giovedì 31 agosto 2006

Isabella Morra


Morta assassinata dai fratelli, a nemmeno trent'anni, nel 1546, la poetessa lucana pare sorella, in opere ed omissioni, di Giacomo Leopardi; credo meriti questo piccolo omaggio tratto dal suo Canzoniere.




...
Quella che è detta la fiorita etade
secca ed oscura, solitaria ed erma
tutta ho passato qui cieca ed inferma,
senza saper mai pregio di beltade.


...
Ecco ch’un’altra volta, o valle inferna,
o fiume alpestre, o ruinati sassi,
o spirti ignudi di virtute e cassi,
udrete il pianto e la mia doglia eterna.


...
Scrissi con stile amaro, aspro e dolente
un tempo, come sai, contro Fortuna...



ecco infine un sonetto di chiara matrice petrarchesca:



I fieri assalti di crudel Fortuna
scrivo, piangendo la mia verde etate,
me che 'n si vili ed orride contrate
spendo il mio tempo senza loda alcuna.

Degno il sepolcro, se fu vil la cuna,
vo procacciando con le Muse amate,
e spero ritrovar qualche pietate
malgrado de la cieca aspra importuna

e, col favor de le sacrate Dive,
se non col corpo, almen con l'alma sciolta,
esser in pregio a più felici rive.

Questa spoglia, dove or mi trovo involta,
forse tale alto re nel mondo vive,
che 'n saldi marmi la terrà sepolta.

8 commenti:

  1. è il tempo in cui la poesia è più omogenea e ha una sorta di dovere di riconoscibilità, ma si sente il talento, e l'anima che la rende viva. peccasto che se ne sia andata così presto.
    fabry

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  2. diciamo che non se n'è andata volontariamente:-)

    Vero che sembra di sentire leopardi, no?
    Chiaro poi che il petrarchismo bembiano aveva già semninato i suoi frutti stereotipati.

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  3. sì, Leopardi si avverte chiaramente (e anche Petrarca).

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  4. ... né cangia stile... la Morra. quanti tragici parallelismi con le cronache di questi giorni. sarà che impotenti, inetti e incapaci di ogni tempo invidiano la forza luminosa e prorompente della vita di cui la donna è vicaria e sacerdotessa. ma questo sarebbe argomento di interminabili trattati. la butto qui e scappo: questo argomento mi avvelena il sangue. dioOchiperlui l'abbia in gloria.

    i.

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  5. sono d'accordo carissima ilaria: chi dà la vita (e può toglierla) spaventa chi può soltanto toglierla.

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  6. quel "vil cuna" è talmente vicino, non solo semanticamente, ma anche nei tratti fonici, alla celebre frase leopardiana del Canto notturno... che mi sembra quasi che Leopardi l'abbia tratta da lì!

    dentro co-vile o cuna...

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  7. anche a me sembrava. così come l'erma riferita etade, e l'aggettivazione, in generale, che è, nell'insistenza, prima che petrarchesca, leopardiana. moderna insomma.

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