lunedì 25 maggio 2009

Ida Travi



Neo/Alcesti. Canto delle quattro mura (Moretti & Vitali 2009) tematizza la forza del Sacrificio per amore immergendolo in un'atmosfera non dissimile da quella che percepiamo in The Others, il film di A. Amenabar. In entrambe le opere, è la casa a costituire lo spazio-mondo dove possibilità e realtà si incrociano, si scambiano i ruoli, dove ogni essere (umano e non umano) pare galleggiare nell'ovatta, intreccio di eternità e tempo caduco. Figura e sfondo sfumano o emergono come da una lontananza che è memoria e destino. Eppure il tragico, così nell'Alcesti euripidea che in quella, nuova, di Ida Travi, scioglie il proprio vincolo dolente nella musica della commedia, più leggera e ricca di futuro. In Euripide forse lampeggia ante litteram il lieto fine cristologico, la resurrezione carica di speranza ma anche di denuncia verso la pratica violenta dei sacrifici arcaici; in Ida Travi tale aspetto non è evidente; ella infatti, pur parlandone, declina il sacrificio d'amore nella sua possibilità terrestre, così che il mistero e il dolore non si sottraggano alla vista, bensì dialoghino con la gioia e il vuoto fecondo delle differenze. Sguardo attraversato dallo stupore; voce provvidenziale per annunciare che si può vivere anche in questo tempo della povertà, che si può anzi uscire da esso, a patto di pensare la nascita e la morte quale ciclo pieno d'amore di un essere leggero, bello come una vela, gonfia e diretta verso un orizzonte che ci abbraccia.



Per volontà dell'autrice, pubblico soltanto una poesia, cosa che non rende piena giustizia del ritmo per accumulo del libro, della sua cercata sordina lirica, al fine di costruire un tessuto sospeso, fili di voce che attraversano l'aria potenziandone appena la naturale tensione.


Ricordo che da oggi, nella trsmissione radiofonica di RAI Fahrenheit, verrà letta qualche poesia di Neo/Alcesti.



***



( Tutto è pulito in cielo )



Tutto è pulito in cielo e noi qui sotto
con la polvere e uno straccio

adesso arriverà lo scarafaggio

Alzati, Alcesti!

fuori non c'è un alito di vento
nell'acqua si specchiano tremando
le cime argentate dei pini

l'aria butta il respiro come un fiore
come avesse mangiato un fiore.




Ida Travi, ha scritto anche per il cinema, la musica e il teatro. Tra le raccolte poetiche, L'abitazione del secolo ( 1990), Regni ( 1991 ), il distacco (1994), La corsa dei fuochi, libro + CD (Moretti&Vitali, 2007). Tra le prose, Diotima e la suonatrice di flauto (La Tartaruga-Baldini Castoldi Dalai, 2004), L'aspetto orale della poesia (Anterem Edizioni, 2000, Moretti&Vitali, 2007), Selezione Premio Viareggio 2001.

mercoledì 20 maggio 2009

Haneen Homar



Blanc ospita una giovane poetessa di origini irachene, tradotta da Asma Gherib.


Haneen Homar scrive una lettera d'amore in versi, un canto d'amore rivolto ad un innamorato perduto, forte e bello come una divinità. Li separa il tempo e lo spazio, ma anche un non sapere che tormenta chi resta, lei che tiene ancora fra le dita il filo del loro amore, lei che ha il sorriso di Monna Lisa, ma che non può più donarlo al suo amato, ormai lontano e che forse l'ha dimenticata.









Lettera d’amore da Roma a Karbala


-1-

Raccontami di te,
con quale passaporto partisti?
Mi fermarono al porto di Roma,
perché rubai le fonti di Monna,
e le nascosi nei castelli delle mie ciglia.
Perché rubai il sorriso di Monna
e lo regalai come rifornimento agli eserciti,
quegli eserciti che lottarono,
sul fronte della mia tristezza contro tutte le sciagure,
contro il destino e il tradimento del fato!
Raccontami di te,
con quale passaporto partisti?


-2-

Ti vedo, sei difficile da raggiungere,
come lo è anche la mia lacrima,
e non so come riuscirò a vedere ancora.
Ti vedo una volta vicino al sole,
e un’altra lontano,
una volta pieno di case
e un’altra vuoto e deserto.
Ti vedo bello,
ti vedo triste,
una volta fuoco e un’altra pioggia,
come se Roma stesse delirando
come se Roma si dimenasse dentro i tuoi occhi,
come se tu risiedessi dentro le notti della mia vita,
come un amico delle stelle e un erede della luna.
Raccontami allora, con quale passaporto
partisti?


