domenica 25 novembre 2007

Due poesie sul far poesia


A parte i suggerimenti sul "piccolo fatto vero", che deve farcire di sostanza "le solite metafore", e l'eventualità che la poesia sia "ancora praticabile" oggi, a patto che sia "molto quotidiana", Edoardo Sanguineti ha scritto altre poesie sull'argomento. Due di queste le riporto qui, per farle conoscere ai più giovani e per condividerne la forza con chi già le ha lette.



la poesia, che fu già esprimibile come un'escrezione, una scremata secrezione mentale
(come un'organica escrescenza notoriamente improduttiva), è uno schiumoso escremento, oggi: (e dice, in conclusione, deiezione):
........manifesti così la tua natura, è probabile:
non sei, non sarai mai, però, il proverbiale baco della seta: (anche se, defecando i tuoi versi, ti imbozzoli comunque, per progressivi aggiustamenti lenti, dentro la sarcofagica tua discarica verbale):
........svendo (sterline 5) un copròlito fatto di parole:

(Glosse, 1986 –1991)



la poesia, in un certo senso, è una macchina organica: (voglio dire, cioè, assai rigorosamente fisiologica):
............(che esige una manutenzione sorvegliata,
cautelosamente controllata): (è come fare i tagliandi, per l'auto: anche se, come no? c'è la faccenda dei nove anni critici, per la revisione: io mi accontento, personalmente parlando, dei nove mesi da gestante classica): (la lubrificazione della versificazione è decisiva, comunque: da motore, da derma, anche da condom): ma
vedi, idolo mio, mio carburante d'oro, mio tesoro: il mio olio poetico sei tu:

(Cose 1996 – 2001)

24 commenti:

  1. una persona - che se ne intende molto più di me di poesia - un giorno mi ha detto che la poesia è esperienza.
    Con questo semplice termine ha voluto dimostrami come il fare poesia è di tutti.

    è prima di tutto una necessità - che può anche passare attraverso uno studio - un approfondimento - del modo di, la tecnica, l'ispirazione, il talento ecc-. ma resta comunque un'espressione per dire la vita.

    Nel momento stesso che mi ha detto questa cosa, ho spazzato via un sacco di pregiudizi e sovrastrutture che mi legavano alla concezione di poesia.

    Questa la riflessione che mi è venuta leggendo questo post.

    ciao a gugl e ai suoi ospiti.
    i.

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  2. oh leggo con piacere l'intervento di iole. ciao iole, condivido il fatto che la poesia è esperienza.

    Condivido, a dire il vero, anche tutto quello che dice sanguineti, trovandolo, nonostante i ripetuti richiami coprofili, secernenti, mucofilanti, affascinante; tuttavia mi sento di sottoscrivere pienamente in particolare quanto segue: "ma
    vedi, idolo mio, mio carburante d'oro, mio tesoro: il mio olio poetico sei tu"
    :)))
    molto poetico...

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  3. sento spesso dire "la poesia è un'esperienza". mi potreste specificare meglio cosa intendete? a me sembra un termine molto vago. ma è solo una mia impressione.

    un abbraccio

    alessandro ghignoli

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  4. la questione è se sia esperienza integrale o parziale. Se parziale, se dia verità integrale (perché esperienza integrale non tollera verità altra che non sia autoreferenziale) o se renda ogni detto relativo o, meglio, relazione.

    e poi, sanguineti lo sa bene (e anche noi): dopo baudelaire, verità e antisublime dialogano stretti. E però: quanta nostalgia abbiamo del sublime? e che cos'è l'esperienza se non (anche) molto condizionata da ciò che essa, nel moderno, ha perduto, e cioé: chi tollera l'esperienza della penuria? chi vuole poesia come esperienza della penuria? il novecento dei poeti più grandi lo ha voluto, e noi? epigoni sempre? postumi per necessità biografica?

    bacio a iole e bacio ad ali.

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  5. ale, ciao anche a te. non avevo letto la tua domanda, ma ho risposto lo stesso. i misteri dello spazio-tempo?

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  6. beh, Stefano grazie della risposta. l'ho chiesto perché succede che il termine 'esperienza' molte volte viene associato a 'reale'. e se uno ha un'esperienza mistica?

    un abbraccio

    alessandro g

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  7. già, l'esperienza mistica, a rigore, è la totale rinuncia all'esperienza di se quali soggetti. E che cosa resta, allora?
    come fare esperienza di ciò che ci assorbe? che cos'è l'esperienza dell'abbandono? Heidegger, appunto ne "L'abbandono", ce lo spiega bene e, in più, lega questa esperienza alla poesia.

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  8. Quello che intendevo con "la poesia è esperienza" era inteso in senso di " esperienza intorno al fare poesia"
    E in questo rientrano tutti i modi di fare poesia.
    Poesia come conoscenza di sé che si traduce quindi in esperienza di poesia.
    Provarci, insomma! Stare dentro la poesia: ascoltarla, diventarla, viverla.

