lunedì 26 marzo 2007

Stroncatura?


Oggi, sul "Corriere della Sera", è uscita una stroncatura al romanzo Il ponte di Vitaliano Trevisan. Trovo sensato motivare, come fa Franco Cordelli, la malriuscita di un libro, soprattutto (o esclusivamente) quando l'opera è nel circolo delle interpretazioni mass-mediatiche. La cosa, in poesia, è praticamente scomparsa (se si esclude il pane al pane che sguscia dalla bocca incendiaria di Giorgio Manacorda), sia perché la poesia stessa è fuori dal giro pubblico e sia perché l'inimicizia, in un ambito così precario, relega ancor più nella terra desolata del re pescatore. Talvolta, tuttavia, dire che il re è nudo farebbe bene all'etica prima ancora che all'estetica. E farebbe bene al lettore in cerca di autorevoli giudizi.

26 commenti:

  1. Lo scorso anno sul corriere della sera uscì un articolo molto divertente sull'arte della stroncatura. Era del 2 marzo 2006 (e in quella data lo trovate, intero, sul mio blog).
    Solo che tutte le procedure catalogate (ne conta 10 il giornalista) credo siano ormai estranee alla recensione di un libro di poesia. Infatti su questo versante, in genere, si preferisce il silenzio (tuttavia mi piacque molto l'argomentazione-stroncatura di Ponso su Liberinversi a proposito della poesia di Rosaria Lo Russo, al di là del fatto che lo si possa o meno condividere).

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  2. ti leggo agguerrito, cosa non ti è piaciuto ultimamente in poesia? eh?

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  3. d'accordissimo stefano: sono prontissimo ad essere stroncato.
    salutissimi,
    red

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  4. Caro Voc, concordo con te, anche nei modi in cui Ponso stronca la Lo Russo. Sarebbe bene che tutto ciò accadesse alla luce del sole o meglio che rimanga nei sotterranei dei commenti?

    Ali (cara anche tu:-), non c'è niente che abbia letto di particolarmente stroncante; dico solo che, per esempio, se una poesia di pasolini non ti piace, sarebbe utile motivarne le ragioni.

    Caro Red, presuntuoso! :-)))))

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  5. un insano esercizio della stroncatura lo trovate qui, ad opera di Guido Vitiello:
    http://www.poetastri.com/

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  6. Potresti perfavore riportare la critica di Cordelli o farne perlomeno un sunto, sul sito del Corriere non riesco a trovarla.

    Grazie

    mimmo

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  7. il convincimento di cordelli è che Trevisan sia tutto assorbito dalla scrittura di Bernhard e dai luoghi comuni italiani, per cui "Il ponte" è un romanzo inutile.

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  8. Che ci sia necessità di una critica che amo definire politicamente scorretta ma poeticamente corretta lo vado dicendo, nel mio piccolissimo, da un pò di tempo, proprio per una questione di etica. In rete sono pochissimi quelli che tentato di fare un discorso critico di qualche serietà, e i nomi li conosciamo tutti. Purtroppo non è solo una questione di inimicizie, ma di correnti, primogeniture, appartenenze, che tutti negano ma che esistono, tanto che qualcuno ne ha paura (ci sono persone che evitano di pubblicare da tizio o da caio per non bruciarsi, ci sono bloggers che hanno cambiato tendenza per non rimanere isolati ecc....)
    un saluto a tutti
    g. cerrai

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  9. condivido Giacomno. solo una precisazione generale: distinguerei tra stroncatura e suggerimento: il secondo caso è quello che si dà a chi sta cercando di diventare poeta (tantissimi, dunque). Ulteriore precisazione: quando un testo raggiunge la dignità "poetica", ce ne accorgiamo, poiché ci chiede soltanto un abbraccio anziché friggerci sotto gli occhi e chidere aiuto.