-3-

Roma sa che io sono quel marmo
che tu scolpisci?
Roma sa che io sono un paese
e che la mia guerra è per la pace?
Roma sa che io sono un cielo
e che tu sei bello come uno stormo di colombe?
Roma sa che ti ho perso davanti all’Hussein,
recitando col pianto poesie sulla tomba dell’Imàm,
mentre percepivo che l’Imàm capiva il mio pianto?
Roma sa che sono rimasta disperata per te anni e anni,
e che tu hai lasciato su di me una città,
e poi sei partito con la chiave del mio cuore
dentro la tua tasca e, camminando, hai ritratto i tuoi sguardi?
Raccontami di te,
Con quale passaporto partisti?

- 4 -

Raccontami di te…
In quale paese è la tua dimora?
Il mio nome è ancora per te una dolce nostalgia?
Lascia ancora un segno dentro di te?
Raccontami di te, in quale paese
Perdesti la tua appartenenza o trovasti la tua identità?
porti ancora un po’ del tuo essere arabo o sei diventato un Giuda
Ed eri un Gesù?
Sei diventato lacrime nei miei occhi, oh amor mio,
ed io sono diventata una copia della Maddalena!
Sulla mia schiena è passata la tristezza
di tutti questi mondi.
Raccontami allora di te,
Con quale passaporto partisti?

- 5 -

Raccontami di te,
in quale paese innalzasti le frontiere?
Su quali capelli, non miei, spargesti poesie piene di stelle?
Raccontami di te,
perché non inviasti a Nerone le tue poesie,
e neanche tue notizie a Roma,
e perché non mi riferirono di te…
Per poter cercare il tuo volto arabo,
la bontà di Moni e la giustizia di Omar
Con quale passaporto partisti?

qui trovate la versione araba e una intensa lettura di Haneen ricavata da You tube, dove la musica della lingua araba e la bellezza dell'autrice risplendono.



Nata venticinque anni fa in Iraq, Haneen Homar risiede in Algeria. Laureanda in medicina, è scrittrice e poetessa. Membro della Lega degli scrittori algerini, dell’ufficio nazionale dei diritti d’autore e del Club Art et Culture. Ha partecipato in varie attività culturali e a festival, fra cui si citano:
Festvial: Città della poesia: 2004/2005/2006.
Festival: Fusaifisa’ dell’Algeria: 2004
Festival della poesia e della pittura 2006.
Dirige inoltre diversi programmi radio e tv sia in canali algerini che libanesi.
Scrive per le riviste più note del panorama culturale arabo in rete e in carateco.
Nel 2003 pubblica in collaborazione di al-kitab al-‘arabi, Quando sorridono gli angeli (diario di una dottoressa irachena).
Nel 2006, Odore di sangue in collaborazione con la casa editrice, Riyad al-‘Ulum

venerdì 15 maggio 2009

Flussidiversi (Caorle)


Sino a domenica sono qui. Buon weekend a tutti




fluSSidiverSi
Poesia e poeti di Alpe-Adria
Caorle, 15>17.05.2009

15 /17 maggio
LUOGHI DI FLUSSIDIVERSI
SEGNIDIVERSI
Design on the Beach, Installazioni di design a cura dell’Associazione
Culturale Venice is not sinking
ITINERARIDIVERSI
alla scoperta di angoli magici della poetica Caorle

15 maggio
CENTRO CIVICO
PRESENTAZIONI EDITORIALI

10.00 La casa editrice PIAZZA presenta la poetessa P. Cenedese
11.00 La casa editrice ANTEREM presenta il poeta M. Furia; letture di
L. Tondi
14.30 La casa editrice MATTEO presenta la Collana Editoriale “Pangea”
15.30 La casa editrice IL PONTE DEL SALE presenta G. Bevilacqua e
M. Munaro

16.30 La casa editrice CANOVA presenta la propria attività editoriale
PIAZZA MATTEOTTI
suonidiversi
15.30 Danze e melodie popolari dal mondo Musiche di Salzedo, Respighi,
Gatti ed altri
Ensemble d’arpe della Fondazione Musicale Santa Cecilia
N. Sanzin direttore

IMMERSIDIVERSI
16.00 L. Morandini, N. Kraljic, H. Raimund, I. Osojnik, T. Broggiato,
L. Cecchinel, G. Scabia - Coordina R. Nassi

CENTRO CIVICO
PARTENZA DEI FLUSSIDIVERSI
17.30 Saluti delle autorità
18.00 Angelo Tabaro e Antonio Cassuti: Perchè Flussidiversi 09
Hellwig Valentin: Flussidiversi per Alpe-Adria