    Questo all'origine.

    Tutto il resto è successivo e può essere vissuto in tanti modi, ognuno non meno valido di un altro.

    Circa la qualità, la referenzialità, la tecnica ecc ... quello è tutt'altro discorso che merita sicuramente un approffondiento diverso.

    Ciao Ali :) bentrovata anche a te ( ma non ti perdo anche se )

    Ciao Gugl e tutti.

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  9. roberta de thomasis26/11/07 18:51

    ....
    la traccia
    balenata
    al fruscio
    di qualche piuma
    sparsa
    oltre il vetro
    della finestra...

    roberta

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  10. ho capito iole. così come dici tu, la poesia è la vita nel suo farsi.

    ciao roberta, sono versi tuoi?

    gugl

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  11. si, sono miei versi di una poesia che s'intitola "libertà erede", ma mi sono accorta che parlavano della poesia

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  12. qui, c'è da lasciarci pelle ed ogni altra organica cosa, ci appartenga. che poi così è. e la cosa "bella" è che è progressiva.
    come uno svuotamento che al suo compiersi, si riempie. una gestazione. poco e troppo isterica.
    insieme.

    Ciaooo :-)

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  13. lo spazio isterico della comunicazione. lo spazio isterico della parola nella storia di un esaurimento nervoso dell'occidente stesso.

    gugl

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  14. mi piace questa storia della macchia organica, lo schiumoso escremento...
    in fin dei conti la vedo anch'io così.
    che cos' è la poesia, se non un nostro rigettare, risputare, vomitare tutto, un tutto che ci entra dagli occhi, dalle mani, dalla pelle, dai sensi e ci entra dentro, dentro ai filtri della nostra anima, per poi sfogare in arte? che altro?
    è certamente anche esperienza... ma dire che è soltanto questo mi pare riduttivo. comunque è inutile cercare una definizione di poesia(forse di arte in genere). totalmente inutile e riduttivo. è un fatto di percezione, di sensazione, di vivido e sfuocato, in alternanza. è fascino, per me lo è tanto... non attrazione per il bello, ma, più probabilmente, quel subire la contesa eterna degli opposti, sentirla forte e chiara, assaporare la bellezza cercandovi dentro la nausea...forse è questo... forse poesia è seduzione... fare versi come ancheggiando senza pudore su scarpette rosse di vernice.
    Patty

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  15. essì, professore, davvero in gamba la patty, invece sanguineti certo bello non si può dire, al massimo con un viso interessante...
    che ne pensi? :)

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  16. in gamba l'una, nasuto l'altro. :-)

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  17. sanguineti bello proprio no, c'hai ragione, ali! ma dovrei vedere dal vivo per giudicare...a volte il savoir-faire rimedia in maniera sorprendente!
    grazie mille comunque, ali. e grazie prof!
    baci, Patty.

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  18. beh, dal vivo, se non fosse per la dentiera, che sembra mancare... però è un gran seduttore, anzi, come dice in un suo verso: "un fragile erotomane platonico, inibito pornografo: un poeta"

    gugl

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  19. inibito pornografo...wao! intrigante tutto ciò...
    mi porti qualche cosa di sanguineti... mi prendono sempre bene i seduttori. sarà che mi diverte essere sedotta ;)
    baci!
    Patty

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  20. mi sa che ti fa male!

    gugl

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  21. "un fragile erotomane platonico, inibito pornografo: un poeta"
    chessò, mi pare che questa definizione si adatti bene a molti poeti...chissà quale potrebbe essere il corrispettivo per le poetesse.
    stefano pensaci tu..
    Patty, concordo la bellezza vuota non dice proprio niente, un bel nasone intelligente (e/o spiritoso) può affascinare immensamente.

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  22. non saprei pensarla diversamente; semmai lavorerei sugli aggettivi: oggi "fragile" e "inibito" appartengono più ai poeti che alle poetesse :-)

    naturalmente io non sono né platonico nè poeta :-)

    gugl

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  23. naturalmente non lo sono neanch'io
    circa il "non fragile" e "non inibito" delle poetesse, non mi trovi d'accordo ahimè, l'aggressività, quando non manifesta un animo cattivo, arrabbiato, dannifico o semplicemente bastardo, maschera invece molte paure e altrettante insicurezze...ma questo, avendo a che fare con tanti studenti e studentesse, lo dovresti aver notato già.
    Quel che invece è vero per le donne è che sono molto forti, a dispetto di un fisico più fragile, tutta la loro forza sta nella capacità di so-portazione.
    ali

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  24. però vedi con che forza ti so-porto, eppure non sono una donna, non sono una trave... :-)

    gugl

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