giovedì 18 gennaio 2007

W.Stabile Intervista William Wall


Ricevo e posto con piacere questa intervista.

"William Stabile intervista William Wall, lo scrittore irlandese che al muro ha un termometro che misura il dolore in gradi C°

William Wall è un poeta e scrittore irlandese.
Le sue poesie sono così originali e di una intensità unica che circa un anno fa ho iniziato a tradurle in italiano. Rendendomi conto che il risultato era più che buono e coinvolgente per un lettore “attento”, ho proseguito lentamente in questo mio lavoro, traducendone altre. Poi mi è venuta l’idea di fargli un’intervista. La prima mai rilasciata in lingua italiana.
Credo che fosse necessaria per me. Volevo capire meglio chi c’era dietro le poesie che traducevo.
Eccola qui! Fresca e naturale per il lettore italiano “resistente” al dolore.
Ho deciso di preservare l’originalità delle risposte in molti passi – sebbene non siano in un italiano perfetto – così come sono state rilasciate. In altri punti ho corretto o modificato in modo che il lettore potesse intendere il testo senza troppo sforzo di comprensione.

Nella vita di un uomo ritengo che si possa parlare di un momento preciso nel quale capisce che può e deve scrivere. Tu hai insegnato per lungo tempo. Quando hai capito di poter essere uno scrittore? Com’è stato il tuo primo passo nella carriera?

Ho deciso di fare lo scrittore fin da quando ero giovane. Avevo dodici anni. Era hybris, credo. Ho scritto delle poesie per qualche tempo. Non ho pubblicato un libro fino al 1997. Avevo deciso di fare lo scrittore quando sono stato male per un anno di seguito. Stavo a casa, non andavo a scuola. Avevo febbre e dolori. Era come una grande allucinazione di diventare scrittore.
Nel tuo libro Fahrenheit Says Nothing to Me hai tradotto delle poesie di Quasimodo e in alcuni componimenti, in modo nuovo e direi unico per un poeta di lingua inglese, utilizzi l’italiano (per es. nella poesia The Wasp’s Nest inizi con ‘Ho paura’ someone said’) Perché? Cosa ti attira della lingua italiana?
Per me, la lingua italiana è la lingua di Dante. Ho letto la Divina Commedia molte volte. E poi, ho trascorso tre anni all’ “Inferno” da solo. Inoltre amo l’italiano perché è una lingua romantica e, per un irlandese, il modo di vivere degli italiani è simpatico. Mio padre era un contadino e aveva poca terra e se ci ripenso, ora, i contadini del Mezzogiorno sono simili a quelli irlandesi.

Ami l’Italia e l’isola di Procida. Un po’ di tempo fa mi hai detto che Procida – dove spesso ti rifugi – ti ha dato materiale per il tuo nuovo libro No Paradiso. Ce ne puoi parlare?
Sei anni fa, siamo arrivati, io e la mia famiglia, a Procida. Ho scoperto l’isola mentre ripercorrevo le tracce del bel film “Il Postino”. Lì, abbiamo incontrato una famiglia procidana e abbiamo fatto amicizia. E’ stata una bella scoperta. Torniamo spesso a Procida. E’ un posto unico, piccolo (4Km quadrati), ma anche grande perché è un’isola di naviganti e avventurieri. Diciamo che è una piccola isola con un grande cuore. Mi sembra che sia serena nonostante la grande popolazione (11.000 abitanti). La vita è semplice, ma la gente è saggia. Salvatore e Paola, i nostri cari amici, lavorano duro, ma hanno una buona visione del mondo. Il racconto “Surrender” in “No Paradiso” è ambientato a Procida. L’ultima scena accade al “Pozzo Vecchio”.

Mathematics and Others Poems e’ un’altro tuo libro di poesie dal titolo affascinante. Era tua intenzione abbattere le barriere e amalgamare Poesia e Matematica? Qual è il tuo pensiero sull’Arte? Ci puoi introdurre alla tua poetica?