18.30 Andrea Zanzotto passa il testimone a Christoph Wilhelm
Aigner - Tiziano Scarpa legge Zanzotto ed Aigner
SOTTO LA MAGICA LAGUNA
18.30 Inaugurazione mostra antologica di S. Zavřel
Fondazione Mostra Internazionale di Illustrazione per l’Infanzia
“S. Zavřel” di Sarmede

QUATTRO GIORNI CON VIVIAN
21.00 Film documentario prodotto dall’Associazione Culturale Locus e
dalla Provincia di Milano dedicato a Vivian Lamarque, regia di
Silvio Soldini, presente la poetessa
PIAZZA MADONNA dell’ANGELO

NOTTURNI DI _ VERSI – L’OZIO/OTIUM
22.00 Notturni di_Versi – L’ozio/otium.Recital poetico, musiche a cura
di Exposurensemble Associazione Culturale Porto dei Benandanti e
Editrice Nuovadimensione di Portogruaro


16 maggio

BIBLIOTECA CIVICA DI CAORLE
SCAFFALIDIVERSI
09.00 La Biblioteca Civica di Caorle saluta C. W. Aigner ed i poeti di
Flussidiversi

CENTRO CIVICO
FRONTIERE POETICHE E COMUNE SENTIRE IN ALPEADRIA,
TRA PASSATO E PRESENTE. VOCI ESEMPLARI
10.00 Simposio scientifico.
Angelo Tabaro e Antonio Cassuti: Flussidiversi….e oltre
Interventi:
Fernando Bandini Il poeta e i misteri della traduzione (tra lingue
vive e lingue morte)
Hans Raimund L’esperienza transfrontaliera di un poeta –traduttore
centroeuropeo
Giacomo Scotti Un poeta per due lingue. Le aporie della storia e la
poesia come dialogo tra le genti.
C.W. Aigner Il traduttore non è mai traditore
Giuseppe Bevilacqua La poesia austriaca contemporanea
Luigi Reitani Memoria poetica nella poesia di C.W. Aigner
Coordina: Roberto Nassi

PIAZZA MATTEOTTI
IMMERSIDIVERSI
15.30 S. Harter, G. Zanon, D. Rosandic, I. Flego, G. Frene,
N. A. Cantarutti, C. Gabler - Coordina E. Grandesso
17.00 M. Moretti, R. Dedenaro, V. Biga, L. Mavian, A. Bukovaz,
G. Malej, G. Turra - Coordina E. Grandesso

CAMPO NEGRONI
SUONIDIVERSI
15.00 Musiche di Mozart, Bach ed altri
Fondazione Musicale Santa Cecilia
L. Bortolotto violino, M. Marinelli arpa

IMMERSIDIVERSI
15.30 M. Tremul, A. Princis, M. Mattiuzza, A. Vucemil, I. Osojnik,
A. Pellizzari - Coordina G. Colangelo
17.00 S. Harter, P. Battistella, C. Stockhausen, D. Rosandic, I. Flego,
G. Frene - Coordina G. Colangelo

SOTTOPORTICO AFFRESCATO DI PIAZZA VESCOVADO
IMMERSIDIVERSI
15.00 S. Guglielmin, B. D. Biletic, B. Stanisic, G. Turra, G. Fierro,
M. Molnár - Coordina A. Debernardi

SUONIDIVERSI
16.00 Musiche di Mozart, Bach ed altri - Fondazione Musicale
Santa Cecilia - L. Bortolotto violino, M. Marinelli arpa

IMMERSIDIVERSI
16.30 C. Gabler, I. Panfido, G. Fierro, M. Obit, B. Codogno, C. M. Conti
Coordina A. Debernardi

PIAZZA VESCOVADO
GIOCHIDIVERSI
15.00 La fabbrica degliElfi. Laboratorio artistico-creativo per bambini
16.00 L’Angolo della Fiaba. Il Contastorie Giacomo Bizzai: letture
animate per bambini
Fondazione Mostra Internazionale d’Illustrazione di Sarmede
CENTRO PASTORALE GIOVANNI XXIII
VERSIDIVERSI
15.00 Esposizione dei lavori prodotti dagli alunni dell’Istituto
Comprensivo Statale “A. Palladio” a conclusione dei laboratori
multimediale ed artistico-creativo
Luisanna Fiorini, Elisabetta Nanni
Fondazione Mostra Internazionale d’Illustrazione di Sarmede

