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mercoledì 26 novembre 2014

Fabio Giaretta su "Le vie del Ritorno"


È uscita oggi, su "Il Giornale di Vicenza", la prima recensione al mio Le vie del ritorno, scritta da Fabio Giaretta. Eccola.


Con la nascita e con il conseguente allontanamento dal grembo materno, da “quell’Inizio che è principio stabile e protetto, ma già da sempre perduto”, l'uomo sperimenta la dimensione dell'esilio e della finitudine in quanto essere mortale. Si sente spaesato e questo lo spinge a cercare incessantemente una comunione con il “centro del mondo” inteso come terra abitabile “in cui situarsi se non altro da nomade, da viandante” e in cui ricercare la pienezza del senso. Partendo da queste considerazioni, Stefano Guglielmin, nel suo ultimo saggio intitolato Le vie del ritorno (Moretti&Vitali, pagg. 135) indaga come questi temi, che il poeta e critico scledense chiama “tensioni aurorali della caducità”, ossia esilio e morte, vengano sviluppati in due generi letterari opposti, il comico e il tragico, e in tre autori dell’illuminismo francese quali Diderot, Voltaire e Rousseau.

Per quanto riguarda il genere comico, Guglielmin compie una scelta controcorrente: decide cioè di mettere al centro della sua analisi le “Rime” di Cecco Angiolieri con l’intento di smontare la visione di Pirandello che considerava i versi del poeta senese delle facezie prive di profondità e drammatizzazione. I versi dell’Angiolieri, invece, mostrano una profonda tensione drammatica legata per l’appunto al tema della caducità declinato sotto forma di un duplice esilio: dalla società e da Becchina, la donna amata dal poeta. A livello sociale, Cecco cerca accoglienza e riconoscimento tra gli uomini subalterni al potere e/o in conflitto con esso, in nome di una marginalità che diventa condivisione e da qui, dalla necessità cioè di essere accettato, nasce la volontà di usare il registro del comico. Becchina, invece, si pone come unica fonte di gioia, madre terribile che potrebbe salvarlo dall'esilio e che invece, con il suo rifiuto, lo getta in un immedicabile stato di mancanza.

Per quanto riguarda il genere tragico, Guglielmin si sofferma su “L’Orestea” di Eschilo in cui il tema della caducità si manifesta sia  in chiave individuale, in quanto tutti i singoli personaggi, soprattutto Agamennone, Clitemestra e Oreste, sono degli esiliati nel senso già specificato, sia in chiave sociale. In questa seconda accezione, “L'Orestea” permette di fare i conti con il momento della nascita della società e di dare una forma simbolica al suo inizio-esilio che nasconde sempre l’indicibile violenza da cui la civiltà proviene. In questo modo la comunità può guardare in faccia la condizione ferina, fatta di sangue e violenza, insita nella sua nascita e legata ad uno stato di natura, ergendola a monito di una nuova infanzia - lo stato di diritto - frutto questa volta dell'unione della sapienza umana e della sapienza divina.

La seconda parte del libro, invece, si concentra sul tema dell'altrove analizzato in Diderot, Rousseau e Voltaire. Altrove inteso come altra possibile via attraverso la quale rifondare una nuova nascita, caratterizzata da una pienezza individuale e sociale, da una verità insomma che scaturisce dal confronto con l’irrazionale e le culture dell’oriente, oltre che dall’istinto e dell’esperienza del corpo nello spazio. Secondo Guglielmin, infatti, “la verità illuminista non nasce né da un concetto astratto né dalla rivelazione divina; è invece l’incontro di forze molteplici e incontrollabili, che convergono verso un centro mai definibile a priori che spetta alla parola tenere nell’aperto del dialogo politico, là dove le scelte hanno luogo”.

In questo saggio molto denso e acuto, Guglielmin, facendo interagire differenti saperi, da quello filosofico e psicoanalitico a quello antropologico, dalla storia delle religioni alla critica letteraria, e usando il tema della caducità come grimaldello, ci offre un importante e originale contributo capace di aprire nuove prospettive critiche all’analisi delle opere e degli autori trattati.


