domenica 4 novembre 2007

Pascal Quignard


Queste settimane sono stato fortunato: al premio "Montano" ho conosciuto Stefania Roncari, che mi ha fatto conoscere Pascal Quignard, un autore francese a cui sono familiari - come si potrà constatare, leggendo - Jabès, Nancy e gli altri grandi pensatori della differenza. La traduzione che segue è originale e Stefania me ne ha promesse altre, tutte inedite e tutte relative ad autori di lingua francese poco conosciuti in italia.


"Escono dalla notte anteriore tutte le cose. Incendiare di perdita il perduto, ecco cos’è leggere, propriamente parlando. Recuperare il suo colore di undicesima ora di fronte a tutto ciò che si spegne.
Ritrovare l’alba dappertutto, dappertutto, dappertutto, è un modo di vivere.
Ricostruire la nascita in ogni autunno; chiamare la perdita nell’introvabile; far sorgere l’altro incessante e imprevedibile nell’irruzione della prima volta perché non ce ne sono altri.
Nascere.
Il linguaggio ancora minato dal silenzio è il nido. Come il visibile colpito dall’oscurità è il sogno.
Poi la lettera che segnala in silenzio il canto perduto, e dietro al canto perduto, l’antico udito perduto, è la letteratura.
Poi la grotta che riproduce le immagini involontarie o celesti come se si trattasse ancora di sogni è la pittura.
L’oscurità della grotta è il sogno fatto montagna.
La parete è la pelle umana all’interno della palpebra.
Questo nido fatto di frammenti, di ramoscelli presi uno a uno nello spazio e pezzi di spago che la sfortuna accumula per sopravvivere, occupa tutto il volume della testa umana quando inventa ancora, esattamente prima di trovare le parole. Quando pensa prima di ricordare nel tempo. Quando trova più di quanto sappia. Quando scrive più di quanto riconosca.
Quando gioisce più di quanto scriva.
Quando desidera di più di quanto gioisca.
La letteratura si regge interamente su questo preludio silenzioso. In questo nido-libro. In questa ‘Urszene’ piena d’immagini che non si osa dire.
I libri scritti, è la segreteria del segreto.
Le due grandi invenzioni: la grotta nella montagna, il libro nel linguaggio".


Pascal Quignard è nato nel 1948 a Verneuil-sur-Avre (France). Vive a Parigi, è musicologo, saggista, studioso di storia antica, soggettista (per Una pura formalità di Giuseppe Tornatore, 1994), nonché uno dei più importanti romanzieri francesi. Per Frassinelli ha pubblicato Le scale di Chambord, Tutte le mattine del mondo (da cui è stato tratto il film con Gérard Depardieu), Il nome sulla punta della lingua e Sogno di un nuovo mondo. Ha ricevuto il premio Goncourt 2002 per Le ombre erranti.


Stefania Roncari è nata a Milano il 14-8-63. Diplomata in lingue straniere e in arte drammatica presso la scuola Paolo Grassi di Milano, lavora part-time all’aeroporto di Linate. Ha partecipato a diversi concorsi letterari con esiti positivi, pubblicato in alcune riviste letterarie. Ha vinto il Premio S.Cipriano al Naviglio con la poesia ‘Excelsium’. Ha partecipato alla Biennale Anterem Verona 2005 e 2006 ed è risultata finalista al premio L. Montano per la raccolta inedita Movimento in quiete nel 2007.

11 commenti:

  1. Sono contento che il "Montano" vi abbia fatto incontrare e che ne sia nato questo primo post.
    Quignard dice cose profonde con grazia sapiente.
    Ranieri

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  2. grazie dunque per l'occasione, e chissà che ce ne siano ancora!

    buona giornata!

    gugl

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  3. Il testo riportato è un flusso ininterrotto di acuta intelligenza e sensibilità. Un modo di pensare (e di pensare la scrittura) che mi attrae del tutto.
    Bravo Stefano. Hai sempre delle chicche, in serbo per noi.
    Gianfranco

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  4. Grazie Gianfranco. Le chicche le offro volentieri a palati sopraffini come i vostri. :-)

    gugl

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  5. Bello il testo, merita una più attenta lettura, perchè dice cose da pensare.
    Con l'albania, le poesie arabe e queste traduzioni il tuo blog acquista respiro internazionale.
    complimenti

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  6. grazie Ali, un ascolto a 360 gradi ci vuole quando si scrive.

    gugl

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  7. Affascinante questo scritto. Apre l'ingresso della caverna-nido rovesciando le palpebre durante l'atto della creazione e mostrandola in una raffigurazione mistica e materiale insieme, come una danza tribale.
    Improvvisamente lo spazio vuoto "diurno" acquista un senso, diventa grembo, placenta, liquido amniotico necessario alla Nascita.
    L'artista rielabora la realtà creando nuove combinazioni di elementi e nutrendosi delle creazioni a lui precedenti, così come delle proprie.
    Affascinante, sì.
    Grazie.

    Pat

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  8. ottima lettura patty. anzi eccellente.

    gugl

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  9. uauuu si può dire uauuu su un sito serissimo di letteratura?
    Patty ormai il professore si può mettere di lato. :)

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  10. di lato sì, ma disteso no, eh! :-)

    gugl

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  11. Alessandro Broggi19/11/07 23:53

    d'accordissimo con stefano;
    sui meriti linguistici della prosa di pq il discorso sarebbe lunghissimo…:
    solo un consiglio di lettura, soffermatevi (soprattutto) su
    “l'incisore di bruges”, “sogno di un mondo nuovo” e sul 'classico' “tutte le mattine del mondo” -->
    http://www.internetbookshop.it/ser/serpge.asp?type=keyword&x=quignard;
    peraltro in italiano sono state tradotte solo le cose più 'facili' o più 'celebri' di pq: niente dai suoi scritti più difficili, ricercati, più (perdonate, non mi viene ora termine migliore) 'sperimentali' - se non a brani: come (mero es.) (dal)l'ottimo 'le tavolette di bosso di aproenia avitia': http://www.lietocolle.it/index.php?module=subjects&func=viewpage&pageid=2024 -,
    cari saluti,
    alessandro

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