PIAZZA MADONNA DELL’ANGELO
IMMERSIDIVERSI
15.30 R. Dedenaro, V. Biga, L. Mavian, A. Bukovaz, G. Malej, G. Altmann
Coordina M. Kravos

17.00 F. Manzoni, H. Raimund, C. Grisancich, N. Kraljic, A. Princis,
M. Molnár - Coordina M. Kravos

CENTRO CIVICO
PRESENTAZIONI EDITORIALI
15.00 La casa editrice KELLERMANN presenta il poeta V. Pianca
16.00 La casa editrice CAMPANOTTO presenta i poeti A. Contò,
A. Toniolo, D. Gavagnin, P. S. Ostan
17.00 La casa editrice PANDA presenta l’autore N. De Bello

PIAZZA VESCOVADO
FRA TERRA E CIELO
18.30 Recital poetico
Associazione Culturale Fra Terra e Cielo di Eraclea

IMMERSIDIVERSI
21.00 I Poeti leggono i Poeti con C. W. Aigner e la comunità dei poeti di
Alpe-Adria
Musiche di Musorgskij Quadri di un’esposizione
Ensemble di sax della Fondazione Musicale Santa Cecilia
Marco Gerboni direttore


17 maggio

CENTRO CIVICO
PRESENTAZIONI EDITORIALI
9.30 La casa editrice SISMONDI presenta gli autori A. Fratantaro e
G. Callegari
10.30 La casa editrice PEROSINI presenta l’autore E. Olivotto
11.30 La casa editrice CENTRO INTERNAZIONALE DELLA
GRAFICA DI VENEZIA presenta l’autore L. Menetto

SANTUARIO MADONNA DELL’ANGELO
SUONIDIVERSI
10.00 Musiche di Händel, Bach, Galuppi, Vivaldi, Mozart
Fondazione Musicale Santa Cecilia
Mauro Fiorin flauto, Michele Bravin clavicembalo

IMMERSIDIVERSI
11.00 C. W. Aigner, M. Santagostini, L. Morandini, G. Scotti, F. Manzoni,
R. Held
Coordina R. Nassi

PIAZZA MADONNA dell’ANGELO
IMMERSIDIVERSI
15.00 M. Giancotti, P. Battistella, M. Moretti, R. Held, B. D. Biletic
Coordina G. Frene

CAMPO NEGRONI
IMMERSIDIVERSI
15.00 L. Morandini, M. Santagostini, M. Kravos, L. Rizzatello,
M. Tremul, G. Altmann
Coordina A. Debernardi

SOTTOPORTICO AFFRESCATO DI PIAZZA VESCOVADO
15.00 I. Osojnik, C. Grisancich, N. Kraljic, G. Scotti, I. Panfido,
S. Guglielmin
Coordina G. Zanon

LUNGOMARE, ALL’ALTEZZA DI PIAZZA VESCOVADO
SCOGLIDIVERSI
16.00 La poesia scava la pietra. Chiusura di Flussidiversi

domenica 10 maggio 2009

Iole Toini



Impreziosito da una nota di Davide Rondoni, che definisce Iole Toini "maledetta" e "assoluta", ossia "capace di una voce che non teme di nascere o di finire al di là dei limiti e dei canoni" convenzionali, esce Spaccasangue (Le Voci della Luna, 2009), opera prima di un'autrice che plasma l'alfabeto con la bocca, lo "mastica e sputa" come direbbe De Andrè, caricando così ogni parola dell'energia femmina propria alle madri, custodi dell'origine. La verità che ne sgorga è pregna d'amore, inteso quel siero che ci cresce nelle vene e solo per accidente sublima in affetto. Amore per l'umana imperfezione, anzitutto, per la comunità operosa, per la poesia, che resiste alla deriva del senso, evocando "l'abbraccio doloroso della vita", le sue spire feconde.


Voluto con intensità da Fabrizio Bianchi e da me, curato da Fabio Franzin, questo libro va ulteriormente ad arricchire la collezione di poesia delle Voci della Luna, i cui libri hanno ricevuto ampio consenso dalla critica. Si veda, da ultimo, A ogni cosa il suo nome, di Francesco Tomada, finalista il 16 maggio al premio Baghetta di Bergamo.


Spaccasangue è accompagnato da opere visive di Orodè, giovane artista tarantina, residente a Lecce. http://www.fragmentart.it/







canto della mamma bambina


Fare la mamma, essere la ninnananna, stare senza senza,
morire morire morire come una qualsiasi fatica.



I

La cuffietta intorno al viso; un fagotto sui gradini
della stanza grande come una forma di lardo,
unico flash della mamma-bambina senza denti né pianto.

