claudio e polonio e dunque propria. Infatti, non c’è personaggio in shakespeare più ignara ed innocente, onesta e bella di ofelia. Si sa.

    dunque si attacca la disonestà dell' uomo, non della donna: è solo una messinscena di oltraggio: lo sapevano pure gli spettatori all’epoca di shakespeare.

    ofelia è solo filtro (ofelia, l'innocente per antonomasia!) e amleto lo sa, e dovremmo saperlo anche noi commentatori se avessimo letto con la dovuta attenzione la scena della sepoltura di ofelia e le parole di amleto in quella circostanza climax, che sono finalmente vere e sincere.

    Ripeto: nella scena citata, amleto attacca solo ed unicamente gli ascoltatori-manipolatori nascosti, infidi, di cui il corpo di ofelia è fragile schermo. Non c’è attinenza tra bellezza di ofelia e sua onestà – questo è chiaro - se non attraverso una retorica di maniera, deviata e traslata che allude alla bellezza del regno e al marcio che nasconde,

    'I loved you once' è, infatti, rivolto da amleto non ad ofelia (sicchè egli dichiara di amarla al suo funerale, sapendola innocente), ma alla personificazione decaduta dell'onestà (la madre-zio).

    erminia

    RispondiElimina
  16. Sì, Stefano, vale la lettura di Erminia sotto. Ofelia non è altro che vittima, infatti non intendevo porre la questione sotto questi termini, semplicemente ribadire le trame che portano ad inficiare una posizione che si presuppone pura. E che questa trama sia spesso associata alla bellezza e, di conseguenza, alla vanità (e a sua volta al potere), non mi sembra un aspetto trascurabile.

    RispondiElimina
  17. ragazzi... non accendiamo fuochi barocchi eh! :-)

    gugl

    RispondiElimina
  18. Vi mando un'altra poesia di Ariodante Marianni, che dà il titolo al suo libro (Manni Editore 2003):

    Una strana gioia

    Strana gioia di vivere
    la chiamò Sandro Penna,

    un frizzante vinello
    un diavoletto in corpo.

    Ti svegli e vai alla finestra,
    respiri largo, ti stiri,

    senza volerlo sorridi:
    cerchi un motivo ma non c’è,

    niente è diverso da ieri,
    nessun prodigio è in corso.

    Forse è un compenso
    o un premio perché vivi.

    Altre notizie su di lui e le sue straordinarie doti di uomo e di artista si trovano in:
    http://utenti.lycos.it/ariodantemarianni
    e
    http://utenti.lycos.it/ariomarianni

    RispondiElimina
  19. sì, l'avevo letta nel sito. Marianni va sicuramente letto con attenzione e collocato nello spazio che merita.

    gugl

    RispondiElimina