Quando lo scienziato o il matematico fanno il loro mestiere, penso che sia un lavoro creativo. La stessa cosa succede con altri mestieri: l’uomo che lavora con le mani, l’artigiano, il meccanico, il contadino etc. Mia moglie è un matematico. Ho capito che quando lavora su un teorema e ha scoperto la chiave, è un momento d’ispirazione, un momento creativo. La radice dell’ispirazione è uguale per il matematico come per lo scrittore ed altri. Il mio libro, però, devo ammettere, che non è un libro radicale. E’ timido dato che è stato il mio primo libro. E’ stato troppo tradizionale. Ora che sono un poco più conosciuto non sono felice con quel mio stile tradizionale.

Le tue poesie appaiono sofferte. In esse compare il tema del dolore come struttura dell’uomo, e più di una volta, con un significato simbolico, il mondo animale – con le vespe e il nido delle vespe. Che cosa ti interessa del dolore? Quale significato c’è, per te, nelle vespe e nel nido?

Ho scritto “I never pass a day without pain”. E’ vero. Quando ero giovane ho contratto la malattia “Still’s disease”. Non e’ mai scomparsa. Per me, il dolore è dell’essenza dell’esistenza umana, e la perseveranza è la virtù cardinale! Come puoi vedere in tre quarti del globo terrestre ci sono milioni di persone in dolore – fame, sete, dittatori, guerre, la globalizzazione e il fascismo, il progetto imperialista in senso lato... In un solo momento, quante persone sono felici e quante soffrono? Il nido delle vespe significa la vita umana. E’ una cosa bellissima, la vita – un miracolo – ma in pratica è piena di dolore.

L’anno scorso il tuo libro This Is The Country è stato selezionato per l’International Man Booker Prize. La critica tutta ti ritiene uno dei migliori scrittori irlandesi contemporanei, ma pare che il successo non ti abbia cambiato. Tu, che ne pensi?

Per prima cosa, non mi interessa il premio. E’ una cosa per case editrici, per il marketing. Non ha alcun valore, ma devo ammettere che mi ha portato più lettori. Per quanto riguarda i migliori scrittori irlandesi, c’è una legione! Io non sono così importante. La cosa che più importa è la resistenza. Dobbiamo resistere a questo nuovo modo superficiale di condurre la vita, il modo imposto, preferito dal capitalismo. E’ possibile resistere in maniera privata, piccola e personale – che sia piccola o grande, non importa... Ma io devo scrivere.

Qual è il tuo scrittore preferito del passato e uno contemporaneo?

Adesso, amo Josè Saramago. Blindness e’ un libro meraviglioso. Tratta del capitalismo e la società dello spettacolo (vedi Internazionale Situationniste, Guy Debord). Leggo anche la filosofia, la politica, la storia, i classici. Mi piace Donald Barthelme, per esempio.

Dalle poesie emerge chiara la tua avversione viscerale per Bush e la guerra. Cosa vuol dire, oggi, essere irlandese ed essere uno scrittore in Irlanda? Si può parlare – in Irlanda – di una funzione politico-sociale dello scrittore? Tu, ti definisci uno scrittore “impegnato”?

In Irlanda non esiste la politica. La sinistra è debole. E’ una lunga storia che è difficile riassumere in poche righe. Ma è ironico pensare che Marx ha detto che l’Irlanda era la terra piu’ politica (sic!) del mondo. Forse era vero nel 1860. Abbiamo un governo di centro-destra adesso. La popolazione è contenta così. Siamo ricchi ma non abbiamo un servizio sanitario nazionale come quello inglese o francese. Il sistema educativo è povero, sopravvive solo perché gli insegnanti sono bravi. Riguardo Bush e l’oligarchia (dico in inglese: the oiligarchy), è un vero fascista. L’ USA è il Nuovo Impero. Mi sento umiliato come irlandese quando aerei militari americani atterrano a Shannon Airport.

Quale sarà il tuo prossimo lavoro che vedremo pubblicato?

Adesso sono in corso di finire un libro ambientato solo a Procida. Porta sfortuna parlare di un lavoro ancora in corso. Scrivo anche piccole storie. Sto sempre lavorando.