Dietro la porta la madre si quieta vegliata dal grufolo caldo, il battito
dentro le cestole; i segni contano le vene.

Madre nera madre troppo
fragile per i boschi per le mele cotogne le primule a novembre
madre dei soffioni senza campo.

Il padre è un peduncolo, grande come il baco
che abita la mummia. Migra dalla pancia all'osso.
Succhia. Geme. E' un grugnito.

Tagliati a metà, l'uomo e la sua terra, il verro e la sua donna, nel tempo perdonato
della mietitura, crescono la mamma-bambina.



II

cuore zoppicato cuore sperticato vuoto della resa
candore nella bocca calore morsicato
tappo uscio cigolio del letto



Lei è l'amore, nato amore vivo,
amore da far fuoco, con il nome corto come l'odio.

Vivi e cullami vivi di più e proteggimi
scatola di ossa cranio che si fonde testa dell'ariete
contro la mancanza, bambina azzurra
come la porta magra come un girino bomba mammina
che spalmi olio sopra i muri difesa dei massacri
vitello mai morto tuorlo
del mio altare donna inginocchiata
con lo sputo infilato nella sporta
donna nocciolina senza la barbi senza le trecce
con la gonna a pezze con le gambe
storte il sesso cresciuto contro le braghe di un uomo
immacolato uomo vangato sulle pietre calde di vermi
cuore di dita dolore respirato buio
scafandro uovo crudo libro mai avuto



III


C'era l'amore cucilo vena a vena.

L'amore era nelle galline
nei vitelli nello zio del latte munto
nei fasci di fieno i giochi con le biglie.



IV

nel nome del padre nel nome della madre
nel nome della figlia bestemmia


Preghiere e muco sopra le labbra.
Lei è un podere da vangare, attecchisce sui rami
delle gambe, un baco nel frutto.
E' dura come il piombo
cade colpo su colpo
poi ricresce come i cerchi dentro un albero.

Nella doglia si torce come una sposa.
Ama la madre chiusa nel ventre.
Odia il padre che è il principio e la fine.
Odia il suo corpo che li tiene, letame buono a far seme.


V

Arancia meccanica
Arancia meccanica
Arancia meccanica



Chi sa da dove vengono le cose, da dove viene il mare che frange le molotov amadeus mozart le chiuse alle dighe i transatlantici il cane di pavlov da dove vengono le spiagge le orche l'everest.


Il giorno che si ammazzano i conigli. Metà settimana, la madre le dice vieni. In una mano il catino, nell'altra la lama del coltello. I conigli sono belli quando sono piccoli. Da grandi sono grassi e vanno ammazzati. La madre solleva la gabbia, prende il più grosso. Lui sgambetta. La madre si siede sullo sgabello. Le dice tieni fermo il catino. Raccoglie da terra un sasso, lo picchia come un martello sulla testa del coniglio. Poi prende il coltello, un taglio deciso, da cima a fondo. Il coniglio fuma come una fabbrica in inverno; il sangue trema, troppo vivo. Con un crack gli spacca la schiena; lo apre come un pezzo di strutto, affonda le mani fino al polso, le riemerge colme del fegato che sbatte le ali come un uccello.


VI

I morti hanno la bocca cucita al perdono.

Aperta al suolo, viva dentro la bocca, con la tristezza
che zampetta le ali sul dorso di una cometa.
E' nel caldo come una terra di carne che osa
la cresta di buio fino alla strada malinconica;
porta alle vene interrotte, ori, qualche persa morte.

L'occhio stringe sull'odore di neve, i campi,
dopo la mattina che morì suo nonno.

La casa era piena di gente, le donne - nere negli occhi –
le toccavano la testa come un'acquasantiera.

Dritta in mezzo alla stanza, l'angoscia raspava come un cane all'uscio.
Senza saperlo è la bambina felice: vola
nei quattro cantoni come uno spuntone
che oltrepassa lo spazio. Cammina la terra
nei piedi nudi, lungo i nervi della montagna
dove il vento schiuma le foglie;
tira la voce contro caverne di tufo per sentirla
colpirla alle spalle come potesse esistere
proprio lì e lontana, insieme.



VII

Ti rinnego, padre minuscolo, perché ti amo.

Una piccola statura, un ometto
senza denti con il sesso fiacco col fiato
a picco sulla bara graziata dalla paura.

Inutile come la pena
munge il cuore della mamma-piccina
le dice tienimi dove fa più male, non lasciarmi morire.
Piagnucola, la scava, ancora che non basta.
Batte il chiodo. Entra. Polmone. Nervo. Giugulare.

