giovedì 30 novembre 2006

by logos




Nel gennaio 1978, per iniziativa di Fernando Bandini, Silvio Ramat, Cesare Ruffato, Luciano Troisio e Andrea Zanzotto, fu inviato a più di cento poeti italiani, scelti non in ragione di spe­cifiche tendenze, un manoscritto in cui si proponeva di partecipare al seguente esperimento:
«Entro il 30 aprile 1978 ogni poeta farà pervenire ai promo­tori un suo testo poetico in lingua italiana di almeno venti versi e non più lungo di cinquanta versi, in due copie dattiloscritte. Subito dopo detto termine tra tutti i partecipanti saranno scelti circa venti autori, a ciascuno dei quali saranno inviati tutti i venti testi scelti. A nessun poeta saranno comunicati (se non alla fine dell'esperimento) i nomi degli altri partecipanti.Ogni poeta dovrà considerare detti testi come fossero altret­tante minute di poesie di sua produzione, su cui torna a mettere le mani. Apporterà ad essi ogni tipo di correzione, cancellatura, aggiunta, sostituzione o qualsiasi altra modifica ritenga oppor­tuno. Ogni partecipante potrà anche rifiutarsi di prendere in considerazione alcuni componimenti, impegnandosi comunque a rìelaborarne almeno la metà più uno, e a restituire allo stesso indirizzo, entro il 30 settembre 1978, i testi riscritti da lui e rielaborati senza limite di lunghezza».
Gli autori che risposero furono 25: Miccini, Sanesi, Vassalli, Toti, Cimatti, Gaudio, Accrocca, A. Serrao, Ramat, Moriconi, Ruffato, Bettarini, Barberi Squarotti, Troisio, Ramous, Zanzotto, Spaziani, Dego, Ruffilli, Erba, Porta, Insana, Finzi, Scalise, Sacerdoti.
Nel 1979, Lacaita editore diede appunto alle stampe By Logos. Espo-esproprio transpoetico (a cura di Ramat, Ruffato, Troisio)

Ecco un esempio:

testo originale


SPOLETO E DOPO

Le case in ombra un pomeriggio designato
alla incursione fra le case e pergola
medioevale d'ombre
per di là
via della fonte secca fino al largo
innescato al parasole dove l'arte prolunghi
al gioco i motivi di un novecento mercantile
per questa compagnia nata di segno d'aria: l
ui il gesto del predicatore
delle dita
e parlava per noi presso di noi dispersi
su territori di confine ormeggio alle cose minute
un morire pacifico e terrestre,
gli altri
detto il già detto chi cercava ascendenze fra le bifore
la forma la figura,
chi canta felice te che il regno ampio dei venti
provando accordi canta, cantano come se fosse niente
di bocca in bocca
in bocca di chitarra sporta a una Spagna intravista appena
E il sogno? Il sogno in lungo e in largo dove cala
la nebbia del racconto e il suo furore di niente
altrimenti Milano palude fino in fondo, Milano
finta e insieme credibilmente vicina?
Che di rocca in residenza d'ali la nebbia
distolse la giostra dei colombi e alla distanza
geme la carovana bianca dei suicidi
di bocca in bocca
per altra compagnia, chi chiamando per nome
un dio come tutto dovesse cominciare da capo,
chi e me che i tempi ed il desio d'onore
fan per diversa gente ir fuggitivo i ricordi
patiti, le mani intrise di vapori e gonfie
dei vaticini, anche me: anche stanotte esplodono tralicci
reclinando la testa rugginosa del racconto
non si sa mai nasca dai relitti una storia qualcosa
non si sa mai qualcosa
e qualcosa per dopo


Riscritture:

SPOLETO E DOPO


Una storia qualcosa, dici, non si sa mai
Felice te che empio il regno avventi
fra bocca e bocca di chitarra e suona
la casa in ombra tra la bifora e il prato.

Va predicando il vento a piena vela
la tua morte ormeggiata tra le fragole acerbe,
in lungo e in largo spinge sulla palude
tocchi di nebbia, colombe e chitarre.

E il sogno? Come sempre è nuvolaglia in fuga,
codice scombinato, delirio che si delira.
La fonte secca, Mediolanum, il Medio­-
evo ch'é tuo, un furore di niente.

Chiama il tuo dio. Lui è fuggitivo,
non te. Non si sa mai se dai relitti
nasca qualcosa, carovana timida
di suicidi, ortica, testa rugginosa,
asteroide caduto. O se il vaticinio esploda.


SPOLETO E DOPO


Le case in ombra un pomeriggio
alla incursione fra le case e pergola
medioevale d'ombre
per di là
via della fonte
secca fino al largo innescato al parasole
dove l'arte prolunghi al gioco i motivi
di un novecento mercantile per questa
compagnia nata di segno d'aria: lui il gesto
del predicatore
delle dita
e parlava per noi presso di noi dispersi
su territori di confine ormeggia
alle cose minute un morire
pacifico e terrestre,
gli altri
detto il già detto chi cercava
ascendenza fra le bifore la forma la figura,
chi canta felice
te che il regno ampio dei venti
provando
accordi canta, cantano
come un nulla di bocca
in bocca in bocca di chitarra sporta
a una Spagna intravista come un lampo.
E il sogno? Il sogno lungo dove cala
il racconto e il suo furore di nebbia
altrimenti Milano palude fino in fondo Milano finta
e insieme credibile e vicina.
Che di rocca in residenza
d'ali la nebbia distolse la giostra dei colombi
e alla distanza geme la carovana bianca
dei suicidi di bocca
in bocca per altra compagnia, chi chiamando
per nome un dio come tutto
dovesse cominciare da capo, chi a me
che i tempi ed il desio d'onore fan per diversa gente
ir fuggitivo i ricordi
patiti, le mani intrise di vapori gonfie
dei vaticini, anche me: anche
stanotte esplodano tralicci reclinando
la testa rugginosa del racconto non si sa
mai nasca dai relitti una storia
qualcosa non si sa mai qualcosa
e qualcosa per dopo