venerdì 25 aprile 2014

Père Lachaise antologia. Racconti dalle tombe di Parigi


Sta per uscire, bilingue italiano e romeno, Père Lachiase. Racconti dalle tombe di Parigi, a cura di Laura Liberale ed edito della casa editrice romena Ratio et Revelatio di Oradea, al confine nord con l’Ungheria.
Scrive Raluca Lazarovici Vereș: “Io e mio marito siamo i titolari  Insieme a una piccola e valorosa squadra con ottime credenziali, abbiamo iniziato la nostra avventura nell’editoria romena ed europea come traduttori (tra l’altro sono la traduttrice ufficiale in romeno di Massimo Carlotto - ho già tradotto Il fuggiasco e Arrivederci amore ciao, pubblicati nel 2009, e nei prossimi mesi tradurrò Cristiani di Allah per Ratio et Revelatio – e di Fabio Geda, del quale ho tradotto Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani, pubblicato sempre nel 2009; recentemente ho  tradotto il libro di Enzo Bianchi, Uomini e animali, per Ratio et Revelatio), redattori, curatori, autori. Quello a cui miriamo è, da un lato, il recupero dei valori del classicismo filosofico antico e medievale (specialista mio marito, teologo e filosofo di discreta fama), dall’altro la proposta di una visione della letteratura contemporanea (io sono di formazione contemporaneista, laureata in Lettere a Padova nel 2004 e addottorata in Romanistica all’università di Torino nel 2009) che sia all’altezza del progetto europeo comune – la letteratura non ha frontiere, i valori europei contemporanei sono più simili di quanto i localismi di oggi vorrebbero ammettere.
La nostra idea è questa: libri che appaiano in più paesi europei allo stesso tempo, prodotti editoriali romeno-italiani, romeno-tedeschi, romeno-inglesi, ecc. (sperando poi di rimescolarli grazie ad accordi con distributori, editori locali, agenzie letterarie), che taglino trasversalmente l’Europa. Vorremmo così poter contribuire a contrastare il crollo odierno della fruizione dell’arte in generale e del libro scritto in particolare. Per formazione e passione noi viaggiamo molto e non abbiamo infatti trovato un solo posto nelle grandi capitali/metropoli europee in cui non si senta l’allontanamento innaturale del lettore dal testo scritto, dagli autori, dalle librerie.
Come iniziare? Con un progetto pilota basato su un gruppo di quattro libri a mio avviso emblematici:
1) l’antologia Père Lachaise. Racconti dalle tombe di Parigi, a cura di Laura Liberale (con la partecipazione di 23 autori italiani), tradotta contemporaneamente in romeno. Parigi a Bucarest? Voglio ricordare che la Bucarest interbellica era chiamata dai viaggiatori stranieri “la Parigi dell’est”, oppure “la Piccola Parigi”. I legami della Romania con la Francia sono secolari, si pensi all’alto tasso di francofonia della Romania attuale, agli scambi interculturali,  agli studi alla Sorbonne (io stessa ho conseguito una specializzazione post-laurea in Diritto internazionale all’università parigina nel 2006-2007, e mia sorella è psicologo-psicoterapeuta a Parigi).
2) il romanzo in italiano (con traduzione in romeno) Sottobosco di Simona Castiglione, ottima scrittura sul mondo femminile e sull’immigrazione dalla Romania e Moldova degli ultimi anni. Eccezionale abbattimento degli stereotipi da parte di chi ha vissuto in prima persona l’esperienza della vita e la sorellanza con una colf\ baby sitter moldava romenofona. Per la scrittura del romanzo l’autrice ha viaggiato per  tre mesi in Moldova.
3-4) Due fiabe italo-romene – in edizione bilingue: La favola della piccola ape (testo e illustrazione di Letteria Giufrè Pagano, regista teatrale e artista che tiene numerosi laboratori presso le scuole della Toscana, sposata con un romeno, studioso e traduttore dello storico delle religioni Mircea Eliade per svariate case editrici italiane) e Il Sogno vero, di Laura Boerci (artista poliedrica di grande talento, scrittrice, regista teatrale, pittrice, nonché assessore del proprio comune nei pressi di Milano. Laura Boerci è disabile e le sue opere vengono realizzate esclusivamente con la bocca. Il suo lavoro artistico è da sempre volto alla lotta contro la discriminazione della disabilità e della diversità in genere).
Questi sono i quattro libri che vedranno la luce nella primavera del 2014.
Ci sono poi i nostri libri in romeno, che vorremmo distribuire in Italia per venire incontro alla necessità crescente di un nuovo e numeroso pubblico lettore romenofono.”

Qui per l'acquisto

Gli autori di Père Lachaise: Francesco Abate, Chiara Baldini, Francesca Bonafini, Claudia Boscolo, Simona Castiglione, Laura m. De Matteis, Caterina Falconi, Loretta Franceschin, Sara Gamberini, Mauro Graiani, Stefano Guglielmin, Riccardo Irrera, Janis Joyce, Paolo Logli, Gianluca Minotti, Gianluca Morozzi, Antonio Paolacci, Andrea Ponso, Paola Ronco, Paolo Zardi, Heman Zed, Giovanna Zulian.