Vedi come muoio?
Tienimi, sono il tuo bambino
sono il padre e ti dono la mia vita.
Pregami e preservami.
Dammi la tua mano l'onda dei tuoi fianchi
i sogni il mare il treno che mi porta
nessundove dammi la tua vita
te più del cuore dammi quello che non muore.



VIII

Le persone entrano e escono dal mio ventre come una battaglia.

[La mamma piange.
La bimba viene al mondo.]

/

Ondeggia come uno spillo
calato in fondo al pozzo.
Dentro la pancia il padre guaisce.
Non vive; resta nel vuoto che lo colma
limbo senza terra cordone alla gola
isola che affonda la carne aperta.
Respira, mamma-bambina
spingilo oltre il cuore.
Ora nasce
ora che duole così forte
adesso che spacca la carne.
Lui che in te resiste.
Lui che mai muore.


La testa molle, rasata come un campo da tennis, vola dalla panciabambina,
attraversa l'altare come la risata di un beone.


IX

Come i bambini che volano dagli occhi appesi il salto aperto di nuvole i bambini che cercano la forma del suono senza badare se scurisce il giorno i bambini che restano impigliati ai vetri guardano la neve che stacca dal volo, come i bambini vado mano sul muro


si allontana dal confine verticale di una giostra che canta alla festa del paese. Nella stanza di neve, con il nome di una foglia sulla bocca, ricorda quando restava in cortile, sopra la catasta di legna, fino all'ora del buio; ascoltava il miagolio dei gatti, il loro pianto in amore. Guardava dentro lo spazio che dava forma al silenzio, senza vedere. Le ombre della casa filtravano dai rami. La madre la chiamava; usciva sulla soglia e la chiamava. Non la cercava mai più in là del poggiolo. Lei restava ferma a seguire il taglio di luce che cadeva dalla porta aperta, la forma nervosa della madre, le braccia nude. Il tempo la inghiottiva con un sapore caldo, un'assenza che non fa male. Sentiva allora di non contare niente di più di quel luogo che si allargava nell'attesa di qualcosa che le soffiava dentro, sconosciuto.

Iole Toini è nata a Darfo Boario Terme il 6 maggio 1965, vive sul Lago d'Iseo. Ha collaborato con la rivista "Qui - appunti dal presente" di Milano. Ha vinto alcuni premi tra i quali il Concorso Nazionale di Poesia "Sci Club - Pieve di Soligo ", presidente onorario di giuria Andrea Zanzotto; 'Il Lago Verde' di Casazza (BG); il Premio Nazionale di Galbiate (MI). Terza classificata al Premio Renato Giorgi 2007, è stata segnalata in concorsi quali il Montano di Verona, il Concorso di Poesia MezzagoArte (presidente onorario di giuria Franco Loi), il Premio Città di Rimini. Sue poesie sono state pubblicate su "Gradiva" e sulla rivista "Le Voci della Luna" di Sasso Marconi (BO). Gestisce il blog http://www.alveare.splinder.com/.

giovedì 7 maggio 2009

Pensare la fine


Cari amici, vi giro questa mail di Marco Guzzi. La questione è secolare: dobbiamo pensare la fine. Pensarci per la fine. Pensare la luce costodita dalla notte, salvarci imparando ad ascoltare la maceria quale destino dell'Occidente, maceria che è compimento di una cultura segnata dalla morte. Sgusciare la morte per trovare quando ci addita.



buona lettura


"Mai come in questi ultimi anni abbiamo avuto in Occidente la triste sensazione di un mondo e di una intera cultura che si vanno sbriciolando, riducendo a nulla, a insipido omo-geneizzato.

La pappa mentale, il Blob universale cola dai mille televisori e video e computer come una melma uniforme e appunto sempre più omogenea, che a volte sa di palude stagnante e a volte sa proprio di fogna: il dibattito politico e l'onnipervadente varietà dei "comici", il Grande Fratello e Ballarò, l’ennesimo Festival della Filosofia/Matematica/Gastronomia/Poesia/Apicultura/Francobolli
/Arte/Cetrioli/Cinema/Comunicazione (ormai
immancabile)/Castagne/Spiritualità/Piadina/Letteratura/Carciofi etc., e l'ennesima gara tra giovani aspiranti
Cantanti/Ballerini/Servi/Veline/Letterine/Scimmiottine/Schiavettine, schiavi comunque, servi e serve dei programmisti-autori di Mediaset e della Rai, pronti a tutto, e via così degradando senza più vergogna di nulla: cultura e pubblicità, prostituzione e università, corruzione e giornalismo, spettacolo e santità: un'unica melassa incolore e maleodorante.

