giovedì 5 ottobre 2006

poesia ed ecologia



Tra i poeti che portano coerentemente avanti il discorso ecologista, in particolare la necessità di salvare la wilderness esterna ed interiore, pena l'autodistruttività umana, c'è Gary Snyder. Ricorda Maurizio Torretti che egli "elabora la sua filosofia e la concezione magica del ruolo del poeta proprio dallo studio appassionato del mondo degli Indiani d'America, dei loro miti e delle forme di divinazione ancora oggi radicate nelle culture amerindiane, nonché dallo studio del cinese classico e della poesia orientale [...] Nato nel 1930 a San Francisco, fin dall'adolescenza egli vive a contatto della natura e di espedienti per le strade di Portland. Studia antropologia e si specializza a Berkley in filosofie orientali. Lavora anche nel Corpo forestale americano, partecipa alla lettura pubblica al Six Gallery, assieme a J. Kerouac, W. Burroughs, P. Whalen, A. Ginsberg, M. McClure. Si trasferisce in Giappone nell'isolotto di Suwanose dove vivrà di pesca, coltivando la terra e praticando il Buddhismo Zen per quasi quindici anni. Al ritorno negli Usa scriverà alcune delle sue opere più importanti e riprenderà a viaggiare."
due poesie (assai differenti)

*
Come possono scienza-politici mangia-potere teste-di-piombo
Governo due-mondi Capitalista-Imperialista
Terzo-mondo comunista Maschio ammucchia-carte
Non-contadino jet-set burocrati
Parlare per il verde della foglia? Parlare per la terra?

*
Nel prossimo secolo,
o in quello successivo,
dicono,
ci saranno valli, pascoli
in cui ci incontreremo, se ce la facciamo.
Per scalare queste cime,
un parola per te,
per te
e per i tuoi figli:
state assieme,
imparate dai fiori,
siate lievi.

21 commenti:

  1. Japhy Ryder ! :) Chi ha letto "the Dharma bums" se lo ricorderà insieme ad Alvah Goldbook, che altri non era se non Allen Ginsberg. Ricordo quel romanzo, così come Desolation Angels, uno dei più vicini alla mia esperienza di natura (e montagna). Bravo Stefano che hai ripescato Snyder.

    RispondiElimina
  2. alla fine degli anni settanta avevo i capelli lunghi e sognavo la california... come ti capisco, massimo!!!

    RispondiElimina
  3. E' una poesia bellissima, dovremmo sempre tenerla a mente!

    RispondiElimina
  4. quale? la prima o la seconda?
    tutte e due, direi:-)

    RispondiElimina
  5. gli ultimi 2 versi della seconda sono perle di saggezza.

    RispondiElimina
  6. Dette così in italiano sono abbastanza scialbe e banali, troppo dichiarative, troppo facili, dico facile non semplice che è cosa assai diversa e complicatissima da realizzare. Immagino che in inglese siano ben più incisive.
    Pure io avevo i capelli lunghi ma sognavo l'afghanistan o il budan pensate un po' la storia che scherzi combina.
    pepe

    RispondiElimina
  7. io i capelli lunghi li ho tutt'ora. :)

    Mi piace molto la seconda.
    Siate lievi. Con questo intento ho aperto il mio ultimo blog.
    Ammetto che ultimamente l'intento l'ho un po' messo da parte.

    Pepe, tanto per riprendere il discorso cominciato di là, all'insegna della frammentazione e degli intrecci bloggistici, tu dici che la mia poesia vola alta e scevra da infrastrutture, io dico invece che essa è libera di volare.
    In questo senso, pur nascendo nelle tane dei serpenti, ragni, buchi, fango e quant'altro è libera di volare anche la tua. Anzi da più in basso sgorga più in alto arriva.
    Il fatto è che al volare si associa un'idea di levità, leggiadria ed invece la poesia che vola in verità è quella che vince ed avvince il lettore.
    Almeno credo.
    Comunque, non vengo a Verona, ma ti mando idealmente tanti baci.
    Saluti a tutti in particolare a Massimo che non vedevo in giro da tempo.

    RispondiElimina
  8. io agli inizi degli anni Ottanta sognavo l'inghilterra (e ci andai) e sognavo la Germania ( e pure mi ci avventurai, senza una parola di tedesco), e sognavo l'Olanda, e pure ci andai....da giovane, non ho mai sognato l'africa, o l'america latina e nemmeno l'India....sognavo New York e ci andai....mai sognato le isole del Pacifico ( infatti ancora non ci sono andata)...Sognavo il Polo Nord (ma è rimasto un sogno) e sognavo anche le grandi praterie degli indiani d'america (utopia per il mio dissotterramento dell'ascia, di la da venire).


    Poi un'altro paio di cose che sognavo - ossessivamente agli inizi degli anni Ottanta - il maremoto e il terremoto: il secondo venne lui da me, nell'81 ….

    Mamma li turchi, che terremoto....Fu quello che mi mise in moto a visitare l'Inghilterra notoriamente in Europa la terra più stabile in fatto di terremoti.......(vedete come costruiscono le case in UK e capirete...senza fondamenta e un mattoncino sopra l'altro, attaccati insieme con lo sputo e la sabbia) .beh, avrei finito....con i viaggi. erminia

    RispondiElimina
  9. La seconda gugl, scusa, ma ieri pome ero leggermente sfasata...

    RispondiElimina
  10. rita, non avevo dubbi sulle tue preferenze

    RispondiElimina
  11. Mi piace la prima....(erminia)

    RispondiElimina
  12. neanche qui avevo dubbi:-))))

    RispondiElimina
  13. E un saluto ad Alivento. Non passo spesso di qua... :| Ma qualche volta vengo a trovare Stefano.

    RispondiElimina
  14. didone direbbe che la trascuri, ma io sopporto la tua assenza virilmente:-)))

    RispondiElimina
  15. Approvo le tue frequentazioni, Massimo, posso dire "ho capito il messaggio subliminale" senza che Stefano mi tacci di paranoia come è solito fare? :)

    RispondiElimina
  16. ovviamente non c'è nessun messaggio subliminale. è tutto alla luce del vento :-)

    RispondiElimina
  17. ovviamente :)
    alla luce del vento tutto soffia oltre

    RispondiElimina
  18. Cara Ali il vero artista riesce alla fine a distaccarsi dal suo ingombrante fardello egotico io non ci riesco ed è per questo che non sarò mai un vero poeta ma solo un discreto versificatore. Questa è la zavorra che m'impedisce il volo. Tu sei sulla buona strada e il cielo è la tua casa.
    pepe

    RispondiElimina
  19. Gabriele mi stai rendendo con gli interessi i miei apprezzamenti sul blog di gianfranco?!
    Mi sorprendi e mi spiazzi. Sinceramente. Ma grazie, a te credo, come ho creduto a Francesco Marotta che mi ha detto così belle e sincere parole che non dimenticherò.

    RispondiElimina
  20. gabriele non perderai la tua zavorra fino a che continui a parlarne.

    RispondiElimina