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  10. Io ho ricevuto moltissime stroncature e diverse lodi e devo ammettere che le stroncature prima mi hanno ferito poi mi hanno fatto imbufalire ma alla fine mi hanno fatto riflettere. Le lodi invece, quando sono veramente esagerate, non sempre mi hanno aiutato anzi... c'è il rischio di montarsi la testa o di credersi davvero chissà che gran poeta. La cosa importante è che ogni critica negativa o positiva sia sincera e motivata e soprattutto comprensibile... :o))
    pepe

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  11. Sono in perfetta sintonia con quanto ha scritto Giacomo. Nel web ci sono " correnti, primogeniture, appartenenze", e anche "baroni" aggiungerei, che bocciano o promuovono e si creano dei veri e propri gironi danteschi. Come si creano anche falsi Poeti.
    A livello personale, non sapendo se dovevo collocarmi all'inferno o al purgatorio, con grande faccia tosta un giorno ho interpellato un poeta e critico che non conoscevo se non di nome e gli ho chiesto un giudizio onesto: se nei miei scritti intravedeva un barlume di poesia. E penso di aver fatto il passo giusto. Solo chi legge può giudicare uno scritto, ma deve farlo in maniera imparziale e al di là del suo gusto personale.
    Sandra

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  12. il gusto personale è imprescindibile e, certo, va mitigato con la conoscenza. Il problema, semmai, è che tutti sono esperti di poesia per il solo fatto di averla studiata a scuola o, peggio, perché praticata. ciò comporta la confusione dei piani e la babele delle lingue. Avere forte sensibilità e competenza non basta, ma è il minimo che necessita questa arte: in questo senso, il consiglio è utile ad affinare la manualità, il fare.
    La stroncatura, invece, si applica quando il poeta (già pubblicamente riconosciuto) crea malamente, rispetto al suo standard. E dunque, la stroncatura non discute il suo status, bensì la sua opera.

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  13. @Stefano :

    1) Parli di dignità poetica e giustamente, ma secondo me l'autore non è mai in grado di giudicare i propri scritti al 100%.

    2) La conoscenza. Sì,certo ma chi ha la vera conoscenza? Tra i critici ci sono vedute divergenti eppure hanno tutti la loro conoscenza. Parlo di critici veri, di chi ha vissuto studiando, scrivendo e vivendo di poesia.

    3) Su cosa sia necessario avere( sensibilità, competenza, talento) per scrivere un testo poetico è un mistero.


    @ Pepe è saggia questa tua affermazione :
    La cosa importante è che ogni critica negativa o positiva sia sincera e motivata e soprattutto comprensibile... :o))
    pepe

    saluti Sandra

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  14. Cara Sandra:

    1) mai l'autore sa esattamente che cosa scrive;

    2)esiste la complessità: su questa ci giochiamo le competenze. Ci vogliono decenni di studio, questo è vero.

    3)è un mistero pieno di grazia. Quando manca la grazia il testo langue anche se è pieno di "contenuti" e di "dolori"

    ciao e grazie per queste tue osservazioni

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  15. Caro Stefano, permettimi un'ultima replica :

    1) Non spetta all'autore giudicare se i suoi scritti hanno dignità letteraria. Egli può riconoscere se un testo gli è riuscito meglio , ma il giudizio deve essere emesso da altri.

    3)Sono d'accordo con te, langue anche se è pieno di "contenuti" e di "dolori"...e di "tecnica". E qui si ritorna all'inizio del mistero.

    Grazie a te per l'ospitalità.
    Sandra

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  16. Sono più che convinto che per poter esercitare una critica approfondita non basti assolutamente saper scrivere ottime poesie né essere un gran lettore. Occorrono molti studi e a vari livelli, occorre una forte competenza non solo della materia poetica ma a vari livelli di retorica, filosofia, storia della letteratura e dell'arte, semiotica e molte altre cose. Ecco perché io mi rifiuto categoricamente di criticare un testo poetico al massimo esprimo le mie personali opinioni da semplice lettore ed appassionato.
    pepe

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  17. Raggiungendo questo indirizzo web troverete corposo e motivato materiale critico con molte stroncature anche di scuole e poeti famosi ad opera di Giorgio Linguaglossa. Secondo me varrebbe la pena discutere sui temi proposti.
    Grazie
    pepe

    http://www.lietocolle.it/index.php?module=subjects&func=viewpage&pageid=2163

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  18. grazie Gabriele per il suggerimento.

