lunedì 23 ottobre 2006

fanciullino



Ci sono momenti, con i miei ragazzi del liceo, in cui davvero si piange insieme e ci si inebria. E' capitato per esempio stamattina, leggendo questo passo pascoliano, mentre alla finestra l'autunno ci ricordava che tutto passa e ogni cosa è bella perché gratuita




"Egli è quello, dunque, che ha paura al buio, perché al buio vede o crede di vedere; quello che alla luce sogna o sembra sognare, ricordando cose non vedute mai; quello che parla alle bestie, agli alberi, ai sassi, alle nuvole, alle stelle: che popola l'ombra di fantasmi e il cielo di dei. Egli è quello che piange e ride senza perché, di cose che sfuggono ai nostri sensi e alla nostra ragione. Egli è quello che nella morte degli esseri amati esce a dire quel particolare puerile che ci fa sciogliere in lacrime, e ci salva. Egli è quello che nella gioia pazza pronunzia, senza pensarci, la parola grave che ci frena. Egli rende tollerabile la felicità e la sventura, temperandole d'amaro e di dolce, e facendone due cose ugualmente soavi al ricordo. [...] E ciarla intanto, senza chetarsi mai; e, senza lui, non solo non vedremmo tante cose a cui non badiamo per solito, ma non potremmo nemmeno pensarle e ridirle, perché egli è l'Adamo che mette il nome a tutto ciò che vede e sente."

31 commenti:

  1. è così, non sai quanto e grazie

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  2. si cambia aria...

    che è meglio! ;)

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  3. sebastiano23/10/06 21:00

    questa è la strada. riuscire a leggere la poesia ai ragazzi facendoli piangere, non annoiandosi. ci vuole una rivoluzione non partendo dalla letteratura, ma dalla scuola, da un rapporto nuovo con le cose e la cultura. ci vogliono nuovi maestri.
    sebastiano

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  4. Se questa è la strada, Sebastiano, i nuovi maestri (di scuola) passano da queste parti.

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  5. non mi piace fare commuovere gli studenti: facendo lacrimare i loro occhi, ....offuscandoli. mi piace farglieli aprire bene. ma immagino che questo pezzo possa commuovere il lettore.
    :)

    erminia

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  6. Felicissimi colpi a sorpresa, caro Stefano.
    Ti sono vicino.
    Gianfry

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  7. ermy, alle lacrime non si comanda e nemmeno ai tripudi. poi esistono anche le lacrime e tripudi metaforici :-)

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  8. Pascoli è il padre (o il patrigno) di tutti noi, come ben sai, caro Gianfry.

    un caro saluto

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  9. lo so...,bisogna saperci arrivare ad una tale intensità di trasmissione. Ma gli studenti sono anche recettori dell'intensità dei sentimenti dell'insegnante, e la corrispondono, volendo.
    Ma a che age-range insegni? i miei studenti sembrano meno inclini all'espressione di questi sentimenti, in relazione a soggetti di studio: mi pare piangano solo se li si umilia. e che ridano tutto il tempo, per tutto ...e incidentalmente anche per qualche dettaglio che veicola un testo. in quanto a tripudio,sì, quando suona la campanella o viene proclamato uno sciopero o un giorno di festa.
    :)

    erminia

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  10. parlo degli studenti di quinta, dopo averli allenati per due anni.

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  11. sebastiano24/10/06 16:18

    però cari prof, io che sono un maestro, quando mando i miei ragazzi ben allenati alle scuole medie...
    sebastiano

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  12. per me è stato un trauma passare dagli studenti universitari inglesi a quelli del liceo italiano (quest'anno). troppa "attention seeking" (troppa ricerca di attenzione)....è un aspetto che non mi sento adeguata a coprire. Oggi, un 19enne ripetente mi ha chiesto se avessi un fazzolettino per il sangue che gli usciva dal suo brufolo esploso. Gli avrei messo una nota! (e.)

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  13. ...io dò del "lei" agli studenti liceali come agli universitari , anche se sono 15 enni: non pongo loro,... e non rispondo a domande personali....Immagino i prof. come Stefano abbiamo un rapporto molto più amorevole, e diretto.
    :)
    erminia

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  14. seguo la scuola samurai (senza bacchettate, però) :-)

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  15. Sebastiano, lo credo che i tuoi studenti ti amino, con quello che proponi...

    l'unica osservazione che faccio (non a te, ma in generale) è che i ragazzi arrivano alle superiori con sempre meno nozioni di grammatica e fanno sempre più fatica a parlare.

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  16. sebastiano24/10/06 17:30

    Caro Stefano, ma questo è un argomento vasto, che esige ricerche sociologiche, culturali etc... etc...Io sono convinto che la scuola sia un grande baraccone in cui si muovono artisti di vario genere, eccelsi e mediocri artisti. Si costruisce qualcosa e c'è sempre qualcun altro pronto a distruggere quel poco che hai cercato di fare. La scuola si muove nel grande calderone della modernità in cui ci siamo dentro tutti: insegnanti, istituzioni, mezzi di comunicazione, famiglie. Non dipende più, da tempo, solo da noi. Qualcuno tira la corda e qualcun altro la smolla. Se vogliamo criticare i ragazzi, va benissimo, ma ci siamo dentro anche noi. Insegnare è diventato, per me, e per qualcun altro disperato come me, un atto di resistenza umana. Stimo poco tutti: colleghi, dirigenti, famiglie, leggi,leggine, stato. L'unica cosa che rimane, alla fine, sono i bambini, i ragazzi. Non capisco sinceramente il "lei", Erminia. Ho preso quest'anno una classe, una quarta, in cui la maestra si faceva dare del lei. Un vero disastro! Non capisco perchè non si debba parlare di questioni personali. Come fai a non parlare di questioni personali leggendo Leopardi? Samurai va benissimo, è necessario essere esigenti, ma da solo non basta. Se Stefano fa piangere i suoi alunni, mi fido. Mi fido ciecamente! Ben venga la richiesta di rigore.
    Sebastiano