L’antropologo René Girard vede in tutto questo un chiaro segnale della o almeno di una fine, l’accelerazione finale di un processo che trova i suoi ultimi momenti cruciali in Hitler, in Stalin, e nelle conseguenze di questi orrori: “vale a dire il nulla, il non pensiero americano in Occidente. Oggi ci troviamo veramente di fronte al nulla. Sul piano politico, sul piano letterario, su tutti i piani”.

Ci vuole una grande fede per non disperare in questa notte di nullificazione, di "non pensiero americano", e per non farsi avvelenare il cuore come la scimmia di Zarathustra.
Bisogna imparare a vedere in questo finire un Fine, non solo una Fine, ma un esito, un eschaton, uno scopo.
Negli anni '50 Heidegger scriveva: "Se penseremo in base all'escatologia dell'essere, dovremo un giorno aspettare l'estremo del mattino nell'estremo della sera, e dovremo imparare oggi a meditare così su ciò che è all'estremo".

Questa in realtà è l'unica e l'ultima speranza.

Già, ma chi lo fa? Chi se ne occupa? Chi pensa per fini/inizi?
Il grande problema contemporaneo è proprio che tutto ciò non venga pensato.
Manca ancora una cultura escatologica, che sappia pensare i fini della fine, la direzione di questo sfinimento.
Ed è proprio questa incapacità di pensare per estremi temporali che rende così omo-geneizzato il nostro tempo.
Se infatti non diamo un pensiero a questo finire finiamo nel suo annientamento, viviamo la fine solo come definitivo sfinimento di ogni aspetto della cultura e della vita.

Ciò accade in modo plateale nel mondo della politica: oggi in Europa vince normalmente chi rappresenta al meglio questo Nulla (di pensiero) ben amministrato, questo spappolamento mentale somministrato a dosi massicce ma che però mantengano i corpi illusoriamente vivi, almeno per un po'.
E chi perde alle elezioni si appresta subito dopo a nullificarsi meglio per vincere la prossima volta: meno pensiero, meno dignità, più farsa, più retorica, più menzogne, più rissa tra fratelli gemelli sempre più simili tra di loro, e proprio per questo sempre più violenti, in base ai codici ineluttabili del mimetismo umano.

D’altronde pensare seriamente, e cioè escatologica-mente questa Fine non è affatto facile, in quanto significa confrontarci con una completa ridefinizione dell’Identità Umana, con la possibilità dell'emersione di una Nuova Figurazione dell'essere umano, proprio attraverso la dissoluzione in atto di tutte le figurazioni storiche precedenti.
Intravedere in altri termini proprio nella omo-geneizzazione la genesi di un nuovo Genere Umano, finalmente unito, conscio di essere uno e unico: Ein Geschlecht, un solo Genere, come cantava Georg Trakl".



Chi volesse approfondire clicchi qui

domenica 3 maggio 2009

William Wall tradotto da William Stabile


Dopo questa intervista a William Wall, uscita su Blanc nel gennaio 2008, William Stabile mi invia queste due poesie del poeta irlandese, già edite in blog amici. Ve le giro così come sono.


They put
(pubblicata su Farablog di Alessandro Ramberti)


they put a camera up my ass

they put a camera down my throat

(not the same camera)

(or not the same day)


they made pictures of my brain

in onion skin

my spinal column

(intact I’m glad to say)

dear doctor

what else is there

I think

I eat

(I think I eat)

(I eat I think)

what goes in comes out

more or less on cue

I overheat at times

that’s the way the world goes

although I have never been exactly straight

I am approximately upright

& things that happen in my head

have their correlative elsewhere

we are all part of the great digestive tract

that is the world

& we all become much the same substance

& shadow

& when push comes to shove

you can know too much

since there never was a Jesus Christ

(as per the label)

(or at least not one that was a god)

there is no such thing as the perfect life

no let there be light

no logos to speak about

no way outlet’s call it evens

give me the strength to be
a broken man of the broken world



***

Mi ficcano una telecamera su per il culo

mi mettono una telecamera giù nella gola

(non la stessa telecamera)

(o no lo stesso giorno)

hanno fatto foto del mio cervello

a pelle di cipolla

la mia spina dorsale

(ancora intatta, devo dire)

caro dottore

che altro c’è

Penso

Io mangio
(
PensoIomangio)