8 commenti:

  1. Vorrei lasciare un commento corposo come un buon vino rosso, ma 'stasera vado proprio di corsa e finirei con lo scrivere un inutile segno. dunque mi astengo limitandomi a salutare tutti gli amici, in particolar modo stefano, molto caramente. nadine (aka swan)

    RispondiElimina
  2. è un esperimento davvero interessante, ed io che credevo la poesia fosse solo anima e core

    RispondiElimina
  3. anima e core e catrame, di solito :-)

    RispondiElimina
  4. Giuliano Dego mi fa sapere che l'attribuzione del suo nome alla terza poesia non corrisponde al vero. Evidentemente l'errore sta alla fonte perché nel libro, al n.18. corrisponde il suo nome. Ad ogni modo, per correttezza, tolgo il suo nome dal post. E così faccio anche con gli altri due nomi. Mantengo invece la dicitura "testo riginale" e "riscritture"

    RispondiElimina
  5. LA DOPPELSTIMMUNG DELL’AGOSTO 1978
    con Pierrette Berthoud, Maurice Blanchot e Marisa G.Aino

    Nel consegnare i testi rielaborati ai curatori di “By Logos”, allegai anche questa esplicazione metodologica:
    ”Nel mese di febbraio, nel corso di un Reading di Poesia tenuto alla “Galleria d’Arte Duemila” di Bologna, ho esplicato i costituenti semantici che connettono la Lebenswelt e la Stimmung.
    La Lebenswelt, rispetto alla Stimmung, attualizza e raccoglie le modificazioni della presenza, e della storia dell’io narra gli Io della mia storia come anche gli Io di storie che non sono la mia; in altri termini, attuerebbe le estasi del tempo come esplicitazioni dell’implicita vita fungente che si tempora lizza: chi scrive il testo perde l’evidenza prima del cogito nella possibilità degli altri Io possibili, quindi consegna l’infinito della Lebenswelt ad una sorta di reversibilità temporale che concretizza natura e storia.
    La Lebenswelt non ha uno stato semantico circoscritto; l’io fungente moltiplica le prensioni e quindi coniuga la circolarità e la trascendenza dell’intersoggettività: una Lebenswelt è attuata da assunzioni non univoche, ad esempio può crescere dall’interazione tra lo stato semico di un personaggio di Musil e alcuni paragrafi del Trattato dell’Argomentazione di Perelman e Olbrechts-Tyteca, tra lo stato semico di O Pauline Réage e certe correlazioni antropometriche, tra lo stato semico di un personaggio della Vigilia del Piacere di Pedro Salinas e certe assunzioni sull’istante di Gaston Bachelard, ecc.
    La Stimmung, invece, ha limiti temporali, in cui la differenza dei due io fungenti sembra misurare la stessa mappa cognitiva: prescrive una interazione univoca da cui il presente attuale ritenga un paradigma dato dai semi che appartengono all’orizzonte del testo attraversato.
    Così, la Stimmung del 25 ottobre 1977 con Vicente Aleixandre, La Destrucción o el Amor attua un processo di prensione dell’io fungente(=Gaudio che scrive il 25 ottobre 1977) che consuma la donazione di senso dell’altro(=il testo assunto: La Destrucción o el Amor) in un campo la cui finitezza semica implica una sorta di Paarung , da cui “chi scrive” si impossessa dell’altro e codifica l’incontro risolvendolo e feticizzandolo nel telos che il testo è.
    Ora, in merito all’”Espo”[ era questo il nome dato inizialmente al “By Logos”] mi sembra di aver attuato una Lebenswelt che ha l’univoco(l’accordo profondo) della Stimmung: innanzitutto, l’io fungente è stato doppiato: alcuni testi li ho rielaborati con Marisa G.Aino. Poi, la Stimmung stessa è stata doppiata: ad esempio, ho attuato una mutazione di matrice della Poesia 2[Roberto Sanesi], debordando dal paradigma che il testo mi dava, aggiungendo una donazione di senso assunta da Maurice Blanchot, L’attesa, l’oblio(trad.it.Guanda 1978); per la Poesia 20[Luciano Erba], invece, ho attuato una mutazione di matrice aggiungendo una donazione di senso assunta da Pierrette Berthoud, Hermès Baby(in “Minuit” n.17, Paris janvier 1976).
    Voglio precisare che avrei poturo elaborare una Lebenswelt facendo interagire tutti i testi dell’”Espo”; in questo caso, però, avremmo potuto parlare, ancora,di una Lebenswelt con modalità da Stimmung, cioè sarebbero state abolite quelle inserzioni di senso che “chi scrive” assume dal desiderio, che attraversa l’altrove di forme soggettive diverse.
    Inoltre, c’è da dire che l’interazione con i testi dell’”Espo” è stata un poco rigida in quanto la loro virtù paradigmatica poco lasciava alla forma soggettiva che circoscrive e trascende questo io fungente che scrive nella terza decade dell’agosto 1978: il che equivale a dire che la Umwelt dei testi dell’”Espo”(diciamo: questo altrove che attraverso) ha una economia territoriale(:semantica) che poco concede al desiderio dell’io fungente che tempora lizza le prensioni di V.S.Gaudio negli ultimi dieci giorni dell’agosto 1978.”

    V.S. Gaudio

    RispondiElimina