
Nel gennaio 1978, per iniziativa di Fernando Bandini, Silvio Ramat, Cesare Ruffato, Luciano Troisio e Andrea Zanzotto, fu inviato a più di cento poeti italiani, scelti non in ragione di specifiche tendenze, un manoscritto in cui si proponeva di partecipare al seguente esperimento:
«Entro il 30 aprile 1978 ogni poeta farà pervenire ai promotori un suo testo poetico in lingua italiana di almeno venti versi e non più lungo di cinquanta versi, in due copie dattiloscritte. Subito dopo detto termine tra tutti i partecipanti saranno scelti circa venti autori, a ciascuno dei quali saranno inviati tutti i venti testi scelti. A nessun poeta saranno comunicati (se non alla fine dell'esperimento) i nomi degli altri partecipanti.Ogni poeta dovrà considerare detti testi come fossero altrettante minute di poesie di sua produzione, su cui torna a mettere le mani. Apporterà ad essi ogni tipo di correzione, cancellatura, aggiunta, sostituzione o qualsiasi altra modifica ritenga opportuno. Ogni partecipante potrà anche rifiutarsi di prendere in considerazione alcuni componimenti, impegnandosi comunque a rìelaborarne almeno la metà più uno, e a restituire allo stesso indirizzo, entro il 30 settembre 1978, i testi riscritti da lui e rielaborati senza limite di lunghezza».
Gli autori che risposero furono 25: Miccini, Sanesi, Vassalli, Toti, Cimatti, Gaudio, Accrocca, A. Serrao, Ramat, Moriconi, Ruffato, Bettarini, Barberi Squarotti, Troisio, Ramous, Zanzotto, Spaziani, Dego, Ruffilli, Erba, Porta, Insana, Finzi, Scalise, Sacerdoti.
Nel 1979, Lacaita editore diede appunto alle stampe By Logos. Espo-esproprio transpoetico (a cura di Ramat, Ruffato, Troisio)
Ecco un esempio:
testo originale
SPOLETO E DOPO
Le case in ombra un pomeriggio designato
alla incursione fra le case e pergola
medioevale d'ombre
per di là
via della fonte secca fino al largo
innescato al parasole dove l'arte prolunghi
al gioco i motivi di un novecento mercantile
per questa compagnia nata di segno d'aria: l
ui il gesto del predicatore
delle dita
e parlava per noi presso di noi dispersi
su territori di confine ormeggio alle cose minute
un morire pacifico e terrestre,
gli altri
detto il già detto chi cercava ascendenze fra le bifore
la forma la figura,
chi canta felice te che il regno ampio dei venti
provando accordi canta, cantano come se fosse niente
di bocca in bocca
in bocca di chitarra sporta a una Spagna intravista appena
E il sogno? Il sogno in lungo e in largo dove cala
la nebbia del racconto e il suo furore di niente
altrimenti Milano palude fino in fondo, Milano
finta e insieme credibilmente vicina?
Che di rocca in residenza d'ali la nebbia
distolse la giostra dei colombi e alla distanza
geme la carovana bianca dei suicidi
di bocca in bocca
per altra compagnia, chi chiamando per nome
un dio come tutto dovesse cominciare da capo,
chi e me che i tempi ed il desio d'onore
fan per diversa gente ir fuggitivo i ricordi
patiti, le mani intrise di vapori e gonfie
dei vaticini, anche me: anche stanotte esplodono tralicci
reclinando la testa rugginosa del racconto
non si sa mai nasca dai relitti una storia qualcosa
non si sa mai qualcosa
e qualcosa per dopo
Riscritture:
SPOLETO E DOPO
Una storia qualcosa, dici, non si sa mai
Felice te che empio il regno avventi
fra bocca e bocca di chitarra e suona
la casa in ombra tra la bifora e il prato.
Va predicando il vento a piena vela
la tua morte ormeggiata tra le fragole acerbe,
in lungo e in largo spinge sulla palude
tocchi di nebbia, colombe e chitarre.
E il sogno? Come sempre è nuvolaglia in fuga,
codice scombinato, delirio che si delira.
La fonte secca, Mediolanum, il Medio-
evo ch'é tuo, un furore di niente.
Chiama il tuo dio. Lui è fuggitivo,
non te. Non si sa mai se dai relitti
nasca qualcosa, carovana timida
di suicidi, ortica, testa rugginosa,
asteroide caduto. O se il vaticinio esploda.
SPOLETO E DOPO
Le case in ombra un pomeriggio
alla incursione fra le case e pergola
medioevale d'ombre
per di là
via della fonte
secca fino al largo innescato al parasole
dove l'arte prolunghi al gioco i motivi
di un novecento mercantile per questa
compagnia nata di segno d'aria: lui il gesto
del predicatore
delle dita
e parlava per noi presso di noi dispersi
su territori di confine ormeggia
alle cose minute un morire
pacifico e terrestre,
gli altri
detto il già detto chi cercava
ascendenza fra le bifore la forma la figura,
chi canta felice
te che il regno ampio dei venti provando
accordi canta, cantano
come un nulla di bocca
in bocca in bocca di chitarra sporta
a una Spagna intravista come un lampo.
E il sogno? Il sogno lungo dove cala
il racconto e il suo furore di nebbia
altrimenti Milano palude fino in fondo Milano finta
e insieme credibile e vicina.
Che di rocca in residenza
d'ali la nebbia distolse la giostra dei colombi
e alla distanza geme la carovana bianca
dei suicidi di bocca
in bocca per altra compagnia, chi chiamando
per nome un dio come tutto
dovesse cominciare da capo, chi a me
che i tempi ed il desio d'onore fan per diversa gente
ir fuggitivo i ricordi
patiti, le mani intrise di vapori gonfie
dei vaticini, anche me: anche
stanotte esplodano tralicci reclinando
la testa rugginosa del racconto non si sa
mai nasca dai relitti una storia
qualcosa non si sa mai qualcosa
e qualcosa per dopo