(IomangioIopenso)

ciò che butto giù esce da sotto

più o meno al momento giusto

mi surriscaldo a volte

questo è il modo in cui va il mondo

sebbene non sia mai stato... esattamente dritto

sto più o meno in piedi

e le cose che mi girano in testa

hanno corrispondenze da qualche altra parte

facciamo tutti parte del grande tubo digerente

questo è il mondo

e diventiamo tutti più o meno la stessa sostanza

ed ombra

e quando il momento arriva

tu ne sai un po' troppo

dato che non c’è mai stato un Gesù Cristo

(come da etichetta)

(o almeno uno che fosse un dio)

non esiste sta cosa della vita perfetta

nemmeno lascia che sia luce

né Logos su cui parlare

né una via d’uscita

dai, siamo pari

dammi la forza di essere
un uomo spezzato di questo mondo distrutto




We imagine the police
(in Rizomatic, blog di poesia edito da Luca Paci)



.........In the dark times, will there also be singing?
.........Yes, there will be singing
........About the dark times.

........Bertolt Brecht, Motto to the ‘Svendborg Poems’

we imagine the police
cameras catching other people
doing things that irritate us
in their cars
this is the police state
of mind
as we shop in the late evening
in the supermarket
that never closes
not even for God
& we try to remember what we want
& we try to buy only what we need
& desire keeps getting in the way
we genuflect
before other people’s shopping
in aisles sacred
to the memory of home
cooking & detergent
& the kind of things your mother baked
& as we are occasionally electrocuted
by the metal
we begin to believe
that bread belongs to today
that there are different qualities of white
that there are no preservatives
that the meat
is prime
& the supermarket cares for us
& that every little helps
it is chip & pin
in the late evening
under the watchful eyes
we imagine
people using our cards
to buy things we would never buy
in places we have never been
on a day or days
without our express
permission
this is the police state
of mind
as we drive home in the night
with a car full of things
we scarcely believe are real
our past haunted by
kitchen paper rolls
cans of asparagus tips
stick & click LED lights
mosquito candles in case
we get global warming soon
disposable barbecues
fruit psychosis
& probiotic yoghurt
& canned salmonella
& thawing petits-pois
& lawn weed ‘n’ feed
& a nest box
& a special kind of notepaper
that has forget-me-nots
& a memory stick
& a device for opening
reluctant cardboard cartons
& a fold up tent
for when we fold our tent
& a wallet-full of promises
that there will still be shopping
no matter how dark the time




Immaginiamo la polizia




...........Nei tempi bui, si canterà ancora?
...........Si, si canterà
...........Dei tempi bui.

..........Bertolt Brecht, Motto to the ‘Svendborg Poems’

immaginiamo la polizia
telecamere che riprendono altra gente
che fanno cose che ci disturbano
nelle loro auto
questo è lo stato di polizia
dentro, nell’animo
mentre acquistiamo la sera tardi
nel supermercato
che non chiude mai
nemmeno per Dio
e cerchiamo di ricordare cosa vogliamo
e ci sforziamo di comprare solo il necessario
e il desiderio continua a sviarci
noi genuflessi
davanti alla spesa d’altri
nei corridoi sacri
alla memoria della casa
cucina e detersivo
e quel tipo di cose che tua madre sfornava
e poiché a volte rimaniamo fulminati
dal metallo
noi iniziamo a credere
che il pane è quotidiano
che ci sono diverse qualità di bianco
che non ci sono preservativi
che la carne
è fresca
e che il supermercato si prende cura di noi
e che un pochino ci aiuta
con un chip ed il PIN
a tarda sera
sotto gli occhi che scrutano
noi immaginiamo
persone che usano le nostre carte
per comprare cose che non compreremmo mai
in posti dove non siamo mai stati
un giorno o per giorni
senza il nostro manifesto
consenso
questo è lo stato di polizia
dell’animo
mentre guidiamo verso casa nella notte
con l’auto piena di cose
che a stento crediamo siano vere
il nostro passato inseguito da
Rotoloni Regina
barattoli di dita d’asparagi
stick & click luci al LED
candele anti-zanzare nel caso
ci fosse presto il riscaldamento globale
barbecue usa e getta
psicosi della frutta
e yougurt probiotico
e salmonella in barattolo
e piccoli punti che scongelano
ed il prato che si auto-rigenera
ed un nido a scatoletta
ed un taccuino speciale per gli appunti
che ha i foglietti per non dimenticare
ed una penna elettronica
ed un congegno per aprire
scatole di cartone che non si aprono
ed una tenda pieghevole
per quando noi piegheremo le nostre tende
ed un portafoglio carico di promesse
che esisterà ancora lo shopping
non importa quanto bui saranno i tempi