sabato 14 ottobre 2006

Charles Simic


"Charles Simic è nato a Belgrado nel 1938. Nel 1954, a sedici anni, si è trasferito negli Stati Uniti. Ironico, sferzante, giocoso, Simic è un maestro della lirica breve e della sprezzatura. La sua malattia è l'insonnia, la sua patria il territorio incerto fra sonno e veglia, incubo e contemplazione. È da quel paesaggio lievemente allucinato che Simic invia i suoi reportage poetici, fatti di inquadrature scentrate dove i dettagli più familiari si rivelano d'un tratto alieni. Autore di numerose raccolte di versi e prose saggistiche, Simic insegna Letteratura inglese all'Università del New Hampshire. Nel 1990 ha vinto il premio Pulitzer."



Macelleria

Qualche volta cammino tardi la notte e
mi fermo davanti a una macelleria chiusa.
C'è una luce sola nel negozio
come la luce in cui il forzato scava il suo tunnel.

Un grembiule pende dall'uncino:
il sangue lo macchia con la mappa
dei grandi continenti di sangue,
i grandi fiumi e oceani del sangue.

Ci sono coltelli che luccicano come altari
in una chiesa buia
dove portano lo storpio e l'imbecille
ad essere curati.

C'è un ceppo di legno dove vengono rotte ossa
ben raschiato - un fiume disseccato
fino al suo greto dove vengo nutrito,
dove profonda nella notte sento una voce.



Madre lingua

È quella che il macellaio
avvolge in un giornale
e getta sulla bilancia arrugginita
prima che tu la porti a casa

dove una gatta nera salterà
giù dalla stufa fredda
leccandosi i baffi
al suono del suo nome.



Poesia d’amore

Spolverino di piume.
Gabbia d'uccelli fatta di bisbigli.
Coda di un gatto nero.

Sono un bambino che corre
con le forbici aperte.
Ho gli occhi bendati.

Tu sei un cuore che batte
nella tenebra di una foresta.
L'urlo sulla ruota panoramica.

Proprio così, bruja
che batti il piede
con le mani ai fianchi.

Notte sulla fiera.
Orchestra di legni.
Due tagliaborse ciechi nella folla.





Solitudine

Ecco, quando la prima briciola
Cade dalla tavola
Pensi che nessuno la senta
Mentre tocca terra,

ma già da qualche parte
le formiche mettono
il cappello da quacchero
e si preparano a farti visita.

da Hotel Insonnia, trad. A. Molesini, Adelphi 2002

Singolare che l'ultima strofa di Macelleria, nella versione adelphiana reperibile in internet, suoni così:

C'è un ceppo di legno dove vengono rotte ossa
tirato a lucido - un fiume disseccato fino al suo letto
dove vengo nutrito,
dove profonda nella notte sento una voce.

14 commenti:

  1. Queste formiche che mettono il cappello da quaqquero mi mettono di buon umore, nonostante la solitudine sia un inno alla solitudine.
    Belle carrellate di immagini.
    Ciao

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  2. queta poesia è brechtiana "in spirit". Erminia

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  3. Incredibilmente lucenti come la lama di un rasoio.
    pepe

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  4. Bello, interessante, spiazzante.
    La poesia d'amore è quella che mi piace meno (in particolare la brevità dei prime tre versi, che pure si ripetono alla fine, in un'evidente specchiarsi di forma), l'ultima quella che mi piace di più, sia per il titolo, sia per l'immagine della mollica che cade che è resa benissimo, ma anche per l'esercito invincibile delle formiche che davvero non ti lasciano mai solo anche quando tu neanche le vorresti in visita...nemmeno da morto ti lascerebbero in pace! Io dico di arrenderci e consegnare loro il pianeta, tanto, anche se non glielo diamo a poco a poco se lo stanno prendendo. :))

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  5. L'originale dell'ultima strofa fa così:

    There's wooden block where bones are broken,/
    Scraped clean--a river dried to its bed/
    Where I am fed,
    Where deep in the night I hear a voice.

    Propendo quindi per la versione adelphiana.
    Ciao, Giovanni TZ

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  6. caro Gio, sono entrambe adelphiane. probabilmente Molesini ha rivisto il finale.

    Ali, anche a me piace molto quella sulle formiche. il problema è che in inglese le poesie suonano molto intensamente, cosa che nella traduzione è andato quasi tutta perduta.

    ciao red, ciao erminia ciao pepe, bentrovati.

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  7. poesie di un serial killer....

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  8. guarda cosa direbbe Simic a Milosevic,avendo potuto: "Puoi morire con l'assoluta certezza di aver portato più sciagure al tuo popolo e a quelli vicini di qualsiasi altra figura nella storia serba."

    e, alla domanda di Bacigalupo, su quali siano per lui i poeti da leggere, dice: "Prima, Emily Dickinson, poi subito Wallace Stevens. In seconda battuta, Walt Whitman, Robert Frost, anche Ezra Pound e William Carlos Williams. Ma mi sento più a casa nella tradizione della Nuova Inghilterra. Mi rinnovo con i poeti di questa regione. Rileggo sempre Stevens e Dickinson. Una mia poesia è tutta fatta di versi di Dickinson che sapevo a memoria, ad esempio at night's delicious close"

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  9. Poesia a me congeniale, in tutti i sensi. Le prime tre mi ricordano Benn. Che ne dici, Stefano?
    Un abbraccio dal Gianfry

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  10. Conosco Simic, mi è sempre piaciuto...Per l'ultima strofa di Macelleria, direi che non mi sembra un particolare problema di traduzione, ma semmai di sensibilità poetica...
    Un Saluto
    G.Cerrai
    P.S. Ho postato sul mio blog qualcosa che ti riguarda indirettamente. Dimmi che ne pensi...

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  11. benn per la carnalità delle imaggini, per la materialità cruda, immagino! Gianfry, oggi salutami Voc:-)

    Giacomo adesso vado a leggere.

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  12. Giacomo, ho letto. poni una questione decisiva, specie per la tradizione filologica moderna: magari, invece, le varianti non sono così importanti; magari, nemmeno i testi definitivi lo sono; magari l'accanimento filologico è soltanto un aspetto del rapporto patologico che ha la modernità con il concetto di "superamento" e, dunque, con lo storicismo.

    io, per sicurezza, qualcosa tengo, ma mi sento un presuntuoso.

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  13. Già, lo so, lo storicismo...quando dici che forse nemmeno i testi definitivi sono importanti, mi fai venire in mente che forse non sono nemmeno definitivi, ma multipli, almeno nel senso della lettura (v. l'esperimento che vuole fare Ceccarini)
    un saluto

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  14. hai ragione. di definitivo c'è solo l'eternità.

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