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  17. sebastiano24/10/06 17:33

    E poi, scusate, il futuro della poesia è legato alal scuola, di questo ne sono perfettamente convinto. Bisogna che i ragazzi amino a leggere la poesia. Si dice sempre che, di questi tempi, chi scrive non sempre è un lettore di poesia. Spesso è vero, ma questo deve ricondurci alla scuola, al tipo di rapporto che noi riusciamo a creare tra il lettore e la poesia. Los i può fare con i bambini, vi posso assicurare. Ma perché dopo, questa cosa si perde? Perché tutto si riduce a un arido studio di figure retoriche e di traduzione letterale, verso per verso, dei versi, anche quelli più semplici da capire?
    Credo che ci competa una rivoluzione come poeti. Non possiamo essere tiepidi con i ragazzi.

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  18. No, Sebastiano, non esigo dai miei studenti liceali che mi diano il "lei", affatto. Questo uso del pronome lei è unilaterale e viene da me verso l'individuo. Io a volte chiamo "signore" e "signora" o "signorina" i miei studenti. Loro se ne meravigliano, ma anche forse lo apprezzano..... Quanto agli studenti, possono darmi il lei come anche il voi, a seconda di quello che conoscono e possono permettersi (solo l'insegnante di lett. inglese, e non di italiano).

    Sono io che do loro il "lei". Funziona per quanto mi riguarda a fare capire la distanza di cui c'è bisogno in certi momenti. Non do loro il "lei" tutto il tempo, solo quando voglio mettere l'accento sul dato didattico nella sua istituzionalità e formalità. Questo accade per il 45 per cento della lezione.
    e.

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  19. come dici bene, Sebastiano, chiusa la porta siamo noi e i ragazzi. e allora, alle scuole elementari e medie, via con la grammatica e la creatività, un po' l'una un po' l'altra. in questo modo arrivano alle superiori con una base solida: sanno leggere e scrivere, ma anche inventare.

    su queste basi si costruisce poi un curriculum storico-letterario. invece mi arrivano ragazzi che scrivono e pensano in modo grossolano.

    in questi giorni, in quarta, stiamo leggendo integralmente l'amleto. prima di leggere, decidiamo che musica fare e due studenti (chitarra e violonvello) la eseguono.
    tutto bene, se non fosse che poi le letture sono mediocri, inespressive e gran parte delle metafore passano come acqua fresca.
    magari mi sbaglio. spero di sbagliarmi e, quando interrogherò, sarò felicemente sorpeso. speriamo.

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  20. Che combinazione: anche io, Stefano, sto facendo leggere, e soprattutto vedere, Hamlet. Esiste una fantastica versione di Kenneth Brannagh (attore e regista).

    Hamlet: più che leggerlo, vi devono assistere. Mia prospettiva.
    un abbraccio, collega! e.

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  21. è la versione che dura 4 ore? io di solito vado per quella di Mel Gibson.

    ciao collega, too :-)

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  22. Mi inserisco tardi in questo post (si dice così?). Solo per consigliare ai prof.,, e soprattutto a e., (se non l'ha già fatto) di leggere la Lettera agli Insegnanti Italiani di James Hillmann su http://www.edscuola.it/archivio/ped/hillman
    Credo che ai suggerimenti hillmaniani Stefano sia andato vicino.....Ciao. Giovanni TZ

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  23. mi fa piacere. hillmann mi piace

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  24. grazie,giovanni, per il suggerimento.

    a mio avviso,in senso comparativo ovvismente, gli studenti italiani sono troppo liberi ed indisciplinati...troppo tollerati....manon è colpa loro: è colpa del sistema....

    Ho insegnato 10 anni in UK: là, gli studenti sono disciplinatissimila lezione ed i rapporti tra docente e discenti. credetemi...i nostri "wild boys" italiani sono a volte "too wild!!" (e.)

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  25. Scusatemi se riposto: mancava una frase....

    "grazie,giovanni, per il suggerimento.

    a mio avviso,in senso comparativo ovviamente, gli studenti italiani sono troppo liberi ed indisciplinati...troppo tollerati....ma non è colpa loro: è colpa del sistema....

    Ho insegnato 10 anni in UK: là, gli studenti sono tendenzialmente disciplinatissimi e questo agevola la lezione ed i rapporti tra docente e discenti.

    credetemi...i nostri "wild boys" italiani sono a volte "too wild!!" (e.)

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  26. troppo selvatici ma simpatici, però!

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  27. Leggo con piacere che tanti poeti che scrivono in questo b-log sono anche insegnanti, esattamente come il suo legittimo ...proprietario, ed ho trovato molto interessanti i vostri commenti, seppure io insegni una materia tecnica in una scuola, l'Istituto Tecnico Industriale, dove comunque anche le materie umanistiche hanno la loro importanza.

    In particolare ho letto attentamente la lettera di Hillman, che non avevo mai visto prima, e mi sono posto ulteriori domande sulla nostra professione.

    Ciao a tutti, Fadipao.

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  28. in effetti, ci sono due categorie di insegnati: quelli che si pongono domande e quelli che hanno sempre la risposta pronta.

    noi, mi pare, siamo della prima specie. :-)

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  29. Se e' per questo io e' da quando son nato che mi pongo e pongo agli altri domande, forse talvolta pero' dovrei dare piu' risposte....

    Ciao da Fadipao.

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