    Sandra: anch'io sono d'accordo con te. A patto di non chiudere il cerchio con l'idea che sulla poesia non si possa dir nulla in quanto mistero assoluto. Ma non mi pare tu intenda questo.

    ciao a te

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  19. penso che l'autore sia in grado di capire e giudicare se la sua è una buona poesia quando la si legge dopo tempo e non la si riconosce più, cioè quandi ci si è già staccati dallo scritto, e quando si dice meglio di così non si poteva fare. io lo so quando le mie poesie sono belle e quando no, c'è molto inconscio che emerge nelle poesie per questo l'autore non sa esattamente cosa scrive, a volte si hanno delle sorprese, come i sogni che ci suggeriscono le soluzioni. antonella

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  20. meglio una stroncatura che l'indifferenza!! poi vi ricorderete meglio di me stroncature celebri, ad esempio a sfavore di Eliot o joyce! poi si passò dall'altro lato e si stroncava chi non scriveva come Eliot!!!!! alla fine le "stroncature da rivista" fanno presa sugli ignoranti, che non sapendo farsi un'opinione pappagallano il "più forte": io però non li voglio tra i miei lettori, si comprino i loro best sellers, a me non interessa!
    se poi a stroncarmi fosse un grande critico, o ha ragione o attirerà interesse su di me, quindi si parli pure, anche male...
    ciao!

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  21. condivido, antonella (ma c'è sempre qualcosa che sfugge all'autore, appunto perché inconscio e poesia vanno a braccetto).

    Alessandro: se un grande critico si impegna sulla tua poesia, voul dire che la merita. Se non lo fa ci sono due possibilità: o non ha ancora potuto leggerla, oppure non la ritiene ancora degna di attenzione.

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  22. Oppure golfe, silenzia non parlandone.

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  23. sì, sì, vi prego parlate male di me, stroncatemi tutta :-) l'indifferenza è certamente peggio della stroncatura giacchè la stroncatura presuppone già il rinoscimento. antonella

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  24. Tirando le somme sul soggetto della ‘stroncatura’. siete pervenuti a questa impasse:

    la stroncatura si ha unicamente:

    1. in presenza di un meritevole autore
    2. in presenza di un meritevole critico
    3. in presenza di un meritevole critico che non sopporta l'ultima evoluzione del meritevole autore

    Inoltre, la stroncatura è soggetta a ‘errore’ ed ‘umore’ (del critico) non essendo attienente al testo e all’autore se non in una minima percentuale.

    Data la qualità di partenza che attribuite al critico e all'autore nell'ambito del diritto a fare e a ricevere la "stroncatura", la stroncatura è dunque classificabilke in due tipologie: a) o esercizio di inimicizia b) o disconoscimento estetico, etico ed ideologico di una sterzata di tendenza operata da un autore, dettata dal gusto del critico e dal suo umore (momentaneo o stabile che sia).

    Di contro, detto quanto sopra, non si dà ufficio della ‘stroncatura’ in presenza di un:

    1. poeta valido e critico non valido (autosupponente o inesistente)
    2. critico valido e poeta non valido (autosupponente o inesistente)

    Ovvietà raggiunta:

    la stroncatura non è sintomo di pace e simpatia tra lo stimato autore e lo stimato critico, ma è una querelle pressappoco improduttiva, di cui tuttavia l’autore deve comunque rallegrarsi dato, che come supponeva mussolini, ‘si parli pure malissimo di me, (propaganda e stroncatura qui coincidono), basta che se ne parli.

    Da cui: al nucleo di ogni stroncatura non risiede la qualità del testo, bensì la supponenza litigiosa verso la novità perturbatoria dell’autore noto (da parte del critico noto) e la ricerca di popolarità a tutti i costi (del poeta noto che sfrutta le stroncature del suo esimio nemico).

    :(
    .............COOOOLLLLL!
    :)

    ciao a tutti, erminia

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  25. se non parlo di un testo di un amico, significa che non mi piace?

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