Infine, dato che siamo tutti vittime di un bombardamento mediatico, mi sembra quasi d’obbligo chiederti: che idea ti sei fatto del Codice da Vinci e se hai letto il libro?

Si ho letto il libro. E’ un libro semplice. Un narrativo quasi storico. Non capisco perché è controverso. Io sono ateo, e non mi tocca, però, non è strano parlare di un Gesù sposato. Se è esistito, doveva essere come tutti gli uomini. Riguardo il bombardamento mediatico, è anche un’opportunità! Si può cominciare la resistenza con TV. Si può spegnere. Si può leggere, si può ascoltare, si può parlare, e, anche importantissimo, si può cantare.

(per conoscenza, inserisco la poesia Fahrenheit Says Nothing to Me tradotta da William Stabile)

FAHRENHEIT SAYS NOTHING TO ME

I am not used to measuring temperature on the Fahrenheit scale.
Hence such a measure of temperature says nothing to me.
(Wittgenstein, Philosophical Investigations #509)


Anche a me, Ludwing,
ed i seguenti pure:
i cani nella strada
che sanno cose
say nothing to me

i tarocchi
le foglie di thé
gli economisti
le foto
mi riempiono di mille parole ogni giorno.

Per qualche ragione
per me é un problema
la res ipsa loquitur
e la testimonianza giurata
di un soprintendente

le dichiarazioni dell’ufficio stampa del governo
«The Irish Independent»
e i profitti dei pubs
il movimento per la vita
il cesso l’umorismo il calcio.

Papá Bush e Baby Bush
Black Bush e the burning bush
Ronald Reagan e Donald Duck
mente corpo e spirito
e il grande Romanzo Americano
e i suoi films
say nothing to me

la regina d’Inghilterra
i suoi eredi e successori
e la sua cosiddetta corte
e Philip Larkin
say nothing to me

Banche compagnie d’assicurazione e fondi pensione
la precedenza agli incroci
i gatti simili a rape
e i Testimoni di Geova
non parlano per me.

Le calze delle donne e i libri elettronici
gli anelli alla lingua non mi dicono nulla
e nemmeno quelli all’ombelico
né quelli alle labbra
il circolo di confidenze
e l’anello dell’acqua chiara
e il giro di pedofili

Sky News
e la spessa striscia sul fondo
il logo della Nike
e l’inclinazione dello spazzolino
E la scala Fahrenheit
A me, non dice proprio nulla.

10 commenti:

  1. luca Paci18/1/07 12:09

    Bella intervista Will e complimenti a stefano che se l'e' beccata prima di erodiade ;-)
    luca

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  2. ehi, ho fatto un scoop! :-)

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  3. William mi aveva accennato di Wall più di una volta. Ora ne so qualcosina in più :)

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  4. già.

    certo che, in generale, mi aspettavo qualche commento in più...

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  5. Con buona pace del traduttore, ritengo che la poesia nella traduzione soffra. Quasi sempre.

    Ma dell'intervista sottoscriverei cento volte quell'idea di scrivere per resistenza e di resistere all'omologazione a cominciare dai piccoli gesti, anche, ad esempio, spegnendo la televisione. Ecco, sul punto, ci intenderemmo perfettamente

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  6. anche la televisione hai suoi pregi. per esempio nutre l'occhio.

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  7. luca paci19/1/07 11:22

    io invece, ammetto di essere di parte trovo bella la traduzione di william. e trovo affascinante questo poeta irlandese che parla di saramago ed e' innamorato di procida. gugl, niente rancori per lo scoop - la prima volta che ti vedo faccio il Bruto di turno...

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  8. Ma di gente che si prende una cotta per procida ce n'è tanta...
    e non sono mai "sviluppisti".
    Chissà poi perché :D

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  9. come dice Leopardi, nel Bruto minore: "Non fra sciagure e colpe, / ma libera ne' boschi e pure etade / natura a noi prescrisse / reina un tempo e Diva..."

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